Alberto Ginastera (11 aprile 1916 - 1983): Danzas de Estancia, suite sinfonica op. 8a (1941). hr-Sinfonieorchester Frankfurt, dir. Andrés Orozco-Estrada.
- Los trabajadores agricolas
- Danza del trigo [3:15]
- Los peones de hacienda [7:10]
- Danza final: Malambo [9:16]

Tutto il pubblico batte il tempo, giustamente fregandosene dell’etichetta concertistica.
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Buongiorno, caro Claudio, grazie mille di aver portato questa scoppiettante suite orchestrale, davvero un’esecuzione magistrale! ☺️
Ginastera viene ricordato come uno dei più importanti compositori argentini di musica accademica contemporanea del secolo scorso in America. Sotto l’influenza di Copland, egli seppe sviluppare uno stile musicale che combinasse armoniosamente le tendenze musicali moderne con gli elementi del patrimonio folcloristico argentino.
Nato a Buenos Aires, il giovane dapprima studiò al locale Conservatorio Williams, dove si diplomò nel 1938. Già l’anno successivo, iniziò a lavorare come insegnante di musica presso il neocostituito Liceo Militare General San Martin.
Tra il 1945 e il 1947, invece, soggiornò negli Stati Uniti, dove studiò con Aaron Copland a Tanglewood. Ritornato in patria, Ginastera fondò con altri suoi colleghi la Liga de Compositores, la Facoltà di Musica dell’Università Cattolica – della quale fu il primo preside – e la Scuola di Alti Studi Musicali dell’Istituto Di Tella, da lui diretta fino alla sua emigrazione. Fu anche fondatore del Conservatorio “Gilardo Gilardi” di La Plata (1949).
Nel 1968 fece ritorno negli Stati Uniti e, due anni più tardi, si trasferì in Europa, dove rimase fino alla morte, avvenuta a Ginevra.
La sua produzione annovera diverse opere liriche, balletti, pezzi per orchestra e per coro, concerti per strumento solista, varie sonate e musica per film, nonché numerosi pezzi cameristici e pianistici.
A detta dello stesso Ginastera, questa produzione può essere suddivisa in tre grandi periodi stilistici: nazionalismo oggettivo (dal 1947 circa), nazionalismo soggettivo (fino al 1958) e neoespressionismo (dal 1958 in poi).
Nel primo periodo, egli scrisse pezzi che facevano largo uso di elementi della musica popolare e folcloristica argentina, inseriti in un contesto di musica colta. In questa fase, egli si ispirò a Stravinsky, Bartók e de Falla. Esempi di questo stile sono le Danze Argentine op. 2 per pianoforte e il balletto Estancia.
Il secondo periodo, iniziato dopo il soggiorno statunitense, fu caratterizzato da una sperimentazione da parte di Ginastera di nuove forme e tecniche, con parziale allontanamento dalla musica popolare. Tuttavia, egli non abbandonò mai totalmente le tradizioni musicali argentine e ciò si intravede negli elementi permanenti del suo stile, quali i forti contrasti ritmici e l’alternarsi di fasi di tensione e di rilassamento. A questa fase, appartengono la Terza Pampeana per orchestra e la Sonata n°1 per pianoforte.
L’ultimo periodo, infine, si caratterizza per l’assenza quasi totale degli elementi musicali folcloristici e del simbolismo, tipici della sua produzione precedente. Continuano a permanere alcuni elementi musicali folcloristici, come i ritmi marcati e gli adagi meditativi ispirati alla quiete della pampa. A questa fase appartengono l’opera lirica Bomarzo, Popol Vuh per orchestra e il Concerto n° 2 per violoncello e orchestra.
Ai di fuori dell’ambito accademico, Ginastera divenne famoso quando il gruppo rock progressivo-sinfonico Emerson, Lake and Palmer adattò il quarto movimento del suo Concerto n° 1 per pianoforte e lo inserì come pezzo autonomo nell’album Brain Salad Surgery, ribattezzandolo come Toccata.
La registrazione ebbe non solo l’approvazione del compositore, ma anche il suo sostegno. Nel 1973, quando la registrazione fu conclusa, la band visitò Ginastera in Svizzera e gli mostrò il lavoro. Si dice che Ginastera ne rimase tanto stupito da commentare: “Accidenti! Nessuno era mai stato capace di catturare la mia musica in quel modo! È proprio come la immagino io stesso!”
Le sue Danzas del Estancia rappresentano una delle sue composizioni più conosciute ed eseguite. Nacquero in origine come musica per un balletto commissionato dall’American Ballet Caravan, una compagnia fondata da Lincoln Kirstein – scrittore, impresario e direttore artistico – una figura molto influente nel mondo della danza americana.
