Niccolò Paganini (27 ottobre 1782 - 1840): Concerto per violino e orchestra n. 2 in si minore op. 7, La campanella (1826). Salvatore Accardo, violino; London Philharmonic Orchestra, dir. Charles Dutoit.
- Allegro maestoso (cadenza [12:05] di S. Accardo)
- Adagio
- Rondo à la clochette

Paganini. Con cosa suona Accardo? Guarneri del Gesù? Tempo fa ho sentito una giovane violinista con un Ruggeri… fa la sua bella differenza!!!
Buona domenica Claude e grazie.
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So che Accardo possiede vari violini, fra cui un Guarneri e due Stradivari.
Buona festa e grazie a te 🙂
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Urca! Solo?🤭
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Buona domenica , caro Claudio 🎼
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Grazie, cara Luisa. Buona domenica anche a te 🙂
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🙏💙🙏
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Bello!!
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Magnifico! Sia Paganini che Accardo, che ho avuto la fortuna di ascoltare dal vivo un paio di volte. Espressivo, specie l’Adagio all’inizio del secondo concerto, e virtuoso al massimo grado, in particolare nella cadenza da lui aggiunta al primo. Che spettacolo!
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Bene 🙂
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Non so come, ma mi sono ‘sloggata’ prima di scrivere questo commento. Ad ogni modo, l’ho scritto io 🙂
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L’immaginavo 🙂
Non so nemmeno io come succeda, ma càpita di frequente anche a me: è un bug di WordPress.
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Davvero, non capisco come sia successo. Mah
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Buon pomeriggio e buona domenica, caro Claudio, grazie per aver condiviso questo meraviglioso concerto di Paganini… un’ottima esecuzione, da parte del M° Accardo e della London Philarmonic 😊
Questo concerto è stato composto da Paganini a Napoli nel 1826, dopo aver terminato le esecuzioni trionfali di alcuni concerti a Palermo e prima di iniziare la sua grande tournée in Europa due anni più tardi.
Il soggiorno partenopeo durerà quasi un anno e mezzo, un tempo abbastanza lungo per il compositore, abituato a una vita movimentata e frenetica, caratterizzata da frequenti e lunghi spostamenti. La motivazione dello spostamento a Napoli sta nell’invito dell’impresario Domenico Barbaja, desideroso di vedere il compositore all’opera.
Tuttavia, a causa di problematiche di salute (Paganini fa accenno a una insopportabile e persistente tosse), il compositore dovette prima rinviare e poi annullare del tutto i concerti previsti nel teatro napoletano.
Durante questo periodo di fermo, tuttavia, Paganini si dedicò alla composizione e, da una lettera all’amico Pietro Germi del 12 dicembre 1826, si seppe che egli stava scrivendo due concerti per violino, un “secondo concerto con campanello obbligato” e un “terzo con Polacca”.
Lasciata Napoli per Roma, il musicista si reca infine a Firenze dove, nel giugno 1827, eseguì in prima assoluta il suo secondo concerto, il quale presto divenne la sua composizione più nota ed eseguita durante l’Ottocento. Spesso, le esecuzioni si limitavano solo al terzo movimento, perlopiù nella riduzione per violino e pianoforte, come quelle dei celebri virtuosi Fritz Kreisler e Paul Kochanski.
In questo capolavoro, il compositore genovese mette un freno al suo eccezionale virtuosismo in favore di una maggiore individualità melodica.
L’organico orchestrale previsto per l’esecuzione di questo lavoro presenta, oltre agli strumenti usuali, alcuni strumenti tipici di un’orchestra operistica o di una banda, quali il serpentone, il cimbasso, la grancassa e il campanello.
Al concerto, non rimane molto della sua struttura classica, poiché già nel primo movimento, dopo un’ampia introduzione orchestrale, seguono tre episodi poco legati tra loro, ognuno caratterizzato da un tema diverso, subito seguito da un’appendice virtuosistica, condotta magistralmente dal solista. La conclusione è, invece, affidata alle forze orchestrali.
In particolare, la prima parte dell’introduzione è caratterizzata da una idea tematica dal ritmo fortemente scandito, idea che non corrisponde però al primo tema affidato allo strumento solista. La seconda parte, invece, si apre con una melodia cantabile simile a un’aria operistica di reminescenza rossiniana, un passaggio che ritornerà successivamente come secondo tema del violino solista. Segue una coda cadenzale che conclude l’introduzione, riportando alla tonalità di impianto di Si minore.
