Carson Cooman (12 giugno 1982): Conductus per organo portativo op. 1066 (2014); dedicato a Ernst Stolz. Esegue l’autore.
Il conductus è una delle forme caratteristiche della scuola polifonica cosiddetta «di Notre-Dame» (XII-XIII secolo).
Il portativo è un piccolo organo trasportabile, in uso fra il XII e la fine del XV secolo, dotato di un mantice, che l’esecutore aziona con la mano sinistra, di una tastiera con 9-12 (a volte 20 o più) tasti e di un numero limitato di canne, solitamente disposte su due file.
Ripubblico questo breve articolo, dedicato a due piccoli gioielli della musica medievale, perché mi pare che abbia suscitato interesse. Alla prima delle due composizioni il presente blog deve il suo nome.
1. La danza gioiosa
A l’entrada del temps clar è uno dei più celebri brani del repertorio musicale medievale. È una balada (canzone a ballo) su testo in lingua d’oc, risalente al XII o all’inizio del XIII secolo, tramandataci dal manoscritto detto Chansonnier de Saint-Germain-des-Prés, oggi alla Bibliothèque Nationale de France, reliquia di considerevole importanza in quanto si tratta di una delle più antiche fonti di musica profana che ci siano pervenute: databile intorno agli anni 1230, è all’incirca contemporaneo del codice dei Carmina Burana.
In quanto assai famosa, A l’entrada del temps clar è stata anche assai maltrattata. YouTube ne offre numerose interpretazioni, e molte sono quelle insensatamente… fracassone, ove con grida più o meno sguaiate e abbondanza di percussioni si vorrebbero rendere evidenti le presunte origini e i pretesi caratteri popolareschi della composizione. Ma tutto questo sembra poco attendibile. All’epoca, la musica “popolare” — cioè, alla lettera, la musica del popolo, che chiamiamo così per contrapporla a quella eseguita nelle chiese e nelle corti aristocratiche — non era reputata degna di nota: le probabilità che un brano del repertorio popolare potesse essere preso in considerazione dal compilatore dello Chansonnier de Saint-Germain-des-Prés sono pressoché nulle. Del resto, nel manoscritto parigino la nostra balada, quantunque anonima, è inclusa nel gruppo dei componimenti trobadorici, e sappiamo bene che l’arte dei trovatori è tutto fuorché popolaresca. L’analisi del brano rivela tratti compositivi alquanto raffinati, tanto nel testo quanto nella melodia.
Dopo aver ascoltato tutto quanto YouTube ha da proporre in merito, di A l’entrada del temps clar ho infine scelto due interpretazioni che mi paiono interessanti per motivi differenti. La prima si trova in uno dei dischi che la Casa editrice Fratelli Fabbri allegò alla Storia della musica pubblicata nel 1964; ha tutto il fascino della semplicità: è esclusivamente cantata (non sono in grado di risalire ai nomi degli interpreti) e l’unico tipo di elaborazione musicale consiste nel canto antifonale, ossia nel contrapporre la voce solista femminile al coro maschile, affidando alternativamente all’una e all’altro strofe e refrain, seguendo una prassi esecutiva molto antica, denominata appunto alternatim. La seconda interpretazione adotta il medesimo criterio ma aggiunge alle voci un cospicuo numero di strumenti: l’ensemble è lo Studio der frühen Musik diretto da Thomas Binkley, ove spicca il bel timbro tenorile di Nigel Rogers.
Il testo è stato variamente interpretato, sia in senso letterale sia come allegoria, in qualche caso facendo riferimento a antichi riti pagani che celebravano la fine dell’inverno. «All’entrata del tempo chiaro», ossia all’inizio della primavera, una bella regina fiorente (aurilhosa, cioè «aprilosa»: ecco un bel neologismo di ottocento anni fa; piacque molto a Ezra Pound) invita tutti i giovani a unirsi a lei in una danza gioiosa, incurante della gelosia dell’anziano re, il quale tenta di disturbare la danza perché es en cremetar, ovvero teme fortemente — e a ragione — che la regina voglia curarsi non di un vecchio, bensì di «un leggiadro giovincello che ben sappia sollazzare la donna savorosa». E chi la vede danzare potrà a buon diritto dire che al mondo non esiste alcuna che sia pari alla regina gioiosa.
A l’entrada del temps clar, eya,
Per joia recomençar, eya,
E per jelos irritar, eya,
Vol la regina mostrar
Qu’el’es si amorosa.
A la vi’, a la via, jelos!
Laissatz nos, laissatz nos
Balar entre nos, entre nos.
El’ a fait pertot mandar, eya,
Non sia jusqu’a la mar, eya,
Piucela ni bachalar, eya,
Que tuit non vengan dançar
En la dansa joiosa.
A la vi’…
Lo reis i ven d’autra part, eya,
Per la dança destorbar, eya,
Que el es en cremetar, eya,
Que om no li volh emblar
La regin’aurilhosa.
