Out of the Deep

Joey Roukens (28 marzo 1982): Concerto per violino e orchestra n. 2, Out of the Deep (2025). Simone Lamsma, violin; Radio Filharmonisch Orkest, dir. Markus Stenz.

Il Concerto si evolve in un unico movimento; la partitura reca però le seguenti indicazioni:

Rage and Lament
In Flux [7:45]
Sanctuary [15:00]
Upsurge [23:35]
Epilogue [27:35]
 

4 pensieri riguardo “Out of the Deep

  1. Buongiorno, caro Claudio, grazie mille di aver portato questo splendido concerto per violino, davvero una magnifica interpretazione! La solista, poi, bravissima e bellissima 😊

    Roukens è oggi considerato uno dei compositori olandesi contemporanei più importanti ed eseguiti della sua generazione. La sua produzione musicale è davvero varia e spazia da pezzi orchestrali di grande respiro a pezzi cameristici e solistici, annoverando anche musica per il palcoscenico.

    Nato a Schiedam, ha studiato composizione con Klaas de Vries alla Codarts University for the Arts e psicologia all’Università di Leida. In parallelo, ha preso lezioni private di pianoforte con Ton Hartsuiker. Dopo essersi laureato nel 2006, ha subito guadagnato grande fama in patria e all’estero grazie alle sue composizioni.

    Tra queste, degne di nota sono la cantata Rising Phoenix per coro misto e orchestra (2014, scritta per la celebrazione della riapertura della ristrutturata sala concertistica TivoliVredenburg di Utrecht), il Concerto per violino in due movimenti “Roads to Everywhere” (2015, scritto per il violinista Joseph Puglia e la ASKO|Schönberg) e il pezzo orchestrale Morphic Waves (2015), Boundless per orchestra d’archi, arpa, tastiera e percussioni (2016, scritto per il centenario della nascita di Leonard Bernstein).

    Da ricordare anche il Concerto per due pianoforti “In Unison” (2017, scritto per il famoso duo pianistico olandese Lucas & Arthur Jussen), il Quartetto d’archi n° 4 “What Remains” (2019, scritto per il Dudok Quartet Amsterdam), il balletto serale in due atti Dorian (2020, rev. 2022), la Distorted Fantasia (after J. P. Sweelinck) (2021, scritta per la celebrazione del 400° anniversario della morte del compositore omonimo), la Sinfonia n° 1 “Kaleidoscopic”  (2021) e il Requiem per coro misto, percussioni e archi (2022, scritto per la serie Bosch Requiem del Festival di Nuova Musica “November Music”).

    La gran parte della sua produzione si caratterizza per l’integrazione organica di elementi appartenenti a estetiche e tendenze musicali assai distanti, come la vivacità orchestrale dei primi Stravinsky e Ravel, la gestualità tardo-romantica di Mahler e Sibelius, i ritmi del minimalismo americano, la “serenità” tipica della polifonia rinascimentale e alcuni elementi della musica pop e jazz.

    Ciò mostra come il compositore, a differenza di altri suoi colleghi, si sia allontanato dalla tendenza modernista in favore di un linguaggio più diretto ed eclettico, nel quale coesistono armonicamente elementi musicali presenti e passati, tonali e non, colti e popolari. Nel far ciò, si apre a una grande varietà di stili e tecniche, anche di origini extra-occidentali. La grande importanza attribuita alle fonti “popolari” è sicuramente dovuta alla sua lunga militanza tra le file della musica pop.

    Nel complesso, la sua musica è peculiare per i ritmi energici, le armonie complesse e accessibili e la forte componente emotiva, concepita sia per gli ascoltatori più esigenti, ma anche per quelli meno esperti.

    Nel 2023 è stato insignito del “Pan Asian Award”, un riconoscimento destinato a compositori e musicisti talentuosi di origini asiatico-olandesi, assegnato per la prima volta nello stesso anno.

    Questo concerto è stato scritto in risposta a una commissione dell’AVROTROS Vrijdag Concert ed è stato eseguito in prima assoluta il 31 gennaio 2025 presso la sala da concerto TivoliVredenburg di Utrecht.

