Falsi celebri

L’articoletto che segue, piccolo omaggio a Umberto Eco (1932 - 19 febbraio 2016), prende in esame alcuni apocrifi di successo 🙂


Remo Giazotto (1910 - 1998): Adagio in sol minore per archi e basso continuo (1957) noto come Adagio di Albinoni. Berliner Philharmoniker, dir. Herbert von Karajan.
Compositore e musicologo, Giazotto compilò fra l’altro il catalogo sistematico delle opere di Tomaso Albinoni (1671-1751). Nel 1958 diede alle stampe l’Adagio attribuendone la paternità al maestro veneziano: si tratterebbe di una sonata a tre della quale sopravvivono soltanto il basso numerato e due frammenti della parte del I violino, dallo stesso Giazotto rinvenuti manoscritti nella Sächsische Landesbibliothek di Dresda. «L’elaboratore ha proceduto alla realiz­zazione del basso numerato superstite sul quale, avvalendosi di due episodi melodici (sei battute in tutto), ha creato e disposto un nesso narrativo che aderisse con assoluta fedeltà al tessuto armonico che il basso numerato originale suggeriva», spiegò lo studioso romano. Dopo la morte del quale, però, si è appurato che la Biblioteca di Dresda non conserva alcun frammento corrispondente alla descrizione, ragion per cui si ritiene che l’Adagio sia interamente opera di Remo Giazotto.


Ludwig NohlLudwig van Beethoven (1770 - 1827) o Ludwig Nohl (1831 - 1885): Für Elise (1810?). Ivo Pogorelich, pianoforte.
La composizione oggi universalmente nota con il titolo Für Elise (Per Elisa) fu scoperta quarant’anni dopo la morte di Beethoven, nel 1867, a Monaco, presso una collezione privata, dallo studioso e scrittore tedesco Ludwig Nohl (nel ritrattino qui a sinistra). Il manoscritto, oggi perduto, secondo la testimonianza di Nohl era datato 27 aprile 1810. Ci si è a lungo interrogati sull’identità della dedicataria: poiché non risulta che Beethoven conoscesse di persona una Elise — si è parlato di Elisabeth Röckel (1793–1883), una cantante tedesca che all’epoca godeva di una certa notorietà, ma non v’è prova che i due si siano incontrati — l’opinione più diffusa è che il nome riportato sulla partitura fosse in realtà Therese (ossia Therese Malfatti von Rohrenbach zu Dezza, amata da Beethoven) e che Nohl abbia mal interpretato la grafia del compositore.
Il brano è incluso nel catalogo beethoveniano come n. 59 dei Werke ohne Opuszahl (WoO = composizioni senza numero d’opus). Va però detto che, dopo accurati studi, il musicologo italiano Luca Chiantore (vedere qui) è giunto alla conclusione che Per Elisa non sia di Beethoven: il vero autore sarebbe proprio Nohl.


Autore non identificato: Valzer in mi bemolle maggiore, attribuito a Fryderyk Chopin (1810 - 1849). Arturo Benedetti Michelangeli, pianoforte.
Di questa composizione — per la verità simile più a un Ländler che a un valzer — l’unica copia manoscritta di cui abbiamo notizia si trovava nell’album personale di Emilia Elsner (figlia di uno dei maestri di Chopin), ove però non era riportato il nome del suo autore; l’album, che conteneva alcuni brani certamente di Chopin, è andato perduto, ma era stato esaminato alla fine dell’Ottocento dal letterato e musicografo polacco Ferdynand Hoesick, il quale ne pubblicò il contenuto in un volume di supplemento all’edizione Breitkopf & Härtel delle opere complete chopiniane (Lipsia, 1902). Il Valzer in mi bemolle, a ben vedere, non ha assolutamente nulla dello stile di Chopin: opinione di diversi studiosi è che l’attribuzione al maestro polacco debba considerarsi una svista di Hoesick.


