L’eternamente giovane

Jehan Alain (1911 - 20 giugno 1940): Deux Danses à Agni Yavishta per organo JA 77-78 (13 ottobre 1932). Marie-Claire Alain.

  1. Allegro
  2. Pas vite


L’approfondimento
di Pierfrancesco Di Vanni

Al dio del fuoco

Esistono meteore nel cielo della musica classica che, pur avendo brillato per un tempo brevissimo, hanno lasciato una scia talmente luminosa da cambiare per sempre la percezione di uno strumento. Jehan Alain è stato esattamente questo: un visionario, un poeta, un eroe di guerra e un esploratore dell’ignoto che ha strappato l’organo dal suo rigido piedistallo liturgico per proiettarlo in una dimensione onirica, mistica e profondamente umana. Dopo più di ottant’anni dalla sua prematura scomparsa, la sua musica continua a stregare per la sua modernità, e nulla incarna il suo genio meglio delle enigmatiche Deux Danses à Agni Yavishta.

Il genio interrotto: chi era Jehan Alain?
Nato in una famiglia di musicisti (suo padre Albert era organista e costruttore d’organi, sua sorella Marie-Claire diventerà la più grande organista del XX secolo), Alain crebbe fra canne d’organo e spartiti. Non fu un accademico polveroso, ma un uomo vitale, un motociclista appassionato e un disegnatore compulsivo, dotato di un umorismo surreale e di una sensibilità spirituale fuori dal comune. La sua carriera fu stroncata a soli 29 anni nel giugno del 1940, durante la battaglia di Saumur; morì da eroe, difendendo da solo una postazione contro un intero plotone tedesco, ma lasciò al mondo un catalogo di composizioni che sembrano provenire da un altro pianeta: un perfetto amalgama dell’impressionismo di Debussy con il misticismo di Messiaen e le suggestioni esotiche dell’Oriente.

Il fascino dell’Oriente: l’incontro con i Veda
Negli anni ’30, come molti suoi contemporanei Alain rimase folgorato dalle esposizioni coloniali tenutesi a Parigi e dall’incontro con le filosofie orientali. Fu proprio durante la lettura delle antiche scritture indiane, le Upanishad, che Jehan incontrò la figura di Agni, il dio vedico del fuoco. In sanscrito, Agni significa “fuoco”, Yavishta significa “il più giovane” o “sempre giovane”. Per Alain, questo non è però un fuoco distruttore, ma il fuoco della purificazione, la scintilla dell’ispirazione, la forza vitale che si rinnova costantemente.