    L’opera è stata composta per la violinista olandese Simone Lamsma, alla quale Roukens ha chiesto personalmente quali fossero le sue preferenze musicali. La donna ha espresso il suo grande amore per la musica russa, in particolare per i concerti più cupi di Shostakovich e Gubaidulina. Questo lato malinconico abbonda nella musica di Roukens e in questo concerto viene esplorato ulteriormente.

    Il titolo della composizione deriva dal modo nel quale la musica si sviluppa nel corso del concerto, suggerendo un viaggio emotivo-spirituale dalle profondità oscure verso la luce e la speranza. Tale procedere non avviene a tappe serrate, ma in maniera graduale e progressiva e da qui si spiega la scelta del compositore di concepire l’opera in un unico movimento.

    Come ha affermato il compositore: “Beh, lo considero piuttosto come un insieme composto da cima a fondo, in cui diverse sottosezioni vengono suonate senza interruzioni”.

    Sull’impostazione strutturale del suo concerto, ecco alcune note esplicative di Roukens:

    “Poco prima che entri il violino solista, l’orchestra è scesa in una sorta di abisso musicale; gli ottoni suonano una nota bassa e forte che suona come un corno da nebbia. Quindi il solista introduce un motivo lamentoso, dopo di che sale gradualmente sempre più in alto, fino a quando non finisce finalmente nel suo registro più alto. Mentre scrivevo, avevo sempre in mente l’immagine di una musica che cerca di sfuggire a quella profondità. Il lamento del violino solista ha un tema come quello di una barcarola, una canzone dondolante di una gondola, contro la quale l’orchestra pone passaggi cromatici e dissonanti. Questi due temi formano il materiale di base e corrono come un filo conduttore in tutto il concerto.”

    Nella prima sezione, i due temi principali si contrappongono, simboleggiando il contrasto tra le due emozioni (rabbia e dolore). Nel corso di questa sezione, l’orchestra e il solista si calano perfettamente nella parte, attraverso ritmi aggressivi, dissonanze acute, passaggi percussivi, melodie struggenti, ma anche armonie malinconiche.

    La seconda sezione sembra suggerire un senso di instabilità, di costante cambiamento e di incertezza. In essa, si ritrovano una grande energia ritmica, ritmi irregolari, armonie in continua evoluzione e un senso di movimento perpetuo. Il violino si impegna in passaggi di grande virtuosismo e di notevole frammentarietà, suggerendo ancora una volta la natura caotica di questa parte.

    La terza sezione è strutturata come un intermezzo lirico, a tratti quasi devoto e, come si può dedurre dal suo titolo, offre un contrasto rispetto alla sezione precedente, creando un’atmosfera più pacifica e calma, quasi di rifugio sicuro. Il solista esegue vari passaggi nel registro acuto, quasi a simboleggiare l’ingresso in un luogo trascendente.

    La quarta sezione ritorna alla feroce energia iniziale e vede contrapporsi sempre più cupamente e in maniera ostinata solista e orchestra, fino al momento nel quale la loro “battaglia” giunge al termine. Come suggerisce il titolo, questo movimento rappresenta una “rinascita”, simboleggiata dalla grande esplosione di energia e ottimismo. Si ritrovano, infatti, ritmi propulsivi, melodie ascendenti e passaggi in crescendo verso un culmine trionfante nell’orchestra, mentre al solista sono affidati passaggi più virtuosistici e appassionati, quasi a esprimere un senso di gioia e di liberazione.

    L’ultima sezione è una sorta di riflessione finale, un momento di quiete e contemplazione seguente al culmine emotivo precedente. Nel complesso maliconica e calma, questa sezione si caratterizza per la presenza di radi e sereni accordi degli archi che accompagnano il violino nella sua lenta ascesa verso il registro acuto, come a simboleggiare il ritorno di un sensazione di pace interiore. In questa parte, si viene a creare un certo senso di coesione e completamento, quasi a rappresentare un riassunto del viaggio emotivo sinora compiuto e, allo stesso tempo, offrire una prospettiva di speranza e resilienza.

    Buona giornata e a domani!

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