13 pensieri riguardo “Per Montreux

  1. Mi suggerisce un profondo senso di pura, metafisica, ariosa bellezza – miscelata ad una concreta, strisciante, velenosa alienazione. Sto ascoltando, ancora. Meraviglia – non che le altre proposte non lo siano, ma questa è particolarmente di mio gusto. Grazie… 😀

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      1. Ho avuto l’impressione, da ignorante, che la “linea” degli archi rappresenti – per ed in me – la bellezza, mentre quella degli altri strumenti l’alienazione. La prima, se mi ci concentro, è più… matematica, come effetto: intendo inarrivabile, anche, come la perfezione astratta dei numeri. La seconda “striscia”, ed è dolorosa ed emozionale alienazione contro una bellezza aliena, in particolare nel minuto finale, in cui mi sembra si “innalzi” a rincorrere l’altra, la prima, nello sforzo di raggiungere e forse afferrare. Mi scuso per essermi dilungata. Grazie – ancora.

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  2. Buongiorno, caro Claudio, grazie mille di aver condiviso questa serenata così enigmatica e carica di mistero, davvero un’ottima interpretazione! 😊

    Sutermeister viene oggi ricordato per la sua nutrita produzione operistica, piuttosto che per singole composizioni come i pezzi per coro o per strumento solista (come i suoi tre concerti per pianoforte).

    Nato a Feuerthalen (Svizzera) in una famiglia di musicisti dilettanti, il giovane iniziò la sua formazione musicale all’età di nove anni, prendendo le sue prime lezioni di pianoforte. Suo padre, di professione pastore protestante, tenne molto all’educazione musicale del figlio e lo spinse a intraprendere studi formali in materia, iscrivendolo alla Musikschule di Basilea, dove si concentrò sull’armonia.

    Dopo aver ottenuto il diploma al Gymnasium umanistico di Basilea nel 1929, Sutermeister iniziò gli studi universitari in filologia romanza e germanica dapprima all’Università di Basilea e poi a Parigi. Nella capitale francese, studiò anche storia della musica con André Piro alla Sorbona ed ebbe anche la possibilità di avvicinarsi alla musica di Ravel, Debussy e del Gruppo dei Sei.

    Questo fertile terreno culturale, unito a una fitta corrispondenza con il compositore svizzero Walter Courvoisier, lo spinsero a dedicare completamente la sua esistenza alla musica.

    Due anni più tardi, infatti, il giovane si recò a Monaco per proseguire la sua formazione musicale alla Akademie der Tonkunst, dove ebbe come insegnanti Walter Courvoisier e Gustave Geierhaas (armonia e contrappunto), Li Stadelmann e Hugo Röhr (direzione d’orchestra), Werner Egk, Hans Pfitzner e Carl Orff (composizione), nonché di Fritz Büchtger (esame finale).

    Dal 1932 al 1934, Sutermeister scrisse le sue prime composizioni, come le Dodici invenzioni per pianoforte e le Sei melodie barocche per tenore, coro femminile e tre strumenti a fiato – di chiara ispirazione barocca – le quali gli permisero di vincere il primo premio del concorso dello studio radiofonico della capitale bavarese.

    Nell’autunno 1934, il compositore iniziò a lavorare come répétiteur all’Opera di Berna, mantenendo questo incarico per circa un anno. Dopodiché, decise di dedicarsi a tempo pieno alla composizione, scrivendo capolavori come l’oratorio da camera Jorinde e Joringel (dalla fiaba omonima dei fratelli Grimm), il balletto-pantomima Il villaggio sotto il ghiacciaio e il Divertiment per orchestra d’archi.

    Grazie alla sua predilezione per la letteratura, Sutermeister riuscì a trovare in breve tempo un proprio linguaggio musicale che fosse sensibile ai modelli letterari più significativi.

    Nell’estate 1936, Radio Berna mandò in onda la prima opera radiofonica di Sutermeister, Il Ragno Nero, la quale conobbe una rappresentazione teatrale tredici anni più tardi. Al biennio 1936-1937, invece, risale la cantata Andreas Gryphius, la quale fu insignita del primo premio al concorso corale Häusermann.

