Non ti lagnar, ma soffra et taci

Alfonso Ferrabosco I (1543 - 12 agosto 1588): Dolci ire (2ª parte: Forse anchor), madrigale a 5 voci su testo del Petrarca (Canzoniere CCV). Huelgas Ensemble, dir. Paul Van Nevel.

Dolci ire, dolci sdegni et dolci paci,
dolce mal, dolce affanno et dolce peso,
dolce parlare, et dolcemente inteso,
or di dolce òra, or pien di dolci faci:

alma, non ti lagnar, ma soffra et taci,
et tempra il dolce amaro, che n’à offeso,
col dolce honor che d’amar quella ài preso
a cui io dissi: Tu sola mi piaci.

Forse anchor fia chi sospirando dica,
tinto di dolce invidia: Assai sostenne
per bellissimo amor quest’al suo tempo.

Altri: O fortuna agli occhi miei nemica,
perché non la vid’io? perché non venne
ella piú tardi, over io piú per tempo?

Nativo di Bologna, membro di un’articolata dinastia di musicisti, a partire dal 1562 Alfonso Ferrabosco il Vecchio fu attivo prevalentemente in Inghilterra, dove trovò impiego quale musicista presso la corte di Elisabetta I e contribuì a diffondere il gusto per il madrigale in stile italiano. Ebbe una vita intensa, ricca di episodi singolari – fu tra l’altro accusato di furto e di omicidio, e dopo il suo definitivo ritorno in Italia, nel 1578, si dice che abbia svolto attività di spionaggio per conto della regina inglese.

6 pensieri riguardo “Non ti lagnar, ma soffra et taci

  1. Buongiorno e buon lunedì, caro Claudio, grazie di aver condiviso questo delizioso madrigale… la sua melodia dal sapore spirituale dà la giusta carica per iniziare nel migliore dei modi la settimana 😊

    A proposito di Ferrabosco il Vecchio, viene ricordato come l’unico madrigalista italiano a lavorare in Inghilterra e il principale responsabile dello sviluppo del genere nel Paese. La sua fama fu talmente elevata da guadagnarsi l’appellativo di “Master Alfonso”.

    Prima di giungere in Inghilterra con lo zio Girolamo, visse e lavorò dapprima a Roma e poi in Lorena, al servizio di Carlo di Guisa. Durante il suo soggiorno in Inghilterra, non dimenticò mai l’Italia e vi fece ritorno periodicamente, non senza suscitare controversie, in quanto né il Papa né l’Inquisizione erano contrari alla sua permanenza in Inghilterra poiché, alla fine del XVI secolo, il Paese era attivamente in guerra con i Paesi cattolici.

    Ritornato in Inghilterra, prese parte alla rappresentazione a corte di un masque in onore dell’ambasciatore francese e, mentre era qui, fu privato di tutti i suoi beni in Italia (probabilmente, per l’espatrio non autorizzato). Una volta fatto ritorno in Italia, giunsero le accuse per i crimini commessi. Ironia della sorte, aveva assassinato un suo connazionale, di identità ignota, che lavorava presso il poeta Philip Sydney e che si stava recando alla corte della regina Elisabetta. Nonostante riuscì a ripristinare la sua reputazione, non tornò mai più in Inghilterra, nonostante i numerosi tentativi della Regina di convincerlo.

    Stabilitosi definitivamente in Italia, entrò al servizio del duca Carlo Emanuele I di Savoia, assumendo il ruolo di “musico, servitore e gentiluomo di bocca”. Questa sua “impertinenza” gli impedì di far rientrare i suoi figli dall’Inghilterra, nonostante i numerosi appelli alla regina e l’invio di un emissario, un tal Dondieno, alla corte londinese.

    La necessità di informazioni vitali per l’Inghilterra sui Paesi cattolici con i quali era in guerra, fra cui l’Italia, spinse molti a diffondere la diceria per la quale il Ferrabosco fosse un agente segreto al servizio di Elisabetta, però non ci sono prove definitive a riguardo. Si può però dire che era insolitamente ben pagato rispetto a un musicista medio della corte inglese e ciò potrebbe indurre a pensare che, forse, svolgesse lavori di natura extra-musicale per conto della regina, tra cui lo spionaggio.

    Riguardo alle sue composizioni, molti suoi madrigali erano a 5-6 voci, avevano uno stile leggero e, nonostante le origini del compositore e la sua forte conoscenza del madrigale in stile italiano, essi ignoravano gli ultimi sviluppi compositivi italiani, quali i cromatismi espressivi e i madrigalismi. Nonostante ciò, gli stessi furono elogiati per la loro stupefacente tecnica. Tra gli elogiatori, si ricorda il compositore inglese Thomas Morley, il quale ebbe modo di esclamare: “Profonda abilità!” di fronte al lavoro di Ferrabosco, una parte del quale fu incluso da Morley stesso in una raccolta del 1598, dieci anni dopo la morte del compositore italiano. Anche il manoscritto oggi noto come Dow Partbooks, compilato da Robert Dow, include due sue opere.

    Ferrabosco non fu solo un eccellente madrigalista, ma anche un ottimo autore di musica sacra, fra la quale mottetti, lamentazioni e inni, tutti in stile vocale a cappella. Non disdegnò nemmeno la musica strumentale, scrivendo fantasie, pavane, gagliarde, passamezzi e In Nomine (brevi pezzi polifonici per consort di viole) per diverse combinazioni strumentali, come liuto e viole.

    Buona giornata e a presto!

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