Vincent d’Indy (27 marzo 1851 - 1931): Symphonie Cévenole sur un chant montagnard français op. 25 (1886). Robert Casadesus, pianoforte; Philadelphia Orchestra, dir. Eugene Ormandy.
Ruperto Chapí Lorente (27 marzo 1851 - 25 marzo 1909): Escenas de capa y espada, poema sinfonico (1876). Orquesta sinfónica de Radio Televisión Española, dir. Adrian Leaper.
François-Joseph Fétis (25 marzo 1784 - 26 marzo 1871): Sinfonia n. 1 in mi bemolle maggiore (1862). Orchestre symphonique de la RTBF, dir. Brian Priestman.
Oskar Nedbal (26 marzo 1874 - 1930): Scherzo-Caprice in sol maggiore per orchestra op. 5 (1892). Symfonický orchestr Masarykovy univerzity, dir. Martin Mazánek.
Aimé Maillart (24 marzo 1817 - 1871): Ouverture per Les Dragons de Villars (1856), opéra-comique in 3 atti su libretto di Lockroy (alias Joseph-Philippe Simon) e Eugène Cormon. London Symphony Orchestra, dir. Richard Bonynge.
Jean-Baptiste Lully (1632 - 22 marzo 1687): scelta di brani dal Ballet des Plaisirs LWV 2 (1655). Aradia Ensemble, dir. Kevin Mallon.
Ouverture
1a entrée: Six jeunes Bergers [2:07]
2a entrée: Quatre Gentilshommes [3:223]
Ouverture per la 2a parte [4:41]
Gavotte pour les Satyrs (7a entrée) [6:04]
Sarabande (7a entrée) [6:49]
Air pour le Vieillard et sa Famille (8a entrée) [9:01]
Gavotte pour les Suisses (12a entrée) [11:23]
Bourrée pour Les Courtisans (13a entrée) [12:34]
Il balletto fu composto in collaborazione con Louis de Mollier (1615 - 1688) e Jean-Baptiste Boësset (1614 - 1685) su uno scenario di Isaac de Bensérade (1613 - 1691); è suddiviso in due parti, la prima dedicata ai piaceri della campagna (Les Plaisirs de la Campagne ou les Délices champêtres), la seconda a quelli della città (Les Divertissements de la Ville), per un totale di 25 entrées.
Luigi XIV prese parte alle rappresentazioni interpretando quattro personaggi: la Pace, un Egiziano, un Debosciato e il Genio della Danza; anche Lully ebbe quattro ruoli: un Satiro, un altro Egiziano, un altro Debosciato e un Bagnante.
Hamish MacCunn (22 marzo 1868 - 1916): The Land of the Mountain and the Flood, ouverture da concerto op. 3 (1887). Royal Scottish National Orchestra, dir. sir Alexander Gibson.
Pëtr Il’ič Čajkovskij (1840 - 1893): Времена года / Les Saisons op. 37a (1875-76), 3. Март: Песнь жаворонка / Mars: Chant de l’alouette. Versione originale: Valentyna Lysycja, pianoforte. Trascrizione per orchestra di Aleksandr Gauk (1893 - 1963): Orchestra da camera di Mosca, dir. Constantine Orbelian.
Questo brano fu originariamente pubblicato nel marzo 1876 sul periodico sanpietroburghese «Нувеллист» (Nuvellist), associato a una quartina di Apollon Nikolaevič Majkov:
Поле зыблется цветами,
В небе льются света волны.
Вешних жаворонков пенья
Голубые бездны полны.
Il campo risplende di fiori,
nel cielo si frangono onde luminose.
Il canto dell’allodola
riempie l’abisso blu.
Jan Václav Dusík (Jan Ladislav Dussek; 1760 - 20 marzo 1812): Concerto in mi bemolle maggiore per pianoforte e orchestra op. 70 (1810). Jan Novotný, pianoforte; Orchestra filarmonica di Praga, dir. Leoš Svárovský.