Le Deux Danses à Agni Yavishta
Queste due brevi danze sono un capolavoro di economia formale e suggestione atmosferica. Alain qui abbandona le grandi architetture sonore ottocentesche per cercare un suono nudo, ipnotico e quasi atavico.
La prima danza ci proietta immediatamente in un altrove geografico e temporale. Non c’è traccia della solennità della cattedrale gotica. Il tema è costruito su una scala modale che ricorda i raga indiani, con intervalli che sfuggono alla logica tonale occidentale. Ciò che colpisce immediatamente è il ritmo. Alain introduce quelli che chiama “ritmi fluidi”: asimmetrie costanti, battute che cambiano metro continuamente, creando un senso di instabilità ipnotica. La musica non “marcia”, ma “fluttua”. È l’immagine sonora di una fiamma: imprevedibile nei suoi guizzi, leggera, capace di cambiare direzione in un istante. L’uso dei registri è altrettanto innovativo: Alain rifugge dai grandi “pieni” sonori, preferendo combinazioni acide e trasparenti. Spesso richiede l’uso di registri di mutazione che creano armonici insoliti, conferendo all’organo un suono quasi metallico o simile a quello di uno strumento a fiato arcaico. In questa danza, l’alchimista Alain sta distillando la materia sonora per ridurla alla sua essenza più pura.
La seconda danza è ancora più breve, quasi un epilogo meditativo. Se la prima era il movimento della fiamma, la seconda è la vibrazione dell’aria calda, il calore che permane dopo che il fuoco visibile si è spento. Qui il ritmo si stabilizza in una sorta di pulsazione rituale, una processione interiore. L’armonia si fa rarefatta, dominata da quinte vuote e accordi che sembrano fluttuare nel vuoto. C’è una qualità statica che anticipa di trent’anni il minimalismo di Steve Reich o le atmosfere di Arvo Pärt. Alain riesce a sospendere il tempo lineare, portando l’ascoltatore in una dimensione di eterno presente. È la traduzione musicale del concetto di Yavishta: la giovinezza dello spirito che non conosce l’invecchiamento del tempo cronologico.
Per Alain, l’organo è una tavolozza di colori infiniti: la sua capacità di reinventare lo strumento passa attraverso una profonda conoscenza tecnica unita a un’immaginazione poetica senza freni. Nelle Danses à Agni Yavishta, l’organo smette di essere lo strumento del dogma per diventare lo strumento del mistero. Il compositore non cerca di convertire l’ascoltatore a una religione, ma di metterlo in contatto con quella scintilla divina (il “fuoco giovane”) che risiede in ogni atto creativo. Egli considera l’organista non come un esecutore, ma come un officiante di un rito. In questo senso, il compositore è l’anello di congiunzione tra il misticismo cattolico di un César Franck e l’estasi teologica di Olivier Messiaen. Tuttavia, egli rimane più enigmatico, meno legato alla dottrina e più aperto all’irrazionale e al magico.
Oggi, ascoltare queste danze significa fare un salto nel vuoto, tra il misticismo dell’India antica e la modernità della Parigi degli anni Trenta. È un promemoria di quanto possa essere potente la bellezza quando nasce da un cuore che, nonostante la brevità della vita, non ha mai smesso di bruciare.

JA 77

Una morte da eroe

Jehan Alain: Premier Prélude « Wieder an » per organo JA 64 (febbraio 1933). Marie-Claire Alain.


Il 20 giugno 1940 è una bella giornata di sole a Saumur, nel dipartimento francese del Maine-et-Loire. Ma c’è la guerra: sei giorni prima i tedeschi sono entrati a Parigi, ciononostante in alcune zone della Francia si continua a combattere. Verso Saumur si sta dirigendo la Erste Kavallerie-Division della Wehrmacht; la città è difesa da circa 2200 uomini, in gran parte allievi ufficiali dell’École de cavalerie agli ordini del colonnello Charles Michon. A loro si è recentemente aggiunto Jehan Alain, dell’8° Reggimento corazzieri motorizzati.
Meno di un mese prima, a fine maggio, Jehan era fra coloro che, letteralmente sotto una pioggia di bombe e proiettili, erano riusciti a imbarcarsi a Dunkerque; all’alba del 1° giugno era giunto in Inghilterra – dove fra l’altro aveva avuto modo di apprezzare l’organo di una chiesa di Bournemouth… Tuttavia, il pensiero di rimanere al sicuro in terra britannica non lo aveva nemmeno sfiorato: il 7 giugno era sbarcato a Brest insieme con quello che restava dell’8° corazzieri, e il 18 era arrivato appunto nei pressi di Saumur.

Nel primo pomeriggio del 20 giugno, sono circa le 14, il comando della guarnigione di Saumur ritiene che sia necessario procedere a una ricognizione a est della città, dove sembra che l’arrivo delle truppe tedesche sia ormai imminente: chi si offre volontario? Jehan non esita. Inforca la motocicletta e si dirige verso una collina chiamata Le Petit-Puy (oggi inglobata nella città), dove sorge una casa isolata circondata da vigneti. Una volta lassù, Jehan si accorge che i nemici sono molto più vicini di quanto si credesse. Non possiamo sapere con precisione quali siano i suoi pensieri in questo frangente: è probabile che sia consapevole di non poter sfuggire ai tedeschi, e che questo lo induca a prendere la decisione che gli sarà fatale: di arrendersi non se ne parla, quindi si tratta solo di ritardare il più possibile l’avanzata nemica, in modo che a Saumur abbiano più tempo per preparasi allo scontro. Nasconde perciò la motocicletta fra le viti, poi cerca una posizione riparata lungo la via che porta alla città, e lì attende che i suoi avversari giungano a tiro.

