Numero 5, Opus 55

Johann Wilhelm Wilms (30 marzo 1772 - 1847): Con­cer­to per pianoforte e orchgestra n. 5 in mi bemolle maggiore op. 55 (c1819). Diana Gul’cova, pianoforte; Orchestra filarmonica di Odessa, dir. Hobart Earle.

  1. Adagio – Allegro
  2. Adagio [19:11]
  3. Rondò: Allegro [26:14]

2 pensieri riguardo “Numero 5, Opus 55

  1. Buon pomeriggio, caro Claudio, grazie mille per aver condiviso questo splendido concerto dal sapore beethoveniano, un’interpretazione a dir poco… eccellente! 😊

    Wilms, conosciuto anche come il “Beethoven olandese”, è oggi soprattutto ricordato per aver scritto la musica del poema Wien Neêrlands Bloed, il quale servì da inno nazionale olandese per più di 100 anni, dal 1817 al 1932.

    Nato a Witzhelden (Germania), il giovane iniziò la sua formazione musicale tra le mura domestiche, prendendo lezioni di pianoforte e composizione dal padre Johann e dal suo fratello maggiore Peter Johann. In parallelo, studiò il flauto da autodidatta e approfondì le sue conoscenze teoriche con il parrocco della città.

    Nel 1791, forte della sua notevole abilità flautistica, riuscì a essere assunto come flautista presso due orchestre di Amsterdam (avendo soprattutto grande fortuna nell’orchestra della Felix Meritis Society), suonando anche come solista in alcuni concerti per pianoforte di Mozart e di Beethoven, dando a essi la prima esecuzione in Olanda. Durante la sua permanenza nella capitale, prese anche lezioni private di teoria musicale con Georg Casper Hodermann.

    Circa due anni più tardi, Wilms fece pubblicare la sua prima composizione, una sonata per tastiera (destinata probabilmente al clavicembalo o, forse, al fortepiano), purtroppo oggi andata perduta.

    Nel 1795, invece, Wilms fu co-fondatore della società concertistica “Eruditio Musica”, nella quale il compositore fu assai attivo come pianista e compositore. Fu la prima associazione di questo tipo a essere fondata nella capitale olandese e a ricevere il sostegno esclusivo di musicisti professionisti, nonché la prima società olandese a diffondere su larga scala ad Amsterdam la musica di Mozart e di Beethoven.

    Più tardi, fu nominato insegnante di pianoforte presso il prestigioso Koninklijk Nederlandsch Instituut voor Wetenschappen (precursore dell’attuale Accademia Reale Olandese delle Arti e delle Scienze), a seguito della sua fondazione da parte del primo re d’Olanda Luigi Napoleone.

    Da questo momento in avanti, Wilms divenne uno dei protagonisti della vita musicale olandese e gli furono attribuiti vari incarichi, come quello di intervistatore dei candidati alle posizioni di organista ecclesiastico, di giudice in concorsi di composizione musicale e di critico per la rivista “Allgemeine Musikalische Zeitung”. Addirittura, una volta si servì di questo periodico come megafono personale per lamentarsi della mancanza di esecuzioni musicali di compositori olandesi contemporanei come lui.

    La sua fama crebbe ulteriormente grazie alla ricezione di numerose commissioni da ricchi musicofili della città e ciò gli permise anche di far conoscere le sue opere anche nel resto del paese e all’estero. Per esempio, la sua Sinfonia n° 4 fu presentata in anteprima a Lipsia, godendo subito del favore del pubblico e della critica cittadini e ricevendo anche una bella recensione sull'”Allgemeine Musikalische Zeitung”.

    La sua improvvisa celebrità a Lipsia lo portò a essere contattato dall’editore Ambrosius Kühnel, molto interessato alle sue sinfonie e ai suoi concerti. A partire dal 1806, i suoi pezzi orchestrali iniziarono a essere eseguiti al Gewandhaus di Lipsia, alla corte di Schwerin e anche all’estero, arrivando a Praga e a Breslavia.

    Purtroppo, Wilms si rese conto a malincuore che non poteva vivere solo di composizione e, perciò, dovette dedicarsi anche all’attività esecutiva e didattica per mantenersi in maniera adeguata. Nel dicembre 1805, però, ebbe la fortuna di sposare Nicoletta Theodora Versteegh, la figlia di un ricco collezionista d’arte e questo contribuì enormemente a migliorare la sua situazione finanziaria.

    Dopo che gli eventi della Rivoluzione Francese influenzarono i Paesi Bassi, Wilms iniziò a scrivere diversi inni patriottici. Tuttavia, a seguito della caduta del governo napoleonico, nel 1816 riuscì a vincere il concorso aperto per la scelta del nuovo inno olandese grazie al suo inno Wien Neêrlands Bloed (“Quelli in cui [scorre] il sangue olandese”), su testo di Hendrik Tollens.

