Alla mente

Adriano Banchieri (3 settembre 1568 - 1634): Capricciata (a 3 voci) e Contrappunto bestiale alla mente (a 5) dal Festino nella sera del giovedì grasso avanti cena (1608). Simone Lo Castro, bravissimo come sempre, esegue tutte le parti.

Nobili spettatori,
udrete or ora quattro belli umori:
un cane, un gatto, un cucco, un chiù per spasso
far contrappunto a mente sopra un basso.

Fa la la.

Nulla fides gobbis,
similiter est zoppis.
Si squerzus bonus est,
super annalia scribe.

Fa la la.

Nelle ultime incisioni discografiche del Festino, ahimé, le «bestie» non cantano ma schiamazzano. Peccato, perché nella confusione e nel fracasso il raffinato gioco di onomatopee musicali ordito da Banchieri va completamente perduto. Continuo dunque a preferire le interpretazioni fedeli al testo, come questa di Simon Lo Castro e quella, assai famosa, dei King’s Singers:

«Alla mente», detto di un brano contrappuntistico, significa improvvisato, cioè eseguito estem­po­ra­nea­mente, a differenza del contrappunto «alla cartella», ossia scritto in partitura.



L’approfondimento
di Pierfrancesco Di Vanni

Adriano Banchieri e il Carnevale in musica

Il genio poliedrico di un monaco bolognese
Nel panorama musicale a cavallo tra il XVI e il XVII secolo, poche figure emergono con la vivacità e l’eclettismo di Adriano Banchieri (1568-1634). Monaco olivetano presso il monastero di San Michele in Bosco a Bologna, Banchieri fu non solo un compositore prolifico, ma anche un teorico raffinato, organista, poeta e fondatore dell’Accademia dei Floridi. La sua figura rappresenta il punto di giunzione tra la solida tradizione polifonica del Rinascimento e le nuove spinte teatrali e barocche.
Egli è, per eccellenza, l’inventore della commedia madrigalesca (o madrigale drammatico), un genere che, pur utilizzando la forma del madrigale a più voci, si prefiggeva di raccontare una storia, spesso di carattere buffo o satirico, attraverso una successione di brani collegati da un filo narrativo. In questo solco si inserisce il suo lavoro più celebre: il Festino nella sera del giovedì grasso avanti cena, pubblicato a Venezia nel 1608.

Il contesto della raccolta: il Carnevale e l’accademia
Il Festino (Opera XVIII) non è semplicemente una raccolta di canzoni, ma una vera e propria messinscena sonora dedicata al divertimento accademico. Il titolo stesso evoca l’atmosfera del Carnevale bolognese, un periodo di sospensione delle regole sociali dove il riso diventava lo strumento principale per interpretare il mondo.
La silloge si compone di 20 numeri musicali preceduti da un prologo. Il “festino” è immaginato come un intrattenimento conviviale offerto dal Diletto Moderno (personificazione del piacere contemporaneo) al Rigore Antico. In questo scontro ideale, Banchieri prende posizione a favore di una musica che, pur essendo tecnicamente impeccabile, non disdegna l’ironia, la parodia e il gioco verbale. Il pubblico a cui si rivolgeva era quello delle accademie: circoli di intellettuali che amavano le sottigliezze linguistiche, i doppi sensi e la critica sociale velata dal grottesco.

Struttura e poetica dell’opera
Musicalmente, il Festino si muove tra diverse forme: madrigali, canzonette, villanelle e giustiniane. La varietà è la cifra stilistica dell’opera; Banchieri utilizza la polifonia non per fini puramente estetici o devozionali, ma come un set cinematografico ante litteram, dove ogni voce interpreta un personaggio o un’emozione. Il testo poetico, spesso scritto dallo stesso Banchieri sotto lo pseudonimo di Camillo Scaliggeri dalla Fratta, è infarcito di dialettismi, onomatopee e citazioni parodistiche. L’autore critica i difetti dei musicisti del suo tempo, la pedanteria dei contrappuntisti accademici e le mode teatrali, il tutto immerso in un’atmosfera di gioiosa anarchia carnevalesca.

