25 aprile

Non lontano dalla mia abitazione, a Torino, c’è una via intitolata a Luigi Capriolo.
Luigi Capriolo? Carneade: chi era costui?
Bene, dovete sapere che la famiglia di mio padre è originaria di Cinzano, un paesino di campagna sito sulla collina torinese “esterna”, cioè al di fuori di quella che una volta era detta la cinta daziaria di Torino, a un’altitudine di circa 500 metri sul livello del mare e a poco meno di 20 chilometri dal capoluogo. Cinzano – che non ha niente a che vedere con il luogo in cui vengono prodotti i famosi vermouth omonimi – è noto per un castello, che in tempi recenti è stato trasformato in un condominio, e per poco altro: in sostanza, nei rari casi in cui se ne parla è perché è uno dei punti più elevati della collina torinese, esclusa ovviamente Superga.
Nel cimitero di Cinzano, poco lontano dalla tomba di mio padre, si trova un cippo che ricorda appunto Luigi Capriolo (1902 - 1944), un cugino entrato nella storia (locale) in quanto martire dell’antifascismo. Che cosa gli capitò?
Ebbene, Luigi Capriolo, che aveva subito aderito al Partito Comunista d’Italia (PCdI), fu ufficiale di collegamento fra le formazioni partigiane della Val di Lanzo e quelle della Val di Susa, nonché ispettore di comando delle brigate Garibaldi nella zona di Cuneo. Nel 1944 fu catturato dalle SS, che gli trovarono addosso i documenti di Pietro Sulis, garibaldino della Val di Lanzo: fu dunque scambiato per Sulis e torturato atrocemente per tre giorni, ma non si lasciò sfuggire una sillaba. E così fu poi impiccato, sempre scambiato per Sulis, il 3 agosto 1944 a Villafranca d’Asti.
Vabbe’, era un Capriolo, non poteva capitargli niente di meno astruso.

Alla memoria di Luigi Capriolo e di Pietro Sulis vorrei dedicare queste simpatiche variazioni per flauto solo sul tema di Bella ciao, opera di Umberto Galante, abilmente eseguite da Davide Giove.
Viva la libertà.

31 pensieri riguardo “25 aprile

  1. Libertà sempre! E in nome di chi come il tuo valoroso cugino perse la vita per quella altrui manteniamo vivo questo valore assoluto senza il quale l’essere umano perde dignità. Se capito da quelle parti lo vado a salutare e ringraziare di persona. Buon 25 aprile 🌹❤️

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  2. Come si può essere così ottusi o in malafede da rinnegare i valori della Resistenza, il suo svolgersi, quando, come anche tu racconti, ognuno di noi ha avuto una persona vicina che per questa Fede nella Libertà si è immolato?

    buon 25 Aprile sempre

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  3. Buongiorno e buona Festa della Liberazione, caro Claudio, grazie mille di aver condiviso queste “patriottiche” variazioni e per aver fornito questa preziosa testimonianza storica. Tanto onore a tuo cugino e a tutti i caduti per la libertà! 😊

    Poliedrica figura del panorama musicale italiano contemporaneo (è compositore, clarinettista e didatta), Galante emerge come un musicista completo e come un compositore eclettico, radicato nella tradizione strumentale e accademica del nostro paese, ma proiettato verso l’esplorazione di diversi linguaggi espressivi e mezzi produttivi che vanno dalla musica tradizionale alla scrittura contemporanea e all’applicazione delle nuove tecnologie (DAW – Digital Audio Workstation).

    La sua formazione musicale è piuttosto ampia e variegata, dimostrando una grande passione per la musica e una profonda dedizione allo studio di vari aspetti di questo ambito.

    Dapprima, si è diplomato in clarinetto al Conservatorio “Egidio Romualdo Duni” di Matera, per poi perfezionarsi nello strumento e nella musica da camera con importanti docenti come Fausto Ghiazza, Rocco Parisi, Stefano Cardo, Konstantin Bogino, Alessandro Moccia ed Enrico Maria Baroni.

    Successivamente, ha ottenuto il diploma in strumentazione per banda presso il Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli e il diploma in composizione presso il Conservatorio “Arrigo Pedrollo” di Vicenza, studiando principalmente con Luca Cori e perfezionandosi con Alberto Colla.

    Ha anche conseguito il diploma in didattica della musica presso il Conservatorio “Giovanni Pierluigi da Palestrina” di Cagliari per, infine, conseguire l’abilitazione TFA per l’insegnamento all’Università di Cagliari, discutendo una tesi sull’approccio alla composizione nella didattica strumentale.