Johann Peter Kellner? (1705 - 1772): Toccata e Fuga in re minore per organo, attribuita a Johann Sebastian Bach (BWV 565). Michel Chapuis, organo.
Della questione si parlava già all’inizio degli anni 1980: «la composizione organistica nota come Toccata e fuga in re minore, n. 565 del Bach-Werke-Verzeichnis di Wolfgang Schmieder, è opera di Johann Sebastian Bach?» si chiedevano, fra gli altri, Peter Williams (BWV 565: A toccata in D minor for organ by J.S.Bach?, in «Early Music» 9/3, 1981) e David Humphreys (The D minor Toccata BWV 565, ibid. 10/2, 1982). La discussione è tuttora viva, ma è assai probabile che nelle prossime edizioni del catalogo bachiano dovremo andare a cercare il numero 565 fra le opere spurie.
Riassumendo:

  • Il più antico manoscritto noto della Toccata e fuga è una copia eseguita da Johann Ringk (1717-1778), allievo di J. P. Kellner, a sua volta allievo di Bach. Studiando il documento, Williams è giunto a questa con­clusione: non si tratta di un’opera originale, bensì della trascrizione di un brano ori­gi­na­ria­mente concepito per violino solo.

  • Humphreys ha attribuito il brano appunto a Johann Peter Kellner, allievo di Bach intorno al 1729 e maestro di Ringk.

  • Bernhard Billeter ritiene invece che si tratti di un adattamento di un brano clavicembalistico (Bachs Toccata und Fuge d-moll für Orgel BWV 565 – ein Cembalowerk?, in «Die Musik­forschung» 50/1, 1997).

  • Nel 1995 Rolf Dietrich Claus ha pubblicato uno studio (Zur Echtheit von Toccata und Fuge d-moll BWV 565, Colonia, Verlag Dohr) nel quale sostiene che la composizione, di probabile origine violinistica, non può essere un’opera giovanile di Bach – come si era sempre pensato, ritenendo di poter così giustificare le sue molte incongruenze – e giunge alla conclusione che debba essere attribuita a un compositore della generazione dei figli di Bach. Nella 2ª edizione ampliata (1999) Claus risponde punto per punto a coloro che avevano criticato e confutato le sue tesi.

  • Nel 2000 Stephan Emele presenta una dissertazione dedicata a Kellner (Ein Beispiel der mitteldeutschen Orgelkunst des 18. Jahrhunderts: Johann Peter Kellner), considerato quale probabile autore della Toccata e fuga in re minore. L’analisi stilistica è dettagliata e abbastanza convincente (si veda il sito della Johann-Peter-Kellner-Gesellschaft).

  • Nel 2005 Eric Lewin Altschuler ipotizza che tanto la Toccata e Fuga BWV 565 quanto la Ciaccona della Seconda Partita per violino BWV 1004 potessero essere in origine brani per liuto (Were Bach’s Toccata and Fugue BWV565 and the Ciaccona from BWV1004 Lute Pieces?, in «The Musical Times» 146/1893).

Penso che chiunque abbia un po’ di dimestichezza con le composizioni del Kantor di Lipsia difficilmente potrà trovarsi in totale disaccordo con gli studiosi sopra menzionati: BWV 565 non sembra essere di Bach; la magniloquenza fine a sé stessa, l’elementare semplicità dell’armonia, l’inconsistenza del contrappunto sono rivelatrici. Il vero Bach è altrove.

Primavera silenziosa

Steven Stucky (1949 – 14 febbraio 2016): Silent Spring, poema sinfonico (2011). Pittsburgh Symphony Orchestra, dir. Manfred Honeck.
Il brano fu composto per celebrare il cinquantenario della pubblicazione del celebre saggio omonimo di Rachel Carson, saggio che diede origine al movimento ambientalista.

Suite barocca – I

Johann Joseph Fux (1660 - 13 febbraio 1741): Ouverture (Suite) in sol minore K 355 (pubblicata in Concentus Musico-Instrumentalis op. 1, 1701). Armonico Tributo Austria, dir. Lorenz Duftschmid.

