Cruda Amarilli

Cruda Amarilli, che col nome ancora
d’amar, ahi lasso, amaramente insegni!
Amarilli, del candido ligustro
più candida e più bella,
ma de l’àspido sordo
e più sorda e più fèra e più fugace,
poi che col dir t’offendo
i’ mi morrò tacendo.
Ma grideran per me le piagge e i monti
E questa selva, a cui
Sì spesso il tuo bel nome
Di risonar insegno.
Per me piangendo i fonti
E mormorando i venti
Diranno i miei lamenti;
Parlerà nel mio volto
La pietade e ’l dolore;
E se fia muta ogn’altra cosa, al fine
Parlerà il mio morire ,
E ti dirà la morte il mio martire.

(Battista Guarini, Il pastor fido III/2)


Luca Marenzio (18 ottobre 1553 o 1554 - 1599): Cruda Amarilli, 2a parte Ma grideran per me le piagge e i monti, madrigale a 5 voci (dal VII Libro de’ Madrigali a 5 voci, 1595). La Compagnia del Madrigale.


Claudio Monteverdi (1567 - 1643): Cruda Amarilli, madrigale a 5 voci (dal Quinto Libro de Madrigali, 1605). Concerto Italiano, dir. Rinaldo Alessandrini.

7 pensieri riguardo “Cruda Amarilli

  1. Buongiorno, caro Claudio, grazie mille per aver portato questi due deliziosi madrigali, davvero ottime esecuzioni! 😊

    Cruda amarilli è uno dei madrigali più famosi di Monteverdi, lodato dapprima dal compositore e teorico musicale Giovanni Maria Artusi e, in tempi più recenti, dal musicologo americano Claude Palisca come un esempio emblematico della “seconda pratica”, termine usato da Monteverdi per riferirsi a un nuovo stile che incoraggiava una maggiore libertà compositiva rispetto alle rigide regole di limitazione delle dissonanze rinascimentali.

    I trasgressivi passaggi dissonanti della composizione (definiti da Artusi “particelle) sono così noti da trascurare tutto il resto, tra cui le origini del pezzo stesso, scritto nell’ambiente letterario di Guarini all’interno della corte mantovana.

    Questo madrigale, insieme a O Mirtillo (sempre di Monteverdi, si tratta dell’appassionata dichiarazione di Amarilli per il suo fedele pastore, criticato da Artusi per l’improprio miscuglio modale) fu criticato da Artusi per l’allontanamento dai principi naturali, definendo il primo come “cose deformi dalla natura” e il secondo come un “mostro composto da parti del corpo di vari animali”.

    Nonostante la sua portata innovativa, il madrigale monteverdiano è in gran parte derivato da un modello precedente, ossia l’omonimo pezzo di Luca Marenzio. Il compositore cremonese intendeva stabilire un legame tra la sua produzione e quella marenziana, in modo da rafforzare la propria pretesa di divenire membro di quell’avanguardia progressista che gravitava nella corte mantovana.

    Buona giornata e a presto!

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