Music for a Rainy Weekend (To My Dear Friend Ashley)

Eric Whitacre (1970): Cloudburst per voce recitante, coro, pianoforte e percussione (1991-95) su testo di Octavio Paz (da El cántaro roto, adattato). Brigham Young University Singers, dir. Ron Staheli.

La lluvia,
ojos de agua de sombra,
ojos de agua de pozo,
ojos de agua de sueño.
Soles azules, verdes remolinos,
picos de luz que abren astros
como granadas.
Dime, tierra quemada, ¿no hay agua?
Hay sólo sangre, sólo hay polvo,
¿hay sólo pisadas
de pies desnudos sobre la espina?

La lluvia despierta.
Hay que dormir con los ojos abiertos,
hay que soñar con las manos,
soñemos sueños activos de río buscando su cauce,
sueños de sol soñando sus mundos,
hay que soñar en voz alta,
hay que cantar hasta que el canto eche
raíces, tronco, ramas, pájaros, astros,
hay que desenterrar la palabra perdida
recordar que dicen sangre, la marea,
la tierra y el cuerpo,
volver al punto de partida.
La lluvia.

Il deserto

Félicien David (1810 - 29 agosto 1876): Le désert, ode-symphonie in 3 parti per voce recitante, tenore, coro maschile e orchestra, testo poetico di Auguste Colin (1844). Olivier Pascalin, recitante; Bruno Lazzaretti, tenore; Chor der St.-Hedwigs-Kathedrale Berlin; Rundfunk-Sinfonieorchester Berlin, dir. Guido Maria Guida.

Questa composizione è il frutto (maturato oltre dieci anni dopo) del viaggio in Egitto e in Medio Oriente compiuto da David nel 1833, all’epoca della sua adesione al sansimonismo. Il testo narra il percorso di una carovana attraverso il deserto del Sahara: affronta una tempesta di sabbia, fa sosta per la notte, riprende il cammino al levar del giorno rendendo omaggio a Allah. L’ode è articolata in 3 parti a loro volta suddivise in scene fra loro indipendenti:
PARTE I, L’entrée au désert. L’orchestra evoca l’immensità silente del deserto; si ode la preghiera di un coro di pellegrini che rende omaggio a Allah; dopo, in lontananza, si avverte il rumore della carovana (Marche de la caravane), dapprima sommesso, poi sempre più forte man mano che questa si avvicina. Si leva una forte tempesta di sabbia (Le simoun), amplificata dalla disperata supplica del coro che invoca Allah affinché abbia pietà dei credenti. Tornata la calma, la carovana può riprendere il cammino.
PARTE II, La nuit [22:26]. Il coro intona un cantico alla notte; seguono due brani strumentali, la Fantaisie arabe («air syrien») e la Danse des almées, che richiamano remote atmosfere orientali. Si celebra la vita libera del deserto in contrapposizione a quella civilizzata (La liberté au désert); l’episodio si conclude con una Rêverie du soir fondata sopra una melodia orientale udita da David al tempo del suo soggiorno in Egitto. Il silenzio, immobile, si distende nuovamente sul deserto.
PARTE III, Le lever du soleil [35:09]. Il sole si alza sul deserto e lo inonda di luce e di amore; solo il canto del muezzin (Chant du muezzin) increspa l’atmosfera immobile del Sahara. La carovana si rimette in cammino (Le départ de la caravane). L’ode si conclude con un omaggio corale a Allah.

Concerto dell’Albatro

Giorgio Federico Ghedini (11 luglio 1892 - 1965): Concerto dell’Albatro per voce recitante, violino, violoncello, pianoforte e orchestra (1945) su testi tratti da Moby Dick di Herman Melville (traduzione di Salvatore Quasimodo). Gordon Stanley, voce recitante; Mela Tenenbaum, violino; Dorothy Lawson, violoncello; Cameron Grant, pianoforte; Philharmonia Virtuosi, dir. Richard Kapp.

« Ricordo il primo albatro che vidi.
« Fu durante un lungo colpo di vento in acque remote nei mari antartici.
« Dopo la mia guardia franca del mattino, ero salito sul ponte coperto di nubi e là vidi, gettato sulle boccaporte di maestro, un essere regale, pennuto, di immacolata bianchezza e dal sublime romano rostro adunco.
« A intervalli esso allargava le ali immense da arcangelo, come per abbracciare qualche arca santa. Stupefacenti palpitazioni e sussulti lo scuotevano.
« Attraverso i suoi inesprimibili, stranissimi occhi mi pareva di scorgere segreti che giungevano a Dio.
« A lungo contemplai quel prodigio di penne. Non posso dire, ma soltanto far sentire, le cose che mi guizzarono allora nella mente. »