Analisi del Contrappunto bestiale alla mente
Subito dopo la Capricciata, il Festino giunge al culmine iconico con il dodicesimo brano: il Contrappunto bestiale alla mente a cinque voci. È probabilmente il pezzo più famoso di Banchieri e uno dei più celebri di tutta la musica del primo Seicento.
Nel coevo gergo musicale, il “contrappunto alla mente” era l’improvvisazione di una linea melodica sopra un canto fermo (una melodia preesistente, solitamente gregoriana). Era una pratica estremamente colta e difficile, riservata ai grandi maestri di cappella. Il compositore decide di dissacrare questa pratica in modo geniale.
Dopo una introduzione onomatopeica delle cinque voci, il basso inizia a cantare un solenne cantus firmus, in stile severo, il cui testo (in latino) significa: «Non fidarti dei gobbi, fa’ lo stesso con gli zoppi, e se c’è un guercio buono prendine nota sugli annali».
Sopra questa linea del basso, le altre quattro voci intervengono imitando versi animali: il cuculo (cucù), la civetta (chiù) il gatto (miau) e il cane (ba-bau). L’effetto è esilarante: mentre il basso procede con la gravità tipica della musica sacra o accademica, le altre voci si lanciano in un’orgia di onomatopee animali che tuttavia seguono rigorose regole contrappuntistiche. Banchieri sta dicendo, con sottile ironia, che spesso i dotti discorsi degli accademici o le complicate polifonie dei maestri non sono altro che un “concerto di bestie” privo di reale senso umano.
Gli animali scelti non sono casuali: il cane e il gatto rappresentano l’eterno conflitto; il cuculo è il simbolo del tradimento o dell’insistenza monotona; la civetta è presagio di oscurità. Riunirli in un contrappunto armonico è una metafora del caos del mondo che, miracolosamente, la musica riesce a ordinare, pur senza privarlo della sua natura “bestiale”.

Tecnica compositiva e innovazione
Nonostante l’apparente leggerezza, la scrittura di Banchieri nel Festino è di altissimo livello. Sebbene l’opera sia pensata per voci a cappella, il compositore fu uno dei primi a promuovere l’uso dell’organo o del clavicembalo come supporto (il cosiddetto basso seguente), segno della transizione verso il Barocco. Ancora, il nostro utilizza la tecnica del madrigalismo (descrivere con la musica il significato delle parole) in modo ironico: se la parola è “salire”, la musica sale, ma spesso lo fa in modo eccessivo per sottolineare la goffaggine del personaggio. Il Festino è infine teatro per l’orecchio, in quanto la disposizione delle voci e i dialoghi musicali creano uno spazio tridimensionale nella mente dell’ascoltatore, anticipando l’opera buffa che nascerà un secolo dopo.

La funzione sociale del riso in Banchieri
Perché un monaco dovrebbe scrivere di cani, gatti e giovedì grasso? La risposta risiede nella visione umanistica di Banchieri. Per lui, la musica ha una funzione terapeutica: in un’epoca segnata da tensioni religiose e sociali, il “riso filosofico” è un modo per purificare l’animo. Nella prefazione alle sue opere, il compositore spesso ribadisce che la musica deve servire a scacciare la malinconia. Il Festino è un’opera profondamente ottimista, un inno alla socialità e alla condivisione. Il giovedì grasso è l’ultima occasione di eccesso prima della Quaresima: Banchieri offre ai suoi ascoltatori un banchetto di suoni che soddisfa l’intelletto quanto la pancia.

Eredità e influenza
L’influenza di Banchieri e del suo Festino fu enorme. Oltre a consolidare il genere della commedia madrigalesca (iniziato da Orazio Vecchi con L’Amfiparnaso), il nostro aprì la strada a una concezione della musica più vicina alla realtà quotidiana e meno legata esclusivamente all’astrazione mistica o alla celebrazione cortigiana. Senza il Contrappunto bestiale alla mente forse non avremmo avuto certi momenti di umorismo nelle opere di Mozart e di Rossini. Il compositore ha sdoganato il brutto, il deforme e il banale all’interno della cornice “nobile” della polifonia, rendendo la musica un’arte autenticamente democratica.

