Sette pianeti

Gustav Holst (1874 - 25 maggio 1934): The Planets, suite per orchestra (1914-16). Royal Liverpool Philharmonic Orchestra & Chorus, dir. sir Charles Mackerras.

  1. Mars, the Bringer of War
  2. Venus, the Bringer of Peace
  3. Mercury, the Winged Messenger
  4. Jupiter, the Bringer of Jollity
  5. Saturn, the Bringer of Old Age
  6. Uranus, the Magician
  7. Neptune, the Mystic

Non è astronomia, è astrologia più mitologia 😉
Quale dei sette pianeti di Holst è il vostro preferito?

GH

Greensleeves – IV

Gustav Holst (1874 - 25 maggio 1934): Suite n. 2 in fa maggiore per banda militare op. 28 n. 2 (1911). University of Michigan Symphony Band, dir. Michael Haithcock.

  1. March
  2. Song without words: I’ll love my love [5:12]
  3. Song of the Blacksmith [7:54]
  4. Fantasia on the Dargason [9:20]

it Greensleeves è citata nell’ultimo movimento della Suite n. 2 [10:14 e 11:33], in contrappunto con la vivace melodia irlandese intitolata Dargason (parola forse derivata da un termine anglo­sassone che significa nano o fata); anche Dargason, come Greensleeves, risale al XVI secolo.
Un anno dopo la composizione della Suite n. 2, Holst ne rielaborò il finale e lo inserì quale ultimo movimento nella Saint Paul’s Suite, composta per le sue allieve della Saint Paul’s Girls’ School di Londra, istituto del quale fu direttore musicale dal 1905 al 1934.

uk Greensleeves is quoted in the last movement of the Second Suite [10:14 and 11:33], in counterpoint to a lively Irish tune called Dargason (a word possibly derived from an Anglo-Saxon term meaning dwarf or fairy); both Dargason and Greensleeves date from the 16th century.
A year after completing the Second Suite, Holst reworked its Finale and used it as the last movement of the Saint Paul’s Suite, composed for his students at Saint Paul’s Girls’ School in London, where he was musical director from 1905 to 1934.

Gustav Holst: Saint Paul’s Suite per archi op. 29 n. 2 (1912). The Bournemouth Sinfonietta, dir. Richard Studt.

  1. Jig: Vivace
  2. Ostinato: Presto [2:54]
  3. Intermezzo: Andante con moto – Vivace – Tempo I [4:48]
  4. Finale (The Dargason): Allegro [8:59]

La Giga

Autore non identificato: Fuga a 4 voci in sol maggiore, Alla giga, già attribuita a Johann Sebastian Bach (BWV 577). Matthias Havinga all’organo van Vulpen (1966) dell’Augustanakerk in Amsterdam.

La giga (in francese gigue) è una forma di danza barocca, di andamento rapido e in ritmo doppio ternario, originatasi dalla jig irlandese. Per eseguire la Fuga alla giga gli organisti devono essere provetti ballerini: guardate infatti il nostro bravo e simpatico Matthias, qui sopra, come volteggia agile e leggero sulla pedaliera!

La Fuga BWV 577 — il cui manoscritto originale non è reperibile — non sarebbe opera di Bach: lo affermano, sulla base di considerazioni stilistiche, i più autorevoli studiosi del lascito bachiano. Ferruccio Rivoir, amico, collega e versatile organista, una volta mi confidò: «La Fuga alla giga non è di Bach. Te lo dicono le dita: quando suoni il vero Bach, le dita trasmettono sensazioni del tutto differenti.»

Troppo “facile”, dunque, per essere scaturita dal genio del Kantor di Lipsia, la Fuga in sol maggiore è tuttavia un brano assai gradevole, tant’è vero che è stata fatta oggetto di numerosi adattamenti: eccone alcuni, scelti fra i più interessanti:

  1. un pulsante adattamento di Michiko Noguchi per 2 marimbe e 4 esecutori; The Marimba Duo
  2. un dabadabadattamento per coro a 4 voci; The Swingle Singers
  3. un cinguettante adattamento di tenkon1 per sintetizzatore
  4. una trascrizione per orchestra realizzata nel 1929 da Gustav Holst (1874 - 1934); BBC Philharmonic Orchestra, dir. Leonard Slatkin.

BWV 577