Allegro maestoso – VIII

Saverio Mercadante (1795 - 17 dicembre 1870): Concerto in mi minore per flauto e orchestra op. 76. Jean-Pierre Rampal, flauto; I Solisti Veneti, dir. Claudio Scimone.

  1. Allegro maestoso
  2. Largo [9:11]
  3. Rondò [13:30]

9 pensieri riguardo “Allegro maestoso – VIII

  1. Buongiorno, caro Claudio, grazie mille per aver portato questo splendido concerto per flauto, davvero un’interpretazione eccezionale! 😊

    Le origini di questo compositore rimangono pressoché sconosciute e si sa soltanto che era figlio illegittimo del nobile Giuseppe Orazio Mercadante e di sua moglie Rosa Bia.

    Tra le ipotesi avanzate sulla possibile data di nascita, vi sono quella legata al presunto battesimo avvenuto il 17 settembre 1795 nel duomo di Altamura, “sub conditione […] figlio di genitori incogniti”, nonché quella del 26 giugno 1797, rinvenuta in un altro atto di battesimo, redatto nel 1808 nella parrocchia di S. Maria in Cosmedin di Napoli, dove si legge che “il 26 del mese di giugno 1797 venne battezzato Francesco Saverio Giacinto, figlio di D. Giuseppe Mercadante e D. Rosa Bia”.

    Quest’ultimo documento, redatto lo stesso anno nel quale il padre lo riconobbe ufficialmente per agevolarne la domanda di ammissione al Conservatorio di S. Sebastiano, induce a sostenere che Mercadante fosse nato a Napoli nel 1797, come ammette anche Francesco Florimo, suo compagno di studi al conservatorio, il quale fornisce anche le poche notizie sull’infanzia e la formazione del compositore.

    Mercadante compì i primi studi musicali con il fratellastro Giacinto, appassionato dilettante di chitarra e clarinetto, proseguendoli poi al Conservatorio di S. Sebastiano di Napoli, dove si avvicinò a vari strumenti (violoncello, fagotto e flauto) e dove studiò eccellentemente il violino, arrivando addirittura a diventare primo violino e direttore dell’orchestra dell’istituto.

    Tra le altre materie affrontate dal giovane, si ricordano i “partimenti e contropunti” con Giovanni Furno e Giacomo Tritto e la composizione con Antonio Zingarelli.

    Durante gli anni studenteschi, Mercadante scrisse i suoi primi lavori strumentali, fra i quali marce, piccoli pezzi bandistici e pezzi cameristici d’insieme, eseguiti con i suoi compagni di studio.

    Nel 1817, invece, ottenne la direzione dell’orchestra del conservatorio, per la quale scrisse diversi “concertoni” (sinfonie concertanti) e vari concerti solistici, in particolare per il flauto traverso.

    Ben presto, la sua fama si estese anche al di fuori del conservatorio e poté vedere stampate alcune sue composizioni, come l’arietta da camera Se di lei t’accendi e il Gran concerto a 2 clarinetti, flauto e corno da caccia obligati, con dedica dell'”alunno del R. Collegio di musica all’Augusta Maestà di Ferdinando [primo] Re del Regno del due Sicilie”.

    Altre composizioni strumentali, soprattutto per ensemble d’archi e per flauto, seguono rispettivamente la tradizione di Giovanni Paisiello e i modelli francesi, molto conosciuti all’epoca a Napoli. Le prime sinfonie, invece, impiegano una scrittura contrappuntistica tipica di modelli “da chiesa” e influenzata da elementi classico-romantici, presenti anche in lavori successivi.

    Durante il 1817, Mercadante fece il suo debutto teatrale, scrivendo le musiche per tre balli e per i primi lavori operistici di gusto neoclassico (L’apoteosi d’Ercole, Anacreonte in Samo e il dramma semiserio Violenza e costanza). Il compositore seppe scrivere anche lavori più “moderni”, come l’opera teatrale successiva Maria Stuarda (1821).

    Nel 1820, il compositore si stabilì a Roma, continuando a scrivere per il teatro – a questo periodo, appartengono l’opera Il geloso ravvenuto, l’opera semiseria Scipione in Cartago e il melodramma semiserio Elisa e Claudio – avvalendosi di un linguaggio nuovo, ottenuto accostanto tocchi originali con i modelli formali della scuola napoletana e di tradizione larmoyante.

    Accanto a ciò, i lavori del compositore riflettono gli importanti cambiamenti sociali del tempo, nonché le grandi innovazioni della sfera vocale e della sensibilità culturale, molto diverse tra piazza e piazza.

    Grazie ai suoi lavori, la fama di Mercadante si estende anche all’estero e, nel 1826, dopo lo straordinario successo al teatro La Fenice de Donna Caritea regina di Spagna, il compositore accettò un contratto settennale come direttore della musica dell’opera italiana a Madrid.