Il solista entra con un primo tema appassionato e fervente, una frase enunciata dal registro sovracuto dello strumento, evolventisi in figurazioni di brillanti arpeggi e di passaggi a corde doppie. Segue una breve transizione dei “tutti” che conduce al secondo tema ascoltato prima. Stavolta, però, il violino espone l’intera melodia e poi introduce un episodio slegato dal preesistente materiale tematico che ha lo scopo di esibire un’alta tecnica violinistica – perlopiù basata sull’impiego di corde doppie per seste e decime – che conclude l’esposizione.
La parte centrale, lontana da un “classico” sviluppo, presenta libere divagazioni legate ai generi della variazione e della parafrasi. Riprende il “tutti” che ripete, variandola, la seconda parte dell’introduzione, seguita da una nuova entrata solistica che presenta una nuova idea melodica in Mi minore simile al primo tema. Essa dura brevemente, venendo sostituita da nuove e ardite figurazioni virtuosistiche che rappresentano il culmine del movimento.
Una nuova transizione del “tutti” riconduce il secondo tema alla tonica maggiore, riproponendolo con gli stessi passaggi della sua prima esposizione. Prima della cadenza solistica, vi è un nuovo intervento orchestrale con un ritornello in Si maggiore, seguito da una breve coda conclusiva.
Il secondo movimento, analogamente al precedente, inizia con un’introduzione orchestrale dapprima cupa e poi maestosa, con punteggiature varie degli strumenti, anche se il passaggio iniziale dei corni è copiato quasi integralmente dal Concerto n° 24 in Si minore del compositore piemontese Giovanni Battista Viotti, composto circa trent’anni prima. Questo passaggio, di natura romantica ed evocante l’innalzarsi del sipario di una scena operistica, introduce l’entrata del solista.
L’arrivo del solista capovolge queste logiche sinfoniche in favore di un carattere di aria operistica dalla melodia fluida e potente, a tratti elegante, arricchita da graziosi abbellimenti volti a rispondere a precise esigenze espressive. La melodia, accompagnata da un discreto pizzicato degli archi simulante una gigantesca chitarra e punteggiata dall’intervento dei corno, viene anche variata per poi spegnersi con un effetto d’eco su una scala per terze nel registro sovracuto sul richiamo dei corni.
Il manoscritto originale, alternativamente, proponeva anche un altro tempo lento, accantonato successivamente dallo stesso compositore.
Il movimento finale è il celebre Rondò – dal quale il concerto ha preso la sua denominazione – un passaggio rielaborato più tardi da Liszt, Busoni e altri compositori maggiori e minori per altri strumenti. Il compositore austriaco, in particolare, ne fece un’ottima reinvenzione per pianoforte prima nella Grande fantaisie de bravoure sur la Clochette (1832) e poi nel terzo dei suoi Etudes d’exécution transcendante d’après Paganini (1838), ripubblicati nel 1851 con il titolo Grandes Etudes de Paganini.
La sua caratteristica peculiare è la presenza nell’orchestra di un campanello in Fa diesis, il quale suona durante il “tutti” e, soprattutto, stabilisce un dialogo con lo strumento solista, come in un botta e risposta, nel quale gli armonici del violino competono con i tintinnii del campanello. Quest’effetto, davvero originale e grazioso, viene riproposto per tre volte, dando vita a vari eleganti spunti virtuosistici.
Il movimento inizia con il solista che espone il brillante e slanciato tema-ritornello, ripreso dall’orchestra solo nella sua prima parte e completato dal violino nella sua seconda entrata. La prima strofa, di brillante virtuosismo, vede il ritornello intonato dal violino e ripetuto dalla massa orchestrale mentre la seconda strofa, in Sol maggiore e di carattere più morbido, vede il sopravvento dei passaggi virtuosistici subito dopo poche battute.
Qui, per la prima volta in un concerto di Paganini, vengono impiegati i pizzicati con la mano sinistra, sia in lunghi e scoppiettanti passaggi, sia in dialogo con gli armonici che in conclusione di frase. Il concerto, infine, termina con un conciso ritornello.
Buona giornata e a domani!
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Grazie, Pierfrancesco! Buona serata, ci si legge domani 😉
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Merita silenzio e ascolto. Grazie e buona giornata Claudio
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Buona giornata a te 🙂
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