Pavana & gagliarda – I

Bartolomé Cárceres (Bartomeu Càrceres; sec. XVI): Pavana e gagliarda dall’«ensalada» La trulla. Capella de Ministrers, dir. Carles Magraner.



L’approfondimento
di Pierfrancesco Di Vanni

Bartomeu Càrceres: il maestro delle ensaladas tra corti rinascimentali e sperimentalismo musicale

Bartomeu Càrceres, attivo intorno al 1546, è una figura di rilievo della polifonia valenciana del XVI secolo. Strettamente legato ai prestigiosi ducati di Calabria e Gandia, il compositore è ricordato e apprezzato soprattutto per la sua maestria nella composizione di ensaladas, un genere musicale iberico caratterizzato da una complessa mescolanza di stili, lingue e temi.

Origini fumose e sodalizi artistici
Le notizie biografiche sul compositore sono estremamente scarse. L’unica testimonianza documentata risale al 1546, quando ricevette un compenso di 72 ducati in qualità di “portatore di libri” per la cappella di Ferdinando d’Aragon, duca di Calabria. Per avere un’idea del suo status dell’epoca, il suo salario era esattamente la metà di quello del maestro di cappella, Juan de Cepa. Questo legame lavorativo ha trovato riscontro nei documenti storici: il Manoscritto M1166-M1967, custodito nella Biblioteca di Catalunya, contiene infatti opere di entrambi. Una prova tangibile della loro interazione artistica è il villancico Soleta y verge (adattamento di un brano del Cançoner d’Uppsala), che Càrceres musicò originariamente a tre voci, mentre Cepa ne elaborò successivamente una variazione a cinque voci aggiungendo un proprio ritornello.

Il capolavoro: l’ensalada natalizia La trulla
L’opera più celebre e analizzata di Càrceres è l’«ensalada» La trulla. Ambientata nel contesto natalizio, l’opera dimostra la straordinaria abilità del compositore nel fondere elementi della tradizione popolare con soluzioni sonore marcatamente d’avanguardia. Strutturalmente, il brano si sviluppa attraverso nove villancicos legati da versi narrativi, generando un forte impatto scenico e linguistico. Il fulcro dell’opera è l’ingresso progressivo e scaglionato di sette pastori dalle identità e provenienze diverse (Gil, Anton Loçano, Gilot Garcia, Bras Llorente, Pero Gay, Joantxo Oxandria e Bras). Ciascuno di essi loda la Vergine e il Bambino cantando nella propria lingua d’origine, in una sequenza arricchita dall’intermezzo di una pavana. Il pezzo si avvia alla conclusione con l’intervento della Vergine Maria, che canta adattando i versi del Magnificat, e si chiude simbolicamente con la voce di Gesù Bambino, a cui l’autore affida l’ultima battuta.

Il catalogo musicale: tra sacro e profano
La sua produzione, tramandata principalmente attraverso i Cançoners di Gandia e Calabria, si divide equamente tra repertorio sacro e profano. Essa annovera lavori come la Missa de desponsatione beatae Mariae, Elegit sibi Dominus, Vias tuas, Domine, Lamentation Lamech e O vos omnes. Altresì, accoglie villancicos e vivaci canzoni, come Al jorn del judici, Soleta yo so / Soleta y verge, il popolare Falalalanlera, Toca Juan tu rabelejo, Remedio del primer padre, Nunca tal cosa se vio e la già citata La trulla.

Analisi del pezzo
All’interno del tessuto narrativo e polifonico di un’ensalada (un genere teatrale-musicale rinascimentale basato su contrasti e citazioni colte e popolari), l’inserimento di danze strumentali come la pavana e la gagliarda risponde a una precisa esigenza di varietà scenica e coreografica.
La prima apre la sequenza con un tempo lento, maestoso e solenne, mentre la seconda rappresenta il contrappunto dinamico alla prima. Storicamente concepita come una danza più rapida, brillante e in tempo ternario, la gagliarda subentra per spezzare la gravità della pavana, introducendo un pulsare ritmico più spigliato e saltellato che stimola una maggiore vivacità cinetica.
Si può notare l’impiego di un fornito gruppo di strumenti storici, tipico della prassi esecutiva rinascimentale: vihuela e chitarra barocca formano l’impalcatura armonica e ritmica di supporto. La vihuela, strumento principe della Spagna rinascimentale, conferisce in particolare un colore timbrato e legnoso, tracciando la linea accordale con precisione percussiva. La presenza di flauti dolci, delle chirimías (ciaramelle) e dei sacabuches (tromboni) evoca la tradizione dell’alta capella. Questi strumenti arricchiscono il brano di squilli luminosi e impasti timbrici penetranti, alternandosi o raddoppiando le linee melodiche. Ancora, il clave definisce con nitidezza i punti di cadenza armonica, mentre il tamburo a cornice scandisce con regolarità la pulsazione della danza, evidenziando i cambi di accento tra i diversi movimenti metrici.
Musicalmente, il brano si muove sul confine tra il tardo modalismo rinascimentale e l’embrione della tonalità armonica. Nello stile di Càrceres, le melodie non sono mai statiche: si può notare l’impiego delle glosas (diminuzioni ornamentali), in cui i flauti e i cordofoni abbelliscono le linee tematiche con passaggi virtuosistici agili, mantenendo però una rigorosa pulizia stilistica. L’interazione tra le viole da gamba e i fiati evidenzia infine una scrittura contrappuntistica imitativa, con le frasi musicali si rispondono vicendevolmente (stile antifonale).

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