(Un corazziere contro un reparto di cavalleria! Fa pensare a guerre di altri tempi, quando ci si combatteva a viso aperto e nulla era più importante dell’onore – « de toutes choses ne m’est demeuré que l’honneur », scrive Francesco I alla madre dopo la disfatta di Pavia.
Sappiamo quanto segue grazie al rapporto dell’ufficiale che comandava l’avanguardia tedesca.)

Sparando solo a colpo sicuro, Jehan mette fuori combattimento ben sedici soldati nemici, ma poi rimane senza munizioni. Arrendersi? Non se ne parla. Reso inutilizzabile il fucile, lascia il riparo e corre verso la motocicletta. Alle sue spalle ode i passi di un tedesco. Si ferma, si volta, lo guarda in viso. È disarmato, Jehan, ma l’altro non può saperlo e gli spara, colpendolo in pieno petto.
Così muore Jehan Alain, a 29 anni, 4 mesi e 17 giorni. È giovedì 20 giugno 1940, ultimo giorno di primavera nonché ultimo giorno di combattimenti nella Francia ormai in ginocchio: la sera stessa il colonnello Michon constata che i cadetti di Saumur non possono reggere all’urto delle forze tedesche e ordina loro di ritirarsi verso sud. Il giorno successivo gli alti comandi francesi optano per la resa definitiva, che sarà firmata il 22 giugno a Compiègne.

Non potevano decidersi prima?


targa commemorativa

Jehan Alain: Deuxième Prélude « Und jetzt » per organo JA 65 (6 marzo 1933). Marie-Claire Alain.

Vocalise dorienne

Jehan Alain (1911 - 20 giugno 1940): Vocalise dorienne – Ave Maria per soprano e organo JA 95A (marzo 1937); dedicata alla sorella Marie-Odile (1914 - 1937). Elizabeth Magnor, soprano; Graham Cox, organo.

« Sul manoscritto autografo della Vocalise v’è l’abbozzo, scritto a matita, di un Ave verum incompiuto. Quel frammento indusse nostro padre Albert a cercare un testo latino che si adattasse alla dolce melodia [della Vocalise] senza snaturarla: il testo infine prescelto fu quello dell’Ave Maria » (Marie-Claire Alain).



L’approfondimento
di Pierfrancesco Di Vanni

Jehan Alain: sinfonia incompiuta di un genio musicista e eroe di Francia

Jehan Alain è una figura eminente della musica francese del XX secolo. Destinato a una vita breve ma intensa, si distinse come compositore e organista, lasciando un’impronta indelebile nonostante la sua prematura scomparsa.

Primi passi e formazione precoce: all’ombra dell’organo paterno
Primo di quattro figli, Alain crebbe in un ambiente saturo di note e armonie. Suo padre, Albert, non era solo organista e compositore, ma anche un abile costruttore d’organi dilettante. Fu proprio su uno strumento costruito in casa dal padre – un organo oggi conservato a Romainmôtier, in Svizzera – che il giovane iniziò a muovere i primi passi sulla tastiera all’età di soli 11 anni. Il suo talento fu talmente precoce e sbalorditivo che, appena due anni dopo, a 13 anni, era già in grado di sostituire il padre, recentemente nominato organista titolare del grande organo della chiesa di Saint-Germain-en-Laye, nella sua città natale.

