Allegro deciso

Moritz Moszkowski (1854 - 4 marzo 1925): Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in mi maggiore op. 59, MoszWV 162 (1898). Michael Ponti, pianoforte; Philharmonia Hungarica, dir. Hans Richard Stracke.

  1. Moderato
  2. Andante [11:48]
  3. Scherzo: Vivace [19:53]
  4. Allegro deciso [26:57]

6 pensieri riguardo “Allegro deciso

  1. Buongiorno, caro Claudio, grazie mille di aver portato questo meraviglioso concerto per pianoforte e orchestra, davvero un’ottima interpretazione! 😊

    Moszkowski, nonostante oggi sia poco conosciuto, era assai noto ed eseguito alla fine del XIX secolo e, secondo l’opinione del compositore Ignacy Paderewski, fu l’unico compositore che, dopo Chopin, comprese al meglio come scrivere per il pianoforte, riuscendo ad abbracciare l’intera gamma della tecnica strumentale.

    Nato in una famiglia di origini ebraico-polacche, il giovane mostrò un talento musicale assai precoce e, fin dalla più tenera età, si impegnò seriamente negli studi musicali, studiando pianoforte dapprima in casa fino al 1865 e poi al Conservatorio di Dresda.

    Nel 1869, proseguì la sua formazione al Conservatorio Stern di Berlino, dove ebbe come insegnanti Eduard Franck (pianoforte) e Friedrick Kiel (composizione). Successivamente, si iscrisse presso la Neue Akademie der Tonkunst del compositore Theodore Kullak, dove ebbe come docenti Richard Wüerst (composizione) e Heinrich Dorn (orchestrazione).

    Nel 1871, Moszkowski accettò l’offerta di Kullak di diventare insegnante presso l’istituto e, accanto a questo incarico, iniziò anche a lavorare come primo violino nelle orchestra, mettendo a frutto le sue pregevoli abilità violinistiche.

    Due anni più tardi, invece, il compositore fece il suo primo debutto in pubblico come pianista e, ben presto, iniziò a fare tournée in varie città tedesche. Già nel 1874, aveva raggiunto una certa notorietà, riuscendo addirittura a suonare il suo Concerto per due pianoforte insieme a Liszt.

    Fino all’anno successivo continuò a insegnare, dopodiché intraprese diverse tournée sul continente europeo. Verso la metà degli anni ’80 del XIX secolo, Moszkowski iniziò a soffrire di un problema di origine neurologica al braccio e ciò lo costrinse a dedicarsi sempre meno all’attività concertistica, spostando la sua attenzione alla composizione, all’insegnamento e alla direzione d’orchestra.

    Nel 1887, il compositore fu invitato a Londra e qui ebbe la possibilità di presentare molte sue opere orchestrali mentre, dieci anni più tardi, si trasferì a Parigi, dove ebbe vita facile grazie alla sua grande fama e ricchezza, venendo spesso ricercato come insegnante.

    Dodici anni più tardi, Moszkowski fu eletto membro dell’Accademia di Berlino e, negli anni seguenti, fu invitato varie volte da diversi produttori di pianoforti a esibirsi con i loro strumenti negli Stati Uniti ma, nonostante gli ingenti compensi, egli rifiutò tutte queste occasioni.

    Nel 1908, all’età di 54 anni, il compositore si ritirò a vita privata, a causa delle sue pessime condizioni di salute. Smise di esibirsi, perdendo la sua popolarità e distruggendo la sua carriera di concertista e rinunciò anche a insegnare composizione, perché i suoi allievi “volevano scrivere come pazzi artistici come Scriabin, Schoenberg, Debussy, Satie…”.

    Nei suoi ultimi anni, Moszkowski visse in povertà, avendo venduto tutti i suoi diritti d’autore e avendo investito il ricavato in obbligazioni e titoli di stato tedeschi, polacchi e russi, i quali non gli rendettero bene.