A la vi’…
Mais per nient lo vol far, eya,
Qu’ela n’a sonh de vielhart, eya,
Mais d’un leugier bachalar, eya,
Qui ben sapcha solaçar
La domna saborosa.
A la vi’…
Qui donc la vezes dançar, eya,
E son gent cors deportar, eya,
Ben pogra dir de vertat, eya,
Qu’el mont non aja sa par
La regina joiosa.
A la vi’, a la via, jelos,
Laissatz nos, laissatz nos
Balar entre nos, entre nos.
2. Il fiore della vita
Se A l’entrada del temps clar è famosa, non altrettanto noto è che la sua melodia fu utilizzata da un anonimo esponente della cosiddetta Scuola di Notre-Dame come base per la composizione di un conductus a 3 voci. Il brano in questione s’intitola Veris ad imperia e ci è pervenuto tramite un altro importante manoscritto duecentesco, detto Antiphonarium mediceum in quanto conservato presso la Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, ma redatto a Parigi e interamente dedicato al repertorio della celebre scuola polifonica che fiorì nella capitale francese. Nell’ambito di tale repertorio, Veris ad imperia è uno dei non molti componimenti che adottano come tenor un canto non liturgico; si tratta anzi a tutti gli effetti di una composizione profana che parla di amori terreni e non spirituali, quelli che sbocciano in primavera e feriscono i cuori.
Fra le non molte interpretazioni di questo delizioso conductus proposte da YouTube ho scelto quella, agile e spigliata, del già citato Studio der frühen Musik diretto da Thomas Binkley.
Veris ad imperia, eya,
Renascuntur omnia, eya,
Amoris proemia, eya,
Corda premunt saucia
Querula melodia.
Gratia previa,
Corda marcentia
Media.
Vite vernat flos intra nos.
Suspirat Lucinia, eya,
Nostra sibi conscia, eya,
Impetrent suspiria, eya,
Quod sequatur venia,
Dirige vita via
Gratia previa
Vie dispendia
Gravia.
Vite vernat flos intra nos.
Perotino il Grande (magister Perotinus Magnus ovvero Pérotin, c1160 - c1230): Beata viscera, conductus monodico; testo probabilmente di Philippe le Chancelier. Ensemble Tonus Peregrinus.
Testo completo (nell’interpretazione dell’ensemble Tonus Peregrinus sono omesse le strofe 2, 3 e 5) e traduzione:
1. Beata viscera
Marie virginis
cuius ad ubera
rex magni nominis,
veste sub altera
vim celans numinis,
dictavit federa
Dei et hominis.
O mira novitas
et novum gaudium
matris integritas
post puerperium.
Beato il grembo
della vergine Maria,
al cui seno
un re di nome illustre,
celando sotto altra veste
la propria divina natura,
stabilì l’alleanza
di Dio con l’uomo.
O novità mirabile
e nuova fonte di gioia
la purezza della madre
dopo il parto.
2. Populus gentium
sedens in tenebris
surgit ad gaudium
partus tam celebris:
Iudea tedium
fovet in latebris,
cor gerens conscium
delicet funebris.
O mira novitas…
Il popolo delle nazioni,
che sedeva nelle tenebre,
si alza in piedi per la gioia
di un parto tanto illustre:
la Giudea cova il disgusto
di nascosto, avendo nel cuore
la consapevolezza
di una colpa funesta.
O novità mirabile…
3. Fermenti pessimi
qui fecem hauserant,
ad panis azimi
promisa properant:
sunt Deo proximi
qui longe steterant,
et hi novissimi
qui primi fuerant.
O mira novitas…
Chi aveva inghiottito il fondo
di un lievito pessimo
si affretta alle promesse
del pane azzimo:
sono più vicini a Dio
coloro che erano stati lontani,
e ultimi quelli
che erano stati i primi.
O novità mirabile…
4. Partum quem destruis,
Iudea misera!
De quo nos arguis,
quem docet littera;
si nova respuis,
crede vel vetera,
in hoc quem astruis
Christum considera.
O mira novitas…
Quale parto distruggi,
infelice Giudea!
Ci accusi di quanto
la lettera insegna;
se rifiuti i fatti nuovi,
credi almeno a quelli vecchi,
in ciò che aggiungi
riconosci il Cristo.
O novità mirabile…
5. Te semper implicas
errore patrio;
dum viam indicas
errans in invio:
in his que predicas,
sternis in medio
bases propheticas
sub evangelio.
O mira novitas…
Ancora ti avviluppi
nell’errore dei tuoi padri,
mentre indichi la strada
vagando in luoghi impraticabili:
in ciò che proclami
dissemini nel mezzo
basi profetiche
sotto il vangelo.
O novità mirabile…
6. Legis mosayce
clausa misteria;
nux virge mystice
nature nescia;
aqua de silice,
columpna previa,
prolis dominice
signa sunt propera.
O mira novitas…
Della legge mosaica
chiusi i misteri;
il frutto della mistica verga
ignoto alla natura;
acqua dalla roccia,
colonna che precede,
della prole del Signore
sono segni impetuosi.