L’eccellenza al Conservatorio di Parigi: tra rigore e geniale irriverenza
Il suo percorso formativo proseguì al prestigioso Conservatorio nazionale superiore di Parigi. Qui ebbe l’opportunità di studiare con maestri del calibro di Paul Dukas, Jean Roger-Ducasse, André Bloch, Georges Caussade e, per l’organo, il celebre Marcel Dupré. Durante le lezioni di improvvisazione con Dupré, la sua abilità era tale che gli altri studenti preferivano esibirsi prima di lui, per non sfigurare al confronto. Un aneddoto significativo illustra la sua originalità: in un’occasione, concluse un’improvvisazione in una tonalità completamente diversa da quella iniziale, un’audacia inaudita per i canoni dell’epoca. Alla sua ammissione «Mi sono sbagliato!», Dupré rispose con acume: «Ebbene, dovreste sbagliarvi più spesso!»
I suoi studi si conclusero brillantemente con l’ottenimento dei primi premi in armonia, contrappunto e fuga, e naturalmente in organo e improvvisazione.

Affermazione professionale, riconoscimenti e vita familiare
Il talento compositivo di Alain ricevette un importante riconoscimento nel 1936, quando la sua Suite per orgue vinse il primo premio al concorso degli Amis de l’Orgue. Nello stesso anno, fu nominato organista titolare presso la Chiesa di Saint-Nicolas a Maisons-Laffitte. A Parigi ricoprì anche il ruolo di organista presso la Synagogue Nazareth (nel 3e arrondissement), incarico che, dopo la morte di Alain e la fine della guerra, sarebbe stato assunto da Marie-Louise Girod. Parallelamente alla sua fiorente carriera, Alain costruì una famiglia: si sposò nel 1935 e divenne padre di tre figli.

Il sacrificio eroico: la guerra e la morte prematura
La promettente carriera e la vita familiare di Jehan Alain furono tragicamente interrotte dallo scoppio della seconda guerra mondiale. Mobilitato fin dall’inizio del conflitto, si distinse per il suo coraggio, ricevendo citazioni per atti di bravura. Entrò a far parte del primo Groupe franc de cavalerie, comandato dal capitano de Neuchèze, e con esso partecipò alla disperata battaglia dei cadetti di Saumur nel giugno 1940. In un atto di estremo eroismo, resistette da solo contro un intero plotone d’assalto tedesco, cadendo al campo d’onore all’età di soli 29 anni.

L’eredità musicale: un tesoro di opere e il mistero delle partiture perdute
Nonostante la sua breve esistenza, Alain fu un compositore prolifico. La sua attività creativa abbracciò diversi generi, con opere per pianoforte, organo, musica da camera, voci (soliste e cori) e orchestra, per un totale di oltre 140 composizioni catalogate. Tra queste, il brano per organo intitolato Litanies (1937), appartenente al genere della toccata, ha ottenuto fama internazionale e fanno parte del repertorio degli organisti di tutto il mondo.
Negli ultimi dieci anni della sua vita, si concentrò prevalentemente sulla musica organistica. Oltre alle già citate Litanies, spiccano le Trois Danses, originariamente concepite per orchestra e da lui stesso trascritte per organo poco prima della sua morte nel 1940. Secondo la testimonianza di Marie-Claire Alain, Jehan avrebbe composto anche diverse altre opere orchestrali. Purtroppo, il compositore portò con sé queste partiture quando partì per il fronte e, dopo la sua morte in battaglia, non furono mai più ritrovate, lasciando un vuoto e un velo di mistero su una parte significativa della sua produzione.