    Due suoi ex allievi, Josef Hofmann e Bernard Pollack, furono mossi dalla compassione per il loro ex insegnante e gli diedero un grande aiuto, riuscendo a vendere alcuni arrangiamenti per pianoforte dell’opera Boabdil di Moszkowski e ricavando circa 35.000 franchi tra diritti d’autore e donazioni. I due riuscirono anche a organizzare un grande concerto di testimonianza per il loro ex insegnante presso la Carnegie Hall, ricavando poco più di 13.000 dollari.

    Con una parte di questa cifra, i due ex allievi riuscirono a pagare i debiti del compositore, mentre con la rimanenza stipularono un contratto di rendita presso la Metropolitan Life Insurance Company per Moszkowski, il quale gli avrebbe garantito 1.250 dollari mensili per il resto della sua vita.

    Tuttavia, questi sforzi furono vani, in quanto il compositore morì per un cancro allo stomaco poco prima che questi fondi potessero raggiungerlo.

    Grandemente stimato in vita per l’equilibrio e la brillante limpidezza del suo modo di suonare, ma anche per la sua eccezionale tecnica esecutiva, la sua musica fu spesso etichettata come “priva di maschile e femminile” ma, nonostante questo giudizio, fu sempre assai apprezzata.

    Come compositore, Moszkowski fu assai prolifico, realizzando una produzione di oltre 200 pezzi per pianoforte, fra i quali si ricordano la serie di Danze spagnole op. 12 per duo di pianoforti, la Serenata op. 15 e gli Études de Virtuosité op. 72.

    Da segnalare anche due Concerti per pianofortein Si minore op. 3 (1874) e in Mi maggiore op. 59 (1898) -, un Concerto per violino in Do maggiore op. 30, tre suite orchestrali (opp. 39, 47 e 79), il poema sinfonico Jeanne d’Arc op. 19 e l’opera Boabdil der letzte Maurenkönig op. 49 (sul tema storico della presa di Granada, rappresentata in prima assoluta all’Opera di Corte di Berlino il 21 aprile 1892).

    Quest’ultima, l’anno successivo, riuscì a essere rappresentata a Praga e a New York ma, nonostante ciò, non riuscì ad affermarsi nel repertorio standard, anche se la sua musica per balletto fu popolare per molto tempo. Si ricorda, infine, il balletto in tre atti Laurin, presentato per la prima volta a Berlino nel 1896.

    Il Concerto n° 2 in Mi maggiore op. 59 è, probabilmente, la migliore pagina del compositore e, a quel tempo, riuscì a raggiungere una certa popolarità in tutta Europa, senza però affermarsi nel repertorio standard. Successivamente alla Prima Guerra Mondiale, l’opera perse inspiegabilmente e in maniera graduale la sua notorietà,

    Il primo movimento, di sapore schumanniano, è a tratti assai passionale, anche grazie al contributo dei potenti accordi dello strumento in punteggiato, alternati a momenti di soavità. Lo sviluppo e la coda, anch’essi assai emozionanti, sono particolarmente ben costruiti, sia dal punto di vista tematico che strutturale.

    Il movimento successivo, di carattere marciante, è melodicamente leggero e brillante, mentre il terzo movimento, segnato Vivace, è una reminescenza della musica scintillante di Liszt.

    L’ultimo movimento, infine, si caratterizza per la sua generale allegria e per la particolare gioiosità della melodia, sostenuto da una scrittura pianistico-orchestrale virtuosistica e da un ottimo bilancio tra contrasti tematici ed equilibrio formale.

    Nel complesso, l’opera si qualifica come uno degli sforzi meglio riusciti del genere concertistico, con la sua eleganza e la sua possenza, costituendo la roccaforte di uno degli ultimi rappresentanti della tradizione romantica, un deciso conservatore che conosceva molto bene questa tradizione.

    Buona giornata e alla prossima!

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