    Dopo aver concluso i suoi studi, Galante ha iniziato a lavorare come concertista solista, cameristico e orchestrale, vincendo diversi concorsi nazionali e internazionali e partecipando a numerose tournée internazionali in Francia, Cina e Thailandia. Ha fatto anche parte del “Freilach ensemble”, un gruppo orientato alla riscoperta della musica tradizionale yiddish, con il quale si è esibito anche in diretta su Radio3.

    Accanto all’attività di esecutore, Galante si è dedicato anche alla composizione e all’insegnamento. Attualmente, è docente presso l’Istituto Comprensivo “Costantino Nigra” di Torino.

    La sua produzione musicale annovera diversi pezzi per strumento solista e per organici da camera, accanto a vari pezzi corali, per banda e per ensemble di fiati, diverse trascrizioni e varia musica per strumenti elettronici/DAW.

    Tra le sue opere, si segnalano Orto per quintetto di fiati, l’antologia didattica Insieme18 brani per ensemble di clarinetto (livello base), Tre Ludii per due clarinetti, Castrum Pizeni per chitarra, Quattro variazioni sul tema di Bella Ciao e Alquanto sei Ginosa per flauto, Rattrappited Kisses e Preludi dallo spazio per pianoforte e i Trois pieces breves per viola.

    Da ricordare anche Nothing but ourselves per coro e pianoforte, la trascrizione de Pierino e il lupo di Prokof’ev per pianoforte a 4 mani, diverse musiche per MSC Crociere realizzate con strumentazione elettronica e un pezzo per il concorso “Risuona la resistenza” (2024) basato su campionamenti [1].

    Il suo stile è stato descritto come eclettico, per la sua capacità di muoversi tra la scrittura idiomatica per strumenti classici, la rielaborazione di materiale tradizionale, la scrittura per finalità didattiche e, infine, l’impiego di tecnologie moderne.

    La sua esperienza come clarinettista traspare nella notevole competenza della scrittura per fiati, spesso incentrata sull’esplorazione delle capacità tecnico-espressive degli strumenti, come si può notare nelle virtuosistiche variazioni su Bella Ciao per flauto.

    L’uso di forme tradizionali (come il tema con variazioni e il preludio) suggerisce un’attenzione alla costruzione formale, anche nel caso in cui rielabora materiale preesistente o usa i campionamenti. Sia nelle opere più complesse che in quelle didattiche, si nota una ricerca di chiarezza espressiva e comunicatività.

    Pur non aderendo strettamente a correnti avanguardistiche estreme, Galante adotta un linguaggio ricco di elementi della musica contemporanea, come si evince dall’esplorazione timbrica e dalle armonie utilizzate. Tra l’altro, la recente apertura alla produzione su DAW (2023) è indicatore del suo allineamento con le pratiche compositive attuali.

    Le sue Quattro variazioni sul tema di Bella Ciao, come si può dedurre dal titolo, si basano sul celebre canto popolare italiano omonimo, associato alla Resistenza partigiana [2]. La scelta di questo tema specifico conferisce al pezzo un peso storico-culturale immediato.

    La scelta dello strumento di destinazione – il flauto traverso – pone delle sfide e delle opportunità. L’assenza di accompagnamento armonico esplicito richiede al compositore di suggerire l’armonia tramite la linea melodica e all’esecutore di realizzarla con grande sensibilità interpretativa. In più, la natura continua di alcune variazioni richiedono all’interprete un’adeguata gestione del fiato e una grande resistenza.

    Nonostante ciò, l’impiego di uno strumento solista permette al compositore di esplorare appieno le capacità tecniche ed espressive (agilità, estensione, varietà timbrica e dinamiche). Inoltre, l’intimità sonora generata dal solista permette di creare un forte impatto emotivo.

    Il pezzo inizia presentando in maniera chiara e semplice il tema, seguendo un’esposizione lineare e rispettando la struttura melodico-ritmica originale del canto. L’atmosfera generale è espressiva, ma misurata, quasi riflessiva e il timbro del flauto conferisce al tema una qualità leggermente intima e malinconica. La dinamica è moderata, con un fraseggio legato e chiaro.

    La prima variazione introduce subito elementi virtuosistici, ornando la melodia con scalette, piccoli arpeggi e note di volta. Il tempo si fa leggermente più mosso ma, nonostante tutto, il tema è ancora riconoscibile, ma la sua linearità è spezzata dai vari ornamenti che ne aumentano la densità ritmica e la complessità melodica. Si può notare un massiccio uso di semicrome.

    Rispetto al tema originale, questa variazione ha un carattere più brillante ed energico, presentando un’articolazione maggiormente varia, la quale alterna legato e note staccate per dare slancio ritmico. La dinamica, inoltre, sembra intensificarsi leggermente.