Antonín Reichenauer (c1694 – 17 marzo 1730): Concerto in sol maggiore per oboe, archi e basso continuo. Xenia Löffler, oboe; Collegium 1704, dir. Václav Luks.
Il 15 marzo 1922 ebbe luogo a Berlino la prima proiezione pubblica del film Nosferatu ‒ Eine Symphonie des Grauens diretto da Friedrich Wilhelm Murnau su una sceneggiatura che Henrik Galeen aveva liberamente tratto dal romanzo Dracula (1897) di Bram Stoker; questo film è unanimemente considerato uno dei capolavori del cinema muto.
La proiezione berlinese del 1922 fu accompagnata da un’orchestra che, sotto la guida di Hans Erdmann, eseguì una partitura scritta appositamente dal direttore stesso. Erdmann (1882 – 1942) è a tutti gli effetti il primo grande autore di colonne sonore cinematografiche; gli si deve fra l’altro un trattato (Allgemeines Handbuch der Film-Musik, 1927, scritto in collaborazione con Giuseppe Becce e Ludwig Brav) considerato una pietra miliare nella storia della musica per film.
La partitura di Erdmann per Nosferatu è stata recentemente ricostruita dai musicologi statunitensi Gillian B. Anderson e James Kessler. Grazie a un accurato restauro della pellicola, oggi è possibile vedere il film di Murnau accompagnato dalle musiche originali:
sopra: didascalie in tedesco;
sotto: didascalie in inglese.
Sergej Vasil’evič Rachmaninov (1873 – 1943): Die Toteninsel, poema sinfonico op. 29 (1909) ispirato dall’omonimo dipinto di Arnold Böcklin. Orchestra sinfonica di Stato della Federazione russa, dir. Evgenij Fëdorovič Svetlanov.
Nel video si alternano le cinque versioni note del dipinto:
1a versione, 1880, oggi nella Öffentliche Kunstsammlung del Kunstmuseum di Basilea;
2a versione, 1880, Metropolitan Museum of Art di New York;
3a versione, 1883, Alte Nationalgalerie di Berlino;
4a versione, 1884, distrutta nel corso della seconda guerra mondiale;
5a versione, 1886, Museum der bildenden Künste, Lipsia.
Heinrich Schulz-Beuthen (1838 – 12 marzo 1915): Die Toteninsel, poema sinfonico (1909) ispirato dall’omonimo dipinto (1880-86) di Arnold Böcklin. Orchestra sinfonica di Mosca, dir. Adriano.
Andreas Hallén (1846 – 11 marzo 1925): Die Todteninsel, poema sinfonico op. 45 (1898) ispirato dall’omonimo dipinto (1880-86) di Arnold Böcklin. Helsingborgs Symfoniorkester, dir. Hans-Peter Frank.
Michael van der Aa (10 marzo 1970): Up-close per violoncello, archi, colonna sonora e film (2010). Sol Gabetta, violoncello; Amsterdam Sinfonietta. L’attrice nel filmato è Vakil Eelman.
Franco Margola (1908 - 9 marzo 1992): Kinderkonzert n. 1 per pianoforte e orchestra (1954). Ruggero Ruocco, pianoforte; I Solisti Aquilani, dir. Vittorio Parisi.
Allegro
Aria: Larghetto [4:07]
Allegro spigliato [8:32]
Franco Margola: Kinderkonzert n. 2 per violino e orchestra (1955): Irene Tella, violino. I Solisti Aquilani, dir. Vittorio Parisi.
Franco Alfano (8 marzo 1875 – 1954): Sinfonia n. 1 in mi maggiore, Classica (1912, rev. 1952). Brandenburgisches Staatsorchester Frankfurt, dir. Israel Yinon.
Maurice Ravel (7 marzo 1875 - 1937): Boléro per orchestra (1928). London Symphony Orchestra, dir. Valerij Gergiev.
Di regola non propongo l’ascolto di composizioni molto famose. Se ho deciso di fare un’eccezione con il Boléro è perché in rete su questo brano si possono trovare innumerevoli informazioni e opinioni, escluse (forse) un paio di considerazioni che a me paiono molto importanti, anzi fondamentali, e di queste ho intenzione di parlare.
