Ferdinand Hérold (1791 - 19 gennaio 1833): Sinfonia n. 2 in la maggiore (1814). Orchestra della Svizzera Italiana, dir. Wolf-Dieter Hauschild.
- Introduzione: Largo – Allegro molto
- Andante [9:12]
- Rondò [13:18]

Ferdinand Hérold (1791 - 19 gennaio 1833): Sinfonia n. 2 in la maggiore (1814). Orchestra della Svizzera Italiana, dir. Wolf-Dieter Hauschild.

Realmente fabulosa sinfonía que la disfruto cuando cae mi tarde de verano (8:00 pm) La noche me llega a las 9.
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Musica da ballo, direi. Molto gradevole all’ascolto.
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Buongiorno e buona domenica, caro Claudio, grazie mille di aver condiviso questa deliziosa sinfonia dal sapore proto-romantico 😊
Figura minore del periodo di transizione tra classicismo e romanticismo, Hérold viene ricordato soprattutto per le numerose opere composte in vita (più di 20 titoli) e per la sua musica per balletto, in particolare per il balletto La Fille mal gardée e l’ouverture dell’opera Zampa.
Nato in una famiglia di musicisti, il giovane si avvicinò alla musica grazie alle prime lezioni paterne, in parallelo a una formazione di carattere generale. Ben presto, ebbe inizio anche la sua formazione musicale formale e, a soli undici anni, fu ammesso in uno dei collegi migliori di Parigi, l’Istituto Hix, dove studiò teoria musicale con François-Joseph Fétis.
Parallelamente, continuò a studiare pianoforte con il suo padrino Louis Adam, padre del celebre compositore Adolphe-Charles Adam, autore delle musiche del famoso balletto Giselle.
Nel 1806, invece, Hérold fu ammesso al Conservatorio di Parigi, dove ebbe come insegnanti Louis Adam (pianoforte), Charles-Simon Catel (armonia), Rodolphe Kreutzer (violino) ed Étienne Méhul (composizione). Quest’ultimo stimò molto il talento del ragazzo, tanto da vederlo come un suo successore e divenendo per lui una figura paterna molto amata.
Quattro anni più tardi, il giovane vinse il primo premio dell’istituto per il pianoforte, suonando una sua composizione mentre, nel corso del 1812, furono eseguite in prima assoluta in pubblico alcune sue composizioni scritte durante gli anni studenteschi, fra le quali un Concerto per pianoforte, dato il 6 aprile al Théâtre Italien, con lo stesso Hérold come solista.
Nell’ottobre dello stesso anno, Hérold vinse il Prix de Rome, per la sua cantata Duchesse de la Vallière e, di conseguenza, l’anno successivo si stabilì all’Accademia di Francia a Roma, dove compose la sua prima sinfonia e un inno. Poiché il giovane era affetto da tubercolosi, il clima romano peggiorò le sue condizioni di salute e, per tutelarsi, nel 1815 Hérold si spostò a Napoli.
Nella città partenopea, il giovane ottenne ben presto la stima del re Gioacchino Murat e fu assunto come pianista della sua consorte, la regina Carolina, ma anche come insegnante di musica delle loro figlie.
Mentre era a Napoli, Hérold iniziò a lavorare alla sua prima opera, La giovinezza di Enrico V (1815), rappresentata in prima assoluta al Teatro del Fondo alla presenza del re e della sua corte.
Poco tempo dopo, tuttavia, l’impero napoleonico cominciò a smembrarsi e, temendo il rischio di rivolte che potevano mettere a rischio la sua incolumità, il compositore lasciò la città, facendo un viaggio tortuoso per ritornare a Parigi. Durante questo viaggio, passò per Roma e Vienna e arrivò a Vienna, dove incontrò Antonio Salieri (da lui grandemente ammirato) e ascoltò varie opere di Mozart.
Al suo ritorno in patria, Hérold fu nominato maestro al cembalo (ossia vice direttore d’orchestra e répétiteur, cioè colui che, attraverso il pianoforte o del clavicembalo, si occupava di istruire i cantanti solisti o del coro durante la preparazione di un’opera lirica) al Théâtre Italien.
Nel 1816, invece, il compositore contribuì con la scrittura del secondo atto all’opera Charles de France del compositore François-Adrien Boieldieu. Nello stesso anno, scrisse anche l’opera Les Rosières, dedicata al suo ex insegnante Mèhul e rappresentata con successo all’Opéra-Comique.
Seguì l’opera La Clochette (“La campana”, 1817), basata sulla storia di Aladino e della sua lampada, la quale ottenne grande successo e fu anche replicata a Vienna, con numeri aggiuntivi scritti da Franz Schubert.
Dopo questi primi successi, Hérold non riuscì più a trovare libretti adeguati, subendo ben quattro insuccessi tra il 1818 e 1821, i quali lo portarono a rinunciare alla scrittura di opere per oltre due anni.
