Georg Philipp Telemann (14 marzo 1681 - 1767): Concerto per viola e archi in sol maggiore TWV 51:G9 (c1716-21). Liisa Randalu, viola; hr-Sinfonieorchester Frankfurt, dir. Richard Egarr.
- Largo
- Allegro [3:10]
- Andante [5:37]
- Presto [8:55]

Georg Philipp Telemann (14 marzo 1681 - 1767): Concerto per viola e archi in sol maggiore TWV 51:G9 (c1716-21). Liisa Randalu, viola; hr-Sinfonieorchester Frankfurt, dir. Richard Egarr.


Oggi vi propongo un breve ma efficace video divulgativo, pubblicato da Francesco Di Fortunato nel suo canale di YouTube Musica antica (for dummies) e dedicato alla genesi della Cantata del caffè (Schweigt stille, plaudert nicht BWV 211) di Johann Sebastian Bach, composta nel 1734 circa su testo di Picander, al secolo Christian Friedrich Henrici.
Dopodiché, ecco la Cantata del caffè in una pregevole interpretazione: Lucie Chartin, soprano (Liesgen); Jan-Willem Schaafsma, tenore; Mattijs van de Woerd, basso (Schlendrian); membri della Nederlandse Bachvereniging, dir. e violino I Shunske Sato.
Mentre gli altri preparano la scena, ricostruendo (più o meno) il Cafè Zimmermann di Lipsia ove la cantata fu eseguita per la prima volta, gli strumentisti eseguono un brano di Telemann – così, giusto per scaldare i motori…
– Georg Philipp Telemann (1681 - 1767): Distrait, V movimento del Quartetto in mi minore per flauto traverso, violino, violoncello e basso continuo TWV43:e4 (1738).
Testo
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1. Rezitativ (Tenor) Schweigt stille, plaudert nicht |
1. Recitativo (Tenore) Fate silenzio, non parlate, |
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2. Arie (Schlendrian) Hat man nicht mit seinen Kindern |
2. Aria (Schlendrian) Non si hanno, con i figli, |
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3. Rezitativ (Schlendrian, Liesgen) Du böses Kind, du loses Mädchen, |
3. Recitativo (Schlendrian, Liesgen) – Bambina cattiva, ragazzaccia, |
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4. Arie (Liesgen) Ei! wie schmeckt der Coffee süße, |
4. Aria (Liesgen) Oh, com’è dolce il caffè, |
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5. Rezitativ (Schlendrian, Liesgen) – Wenn du mir nicht den Coffee lässt, |
5. Recitativo (Schlendrian, Liesgen) – Se non smetti di bere il caffè |
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6. Arie (Schlendrian) Mädchen, die von harten Sinnen, |
6. Aria (Schlendrian) Le ragazze dalla testa dura |
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7. Rezitativ (Schlendrian, Liesgen) – Nun folge, was dein Vater spricht! |
5. Recitativo (Schlendrian, Liesgen) – Obbedisci al volere di tuo padre! |
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8. Arie (Liesgen) Heute noch, |
8. Aria (Liesgen) Oggi stesso, |
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9. Rezitativ (Tenor) Nun geht und sucht der alte Schlendrian, |
9. Recitativo (Tenore) Ora il vecchio Schlendrian va e cerca, |
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10. Chor (Terzett) Die Katze lässt das Mausen nicht, |
10. Terzetto Come il gatto non lascia il topo, |
Georg Philipp Telemann (1681 - 1767): Concerto per flauto dolce, archi e basso continuo in do maggiore TWV 51:C1. Dorothee Oberlinger, flauto dolce; Bremer Barockorchester.
Dorothee Oberlinger è Early Music Day Ambassador per il 2024
Ein feste Burg ist unser Gott, inno su testo di Martin Lutero (ispirato dal Salmo 46) con melodia di Joseph Klug (1529).
Ein feste Burg ist unser Gott,
Ein gute Wehr und Waffen.
Er hilft uns frei aus aller Not,
Die uns jetzt hat betroffen.
Der alt böse Feind,
Mit Ernst er’s jetzt meint.
Groß Macht und viel List
Sein grausam Rüstung ist.
Auf Erd ist nicht seinsgleichen.
Mit unsrer Macht ist nichts getan,
Wir sind gar bald verloren.
Es streit’t für uns der rechte Mann,
Den Gott hat selbst erkoren.
Fragst du, wer der ist?
Er heißt Jesus Christ,
Der Herr Zebaoth,
Und ist kein ander Gott.
Das Feld muß er behalten.
Und wenn die Welt voll Teufel wär
Und wollt uns gar verschlingen,
So fürchten wir uns nicht so sehr,
Es soll uns doch gelingen.
Der Fürst dieser Welt,
Wie saur er sich stellt,
Tut er uns doch nicht.
Das macht, er ist gericht’t.
Ein Wörtlein kann ihn fällen.
Das Wort sie sollen lassen stahn
Und kein’ Dank dazu haben.
Er ist bei uns wohl auf dem Plan
Mit seinem Geist und Gaben.
Nehmen sie den Leib,
Gut, Ehr, Kind und Weib,
Laß fahren dahin.
Sie haben’s kein Gewinn.
Das Reich muß uns doch bleiben.
Stephan Mahu (c1480/90-1541?): Ein feste Burg ist unser Gott. Paula Bär-Giese, soprano (interpreta il ruolo di Katharina von Bora, moglie di Lutero); Hein Hof (nei panni di Mahu) l’accompagna al virginale.
Samuel Scheidt (1587-1654): Ein feste Burg ist unser Gott. Coro Anonymus.
Una squillante versione del celebre corale luterano, eseguita alla tromba da Timothy Moke e all’organo da Georg Masanz.
Georg Philipp Telemann (1681-1767): Ein feste Burg ist unser Gott, mottetto-corale a 4 voci, con strumenti ad libitum, e basso continuo TVWV 8:7. Magdeburger Kammerchor e Magdeburger Barockorchester, dir. Lothar Hennig.
Il 31 ottobre 1517 Martin Lutero rese pubbliche (secondo la tradizione, affiggendole sul portale della Schlosskirche di Wittenberg) le proprie 95 tesi «sulla dichiarazione del potere delle indulgenze»; per convenzione storica, questo evento è considerato l’inizio della Riforma protestante.
Veduta di Wittenberg, 1536. Sulla sinistra, la Schlosskirche
Georg Philipp Telemann (14 marzo 1681 - 1767): Concerto in re maggiore per tromba e archi (1714). Maurice André, tromba; Berliner Philharmoniker, dir. Herbert von Karajan.
Per l’Adagio iniziale nutrì una grande passione un celebre cantautore italiano 🙂