  1. Ouverture: Grave – Allegro – Grave
  2. Riga(u)don – Trio Bouré [3:13]
  3. Aire la Double: Andante [6:12]
  4. Menuet [9:33]
  5. Aria in Canone: Poco allegro [10:53]
  6. Passacaille [13:01]

La più bella apocalisse

John Luther Adams (1953): Become Ocean per orchestra (2013). Seattle Symphony Orchestra, dir. Ludovic Morlot.
Questa composizione, cui è stato assegnato il Premio Pulitzer per la musica nel 2014, è stata definita dal critico statunitense Alex Ross « the loveliest apocalypse in musical history ».

WAM 266

Mozart: Missa brevis in do maggiore K 259, detta Orgelsolo-Messe (1776). Celestina Casapietra, soprano; Annelies Burmeister, contralto; Peter Schreier, tenore; Hermann Christian Polster, basso; Walter Heinz Bernstein, organo; Rundfunkchor Leipzig e Radio-Sinfonie-Orchester Leipzig, dir. Herbert Kegel.


Wolfgang Amadeus Mozart
* 27 gennaio 1756 – † 5 dicembre 1791

Alle stelle

Henri Duparc (21 gennaio 1848 - 1933): Aux étoiles, «poème nocturne» per orchestra (1874, rev. 1911). Orchestre du Capitole de Toulouse, dir. Michel Plasson.

La lumière sidérale des nuits!
Qui peut savoir les vertus secrètes
de cette lumière si humble, mais
venant de l’immensité?
(Alphonse-Joseph-Auguste Gratry)

Čajkovskij: Le Stagioni – 1


Pëtr Il’ič Čajkovskij (1840 - 1893): Времена года / Les Saisons op. 37a (1875-76), 1. Январь: У камелька / Janvier: Au coin du feu. Versione originale: Valentyna Lysycja, pianoforte. Trascrizione per orchestra di Aleksandr Gauk (1893 - 1963): Orchestra da camera di Mosca, dir. Constantine Orbelian.
Le dodici composizioni che costituiscono la suite furono originariamente pubblicate, una al mese, dal gennaio al dicembre 1876, sul periodico «Нувеллист» (Nuvellist), edito a San Pietroburgo a cura di Nikolaj Matveevič Bernard. Questi pensò di associare a ciascun brano un breve componimento poetico; per il mese di gennaio scelse una quartina di Puškin:

И мирной неги уголок
Ночь сумраком одела,
В камине гаснет огонек
И свечка нагорела.
Un piccolo angolo di serena felicità,
la notte abbigliata di penombra;
il fuoco sta morendo nel caminetto
e la candela s’è consumata.

La scalata

Victor Bendix (1851 - 5 gennaio 1926): Sinfonia n. 1 in do maggiore op. 16, Fjeldstigning (La scalata; 1882). Orchestra filarmonica di Omsk, dir. Evgenij Šestakov.

  1. Overture: Adagio ma non troppo – Allegro moderato
  2. Notturno: Allegro vivace [12:27]
  3. Marcia solenne: Andante sostenuto [18:40]
  4. Finale: Allegro animato [26:26]

Fuochi artificiali

Claude Debussy (1862 - 1918): Preludio in fa maggiore (…Feux d’artifice) dal Deuxième livre (1913), n. 12. Arturo Benedetti Michelangeli, pianoforte.


Igor’ Stravinskij (1882 - 1971): Feu d’artifice op. 4 (1908). Columbia Symphony Orchestra diretta dall’autore.


«Recentemente ho visto Stravinskij…
Dice: il mio Oiseau de feu, il mio Sacre, come un bambino direbbe: la mia trottola, il mio cerchio. Ed è proprio questo: un bambino viziato che, ogni tanto, mette le dita nel naso della musica. È anche un giovane selvaggio che porta cravatte da pugno nell’occhio, bacia la mano alle signore pestando loro i piedi. Da vecchio, sarà insopportabile, o meglio non sopporterà nessuna musica; ma per ora è straordinario! Dichiara di essere mio amico, perché l’ho aiutato a salire un gradino della scala dalla cui sommità lancia granate, non tutte esplodono. Ma, ripeto, è straordinario.»
(lettera di Claude Debussy a Robert Godet del 4 gennaio 1916)