Hugo de Lantins (attivo tra il 1420 e il 1430): Plaindre m’estuet de ma damme jolye, rondeau a 3 voci. Le Miroir de Musique, dir. Baptiste Romain.
P laindre m’estuet de ma damme jolye V ers tous amans qui par sa courtosie T out m’a failly sa foy qu’avoit promis A ultre de moy, tant que seroye vis, J amais changier ne devoit en sa vie. N e scay comment elle a fait départie D e moy. Certes ne le cuidesse mye E n tel deffault trouver, ce m’est [a]vis. M ais je scay bien que ja merancolie E [n] moy n’ara pour yceste follye. R enouveler volray malgré son vis D ’aultre damme dont mon cuer est souspris E t renuncer de tout sa compaignye.
Antoine Busnois (c1430 - 6 novembre 1492): Je ne puis vivre ainsy, bergerette a 3 voci (c1460). Ensemble Pomerium, dir. Alexander Blachly.
La bergerette è un virelai provvisto di un’unica strofe; la sua struttura è dunque refrain – strofe – refrain.
A Busnois piaceva molto giocare con le note e con le parole. Il testo di questa composizione è un acrostico che rivela il nome della persona cui è dedicata.
Je ne puis vivre ainsy toujours Au main que j’aye en mes dolours Quelque confort Une seule heure ou mains ou fort Et tou les jours Leaument serviray amours Jusqu’a la mort. Noble femme de nom et d’armes, Escript vous ay ce dittier-cy.
Des ieux plourant a chauldes larmes Affin qu’ayes de moy merchy. Quant a moi, je me meurs boncours Velant les nuits, faisant cent tours En criant fort Vengence en a Dieu, car a grant tort Je noye en plours Lors qu’au besoin me fault secours Et Pitie dort.
Philippe de Vitry (31 ottobre 1291 - 1361): O canenda vulgo per compita / Rex quem metrorum / Rex regum, mottetto a 4 voci. Ensemble Sequentia.
Il brano celebra Roberto d’Angiò, detto il Saggio (1277 - 1343), re di Napoli dal 1309; il sovrano non è citato nel testo, ma le lettere iniziali dei versi del motetus (2a voce) ne formano il nome (acrostico). Secondo varie testimonianze dell’epoca, Roberto d’Angiò fu un munifico mecenate e protettore delle arti, e in particolare amava la musica, dilettandosi nel cantare e nel comporre.
Il testo del triplum è una feroce invettiva contro un denigratore del re. Chi fosse questo vituperevole personaggio non ci è dato di sapere.
Triplum
O canenda vulgo per compita
ab eterno belial dedita
seculorum nephanda rabies
et delira canum insanies.
quem cum nequis carpere dentibus
criminaris neque lactrattibus
damnum colens tu quid persequeris
virum iustum et tuo deseris
rege regi quem decor actuum
illuminat quem genus strenuum
et sanctorum multa affinitas
sibi facta lux splendor claritas
corruscantem reddit pre ceteris
quemadmodum nocturnis syderis
iubar phebus perventus abtulit
dei proth dolor lapsum pertulit
iherusalem dominum proprium
ihesum spernens habes in socium.
Motetus
Rex quem metrorum depingit prima figura Omne tenens in se quod dat natura beatis Basis iusticie troianus iulius ausu Ecclesie tuctor machabeus hector in arma Rura colens legum scrutator theologie Temperie superans augustum iulius hemo Virtutes cuius mores genus actaque nati Scribere non possem possint tuper ethera scribi.
Contratenor
[senza testo.]
Tenor
Rex regum.
(O indicibile follia dei nostri tempi, possa tu essere cantata a tutti su ogni strada, condannata all’inferno per l’eternità, delirio di cani pazzi! Perché perseguiti l’uomo giusto, colui che non puoi lacerare con i tuoi denti né accusare con i tuoi latrati, cercando la sua distruzione, e perché abbandoni il tuo re, che la bellezza delle opere reali illumina, che l’ascendenza nobilita e che le tante affinità con i santi, la luce che è sua, lo splendore, la limpidezza rendono più brillante di chiunque altro, allo stesso modo in cui Febo sorgendo sembra spegnere il bagliore delle stelle notturne? Tu hai come unico compagno lo stesso peccato contro Dio, miserabile a dirsi, che Gerusalemme ha commesso nel respingere il suo legittimo Signore, Gesù.
Il re che la prima lettera di questi versi raffigura racchiude in sé tutte le cose che la natura dona ai beati. È la base della giustizia, uno Iulo di Troia per il suo coraggio, un guardiano della Chiesa, un Maccabeo [cioè un guerriero valoroso, NdT], un Ettore in armi, che protegge il proprio Paese osservando allo stesso tempo le leggi della teologia, superando Giulio Augusto in temperanza. Poiché non saprei descrivere a parole le virtù, il carattere, la famiglia e le azioni di un uomo così ricco di qualità, possano queste cose essere scritte lassù nei cieli.