Nel 1821, il direttore del Théâtre Italien gli chiese di recarsi in Italia per trovare nuovi soggetti ispiratori per scrivere nuove opere, ma anche per reclutare nuovi cantanti.
Fu così che intraprese un viaggio di quattro mesi nel nostro paese, visitando sette grandi città italiane e assistendo alle rappresentazioni di alcune opere rossiniane, come La donna del lago, La gazza ladra e Ricciardo e Zoraide. Riuscì anche a trovare due cantanti di spicco per il suo datore di lavoro, ossia il contralto e soprano Giuditta Pasta e il basso Filippo Galli.
Due anni più tardi, Hérold scrisse l’opera Le Muletier la quale, nonostante il libretto poco attraente, fu accolta per l’ottima fattura delle sue musiche. Grazie a questo lavoro, il compositore “trovò per la prima volta il suo linguaggio”, segnando la nascita del suo stile personale.
Seguìrono l’atto unico L’Asthénie, rappresentato con tiepido successo all’Opéra di Parigi e l’opera Marie (1826), rappresentata stavolta con grande successo all’Opéra-Comique.
Nel novembre 1826, il compositore lasciò il suo impiego al Théâtre Italien per diventare primo “chef de chant” (maestro di canto) dell’Opéra, lavorando su importanti pezzi rappresentativi del genere della grand opéra, come le rossiniane La Siège de Corinthe e Guillaume Tell, nonché Robert le diable di Meyerbeer.
Il suo nuovo incarico gli impedì di far rappresentare i propri lavori operistici all’Opéra perciò, nei suoi anni successivi, si dedicò alla scrittura di musica per balletto, dando alla luce lavori come Astolphe et Jaconde (1827), La Somnambule (1827), La Fille mal gardée (1828), Lydie (1828), La Belle au bois dormant (1829) e La Noce de village (1830).
Negli ultimi tre anni della sua vita, tuttavia, Hérold ritornò all’opera, scrivendo i suoi due grandi capolavori Zampa (1831) e Le Prè aux clercs (1833).
La prima, basata su un libretto di stampo romantico del drammaturgo Mélesville (pseudonimo di Anne-Honoré-Joseph Duveyrier) molto gettonato tra il pubblico francese, riscosse ampi consensi e fece emergere il meglio del compositore.
Nonostante le iniziali incertezze dovute a una crisi finanziaria dell’Opéra-Comique e alla defezione del principale tenore della compagnia, l’opera riuscì rapidamente ad affermarsi come una delle opéras comique più popolari del XIX secolo, sia in patria che all’estero, arrivando addirittura negli Stati Uniti e in Gran Bretagna nel 1833.
La seconda, invece, fu scritta durante un’epidemia di colera e un periodo di disordini civili, ma riuscì a essere subito ben accolta tanto che, secondo le cronanche del tempo, suscitò un entusiasmo sfrenato alla sua prima del 15 dicembre 1832.
Al momento della rappresentazione dell’opera, il compositore si era notevolmente aggravato a causa della sua malattia, debilitandosi ancora di più per riuscire a provare una nuova protagonista con breve preavviso, poiché il soprano già scritturato per il ruolo si ritirò per non essere riuscito a ottenere un compenso maggiore.
Il compositore morì cinque settimane dopo la prima, pochi giorni prima del suo 42° compleanno.
La sua produzione musicale annovera 3 opere, 27 opéras-comiques e diversi balletti, nonché varie arie, inni, sinfonie, ouverture e diversi pezzi per tastiera, tra i quali sette sonate e quattro concerti.
Il compositore lasciò un’opera incompiuta, Ludovic, completata dal suo amico Fromental Halévy e rappresentata postuma tre mesi dopo.
Genio versatile del palcoscenico, Hérold fu anche un eccellente compositore di pezzi da concerto, come mostrano i suoi primi lavori sinfonici, corali e cameristici e avrebbe potuto ottenere una grande carriera in quest’ambito se solo avesse continuato a scrivere lavori di questo tipo e non fosse passato all’opera e al balletto.
Fino alla sua epoca, il ruolo del compositore nell’ambito del balletto era considerato di scarso prestigio, poiché prima di allora le partiture per i balletti raramente andavano oltre al semplice arrangiamento di melodie e pezzi di danza molto noti.
Hérold, insieme al suo amico Charles-Adolphe Adam, si mosse per elevare le partiture musicali dei balletti a un livello più elevato e, accanto al sapiente utilizzo di melodie operistiche familiari per aiutare il pubblico a comprendere le scene di mimo, scrisse musiche più drammaticamente penetranti per i suoi lavori, preannunciando il grande repertorio romantico.
Accanto a ciò, non esitò a realizzare orchestrazioni di grande eleganza e di ricchezza melodica dei suoi lavori, facendo ritenere che riservasse una grande attenzione alla sua immagine di compositore di balletti e al processo compositivo alla base di questi lavori.