O novità mirabile…
7. Solem, quem libere,
dum purus oritur
in aura cernere
visus non patitur,
cernat a latere
dum repercutitur,
alvus puerpere,
qua totus clauditur.
O mira novitas…
Il sole che liberamente,
mentre nitido sorge
nell’aria, guardare
non è possibile,
lo si osservi di lato
mentre si riflette,
grembo della madre
in cui tutto è racchiuso.
Anonimo del XII secolo: Crucifigat omnes, conductus a 3 voci. New London Consort, dir. Philip Pickett.
Si tratta di un vero e proprio canto di crociata. Il testo, composto a seguito della conquista di Gerusalemme da parte del Saladino (2 ottobre 1187), è riportato con o senza musica da più fonti diverse, fra le quali il manoscritto dei Carmina Burana : nell’ambito di questa raccolta è compreso fra i carmina moralia (canti morali) e gli è stato assegnato il numero 47.
Crucifigat omnes
Domini crux altera,
nova Christi vulnera!
Arbor salutifera
perditur, sepulchrum
gens evertit extera
violente, plena gente
sola sedet civitas,
agni fedus rapit hedus,
plorat dotes perditas
sponsa Sion, immolatur
Ananias, incurvatur
cornu David, flagellatur
mundus;
ab iniustis abdicatur
per quem iuste iudicatur
mundus.
O quam dignos luctus!
exulat rex omnium,
baculus fidelium
sustinet opprobrium
gentis infidelis;
cedit parti gentium
pars totalis; iam regalis
in luto et latere
elaborat tellus, plorat
Moysen fatiscere.
homo, Dei miserere!
fili, patris ius tuere!
in incerto certum quere,
ducis
ducum dona promerere
et lucrare lucem vere
lucis!
Quisquis es signatus
fidei charactere,
fidem factis assere,
rugientes contere
catulos leonum,
miserans intuere
corde tristi damnum Christi!
longus Cedar incola,
surge, vide, ne de fide
reproberis frivola!
suda martyr in agone
spe mercedis et corone!
Derelicta Babylone,
pugna
pro celesti regione,
et ad vitam te compone
pugna!
Crocifigga tutti
la seconda croce del Signore,
le nuove ferite di Cristo!
L’albero della salvezza
è perduto, il Sepolcro
è stato profanato da stranieri
con la violenza, piena di gente
la città resta sola,
l’ariete ha rotto il patto con l’agnello,
piange la dote perduta
la sposa di Sion, immolato
Anania, piegata
la potenza di Davide, flagellato
chi è puro;
dagli empi rinnegato
Colui che con giustizia giudica
il mondo.
Oh, come sono giusti i pianti!
Il Re del mondo è bandito,
il sostegno dei credenti
deve patire l’obbrobrio
di un popolo infedele;
cede a una parte dei gentili
la parte intera; già del Re
la terra tra fango e macerie
soffre, e lamenta
la rovina di Mosè.
Uomo, implora la pietà di Dio!
Figlio, difendi il diritto del Padre!
Nell’incerto cerca la certezza,
del Re
dei re merita il dono
e guadàgnati la luce della vera
luce!
Chiunque tu sia, segnato
con il marchio della fede,
testimoniala con i fatti,
schiaccia i ruggenti
cuccioli dei leoni,
osserva con pietà
e dolore la rovina di Cristo!
Lontano abitante di Kedar,
alzati e bada, che non ti si rimproveri
per la tua debole fede!
Suda, come un martire, nella mischia
sperando nel premio e nella corona!
Lasciata Babilonia,
lotta
per guadagnare un posto in cielo,
e preparati alla vita eterna
combattendo.
Il conductus è un tipo di composizione vocale su testo latino, monodica (a una voce) o polifonica (a più voci), la cui origine è da localizzarsi nella Francia meridionale (Aquitania) intorno al volgere del primo millennio; il nome è presumibilmente dovuto alla funzione che il conductus aveva in ambito liturgico, cioè quella di accompagnare durante la messa eventuali spostamenti del celebrante, di «condurre» processioni, e simili. Nel XII secolo il conductus divenne una delle forme predilette dagli esponenti della Scuola cosiddetta di Notre-Dame, che l’affrancarono dalla primitiva destinazione liturgica creando composizioni di argomento vario, talvolta anche non religioso: è il caso, per esempio, di Veris ad imperia, un conductus a 3 voci costruito sulla melodia di una canzone a ballo occitana abbastanza famosa, A l’entrada del tens clar (in questa pagina del blog potete ascoltare ambedue le composizioni). Mentre in altre forme della Scuola parigina prevale la scrittura melismatica (melisma: tante note per una sola sillaba), il conductus ha andamento perlopiù sillabico (una nota per ciascuna sillaba). La storia del conductus si conclude verso la fine del Duecento, con l’affermarsi di una forma nuova che avrà grandissima fortuna nei secoli a venire, il mottetto.