    La seconda variazione aumenta ancora di più il virtuosismo, caratterizzandosi per un’estrema velocità e agilità. Sono presenti passaggi rapidissimi in semicrome e terzine continue che coprono un’ampia estensione dello strumento, nonché arpeggi spezzati, salti intervallari ampi e rapidi e scale cromatiche e diatoniche eseguite repentinamente.

    Il tema originale diventa adesso quasi irriconoscibile, completamente stravolto in figurazioni tecniche di una certa complessità. L’enfasi si sposta dalla melodia alla pura esibizione tecnica e alla tessitura sonora creata dalla velocità. L’armonia implicita si fa più complessa e dissonante.

    Questa variazione si distingue per il suo carattere frenetico, scintillante e quasi meccanico nella sua incessante rapidità. Viene richiesta al solista una grande precisione tecnica e controllo del fiato. La dinamica è più forte per sostenere l’energia.

    La terza variazione è protagonista di un rallentamento temporale, assumendo un carattere quasi di improvvisazione o di cadenza. Si esplorano sonorità diverse, con un marcato uso del rubato e fanno capolino frammenti melodici più lirici e tensivi. Verso la fine di questa parte, si può notare l’uso di effetti espressivi come glissandi e pitch bending (leggera flessione dell’intonazione) che aggiungono un colore moderno e lamentoso.

    Questa variazione sembra decostruire ancora di più il tema, esplorandone vari frammenti in modo assai libero e introspettivo e concentrandosi maggiormente sull’espressività sonora, sulle pause e sui contrasti ritmici.

    Nel complesso, il carattere è più introspettivo, drammatico, quasi tormentato in alcuni passaggi, creando un fortissimo contrasto con la variazione precedente. Qui è richiesto al solista un grande controllo timbrico-espressivo.

    L’ultima variazione presenta un tempo ancora più lento, con la scrittura che ritorna a una maggiore semplicità melodica, basata su note lunghe e tenute. Riemergono frammenti riconoscibili del tema, ma trasfigurati e presentati in modo molto dilatato. Questa parte finale funge da coda che porta il brano a una tranquilla conclusione.

    Questa parte si distingue per il suo carattere pacifico, sereno, forse rassegnato o nostalgico. Si può notare una diminuzione progressiva della dinamica verso il pianissimo e il pezzo si conclude su una nota tenuta che sfuma nel silenzio. Qui l’enfasi è più sulla purezza sonora e sulla dissolvenza finale.

    Galante mostra una grande padronanza della scrittura flautistica contemporanea, capace di unire virtuosismo tecnico avanzato ed esplorazione timbrica all’interno di una forma tradizionale come il tema con variazioni.

    Il tema popolare funge da punto di partenza per un viaggio musicale complesso che porta a una “disintegrazione” dello stesso, dapprima ornando e poi quasi stravolgendolo nel virtuosismo. In seguito, il tema viene esplorato nelle sue possibilità espressive più profonde e, per concludere, rievocato in una dimensione calma e trasfigurata.

    Note:

    [1] In ambito musicale, quando si parla di campionamenti (in lingua inglese, sampling) ci si riferisce all’impiego di frammenti audio pre-registrati come base compositiva. Questi suoni possono essere qualsiasi cosa (una nota o una frase suonata da uno strumento musicale, un frammento di materiale musicale esistente, una parte di un parlato o di un discorso, un suono ambientale, ecc.).

    Questi suoni vengono selezionati e importati nel software musicale (DAW) e, una volta fatto ciò, essi possono essere sottoposti a diverse operazioni:

    • Ripetizione (Looping): i suoni vengono ripetuti ciclicamente per creare pattern ritmici od ostinati melodico-armonici;
    • Modificati nell’intonazione (Pitch Shifting): i suoni vengono cambiati di altezza per creare nuove melodie o armonie;
    • Modificati nel tempo (Time Strechting/Compressing): i suoni vengono rallentati o velocizzati mantenendone l’intonazione;
    • Tagliati e riorganizzati (Slicing): i suoni vengono suddivisi in parti più piccole e ricombinati in nuovi modi;
    • Processati con effetti: essi vengono filtrati, riverberati, distorti, ecc. per alterarne il timbro e il carattere;
    • Sovrapposti: essi vengono combinati con altri campioni o con suoni sintetizzati o registrati ex novo.

    [2] Oggi Bella Ciao è universalmente riconosciuto come uno dei canti simbolo della Resistenza del popolo italiano contro il Nazifascismo nel periodo della Seconda Guerra Mondiale. Tuttavia, la sua storia è più stratificata e le sue origini esatte sono ancora oggetto di dibattito storico-musicologico.