In realtà, non fu così, poiché Hérold scriveva i suoi balletti di getto, spesso mentre era a tavola a mangiare e a discutere con i suoi amici. Questi, spesso, gli rinfacciavano il fatto che sprecasse il suo talento in un lavoro così banale e, ironicamente, il compositore ribatteva che “Più scrivo, più le idee mi vengono”.
Sebbene il suo nome rimanga diffuso tra il pubblico per la sua associazione con la musica per La Fille mal gardée, la partitura originale differisce sostanzialmente da quella impiegata nelle esecuzioni dei giorni nostri.
Nella partitura originale, infatti, sono presenti musiche appartenenti a una produzione precedente del balletto, accanto ad alcuni numeri di ispirazione rossiniana. Nelle produzioni successive, invece, si rirovano anche le musiche del compositore Peter Ludwig Hertel.
Successivamente, il compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra britannico John Lanchbery ha rivisto l’intera partitura nel 1959, per una nuova produzione su coreografiche di Frederick Aston. Durante il lavoro di revisione, Lanchbery ha utilizzato una delle melodie di Hertel per creare un nuovo numero, la danza dello zoccolo, diventato negli anni il più famoso dell’intero balletto.
L’opera La Somnambule, la quale ispirò successivamente Bellini nella scrittura del suo lavoro omonimo, portò invece Hérold a realizzare una partitura aggraziata, pastorale e innovativa dove, per la prima volta nella storia della musica, venivano utilizzati dei motivi melodici per collegare la musica al dramma.
Più in generale, nonostante le numerose carenze delle fonti letterarie dei suoi primi lavori operistici, il compositore dimostrò fin da subito un grande talento per la composizione operistica e, grazie alla sua genialità, riuscì a far evolvere il genere dell’opéra-comique grazie alle sue orchestrazioni varie e colorate e alle sue transizioni fluide tra le sezioni parlate e cantate dei suoi lavori.
Già all’epoca della commedia Marie (1826), Hérold incorporò nel suo linguaggio musicale elementi delle musiche rossiniane e beethoveniane e, con quest’opera, riuscì a raggiungere “un punto di svolta cruciale nella sua scrittura operistica”. Tra l’altro, Marie fu descritta come un “anello d’oro” tra le prime opere héroldiane e i successivi capolavori Zampa e Le Pré aux clercs.
Zampa, in particolare, è una variante della storia Don Giovanni, con una statua femminile anziché maschile che porta la nemesi all’antieroe. La sua ouverture si caratterizza per la presenza di cinque diversi temi legati all’azione e alla partitura dell’opera.
Nei tre atti dell’opera, Hérold dimostra grande abilità nel differenziare i numeri tradizionali dell’opéra-comique dai numeri solistici che caratterizzano i vari personaggi e nel costruire dei finali su larga scala caratterizzati dalla loro stupefacente variazione e dalla presenza di un notevole climax drammatico.
Il compositore francese Hector Berlioz, a proposito dell’opera, trovò molto da lodare ma, in generale, pensava che Hérold non avesse uno stile proprio e che non fosse né italiano, né francese, né tedesco. Sue queste parole: “La sua musica assomiglia molto a quei prodotti industriali fabbricati a Parigi secondo procedimenti inventati altrove e leggermente modificati; è musica parigina, il motivo per cui la borghesia lo amava”.
Oggi, invece, si ritiene che gli elementi romantici dell’opera ne abbiano decretato il successo anche all’estero e, secondo la critica britannica Elisabeth Forbes, “Tutta la musica si adatta perfettamente al soggetto, mentre le parti dedicate a Zampa e alla statua sono altamente drammatiche oltre che melodiose”.
Sempre secondo la Forbes, Le Pré aux clercs è riconosciuuta da compositori e musicisti come una delle opere più belle della sua epoca. La storia, simile a Les Huguenots di Meyerbeer ma più intima e personale, rispecchia una partitura che è “una catena di bei numeri, estremamente melodiosi e graziosi, ma anche drammaticamente ben adatti ai vari personaggi”, con un equilibrio tra commedia e romanticismo”.
La sua ouverture non presenta temi dell’opera, ma spazia da una fuga iniziale a una marcia veloce e questa sua struttura ispirò alcune opere di Wagner e di Smetana, come Il divieto d’amare (1836) del primo e La sposa venduta (1866) del secondo.
Buona giornata e a presto!
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Grazie, Pierfrancesco. A presto!
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Pleasant and easy listening! 🙏
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Piacevole e molto briosa, con tanti echi classici e sfumature preromantiche. Capisco perché la musica di Hérold piacesse ai contemporanei.
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Piace anche oggi, a giudicare dal gradimento espresso dai follower di questo blog 🙂
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Buon giorno Claudio, la scelta d’ascolto è capitata bene qui… Buon gioco l’ha avuto il titolo che è sicuramente un buon invito… Ciao 😊
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Ciao! Buona giornata 🙂
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