Due premesse, una a proposito dell’autore e l’altra in merito alla composizione. Sono convinto che Ravel sia uno dei massimi musicisti del ‘900, artista di rara sensibilità e raffinatezza, figura di rilievo assoluto neĺla storia dell’arte musicale del secolo passato; ritengo altresì che il Boléro non sia affatto la sua opera più significativa: è una composizione sui generis, lontanissima per stile, concezione e struttura da altre notevoli creazioni di Ravel, come per esempio il Quartetto in fa, Le Tombeau de Couperin. L’Enfant et les Sortilèges e soprattutto Gaspard de la nuit. Potete trovare nel web dovizia di particolari sulla genesi del Boléro, per cui spero che mi perdonerete se non mi soffermo sull’argomento.
Mi preme invece porre l’accento sulla definizione che di questo brano diede lo stesso Ravel:
« J’avais écrit une pièce qui durait dix-sept minutes et consistant entièrement en un tissu orchestral sans musique – en un long crescendo très progressif » (Avevo scritto un brano che durava diciassette minuti e che consisteva interamente in un tessuto orchestrale senza musica – in un lungo crescendo progressivo).
Il punto è: perché «senza musica»? Che cosa intende dire Ravel quando afferma che non c’è musica nel suo Boléro ? In realtà non è difficile dare una risposta a questa domanda.
Non diversamente dagli altri suoi colleghi compositori, Ravel ha una precisa concezione di quello che deve essere la composizione. Sono trascorsi molti secoli da quando i musicisti europei hanno abbandonato l’idea che comporre sia semplicemente inventare una bella melodia: questo avvenne intorno alla metà del XII secolo, anche se la svolta definitiva ebbe luogo nel Quattrocento. Da allora, comporre significa soprattutto elaborare: una o più idee musicali servono da fondamenta per la creazione di strutture complesse nelle quali le idee-base si ripresentano più volte in vesti sempre diverse, mutando ritmo, andamento, armonia, talvolta dando origine a intricati disegni polifonici e contrappuntistici. Quello della variazione è un principio proprio della musica, è anzi la natura stessa della musica: praticamente non esiste in nessun’altra forma di espressione artistica, salvo sporadici esperimenti (un noto esempio in ambito letterario è costituito dagli Esercizi di stile di Raymond Queneau, splendidamente tradotti in italiano da Umberto Eco). In generale, nelle composizioni di un buon musicista, anche in quelle più semplici, non troverete mai un’idea che venga riproposta due volte o più senza alcuna variante.
Inoltre, quando le idee musicali elaborate in una stessa composizione sono (almeno) due, hanno sempre qualità molto diverse, contrastanti: se una ha carattere prevalentemente ritmico, ben scandita, l’altra è ampia e distesa, cantabile. È con il contrasto che si crea la forma, la quale è «unità nella varietà».
Ebbene, nel Boléro non c’è niente di tutto questo. Non c’è contrasto: un unico periodo musicale, costituito da due frasi di andamento molto simile, si ripete invariato dall’inizio alla fine sopra una figurazione ritmica ossessiva, anche questa immutabile. Non ci sono variazioni. L’armonia è statica, non presenta alcuna modulazione salvo un estemporaneo passaggio dal do maggiore d’impianto al mi maggiore, otto battute prima della coda conclusiva, che ritorna al do. Non c’è contrappunto.
Ovvio dunque che per Ravel il Boléro sia un brano «senza musica», ossia «senza arte».
Ma questo non è del tutto vero, perché — e qui arrivo al secondo punto — una caratteristica peculiare del Boléro rivela la mano del grande compositore: l’orchestrazione.