Georg Philipp Telemann (1681 - 25 giugno 1767): Helden-Music bestehend aus 12. Marchen / 12 Marches héroiques TWV 55:a1, versione per tromba e organo (l’originale è per due oboi e basso continuo). Ole Edvard Antonsen, tromba; Wayne Marshall, organo.

Georg Philipp Telemann (1681 - 1767): Suite in sol maggiore per orchestra TWV 55:G2, La Bizarre (c1720). Concerto Copenhagen.

Michael Praetorius (ovvero Schultheiß; 1571 - 15 febbraio 1621): La Canarie (da Terpsichore, Musarum Aoniarum, 1612, n. 31). Eduardo Antonello esegue tutte le parti.
Canaria o canario (anche canarie, canary) è una danza rinascimentale ispirata da una forma tradizionale propria delle isole Canarie, probabilmente quella nota come tajaraste. Era molto diffusa in Europa fra Cinque e Seicento, tanto che venne menzionata anche da Shakespeare (in Pene d’amor perdute, in Tutto è bene quel che finisce bene e nelle Allegre comari di Windsor). Di andamento rapido, in ritmo ternario o doppio ternario, soddisfaceva la tendenza esotizzante della società del tempo con la bizzarria dei suoi movimenti, che alternavano saltelli e passi martellati (tacco e punta).
Viene menzionata per la prima volta nel Libro de Música de vihuela (1552) di Diego Pisador, che però non la descrive come una danza bensì come un canto funebre (endecha de canario). I più antichi esempi musicali si trovano nei trattati di danza della fine del Cinquecento. Nel Ballarino (1588) Fabrizio Caroso la pone a conclusione della coppia gagliarda-saltarello (o rotta); ne dà inoltre una descrizione completa, come danza autonoma, articolata in sei mutanze (serie di figure). Tanto Thoinot Arbeau nell’Orchésographie (1588) quanto padre Marin Mersenne nell’Harmonie universelle (1636) ne sottolineano il carattere selvaggio. Compare anche nelle Nuove inventioni di balli (1604) di Cesare Negri.
Caduta in disuso, come danza, nella seconda metà del Seicento, entrò tuttavia a far parte della suite strumentale e fu accolta anche nell’opera: se ne possono trovare esempi in composizioni di Jacques Champion de Chambonnières e di François Couperin, nelle Pièces de clavessin op. II (1669) di Johann Caspar Ferdinand Fischer, nel Suavioris harmoniae instrumentalis hyporchematicae Florilegium (1ª parte, 1695) di Georg Muffat e ancora in lavori di Jean-Baptiste Lully, Johann Kusser, Georg Philipp Telemann e Jan Dismas Zelenka, e inoltre nella semi-opera tragicomica in cinque atti di Henry Purcell The Prophetess, or The History of Dioclesian (1695).
Occasionalmente, il ritmo e l’andamento propri di questa danza si trovano in composizioni più recenti, come per esempio la suite Ballet de cour (1901-04) di Gabriel Pierné.
(Testo tratto dal Dizionario di musica della Utet [DEUMM], riveduto e ampliato.)