Vocalise dorienne – Ave Maria: analisi
Composta nel marzo 1937 e dedicata alla sorella Marie-Odile (che sarebbe prematura­mente scomparsa da lì a pochi mesi in un incidente alpinistico), è un brano di straordinaria intensità emotiva e raffinatezza compositiva. Come rivelato da Marie-Claire Alain, sorella del compositore, l’opera nacque originariamente come una pura Vocalise, alla quale solo in seguito, per volere del padre Albert, fu adattato il testo dell’Ave Maria, scelto per la sua capacità di fondersi con la “dolce melodia” senza snaturarla.
Il brano si apre con un’introduzione organistica estremamente rarefatta. L’organo, con una registrazione tenue e delicata, stabilisce immediatamente un’atmosfera di sospensione e contemplazione. Le armonie sono statiche, quasi immobili, creando un tappeto sonoro che invita all’introspezione. Questa introduzione prepara l’ascoltatore all’ingresso della voce, preannunciando il carattere serafico del pezzo. Il soprano entra con la pura vocalizzazione (un “Ah” lungo e sostenuto). La melodia è caratterizzata da:
– lunghe arcate liriche: le frasi sono ampie, distese, e richiedono un eccellente controllo del fiato. Si sviluppano con un andamento prevalentemente legato e con un profilo melodico che sale e scende con grazia;
– modo dorico: la melodia e le armonie sottostanti sono impregnate del modo dorico (caratterizzato dalla sesta maggiore sulla scala minore naturale), che conferisce al brano un colore arcaicizzante, sereno ma con un velo di malinconia trasfigurata, tipico della musica sacra e meditativa. Questo evita la sentimentalità del modo maggiore tradizionale e la cupezza del minore, trovando un equilibrio espressivo unico;
– espressività intima: nonostante l’ampiezza delle frasi, l’espressione rimane contenuta, intima, quasi sussurrata. Non vi sono slanci drammatici, ma una costante tensione emotiva mantenuta attraverso la purezza della linea melodica.
La prima sezione vocale presenta un tema principale che viene poi ripreso e variato, mentre una seconda sezione esplora registri leggermente più acuti e introduce un maggior movimento melismatico, pur mantenendo la fluidità. Una sezione centrale, invece, mostra un carattere leggermente più mosso e ornato per il soprano, con melismi più elaborati che, tuttavia, non perdono mai la loro dolcezza e fluidità. L’organo, pur rimanendo discreto, partecipa più attivamente, non limitandosi a sostenere armonicamente ma dialogando sottilmente con la voce, a volte anticipando o facendo eco a frammenti melodici. La scelta dei registri organistici rimane costantemente votata alla trasparenza e alla leggerezza, creando un alone sonoro quasi impalpabile attorno alla voce. Brevi interludi organistici fungono da ponti contemplativi, permettendo alla tensione emotiva di sedimentarsi prima della ripresa della linea vocale. Questi momenti evidenziano la maestria di Alain nel creare atmosfera anche con mezzi apparentemente semplici.
Successivamente, la voce riprende la melodia iniziale, quasi come una ripresa abbreviata della prima sezione, confermando una sorta di forma ternaria (ABA’) o comunque ciclica, tipica delle preghiere. La dinamica si mantiene prevalentemente sul piano. La sezione finale vede la voce spegnersi gradualmente in una discesa melodica che conduce a una sensazione di pace e risoluzione eterea. L’organo conclude il brano con accordi tenui e prolungati, che si dissolvono nel silenzio, lasciando un’eco di serenità e trascendenza.
Considerando la genesi del brano, è evidente come la melodia preesistesse al testo liturgico. L’adattamento dell’Ave Maria alla Vocalise Dorienne si rivela particolarmente felice. La natura fluida, le lunghe frasi e il carattere sereno della melodia si sposano perfettamente con le parole della preghiera mariana. La modalità dorica, inoltre, si allinea con la tradizione del canto sacro, conferendo al testo un’aura di devozione profonda e antica. La dolcezza intrinseca della linea vocale, descritta da Marie-Claire Alain, accoglie le parole della preghiera in modo naturale, senza forzature, come se la musica fosse stata concepita fin dall’inizio per quel testo.