    Il soggiorno iberico permise a Mercadante di venire a contatto con il folklore musicale spagnolo, del quale si trova traccia in diversi suoi pezzi strumentali.

    Ritornato in Italia, il compositore si stabilì a Napoli, dove continuò a scrivere opere, componendo il melodramma tragico Zaira e rimettendo in scena La testa di bronzo, già rappresentata a Madrid. Seguirono anche varie rappresentazioni a Torino e a Genova, come I Normanni a Parigi e Gabriella di Vergy.

    Nel 1833, invece, riuscì a vincere il concorso per il posto di maestro di cappella resosi disponibile a Novara, incarico mantenuto per sei anni, durante i quali scrisse musica liturgica e devozionale per la cappella. L’incarico non gli impedì però di continuare a scrivere per il teatro, mantenendo i contatti con le principali piazze italiane.

    Due anni più tardi, a causa di un epidemia di colera, Mercadante lasciò Napoli per Parigi, dove fece rappresentare l’opera I Briganti (che ebbe scarso successo) e dove fece stampare la raccolta di liriche vocali cameristiche Les soirées italiennes, su modello della raccolta rossiniana Les soirées musicales.

    Anche durante un breve soggiorno viennese, il compositore si fece conoscere, dando alle stampe diverse composizioni da camera e vari pezzi didattici per l’apprendimento del canto (vocalizzi, solfeggi ed esercizi preparatori al “canto drammatico”).

    Ritornato in patria, Mercadante rivoluzionò il suo stile compositivo teatrale, impiegando maggiori forze orchestrali, introducendo cori possenti e ricercando una maggior varietà di scrittura vocale nei pezzi solistici, il tutto per dare maggiore importanza alle situazioni drammatiche.

    Il primo lavoro “rivoluzionario” fu l’opera Il giuramento (1837), seguita dalle opere Elena di Feltre (1838), Le due illustre rivali (1838) e Il bravo (1839).

    A partire dal 1838, Mercadante fu afflitto da problemi visivi che lo condussero gradualmente alla cecità, con conseguenti difficoltà a comporre e ad adempiere alle funzioni di maestro di cappella a Novara.

    Negli ultimi anni di vita, il compositore si stabilì definitivamente a Napoli, continuando a scrivere lavori teatrali di gusto neoclassico, fra i quali la tragedia lirica Orazi e Curiazi (1846), Virginia (1849), Medea (1851) e Statira (1853). Accanto alla composizione, Mercadante lavorò come direttore del Reale Collegio di Musica, dopo aver rifiutato un incarico simile a Bologna.

    Negli anni successivi, accanto alla scrittura di lavori teatrali, Mercadante realizzò alcuni lavori strumentali e, in parallelo, si dedicò alla direzione della musica in vari teatri napoletani.

    Dopo aver perso definitivamente la vista nel 1862, il compositore continuò a comporre, dettando ai suoi allievi, primo fra tutti il collezionista milanese Gian Andrea Noseda, intenzionato a comprare il ricco archivio musicale del suo maestro.

    Tra i suoi ultimi pezzi strumentali, infine, si ricordano un Inno a Rossini (1864) – scritto per l’inaugurazione del monumento al compositore pesarese – la sinfonia autobiografica Il lamento del bardo (1864) e due sinfonie a grande orchestra (1868) dedicate a Pacini e a Rossini.

    Mercadante viene ricordato non solo per aver portato a maturazione il genere della sinfonia ciclica, ma anche per la sua enorme produzione musicale, la quale annovera 60 opere, alcuni balletti, più di 30 messe e parti staccate, 23 cicli di pezzi per i Vespri, varie antifone, diversi salmi vespertini, numerose composizioni devozionali su testi latini e italiani, 20 concerti per solisti e orchestra, circa 60 sinfonie e fantasie, divertimenti, marce, capricci, ecc.

    Si ricordano anche 17 quartetti, variazioni, 9 trii, 35 duetti, variazioni su temi d’opera, 40 ariette, 26 terzetti, arie e romanze su temi operistici, nonché vari inni, cantate e pezzi didattici.

    Buona giornata e a domani!

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  2. Scorrendo indietro i tuoi posto musicali, mi sono accorta che mi ero persa questo pezzo. Che dire? Sono positivamente prevenuta, perché amo il flauto e le sue multiformi sonorità: ho un disco di Severino Gazzelloni, ai tempi in cui furoreggiava (un musicista di musica classica! In Italia! Sembra incredibile, ma è successo davvero! Per la precisione, intorno al 1976). Qui il flauto ha il sostegno dell’orchestra, in un bel pezzo, di impronta lirico-romantica anche nei due movimenti più vivaci.

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    1. Vero, Gazzelloni ebbe un notevole successo popolare. Fra i flautisti italiani gli preferisco Roberto Fabbriciani, di trent’anni più giovane, meno incline a soddisfare il grande pubblico — con questo non voglio dire che abbia la puzza sotto il naso, beninteso.

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