La compagnia nacque allo scopo di promuovere i coreografi statunitensi e di creare balletti su temi americani, discostandosi dalla tradizione classica russa all’epoca predominante. Forte del notevole successo ottenuto con il balletto Billy the Kid (1938) – un lavoro ispirato al folklore e alla vita rurale del West americano su musiche di Copland – l’American Ballet Caravan decise di intraprendere una tournée in America del Sud.
Durante la tappa in Argentina, Kirstein e Copland incontrarono Ginastera e rimasero stupiti non solo del talento del giovane compositore argentino (all’epoca venticinquenne e fresco di studi), ma anche dal suo precedente balletto Panambí (1940). Fu in quest’occasione che Copland e Ginastera strinsero una profonda amicizia e Kirstein gli commissionò un balletto.
Questo doveva essere un “Balletto in un atto e cinque scene, basato sulla vita rurale argentina”, in modo da celebrare l’identità culturale del paese, focalizzandosi sulla vita nelle estancias (le grandi fattorie argentine) della Pampa e sulla figura del gaucho (il mandriano argentino).
Ginastera si ispirò direttamente al poema epico argentino Martin Fierro di José Hernández, con l’idea di rappresentare scene tipiche della vita quotidiana in un’estancia, dall’alba al tramonto. Kirstein affidò la coreografia del nuovo balletto al celebre George Balanchine, co-fondatore del futuro New York City Ballet.
Purtroppo, la compagnia si sciolse nel 1942 e il balletto non poté essere messo in scena. A questo si aggiunsero le difficoltà dovute allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e, di conseguenza, il progetto fu messo da parte. Come soluzione temporanea, Ginastera estrasse quattro danze dalla partitura completa e ne ricavò una suite orchestrale, Danzas del Estancia, eseguita in prima assoluta con grande successo nel 1943 al Teatro Colón di Buenos Aires.
Il balletto, invece, fu eseguito per la prima volta dodici anni più tardi, sempre al Teatro Colón, ma con la coreografia di Michel Borovsky e le scenografie di Dante Ortolani.
La suite è un perfetto esempio della fase del Nazionalismo Oggettivo di Ginastera, in quanto integra perfettamente materiali melodici, ritmici e armonici del patrimonio folcloristico argentino e strutture formali classiche con un linguaggio armonico moderno, caratterizzato da dissonanze controllate, armonie quartali e quintali e una spiccata vitalità ritmica.
Il primo movimento descrive l’alba e l’inizio del duro lavoro nei campi e si caratterizza per il carattere vigoroso, energico e quasi meccanico e implacabile, ma anche per l’atmosfera rude, potente e piena di forza fisica. Si può considerare una forma ternaria semplice, con una sezione centrale leggermente contrastante che mantiene l’energia di fondo.
Qui Ginastera impiega figure ritmiche incisive, spesso con sincopi che evocano lo sforzo fisico del lavoro. Nel complesso, il movimento si caratterizza per il predominio di ritmi marcati, ostinati e potenti accenti, i quali conferiscono un andamento deciso a questa prima parte.
Le linee melodiche, frammentarie e spigolose, si integrano nella tessitura ritmica e, spesso, sono derivate da scale modali o pentatoniche tipiche del folklore. L’interesse per un esteso lirismo è assente, in favore di una cellula ritmico-melodica.
L’armonia è fondamentalmente tonale, con un centro in Mi minore, arricchita da aspre dissonanze, accordi con note aggiunte, armonie parallele e un frequente uso di intervalli di quinta e di quarta, i quali conferiscono al brano un sapore aspro e moderno. Sono altresì presenti momenti di bitonalità o politonalità.
Ginastera impiega fin da subito l’intera massa orchestrale, usando massicciamente ottoni (trombe e tromboni incisivi) e percussioni (grancassa, piatti e tamburo) per evidenziare gli accenti e la potenza ritmica. Gli archi contribuiscono con arcate pesanti e decise, mentre i legni aggiungono colore con motivi taglienti o raddoppiano le linee.
Il secondo movimento offre un netto contrasto con il precedente, poiché ha un carattere lirico, pastorale e tranquillo. Evoca l’immagine dei campi di grano che ondeggiano dolcemente al vento e sotto il sole, dando vita a un’atmosfera più serena, sognante e delicata. La mente viene dirottata verso immagini di una certa tranquillità, come una preghiera o un momento di contemplazione dopo il lavoro. Si tratta sempre di una forma ternaria, con una sezione centrale leggermente più mossa.
Il ritmo, più fluido e meno aggressivo del movimento precedente, conferisce al brano un andamento moderato. Qui la melodia diventa predominante, con un tema lirico e sognante affidato al flauto, dal carattere modale e tipicamente ginasteriano nella sua cantabilità leggermente malinconica.
L’armonia è più consonante e trasparente, con accordi che contribuiscono a dare vita a un’atmosfera quasi impressionistica, sebbene siano sempre presenti accordi di settima e di nona e lievi dissonanze che creano colore e atmosfera.