    Dopo un viaggio a Verona, il compositore si impegnò nella scrittura di un’opera dedicata a Romeo e Giulietta, terminata nel 1939 ed eseguita dall’Opera di Dresda, sotto la direzione di Karl Böhm. Ciò gli permise di affermarsi come compositore drammatico e, nell’inverno del 1941, fu messa in scena la sua seconda opera, L’isola incantata, su testo de La Tempesta di Shakespeare.

    Ritornato in patria, Sutermeister scrisse il suo primo concerto per pianoforte e la sua quarta opera, dal titolo Raskolnikoff, trattata dal dostoevskiano Delitto e Castigo e fatta rappresentare il 14 ottobre 1948 a Stoccolma.

    Seguì un periodo di “riflessione compositiva” il quale portò, nel 1953, alla scrittura della Missa da Requiem, eseguita a Milano sotto la direzione di Herbert von Karajan. Pochi anni più tardi, invece, Sutermeister scrisse le sue prime due musiche per film, Luigi II di Baviera (1955) e L’uomo che non poteva dire di no (1959).

    Dal 1963 al 1975, il compositore lavorò come insegnante di composizione presso la Hochschule für Musik di Hannover mentre, nel ventennio 1960-1980, si dedicò perlopiù alla composizione operistica, dando alla luce le opere Séraphine, Il fantasma di Canterville, La crociata dei bambini, Madame Bovary e Il Re Berengario.

    Negli stessi anni, scrisse anche diversi cori a cappella, numerosi pezzi cameristici e cantate (fra i quali l’Ecclesia e il Te Deum) e vari pezzi per strumento solista. In parallelo, fu nominato presidente della Schweizerischen Unrheberrechtgesellschaf Mechanlizenz (“Società Svizzera per il Diritto d’Autore Mechanlizenz”).

    Nel 1977, infine, fu eletto membro corrispondente dell’Accademia di Belle Arti di Baviera e, diciotto anni più tardi, morì.

    La sua produzione musicale annovera 10 opere, un balletto, 2 divertimenti, 3 serenate da camera, diversi concerti strumentali, varie opere cameristiche, numerosi pezzi corali, lieder e cantate.

    Seguendo il suo maestro Orff, il suo modello operistico Giuseppe Verdi e il membro del Gruppo dei Sei Honegger, Sutermeister si impegnò in controtendenza all’avanguardismo, collocandosi in un contesto tonale di sapore neoclassico. Grande appassionato di matematica, egli fu affascinato dai numeri simbolici, come il numero d’oro, spesso adoperato nelle sue composizioni.

    La sua aderenza all’estetica neoclassica si deve al fatto che egli voleva permettere a ogni individuo, con qualsiasi background musicale, di godere pienamente della sua musica. Complessivamente, le sue composizioni si distinguono per le melodie accattivanti, ritmicamente vivaci e armonicamente chiare, con occasionali dissonanze espressive.

    La sua Sérénade pour Montreux è una composizione assai rappresentativa dello stile di Sutermeister, Armonicamente, il pezzo si innesta in un contesto tonale, impiegando accordi estesi e modulazioni sottili per creare un senso di mistero e di profondità emotiva. Si può notare anche l’impiego di varie progressioni armoniche insolite, un espediente tipico della musica di Sutermeister.

    L’opera, formalmente ben strutturata e dalla strumentazione delicata e raffinata, alterna momenti di assolo dei singoli strumenti (come il clarinetto) a sezioni nelle quali l’intero organico suona insieme.

    Il primo movimento si distingue per la sua generale atmosfera notturna e contemplativa, nonché per la sua espressione di calma e riflessività. La melodia, assai lirica e cantabile, si caratterizza per il suo carattere romantico e malinconico.

    Il secondo movimento, invece, contrasta con il primo con il suo carattere maggiormente vivace ed estroverso. La melodia, ritmica e brillante, suggerisce un contesto di festa popolare, mentre l’uso di note acute e staccate riporta alla mente il suono di campane o campanelli.

    Buona giornata e alla prossima!

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        1. Sì, ci sono andato più volte, anche nei dintorni (a Clarens, dove soggiornò Čajkovskij, e nel bellissimo Castello di Chillon, dove Byron trasse ispirazione per il poema Il prigioniero di Chillon e anche per il Manfred). Montreux è una città molto… musicale, con i suoi festival internazionali 🙂

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