Melartin, Sesta Sinfonia

Erkki Melartin (2 febbraio 1875 - 14 febbraio 1937): Sinfonia n. 6 op. 100 (1918-24). Tampere Filharmonia, dir. Leonid Grin.

  1. Andante – Poco agitato – Allegro moderato
  2. Andante – Moderato
  3. Allegro
  4. Finale: Allegro con fuoco – Allegro moderato – Più agitato

La partitura riporta la seguente avvertenza:
La Sinfonia n. 6 è spesso chiamata “la Sinfonia dei quattro elementi” (terra, acqua, aria e fuoco): L’autore da parte sua non desidera darle un nome, poiché non si tratta di musica a programma.

5 pensieri riguardo “Melartin, Sesta Sinfonia

  1. Buongiorno e buona domenica, caro Claudio, grazie mille di aver portato questa meravigliosa sinfonia, davvero un’interpretazione fantastica! 😊

    Melartin viene considerato uno dei compositori finlandesi più importanti del primo Novecento e il primo compositore del suo paese ad assorbire l’influenza musicale mahleriana. La sua produzione, equilibrata tra tradizione e innovazione, è stata determinante per lo sviluppo della scena musicale finlandese nel XX secolo.

    Il compositore iniziò la sua formazione musicale presso il Conservatorio di Musica di Helsinki (1892-1899), dove studiò composizione con Martin Wegelius. Proseguì i suoi studi a Vienna, dove ebbe modo di approfondire la sua preparazione musicale sotto la tutela di Robert Fuchs, con il quale imparò la teoria musicale.

    Al termine dei suoi studi, Melartin iniziò a sviluppare in parallelo le carriere di compositore e di insegnante.

    Come compositore, viene ricordato per la sua impostazione eclettica e accademica, nonché per la sua abilità nella scrittura di composizioni di piccolo formato. Seppe anche sviluppare una fine scrittura orchestrale, cameristica e teatrale, interessandosi ai generi della sinfonia, del quartetto d’archi e dell’opera lirica.

    Come insegnante, invece, viene ricordato per aver fondato nel 1909 una scuola orchestrale a Vyborg, lavorandovi come docente e direttore per due anni. Dopodiché, ricevette la nomina a direttore del Conservatorio di Musica di Helsinki.

    Sotto la sua guida, l’istituto crebbe e ampliò le sue attività, fino a trasformarsi in una sede autonoma nel 1924, ottenendo un proprio edificio accanto al Parlamento sette anni più tardi. Melartin rimase alla direzione del conservatorio fino al 1936, anno nel quale si dimise dalla sua carica di direttore per motivi di salute.

    Oltre alle sue attività musicali, il compositore sviluppò diversi interessi extra-musicali, come la filatelia, la fotografia, le piante esotiche, la pittura e la teosofia.

    Fu proprio l’interesse verso quest’ultima disciplina a farlo avvicinare, nel 1921, all’ordine segreto mistico di natura cabalistico-crisitana dei Rosacroce. Sette anni più tardi, invece, diede alle stampe la raccolta di aforismi religioso Io credo op. 150.

    La sua vicinanza alla religione misterica non costituì un interesse isolato, ma contagiò anche la sua produzione musicale, tanto che la sua opera Aino venne definita un “mistero kalevaliano”.

    Questo lavoro, basato su un soggetto della mitologia ugro-finnica, è considerato una delle opere liriche più significative della Finlandia, per aver contribuito allo sviluppo di un teatro musicale nazionale.

    L’opera, definita “post-wagneriana” per il suo stile e la sua struttra drammatica, rimane un esempio emblematico di come il patrimonio culturale finlandese possa essere assurto ad arte musicale di elevato livello.

    Grazie al suo lavoro in ambito teatrale, Melartin contribuì non solo a consolidare la tradizione operistica finlandese e a promuovere la creazione di un teatro musicale nazionale, ma anche ad aprire la strada alle generazioni future di compositori, come Leevi Madetoja, Aulis Sallinen e Kaija Saariaho.

    La sua produzione musicale annovera 6 sinfonie e varie opere liriche, ma anche diversi pezzi corali, varie composizioni per pianoforte, per organici cameristici e numerosi pezzi vocali. Si ricordano anche diverse musiche di scena e diverse musiche per balletto.