Anche l’orchestrazione è più leggera e trasparente e i legni, in particolare il flauto e l’oboe, hanno ruoli solistici importanti e riprendono materiale melodico precedente. Gli archi forniscono un tappeto sonoro delicato, spesso con l’uso di sordine o armonie diafane. Gli ottoni e le percussioni sono usati con molta parsimonia, se non del tutto assenti in alcune sezioni, contribuendo alla sensazione di intimità e tranquillità.
Nel terzo movimento ritorna un’atmosfera energica e vigorosa, ma con un carattere diverso dal primo movimento. Qui sono rappresentanti i mandriani, uomini rudi e forti, impiegando un’energia quasi giocosa, mascolina e robusta che ricorda uno scherzo vigoroso. Anche qui la forma è ternaria, con sezioni ben definite.
Il ritmo è vivace e scattante, con un andamento veloce. Ginastera usa ritmi puntati, sincopi e altre figure ritmiche che suggeriscono movimento e attività fisica, forse alludendo al galoppo o al lavoro con il bestiame.
Le melodie sono assai ritmiche, spesso costituite da brevi motivi scambiati tra le varie sezioni orchestrali, con un carattere più “popolare” e meno spigoloso del primo movimento. L’armonia, invece, è aspra e dissonante, basata prevalentemente su intervalli di quarta e di quinta e su accordi paralleli. La tonalità di fondo è più percepibile, ma costantemente “sporcata” dalle dissonanze che danno energia e mordente.
L’orchestrazione, brillante e robusta, vede predominare gli ottoni (specialmente i corni) con richiami o motivi ritmici prominenti, nonché gli archi che suonano talvolta in pizzicato o con arcate decise. I legni contribuiscono con agilità, mentre le percussioni sottolineano il vigore della melodia, fornendo un solido supporto ritmico.
L’ultimo movimento è il più famoso e spettacolare della suite e si basa sul Malambo, una danza tradizionale argentina esclusivamente maschile, caratterizzata da un ritmo virtuosistico e competitivo di zapateo (calpestio ritmico dei piedi) che conferisce al brano un carattere sfrenato, selvaggio, percussivo e di crescente eccitazione, culminando in un finale travolgente.
La forma è meno definita e si incentra sull’accumulazione graduale di energia e densità sonora su un ostinato ritmico implacabile. Si potrebbe individuare una specie di tema con variazioni su un pattern ritmico-armonico o un rondò molto libero, caratterizzati principalmente da un crescendo generale dell’intensità sonora.
Il ritmo è l’elemento predominante e trainante e, come anticipato, si basa sull’ostinato caratteristico del Malambo, tipicamente in 6/8, con un pattern percussivo e sincopato che diventa ossessivo. Il tempo è velocissimo e, spesso, suggerisce ulteriori accelerazioni della musica verso la fine, con l’effetto dello zapateo reso dall’intero organico.
La melodia, quasi assente o frammentaria, è sovrastata dall’energia ritmica ed è spesso ridotta a brevi grida o incisi ritmici negli ottoni o nei legni alti. L’’armonia, invece, è assai percussiva, basata su accordi dissonanti, cluster e intervalli di seconda, quarta e quinta, nonché su accordi privi della terza e su ostinati che creano una certa tensione fisica.
La tonalità di base oscilla tra Do maggiore e La minore ed è costantemente sfidata da queste asprezze armoniche. Conseguentemente, la tonalità funge più da ancoraggio che da vero centro armonico funzionale.
Ginastera scatena tutta la potenza della massa orchestrale, con le percussioni (grancassa, tamburo rullante, piatti, xilofono, legnetti e, a volte, frusta) fondamentali nel sostenere l’implacabile spinta ritmica. Gli ottoni sono brillanti e fragorosi, spesso con note ribattute, glissandi e fanfare aggressive.
Gli archi suonano con molta energia e virtuosismo, impiegando tecniche come il martellato, il jeté, il balzato e, talvolta, anche il “col legno” per creare effetti percussivi. I legni, invece, contribuiscono con strilli acuti e passaggi veloci. Nel corso del brano, si assiste a un immenso crescendo che porta a un culmine orchestrale mozzafiato.
Questo pezzo è un capolavoro del nazionalismo musicale argentino ed è un perfetto esempio dello stile giovanile ginasteriano. La suite dimostra l’abilità del compositore a catturare l’essenza del folklore argentino (in particolare la vitalità ritmica) e a trasformarla in una musica orchestrale sofisticata, moderna e di grande impatto emotivo.
La scrittura orchestrale è brillante e virtuosistica e si avvale di un uso magistrale del ritmo e della notevole capacità di creare atmosfere contrastanti. L’ultimo movimento, ormai un pezzo iconico del repertorio sinfonico, è molto amato tra il popolo argentino per la sua energia primordiale e la sua travolgente potenza sonora.
Buona giornata e a presto!
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Grazie, caro Pierfrancesco. Buona serata e a domani 🙂
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