Conclusione
Adriano Banchieri è stato capace di edificare cattedrali di note sopra fondamenta di arguzia popolare. Il Festino nella sera del giovedì grasso avanti cena rimane, a distanza di oltre quattro secoli, un’opera sorprendentemente moderna. In particolare, la Capricciata e il Contrappunto bestiale alla mente ci ricordano che la musica non è solo un esercizio di stile, ma un linguaggio vivo, capace di mordere la realtà, di deriderla e, infine, di riconciliarci con essa attraverso la bellezza di un’armonia che non teme di includere il verso di un gatto o l’abbaio di un cane. Il compositore bolognese ci insegna che l’arte più alta è quella che sa sorridere di sé stessa, trasformando il rigore della regola nella libertà del gioco.

Adriano Banchieri

Interpretazioni del cucù

Louis-Claude Daquin (4 giugno 1694 - 1772): le Coucou, rondeau in mi minore, dalla 3a Suite del Premier Livre de pièces de clavecin (1735).

Segej Rachmaninov al pianoforte (registrazione del 1920).


György Cziffra al pianoforte (1982).


Trevor Pinnock al clavicembalo (1984).


Marie-Pierre Langlamet all’arpa (2015).


Jonathan Scott all’organo (2018).

Coucou

Belle cose bellicose

 
Clément Janequin (c1485 - 1558): la Guerre (la Bataille de Marignan), chanson a 4 voci (1555). Ensemble «Clément Janequin».

La partitura è interessantissima: leggendola e insieme ascoltando il brano, sono tutte da gustare le numerose onomatopee. Ecco il testo, per chi non sa (o non vuole) leggere la musica:

1ère partie :

Escoutez, tous gentilz Galloys,
La victoire du noble roy Françoys.
Et orrez, si bien escoutez,
Des coups ruez de tous costez.
Phiffres, soufflez,
Frappez, tambours, toujours!
Aventuriers, bons compagnons,
Ensemble croisez vos bastons.
Bendez soudain, gentils Gascons.
Nobles, sautez dans les arçons,
La lance au poing hardiz et prompts,
Comme lyons!
Haquebutiers, faites vos sons!
Armes bouclez, frisques mignons.
Donnez dedans! Frappez dedans!
Alarme, alarme.
Soyez hardiz, en joye mis.
Chacun s’assaisonne,
La fleur de lys,
Fleur de haut pris,
Y est en personne.
Suivez Françoys,
Le roy Françoys,
Suivez la couronne!
Sonnez trompettes et clarons,
Pour resjouyr les compagnons.

2ème partie :

Fan fre le le,
Fan fan feyne,
Fa ri ra ri ra,
A l’étendard,
Tous avant,
Boutez selle,
gens d’armes à cheval,
Frere le le fan fan.
Bruyez, tonnez,
Bombardes et canons,
Tonnez gros couteaux et faulcons,
Pour secourir les compagnons.
Von pa ti pa toc,
Ta ri ra ri ra ri ra reyne,
Pon, pon, pon, pon,
Courage, courage,
Donnez des horions.
Chipe, chope, torche, lorgne,
Pa ti pa toc,
Tric, trac zin zin,
Tue! à mort; serre,
Courage prenez,
Frappez, tuez.
Gentils galants, soyez vaillants,
Frappez dessus, ruez dessus,
Fers émolus, chiques dessus,
Alarme, alarme!
Ils sont confus, ils sont perdus,
Ils montrent les talons.
Escampe toute frelore,
La tintelore,
Ils sont défait.
Victoire au noble roy Françoys,
Escampe toute frelore bigot.


 
Andrea Gabrieli (c1533 - 1585): Aria della battaglia per sonar d’istrumenti da fiato (pubbl. 1590), trascrizione della chanson di Janequin. Symposium musicum, dir. Miloslav Klement.

La battaglia di Marignano, passata alla storia come «battaglia dei giganti», ebbe luogo fra il 13 e il 14 settembre 1515.