Nel complesso, l’opera è un gioiello di rara bellezza. La sua apparente semplicità cela una profonda sapienza compositiva e una sensibilità spirituale non comune. La dedica alla sorella Marie-Odile aggiunge un ulteriore strato di commozione, trasformando il brano in un omaggio tenero e al contempo elevato, un canto che sembra provenire da una dimensione altra, sospeso tra il dolore terreno e la pace celeste.

Suite gothique

Léon Boëllmann (1862 - 1897): Suite gothique op. 25 (1895). Marie-Claire Alain all’organo Cliquot/Cavaillé-Coll di Saint-Sulpice in Parigi.

  1. Introduction-choral: Maestoso
  2. Menuet gothique: Allegro [2:23]
  3. Prière à Notre-Dame: Très lent [5:24]
  4. Toccata: Allegro [11:13]

Ai tempi di Boëllmann il termine gothique conservava ancora qualche sfumatura in più rispetto a oggi. A noi, donne e uomini del XXI secolo, l’aggettivo gotico fa pensare immediatamente all’arte (e in particolare all’architettura) tardomedievale, o altrimenti alla letteratura fantastica del Sette-Ottocento, ma in passato era impiegato anche nell’accezione di «barbarico» (con riferimento all’antica popolazione germanica dei goti) e poi in quelle di «bizzarro», «capriccioso» e «desueto»: più o meno ciò che aveva in mente Giorgio Vasari quando gli venne l’idea di definire «gotica», appunto, l’arte del basso Medioevo, in contrapposizione a quella rinascimentale, che riproponeva i canoni estetici della classicità greca e romana.
Il termine gotico non ha una specifica valenza musicale e non l’ha mai avuta, nemmeno ai tempi di Boëllmann: solo recentemente l’aggettivo è stato impiegato per riferirsi alla polifonia duecentesca, segnatamente alla produzione della cosiddetta Scuola di Notre-Dame (Music of the Gothic Era è il titolo di un cofanetto di lp Archiv contenenti un’ampia scelta di composizioni di quel periodo eseguite, ormai mezzo secolo fa, dall’Early Music Consort of London diretto da David Munrow). Cose cui Boëllmann comunque non pensava, non è certo con l’idea di alludere alla musica medievale (ai suoi tempi in grandissima parte ancora da riscoprire) che definì gothique quella che sarebbe diventata la sua composizione più famosa. Intendeva piuttosto far pensare a qualche cosa che è «d’un autre âge, désuet, barbare, conservateur» (traggo questa definizione di gothique dal Lessico del Centre National de Ressources Textuelles et Lexicales).
Del resto, in piena Belle Époque il minuetto era senza dubbio desueto, e doveva essere considerata perlomeno bizzarra l’idea di suonarne uno all’organo di una cattedrale.

Aria – I

Jehan Alain (1911 - 20 giugno 1940): Aria per organo JA 138 (1939). Marie-Claire Alain.

Suggestiva composizione dedicata a Noëlie Pierront, che ne diede la 1a esecuzione il 23 marzo 1941 in Saint-Germain-des-Prés a Parigi.
Di questa Aria si trovano in rete alcune registrazioni in una versione per flauto e organo: si tratta di un adattamento non originale, opera del fratello minore di Jehan, Olivier (1918 - 1994).


Disegno di Jehan Alain

Cum Lazaro

Maurice Duruflé (11 gennaio 1902 - 1986): Requiem op. 9, versione con grande orchestra (1950). Anne Sofie von Otter, mezzosoprano; Thomas Hampson, baritono; Marie-Claire Alain, organo; coro Orféon Donostiarra; Orchestre du Capitole de Toulouse, dir. Michel Plasson.

I. Introït

Requiem aeternam dona eis Domine,
et lux perpetua luceat eis.
Te decet hymnus Deus in Sion,
et tibi reddetur votum in Jerusalem.
Exaudi orationem meam,
ad te omnis caro veniet.
Requiem aeternam dona eis Domine,
et lux perpetua luceat eis.

