Air rococo avec doubles

Ella Adaïewsky (ovvero Ėlla Georgievna Adaev­skaja, pseudonimo di Sophia Christine Gertrud Elisabeth von Schultz; 1846 - 29 luglio 1926): Air rococo avec doubles per pianoforte. Andrea Rucli.



L’approfondimento
di Pierfrancesco Di Vanni

Ella Adaïewsky: la nomade del suono tra avanguardia e tradizione

Le origini e il prodigioso debutto a San Pietroburgo
Ella Adaïewsky nacque a San Pietroburgo in un ambiente culturale vivace. Suo padre era un noto medico e studioso di folklore, mentre sua madre era un’insegnante di musica. Fin dall’infanzia, la giovane dimostrò un talento eccezionale: a soli otto anni divenne allieva del celebre Adolf von Henselt e nel 1862 fu tra le prime studentesse del neonato Conservatorio di San Pietroburgo. Qui ebbe l’onore di studiare pianoforte con Anton Rubinštejn e composizione con Nikolaj Zaremba.

Il mistero del nome e l’ascesa come compositrice
Dopo il diploma nel 1869, la musicista scelse il nome d’arte Adaïewsky, un omaggio criptico alle note musicali: il termine deriva infatti dalle lettere A-D-A (la-re-la), le note suonate dai timpani nell’ouverture dell’opera Ruslan e Ljudmila di Glinka. La sua carriera decollò rapidamente, portandola a esibirsi in tutta Europa e a stringere amicizie illustri, come quella con Charles Gounod a Parigi. In questo periodo si dedicò alla composizione di opere liriche ambiziose, come La figlia del boiardo (1873) e L’alba della libertà (1877), quest’ultima dedicata allo zar Alessandro II e segnata da complesse vicende con la censura russa.

Sperimentazione e innovazione: la passione per il passato
La compositrice non fu solo un’interprete, ma una pioniera della musicologia. Sviluppò un profondo interesse per la musica dell’antica Grecia e per il folklore slavo. Questa ricerca sfociò in una delle sue opere più innovative, la Sonata greca (1881) per clarinetto e pianoforte. In questa composizione, Ella anticipò i tempi utilizzando i quarti di tono, dimostrando una sensibilità d’avanguardia che cercava di fondere le scale arcaiche con la modernità.

Gli anni veneziani e il circolo di Neuwied
Nel 1882, Ella si trasferì a Venezia, dove rimase per quasi trent’anni. In Italia divenne una figura centrale della vita culturale cittadina, animando i salotti con i suoi concerti e scrivendo saggi musicologici. In questo periodo la sua produzione si concentrò sulla musica vocale, come i 24 Preludi per voce e pianoforte. Nel 1911 si spostò in Germania, a Neuwied, dove entrò a far parte di un esclusivo circolo artistico e letterario nel castello di Segenhaus, frequentando personalità come la regina Elisabetta di Romania (nota con lo pseudonimo di Carmen Sylva).

Un’eredità universale: l’etnomusicologia e le opere
Durante gli anni della prima guerra mondiale e fino alla sua morte nel 1926 a Bonn, Adaïewsky si dedicò instancabilmente allo studio del folklore musicale di moltissimi popoli: dai russi agli italiani, dai tartari agli estoni, fino ai celti. La sua eredità comprende un vasto catalogo che comprende opere teatrali (drammi romantici e opere popolari), musica per pianoforte (brani descrittivi come Onde del Lido e variazioni virtuosistiche, musica da camera (oltre alla già citata Sonata greca, spicca la suggestiva Serenata veneziana per mandolino, chitarre e archi) e composizioni vocali (cantate e liriche su testi di grandi poeti europei).
La compositrice rimane oggi una figura affascinante di donna colta e cosmopolita, capace di unire l’anima russa alla cultura europea e di trasformare la ricerca accademica in arte sonora.

L’Air rococo avec doubles
Il brano si presenta come un raffinato esercizio di stile “neoclassico” ante litteram. Ella Adaïewsky, profonda conoscitrice della storia della musica, recupera qui la forma della variazione tipica del periodo barocco e rococò (i doubles), infondendovi però una sensibilità pianistica tardo-ottocentesca.
Si inizia con l’esposizione del tema, l’air. L’atmosfera è immediatamente evocativa di un salotto settecentesco: il carattere è nobile, aggraziato e misurato. La melodia procede per brevi frasi galanti, caratterizzate da salti eleganti e una punteggiatura ritmica molto chiara. La mano sinistra accompagna con semplicità, mantenendo un ritmo regolare che ricorda la danza (quasi una gavotta o un minuetto). La scrittura è trasparente, priva di sovrastrutture armoniche pesanti. Adaïewsky punta sulla chiarezza dell’articolazione, dove ogni nota sembra un cristallo, tipico dell’estetica rococò che privilegia l’ornamento e la leggerezza rispetto al dramma.
Con l’inizio del primo double, la struttura dell’air rimane riconoscibile nelle sue fondamenta armoniche, ma la superficie sonora si anima. La linea melodica viene “raddoppiata” attraverso l’uso di suddivisioni ritmiche più veloci. Qui compaiono scale fluide e passaggi in sedicesimi che conferiscono al brano un andamento più scorrevole e brillante. Mentre la mano destra ricama arabeschi attorno al tema originale, la sinistra mantiene il ruolo di ancora ritmica, garantendo che l’eleganza della danza iniziale non vada perduta nonostante il maggior virtuosismo richiesto.
Il secondo double rappresenta il culmine della complessità tecnica e ornamentale del pezzo. La trama si fa ancora più fitta. Adaïewsky introduce rapide figure di arpeggi e scale che coprono un’estensione maggiore della tastiera. Il tocco richiesto è “perlaceo”: veloce, ma estremamente nitido. Non c’è mai un senso di sforzo, bensì una fluidità quasi eterea. Nonostante la velocità delle note, la compositrice riesce a far emergere le note cardine della melodia originale tra le pieghe dei passaggi rapidi. Verso la fine, la tensione virtuosistica si placa leggermente per riportare l’ascoltatore verso la dimensione raccolta dell’inizio. La conclusione è affidata a una cadenza che riafferma la tonalità principale con estrema compostezza, lasciando un senso di compiutezza e di ordine formale.
L’opera non è solo un omaggio al passato, ma una dimostrazione della maestria di Adaïewsky nel padroneggiare le forme storiche. La sua capacità di scrivere variazioni che non soffocano il tema, ma lo esaltano attraverso “veli” di note sempre più sottili, dimostra un equilibrio raro tra rigore accademico e ispirazione poetica. L’ascoltatore viene guidato in un percorso che va dalla semplicità di un canto solitario alla brillantezza di un gioco di specchi sonori.