Vicente Martín y Soler (2 maggio 1754 - 1806): La costanza, canzonetta (pubblicata in XII Canzonette italiane accompagnate col cembalo o arpa o chitarra, c1788, n. 7). Teresa Berganza, mezzosoprano; José Miguel Moreno, chitarra.
No che lasciar non posso
il caro mio tesoro,
per lui languisco e moro,
fedel ognor sarò.
L’idolo mio diletto
che m’ha ferito il petto
lasciar d’amar non so.
Giovanni Francesco Anerio (1569 - 11 giugno 1630): Torna la sera bruna, canzonetta spirituale (pubblicata nella raccolta Selva armonica dove si contengono motetti, madrigali, canzonette, dialogi, arie a una, doi, tre & quattro voci, 1617, n. 21) su testo di Agostino Manni. Concerto Romano, dir. Alessandro Quarta.
Torna la sera bruna
E in ciel luce la luna,
Che ’l mortal egro invita
Al sonno della vita.
Salva me, Signor forte,
Dal sonno della morte
E stammi sempre intorno,
Sinché ritorni il giorno.
Sia laude, gloria e canto
Al Padre, al Figlio e al santo
Spirto, che ’l ciel governa
Con legge sempiterna.
Marco Marazzoli, detto Marco dall’Arpa (c1602 - 26 gennaio 1662): Dal cielo cader vid’io, «canzonetta su la ciaccona». Jakub Józef Orliński – controtenore; L’Arpeggiata, dir. Christina Pluhar.
Dal cielo cader vid’io
due stelle più luminose,
e sul volto al idol mio
di sua mano Amor le pose.
Di due luci allo splendore
arda pur lieto un amante,
e costante
gli offra in dono il proprio core.
Ma non speri in tanto ardore
col seren dáltre faville,
avvampar quelle pipille
che dan lume al mio desio.
Dal cielo cader vid’io
due stelle più luminose,
e sul volto al idol mio
di sua mano Amor le pose.
Sotto l’arco d’un bel ciglio
splenderanno in bravi giri,
due zaffiri
da far caro ogni periglio.
Ma d’Amore è van consiglio
ch’ardan mai di foco pieni,
vaghi rai così sereni
come un guardo ch’io desio.
Dal cielo cader vid’io
due stelle più luminose,
e sul volto al idol mio
di sua mano Amor le pose.
Due diversissime interpretazioni della canzonetta a 4 voci Fa’ una canzone di Orazio Vecchi (6 dicembre 1550 - 1605). Ensemble Arduo d’Amore e duo Munia Cabal – Rómulo Vega-González.
Fa’ una canzone senza note nere,
Se mai bramasti la mia grazia havere,
Falla d’un tuono ch’invita al dormire,
Dolcemente, dolcemente facendola finire.
Per entro non vi spargere durezze
Ché le mie orecchie non vi sono avezze.
Né vi far cifra o segno contra segno:
Sopra ogni cosa quest’è ‘l mio disegno.
Con questo stile il fortunato Orfeo
Proserpina la giù placar poteo.
Questo è lo stile che quetar già feo
Con dolcezza a Saul lo spirto reo.
Francesca Caccini, detta La Cecchina (18 settembre 1587 - 1640): Non so se quel sorriso, canzonetta, dal Primo Libro delle musiche a una e due voci (1618). Shannon Mercer, soprano; Luc Beauséjour, clavicembalo; Sylvain Bergeron, tiorba; Amanda Keesmaat, violoncello.
Non so se quel sorriso
mi schernisce o m’affida,
se quel mirarmi fiso
m’alletta o mi diffida.
Gia schernito e deriso
da bella donna infida
non vorrei più che’l core
fosse strazio d’amore.
Non vo’ più per dolcezza
d’immaginato bene
nutrirmi d’amarezza
vivendo sempre in pene,
né per nuova bellezza
portar i lacci e catene,
né gravar l’alma ancella
di inferma novella.
Se tu vuoi ch’io t’adori,
d’amor stella gentile,
ti canti, e ch’io t’onori
su la mia cetra docile,
a più degni tesori
a guiderdon non vile
chiama l’avida speme
che spregiata già teme.
Soffrir’io più non voglio
la ferita crudele
d’un cor cinto d’orgoglio,
d’un anima infedele,
né tra scoglio né tra scoglio
affidar più le vele
della mia libertate
senza certa pietate.
Francesca Caccini: Ciaccona. Luigi Cozzolino, violino; Andrea Benucci, chitarra; Alfonso Fedi, clavicembalo; Francesco Tomei, viola da gamba.