L’orchestrazione è un’arte a sé, molto meno semplice di quanto potrebbe sembrare: richiede gusto, fantasia e una perfetta conoscenza di tutte le proprietà timbriche e foniche dei vari strumenti. La maestria di Ravel in questo campo è universalmente riconosciuta: non a caso fra i suoi lavori più riusciti si annovera l’orchestrazione dei Quadri di un’esposizione di Musorgskij. Basta dare un’occhiata all’organico nella prima pagina della partitura per intuire che il Boléro è un altro saggio magistrale di orchestrazione: la prima cosa che si nota è che prevede l’impiego alcuni strumenti inusuali, come la tromba piccola e soprattutto l’oboe d’amore, fratello settecentesco del ben più antico oboe tradizionale, rispetto al quale ha un timbro assai più dolce e carezzevole [nel video che ho scelto per questo articolo si può ascoltarne l’assolo a partire dal minuto 3:44].
Il «crescendo progressivo» del Boléro è ottenuto non solo mediante le opportune indicazioni dinamiche, ma anche e soprattutto attraverso una scelta attenta degli strumenti e degli impasti sonori.
Ho un’ultima considerazione da fare a proposito del Boléro di Ravel – ma è un’opinione personale, quindi siete liberi di non tenerne conto: questo brano «senza musica» è comunque una delle composizioni più sensuali che io conosca, e credo che per riuscire a ottenere un simile effetto ripetendo più volte invariata la stessa tiritera sia necessaria tutta l’arte di un musicista fuori del comune.
Insomma, pur tenendo sempre ben presente che il Boléro non è la composizione più rappresentativa dello stile di Ravel, bisogna comunque ammettere che è un capolavoro.
Senza musica.
Johann Georg Albrechtsberger (1736 - 7 marzo 1809): Concerto in fa maggiore per scacciapensieri, mandora e orchestra. Fritz Mayer: scacciapensieri; Dieter Kirsch, mandora; Münchener Kammerorchester, dir. Hans Stadlmaier.
Charles-Hubert Gervais (1671 - 1744): Miserere (c1723-44). Gerlinde Sämann e Lisa Rothländer, soprani; Robert Morvai, tenore e contraltista; Nils Giebelhausen, tenore; Matthias Horn, basso; Capella Cathedralis Fulda e L’arpa festante, dir. Franz-Peter Huber.
Antonio Vivaldi (4 marzo 1678 – 1741): Nulla in mundo pax sincera, mottetto per soprano, due violini, viola e basso continuo RV 630. Emma Kirkby, soprano; Academy of Ancient Music, dir. Christopher Hogwood.
Aria
Nulla in mundo pax sincera
sine felle; pura et vera,
dulcis Jesu, est in te.
Inter poenas et tormenta
vivit anima contenta
casti amoris sola spe.
Recitativo
Blando colore oculos mundus decepit
at occulto vulnere corda conficit;
fugiamus ridentem, vitemus sequentem,
nam delicias ostentando arte secura
vellet ludendo superare.
Aria
Spirat anguis
inter flores et colores
explicando tegit fel.
Sed occulto factus ore
homo demens in amore
saepe lambit quasi mel.
Jean-Philippe Rameau (1683 - 1764): « Contredanse en rondeau » dalla tragédie lyrique Abaris ou Les Boréades (1763, non rappresentata vivente l’autore). Les Ombres.
Benedikt Anton Aufschnaiter (21 febbraio 1665 - 1742): Serenata in si bemolle maggiore, n. 6 della raccolta Concors discordia op. 2 (1695). L’Orfeo Barockorchester, dir. Michi Gaigg.
Pëtr Il’ič Čajkovskij (1840 - 1893): Времена года / Les Saisons op. 37a (1875-76), 2. Февраль: Масляница / Février: Carnaval. Versione originale: Valentyna Lysycja, pianoforte. Trascrizione per orchestra di Aleksandr Gauk (1893 - 1963): Orchestra da camera di Mosca, dir. Constantine Orbelian.
Brano originariamente pubblicato nel febbraio 1876 sul periodico sanpietroburghese «Нувеллист» (Nuvellist), associato a un distico di Pëtr Andreevič Vjazemskij:
Скоро масляницы бойкой
Закипит широкий пир.
Presto il vivace carnevale
eromperà in una grande festa.