Urs Graf

Sumer is icumen in

Sumer is icumen in

L’esempio più antico di onomatopea musicale che io conosca è l’imitazione del canto del cuculo su cui si fonda il brano che vedete qui sopra, scritto su una pagina del codice Harley 978 della British Library: la cosiddetta « rota di Reading » (dal nome dell’abbazia in cui il manoscritto era un tempo conservato), ossia Sumer is icumen in. Non conosciamo il nome dell’autore, ma è possibile che si tratti di « W. de Wycombe », precentore del priorato di Leominster, Herefordshire, il cui nome è così riportato sul manoscritto.
Questo celebre canone (rota = round) risale a quasi ottocento anni fa ed è la più antica com­po­si­zione polifonica a sei voci che ci sia pervenuta. Il testo, in inglese medio (Middle English), descrive la natura all’inizio dell’estate:

Sumer is icumen in,
Lhude sing cuccu!
Groweþ sed and bloweþ med
And springþ þe wde nu.
Sing cuccu!
Awe bleteþ after lomb,
Lhouþ after calue cu.
Bulluc sterteþ, bucke uerteþ,
Murie sing cuccu!
Cuccu, cuccu, wel singes þu cuccu;
Ne swik þu nauer nu.

Pes : Sing cuccu nu.

È arrivata l’estate,
canta a piena voce, cucù!
Germoglia il seme e fiorisce il prato,
il bosco rinasce a nuova vita.
Canta, cucù!
La pecora bela per il suo agnello,
il vitello muggisce alla mucca,
salta il toro, il cervo emette fiati,
canta con gioia, cucù!
Cucù, cucù, come canti bene, cucù!
Ora non smettere più.

Pes : Canta, cucù, adesso.

Indicazioni per l’esecuzione del canone (scritte con inchiostro nero):

Hanc rotam cantare possunt quatuor socii. A paucioribus autem quam a tribus aut saltem duobus non debet dici, preter eos qui dicunt pedem. Canitur autem sic. Tacentibus ceteris, unus inchoat cum hiis qui tenent pedem. Et cum venerit ad primam notam post crucem, inchoat alius, et sic de ceteris. Singuli vero repausent ad pausaciones scriptas, et non alibi, spacio unius longe note.

Possono cantare questa rota quattro persone. Non può essere eseguita da meno di tre o al minimo due, oltre a quelli che cantano il pes. Per cantare si procede in questo modo. Mentre gli altri stanno zitti, uno inizia la rota insieme con i due che cantano il pes. Ma quando il primo arriva alla prima nota dopo la croce, un secondo cantore inizia da capo. Gli altri seguono allo stesso modo. Ogni cantore deve rimanere in silenzio, per la durata di una longa, dov’è indicata la pausa, ma non altrove.

Indicazioni per l’esecuzione del pes (in rosso):

1ª voce: Hoc repetit unus quociens opus est, faciens pausacionem in fine.

Una voce ripete questa parte tante volte quante sono necessarie, facendo una pausa alla fine.

2ª voce: Hoc dicit alius, pausans in medio, et non in fine, sed immediate repetens principium.

Un’altra voce canta questa parte facendo una pausa a metà, ma non alla fine, e poi rico­min­ciando immediatamente.

Oltre che sul testo in medio inglese scritto con inchiostro nero, il canone può essere cantato sul testo latino scritto in rosso:

Perspice christicola,
Que dignacio,
Celicus agricola
Pro vitis vicio.
Filio
Non parcens exposuit
Mortis exicio.
Qui captivos semivivos
A supplicio
Vite donat,
Et secum coronat
In coeli solio.

Guarda, o cristiano,
quale onore:
l’agricoltore celeste
per il vizio della vite,
il figlio
non risparmiando, lo espose
al destino della morte.
A voi peccatori, semivivi
per il peccato,
Egli dona la vita
e vi incorona con sé
al soglio celeste.

 
Sumer is icumen in eseguito dallo Hilliard Ensemble.
 

Sumer is icumen in, trascrizione in notazione moderna