    In quest’ultimo ambito, Melartin viene ricordato come il primo compositore finlandese a scrivere un balletto, intitolato La Perla azzurra. Un altro importante balletto fu La Bella Addormentata, la cui Juhlamarssi (“Marcia Festiva”) è oggi celebrata come la marcia nazionale più diffusa ed eseguita nel paese.

    Il suo stile unisce perfettamente elementi tardo-romantici con influenze moderne in lavori spesso descritti come “melodicamente originali e abilmente progettati”, con particolare enfasi sulla struttura formale e sull’espressività.

    Le sue radici musicali, infatti, affondano nella musica di Bruckner e di Čajkovskij, spesso accostata a elementi foklorici, impressionistici e, sempre più frequentemente a partire dagli anni ’20 e ’30, anche espressionistici.

    Per esempio, le sue sinfonie devono molto alle innovazioni orchestrali mahleriane, mentre la sua produzione vocale e corale riflette un’originale sensibilità melodica e un profondo riguardo verso la tradizione musicale nazionale.

    Tra le sue opere migliori, oltre alle sei sinfonie, all’opera Aino e ai due balletti menzionati, si ricordano un concerto per violino, Marjatta per soprano e orchestra e i due pezzi per pianoforte Il giardino triste e Fantasia apocalittica. Da segnalare anche diversi pezzi di musica popolare, scritti per la cantante operistica Ture Ara, sotto lo pseudonimo di Eero Mela.

    Come insegnante e come direttore d’orchestra, invece, Melartin contribuì allo sviluppo della vita musicale e culturale finlandesi, tanto che diversi critici lo descrivono come una figura fondamentale per lo sviluppo del sistema di istruzione musicale professionale in Finlandia.

    La sua Sinfonia n° 6, di chiara ispirazione mahleriana, risente molto dei suoi anni trascorsi a Vienna per studiare con Fuchs, quando Mahler era la figura dominante dell’Opera Imperiale. Tornato in patria, infatti, Melartin fu il primo direttore d’orchestra a dirigere una composizione mahleriana in un paese nordico.

    Oltre a ciò, il compositore iniziò a scrivere una nutrita quantità di composizioni che riflettessero l’eredità compositiva di Mahler, fra cui questa sinfonia, composta per un concerto organizzato in occasione del suo 50° compleanno, il 7 febbraio 1925. Prima di scrivere questa nuova sinfonia, il compositore non scrisse un lavoro in questo genere per ben nove anni.

    A differenza delle precedenti sinfonie, le quali non si discostano dallo stile tardo-romantico dei compositori russi Glazunov e Rachmaninov (anche se non suonano affatto come russe), questa assorbe diverse nuove tendenze musicali del primo Novecento, come l’atonalità.

    L’influenza mahleriana non si estende alla durata (35 minuti) né alla struttura (i tradizionali quattro movimenti, però preceduti da un’introduzione lenta), ma alla riaffermazione della supremazia della melodia e dello stile tardo-romantico.

    La sinfonia inizia con un suono vago e morbido nel registro grave e con un accordo di sei note che delinea una scala a toni interi di Do, suonata come un cluster. Su questo accordo, risuona un tema molto mahleriano affidato agli ottoni, il quale poi si intreccia in contrappunto con un tema di marcia funebre, facendo venire in mente la Sinfonia n° 3 di Mahler.

    Il primo movimento si snoda poi in un appassionato tema principale che domina a lungo la scena, accostato poi ad altri tre nuovi temi e ai due precedenti dell’introduzione nel corso dello sviluppo. Questa abbondanza di idee tematiche sembra indebolire la coesione formale della sinfonia ma, nonostante tutto, il movimento mantiene una forma chiara.

    Nel secondo movimento, invece, iniziano a emergere elementi di modernismo, come il costante cromatismo ai limiti dell’atonalità, gli accordi quartali e la politonalità, tendendo a sovraccaricare questo movimento così delicato. Un momento di sollievo arriva all’apparizione di un tema dal colore giapponese che ricorda Madama Butterfly.

    L’armonia si semplifica nel movimento successivo, pur permanendo una melodia dal sapore asiatico e un certo cromatismo.

    L’ultimo movimento è piuttosto sezionale, comandato da un unico motivo guida che appare in tutte le sezioni. La terza, però, emerge particolarmente e porta la sinfonia a concludersi solennemente su un tema degli ottoni accompagnati dall’intera orchestra.

    Buona giornata e a domani!

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