II. Kyrie [3:56]

Kyrie eleison.
Christe eleison.
Kyrie eleison.

III. Domine Jesu Christe [8:26]

Domine Jesu Christe, Rex gloriae,
libera animas omnium fidelium defunctorum
de poenis inferni, et de profundo lacu.
Libera eas de ore leonis,
ne absorbeat eas tartarus,
ne cadant in obscurum.
Sed signifer sanctus Michael
repraesentet eas in lucem sanctam,
quam olim Abrahae promisisti, et semini ejus.
Hostias et preces tibi, Domine, laudis offerimus.
Tu suscipe pro animabus illis,
quarum hodie memoriam facimus;
fac eas, Domine, de morte transire ad vitam,
quam olim Abrahae promisisti, et semini ejus.

IV. Sanctus [17:14]

Sanctus Dominus Deus Sabaoth.
Pleni sunt coeli et terra gloria tua.
Hosanna in excelsis.
Benedictus qui venit in nomine domini.
Hosanna in excelsis.

V. Pie Jesu [21:23]

Pie Jesu Domine,
dona eis requiem sempiternam.

VI. Agnus Dei [25:27]

Agnus Dei, qui tollis peccata mundi,
dona eis requiem sempiternam.

VII. Lux aeterna [29:55]

Lux aeterna luceat eis, Domine,
cum sanctis tuis in aeternum, quia pius es.
Requiem aeternam, dona eis Domine,
et lux perpetua luceat eis.

VIII. Libera me [34:08]

Libera me, Domine, de morte aeterna,
in die illa tremenda, quando coeli movendi sunt et terra,
dum veneris judicare saeculum per ignem.
Tremens factus sum ego, et timeo,
dum discussio venerit, atque ventura ira.
Dies illa, dies irae,
calamitatis et miseriae,
dies magna et amara valde.
Dum veneris judicare saeculum per ignem.
Requiem aeternam dona eis, Domine,
et lux perpetua luceat eis.

IX. In Paradisum [40:25]

In Paradisum deducant te Angeli,
in tuo adventu suscipiant te martyres,
et perducant te in civitatem sanctam Jerusalem.
Chorus Angelorum te suscipiat,
et cum Lazaro quondam paupere
aeternam habeas requiem.

Bellissimo lavoro, in sostanza una rielaborazione polifonica moderna di canti grego­riani, tutti desunti dalla Missa pro defunctis. Il Requiem era stato originariamente (1941) commissionato a Duruflé dal governo collaborazionista di Vichy.

Maurice Duruflé

Ninna-nanna su due note che strombazzano

Jehan Alain (1911 - 1940): Berceuse sur deux notes qui cornent per organo JA 7bis (agosto 1929). Francine Nguyen-Savaria.
Secondo Marie-Claire Alain, questa tenera e dolcissima ninna-nanna fu ispirata a suo fratello Jehan da un guasto dell’organo di casa Alain (era stato costruito dal loro genitore, Albert): a causa del guasto, un do# e un re# risuonavano in continuazione, anche senza che ne fossero premuti i tasti corrispondenti.

È per Paola 🙂

Alain, Berceuse sur deux notes qui cornent

Tre Movimenti x 2

Jehan Alain (1911 - 20 giugno 1940): Trois Mouvements pour flûte et piano JA 74 (1934-35). Daniela Dottori, flauto; Luca Moscardi, piano.

  1. Andante
  2. Allegro con grazia [1:39]
  3. Allegro vivace [3:00]

La medesima composizione trascritta per flauto e organo da Marie-Claire Alain (1975). Sofija Lubjanceva, flauto; Il’ja Kudrjavcev, organo.

  1. Andante
  2. Allegro con grazia [1:44]
  3. Allegro vivace [3:46]