    La teoria più diffusa (e dibattuta) lega le origini di questo canto ai canti di lavoro delle mondine, le lavoratrici stagionali delle risaie della Pianura Padana tra la fine del XIX secolo e la prima metà del XX secolo.

    Le mondine dovevano stare lunghe ore immerse nell’acqua fino alle ginocchia sotto il sole cocente, mantenendo posture logoranti. In più, percepivano una paga misera, erano sottoposte al controllo oppressivo dei “caporali” e dovevano affrontare continuamente insetti e malattie.

    Come in molti altri contesti di lavoro faticoso e ripetitivo, il canto era fondamentale per le mondine e serviva loro a dare ritmo al lavoro, ad alleviare la fatica e la noia, a esprimere sentimenti di sofferenza, protesta sociale e desiderio di riscatto, nonché a creare un senso di comunità e di solidarietà tra le lavoratrici.

    Si ritiene che la melodia del canto derivi da altri canti popolari preesistenti e, addirittura, diversi studiosi vedono parallelismi in melodie yiddish (Koilen) o in altri canti popolari italiani come Fior di tomba o ballate piemontesi.

    Esiste una versione del testo, di datazione incerta, la quale descrive la vita dura delle mondine: “Alla mattina appena alzata / o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao / alla mattina appena alzata / in risaia mi tocca andar”. Il testo prosegue lamentando il lavoro duro, il capo oppressivo e la gioventù sprecata, concludendo con la speranza di un giorno di libertà.

    Nonostante la popolarità di questa teoria, non vi sono prove certe di una versione “mondina” del canto che preceda la Seconda Guerra Mondiale. Alcuni studiosi, come Cesare Bermani, sostengono che la versione “mondina” sia una rielaborazione successiva, nata dopo la diffusione della versione “partigiana”, adattando il testo alla realtà lavorativa delle risaie. Altri, invece, ritengono plausibile il contrario, ossia che la melodia e, forse, una struttura testuale simile già circolassero tra le mondine per venire poi riprese dai partigiani.

    In ogni caso, durante la Resistenza (1943-1945), Bella ciao assume la forma e il significato odierni. Il pezzo fu adattato alla nuova realtà partigiana, in modo da riflettere i temi della guerra di liberazione: la “mondina” o la figura lamentosa vengono sostituite dal “partigiano”, il duro lavoro nei campi viene rimpiazzato dai temi della partenza per la montagna e della lotta contro l'”invasor”. Inoltre, viene introdotto il tema del sacrificio e della possibile morte in battaglie, nonché la richiesta di sepoltura simbolica e “il fiore del partigiano” come simbolo di libertà per le generazioni future.

    Anche se non fu il canto partigiano maggiormente diffuso in quegli anni (canti come Fischia il Vento lo furono di più), Bella Ciao guadagnò popolarità in alcune aree, specialmente in Emilia e tra i soldati garibaldini. La sua forza stava nella semplicità e nel messaggio universale di sacrificio per la libertà.

    Tuttavia, la vera esplosizione della fama di questo canto si ebbe nel dopoguerra, venendo presentata a vari Festival Mondiali della Gioventù e degli Studenti (Praga 1947, Berlino 1951 e Vienna 1959), nei quali si riunirono giovani da ogni dove, spesso con orientamento di sinistra. Questo contribui molto alla sua diffusione all’estero.

    Negli anni ’60 – in occasione del folk revival italiano e internazionale – Bella Ciao fu riscoperta e incisa da vari artisti, come Yves Montand in Francia e Milva e il Nuovo Canzoniere Italiano nel nostro paese, consacrandolo definitivamente a inno della Resistenza e a canto popolare per eccellenza.

    Da questo momento in avanti, il canto fu adottato da movimenti di protesta, studenti, lavoratori e gruppi di resistenza in tutto il mondo, tradotta in numerose lingue. Si è guadagnato lo status di simbolo universale di lotta contro l’oppressione, la tirannia e l’ingiustizia sociale, venendo impiegato nei contesti più disparati, come le proteste in Turchia e in Grecia, le manifestazioni studentesche in Francia e Colombia, fino a diventare un canto di speranza per i combattenti curdi.

    Recentemente, il pezzo è tornato alla ribalta grazie alla serie televisiva spagnola La Casa de Papel (“La Casa di Carta“), guadagnando nuovamente popolarità in tutto il mondo e facendosi conoscere anche dai più giovani che non ne conoscevano il retroterra storico. Nella serie, la canzone viene usata come metafora della “resistenza” della banda contro il sistema e come legame emotivo con il trascorso familiare del personaggio del Professore.

    Buona giornata e a presto!

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