    Allo stesso concorso, riuscì anche a vincere il premio per un “inno allegro” con il suo Wij leven vrij, wij leven blij (“Viviamo liberi, viviamo felici”), su testo di J. Brand van Cabauw. Anche un altro suo pezzo, la battaglia per fiati De Schlacht von Waterloo (“La Battaglia di Waterloo”) conobbe grande diffusione, anche se non ricevette mai alcuna onorificenza ufficiale.

    Questi riconoscimenti gli procurarono nuove e prestigiose commissioni da parte di chiese e altri enti olandesi e, nel 1820, riuscì anche a vincere il concorso di composizione della Società di Belle Arti di Gand con la sua Sinfonia n°6 in Re minore op. 58, la sua ultima opera orchestrale di grande respiro a vedere la pubblicazione.

    Dopo la morte della moglie per un aborto spontaneo nell’estate del 1821 e della figlia di soli due anni e mezzo e del suocero l’anno successivo, Wilms si ritirò quasi totalmente dalla vita musicale pubblica e decise solo di lavorare come organista alla congregazione mennonita [1] “Het Lam” di Amsterdam, a partire dal 1823. Da questo momento in poi, egli ridusse anche la sua attività compositiva, scrivendo perlopiù musica d’occasione, come una cantata annuale per la società filantropica “Maatschappij tot Nut van’t Algemeen”.

    Generi minori ai quali si dedicò furono il tema con variazioni per pianoforte e la canzone patriottica (influenzato dagli eventi della Rivoluzione Belga del 1830). Questi generi, purtroppo, non erano nelle grazie del pubblico olandese e, di conseguenza, le esecuzioni della musica di Wilms diminuirono in maniera drastica.

    Disperato, il compositore decise anche di dimettersi dall’Amsterdam Maatschappij tot Bevordering der Toonkunst (“Società di Amsterdam per la Promozione dell’Arte Musicale”), da lui co-fondata nel 1829 e diretta fino al 1841.

    Dal 1845, infine, il compositore perse gradualmente la vista e dovette essere sostituito sempre più spesso nel suo lavoro di organista da uno dei suoi allievi. La morte lo accolse tra le sue braccia soli due anni più tardi.

    La gran parte della sua produzione musicale vide la luce tra il 1800 e il 1820 e fu molto influenzata dalla musica delle tre “corone viennesi” (Haydn, Mozart e Beethoven). Nelle sue opere successive, tuttavia, Wilms riuscì a liberarsi da questi tre modelli, sviluppando un marcato stile personale, sulla base del canone formale classico, caratterizzato da grande densità tematica, armonie espressive ed esperimenti sonori di orchestrazione.

    Le sue opere orchestrali più tarde, come la Sinfonia n° 7 e alcune sue ouverture, furono purtroppo sempre meno eseguite durante la sua vita e non trovarono nessun editore disposto a pubblicarle. Probabilmente, il marcato isolamento negli ultimi anni della vita di Wilms contribuì a cristallizzare radicalmente il suo stile compositivo, rendendolo meno sensibile all’accoglienza delle ultime novità musicali.

    Nel suo periodo di massimo splendore compositivo, Wilms scrisse sette concerti per pianoforte, dei quali solo cinque sono giunti fino a noi. Il Concerto n° 5 in Mi bemolle maggiore è l’ultimo di questi lavori sopravvissuti e, per la prima volta, in esso il compositore introdusse i clarinetti. Ciò spiega la particolare importanza attribuita da Wilms alla famiglia strumentale dei legni.

    Questo si può notare già nel primo movimento, guardando alla brillantezza delle parti per i legni. Anche il pianoforte non è da meno, con la sua scrittura poliedrica e le armonie audaci. Il secondo movimento, invece, si caratterizza per un tema abbastanza sobrio, esposto assai liberamente dal solista, con un accompagnamento decisamente discreto.

    Il movimento finale, un rondò davvero vivace, si distingue per i notevoli contrasti tematici, tecnici e drammaturgici, dimostrando non soltanto l’elevata bravura compositiva di Wilms e il suo interesse per un pianismo elegante e raffinato, scevro da ogni virtuosismo sfacciato.

    Note:

    [1] I Mennoniti erano degli anabattisti non rivoluzionari, seguaci del predicatore olandese Menno Simons. Essi, come i loro fratelli più radicali, sostenevano che il battesimo era solamente un frutto dell’attività morale e del libero arbitrio e non un sacramento (di conseguenza, il battesimo degli infanti non aveva alcuna validità). Oltre a questo, rifiutavano il giuramento e l’uso delle armi, ma anche la lontanza da tutto ciò che di mondano potesse indurre al peccato.

    Oltre che in Olanda, il movimento si sviluppò in Inghilterra, Germania, Svizzera, Ungheria e America Settentrionale. Oggi, i mennoniti sopravvivono perlopiù in questo paese, in particolare nello stato di Pennsylvania, di Ohio, del Kansas e del Sud Dakota.

    Buona serata e a presto!

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