Andante cantabile

Vasilij Sergeevič Kalinnikov (13 gennaio 1866 - 1901): Sin­fon­ia n. 2 in la maggiore (1897). Scottish National Or­chestra, dir. Neeme Järvi.

  1. Moderato – Allegro ma non troppo
  2. Andante cantabile [10:13]
  3. Allegro scherzando [18:20]
  4. Andante cantabile – Allegro vivo [26:26]

5 pensieri riguardo “Andante cantabile

  1. Buon pomeriggio e buon inizio di settimana, caro Claudio, grazie mille di aver condiviso questa bellissima sinfonia, un’interpretazione a dir poco magistrale! 😊

    Figura minore del Romanticismo russo, Kalinnikov nacque a Voin, in una famiglia altolocata, figlio di un ecclesiastico che ricopriva anche la carica di capo della polizia locale. Questi era un grandissimo appassionato di musica e si dilettava a suonare la chitarra e la fisarmonica, nonché a cantare nel coro della chiesa locale.

    Già nella sua infanzia, di conseguenza, il giovane si avvicinò alla musica, riuscendo a imparare da autodidatta la fisarmonica. Con l’aiuto del medico del villaggio, invece, riuscì a imparare poco tempo dopo anche il violino.

    Ricevette la sua educazione formale presso il Seminario Teologico di Orël, dove imparò le basi della teoria musicale e dove divenne direttore del coro a soli 14 anni. Quest’esperienza gli fece capire che la musica sarebbe stato il suo destino e, perciò, Kalinnikov si impegnò su questa strada.

    Nel 1884, riuscì a essere ammesso ai corsi preparatori del Conservatorio di Mosca ma, non potendo pagare le tasse scolastiche, fu espulso pochi mesi più tardi.

    Nonostante le precarie condizioni economiche, il giovane fu accettato nella Scuola Musicale e Drammatica della Società Filarmonica di Mosca, dove ebbe come insegnanti Semyon Nikolayevich Krugilov (teoria musicale e armonia), Alexander Alexandrovich Ilyinsky (fagotto e composizione) e Pavel Ivanovitch Blaramberg (strumentazione, composizione e teoria musicale).

    Lo studio del fagotto, tuttavia, non era per lui consigliabile, perché suonare strumenti a fiato gli era stato categoricamente controindicato dai medici a causa dei suoi problemi polmonari, ma era l’unica classe dove Kalinnikov poteva studiare gratuitamente.

    Parallelamente agli studi musicali, il giovane si occupò della sua formazione universitaria, seguendo le lezioni di storia di Vasilij Osipovič Ključevskij all’Università di Mosca.

    Non avendo un reddito stabile che gli permesse di finanziarsi serenamente gli studi, Kalinnikov fu costretto a cercare un impiego, suonando periodicamente il violino, il fagotto o i timpani per varie orchestre teatrali e trascrivendo spartiti per vari committenti pubblici e privati. Durante questo periodo, il giovane fu anche sostenuto economicamente dal suo insegnante Krugilov.

    Dopo la laurea, il compositore ebbe la possibilità di ricoprire diversi e occasionali incarichi di insegnamento, oltre a lavorare temporaneamente come assistente di un direttore d’orchestra in una compagnia teatrale.

    Durante un concerto, Kalinnikov fu notato dal famoso compositore russo Pëtr Il’ič Čajkovskij, il quale rimase stupito del suo grande talento musicale, tanto da raccomandarlo per il posto di direttore principale del Teatro Malyj di Mosca nel 1892 e, l’anno successivo, del Teatro Italiano.

    Ottenuto il posto e trovata una certa stabilità economica, il giovane poté vivere la sua vita con maggiore serenità ma, preoccupato comunque per il suo futuro economico, decise di conciliare la direzione d’orchestra con l’insegnamento privato, dando lezioni di teoria musicale e di canto.

    I suoi grandi sforzi nel ricoprire diversi incarichi in contemporanea prima e dopo gli anni da studente contribuirono a minare la sua salute già cagionevole e, nel giro di pochi mesi, si ammalò gravemente.

    Nell’autunno del 1892, Kalinnikov iniziò a mostrare i segni della tubercolosi e decise di trasferirsi in Crimea, dove trascorse i suoi ultimi anni dedicandosi alla composizione. Durante la sua permanenza qui, ricevette varie visite dall’amico compositore Sergei Rachmaninoff, il quale lo aggiornava sulle ultime tendenze musicali della capitale e sulle novità compositive dei suoi colleghi.

    La malattia, nel giro di pochi anni, lo debilitò completamente, portandolo alla morte l’11 gennaio 1901, appena due giorni prima del suo 35° compleanno.

    Il suo stile musicale continua la tradizione classica russa inaugurata dai compositori del Gruppo dei Cinque e da Čajkovskij e si caratterizza per le sue melodie particolarmente espressive e per la brillante orchestrazione.

    La sua produzione musicale annovera 2 sinfonie, diversi pezzi orchestrali e numerose canzoni di ispirazione popolare.

    Tra le sue opere più conosciute, si ricorda la Sinfonia n° 1 in Sol minore (1895). dedicata al suo ex insegnante Krugilov ed eseguita in prima assoluta durante un concerto della Società Musicale Russa a Kiev con enorme successo. Ancora oggi fa parte del repertorio orchestrale russo ed estero, tanto da guadagnarsi l’appellativo di “sinfonia più russa”.

    Da segnalare anche l’Ouverture Bylina (1893), il cui primo tema si pensa che abbia similitudini con la melodia dell’inno sovietico, tanto da generare dubbi sulla paternità di quest’ultimo. Tuttavia, l’anno in cui venne scritta l’ouverture è solo probabile, poiché l’opera fu eseguita postuma a partire da una ricostruzione delle sue parti orchestrali conservate nel Museo Centrale Statale della Cultura Musicale.

    La sua prima esecuzione si ebbe alla radio il 26 luglio 1950 e, di conseguenza, non vi sono prove che l’autore dell’inno sovietico abbia potuto ispirarsi alla composizione di Kalinnikov.

    La sua Sinfonia n° 2 in La maggiore, invece, fu scritta nel periodo in cui la sua prima sinfonia conobbe una grande diffusione sul continente europeo, ossia tra il 1895 e il 1897. Venne pubblicata per la prima volta nel 1901 e dedicata al compositore Alexander Winogradsky.

    A differenza della sua sorella maggiore, fortemente melodica ma dalla struttura poco definita, questa sinfonia fu scritta in maniera molto più precisa, negli anni in cui il compositore era già gravemente malato, ma componeva allegramente con grande sicurezza e disinvoltura.

    Nel complesso, l’opera presenta temi di grande attrattività e melodicità e un trattamento orchestrale altamente fantasioso e sinfonico, facendo succedere i suoi movimenti con grande naturalezza. Pur nella sua “slavità”, la sinfonia non rimane estranea a una certa dose di influenze musicali occidentali e si sussegue in un orchestrazione davvero abile e colorata.

    Guardando a queste premesse, Kalinnikov avrebbe potuto essere un grande sinfonista, capace di collegare la musica di Čajkovskij con quella dei compositori post-rivoluzionari, arrivando addirittura a superare i confini nazionali.

    Il primo movimento si apre con un atmosfera che ricorda la musica brahmsiana e bruckneriana, con alcune svolte armoniche di ispirazione wagneriana. L’ampia e maestosa introduzione porta al sereno tema principale, dal quale viene derivato abilmente il secondo tema, più meditativo.

    Il terzo tema, dalle sembianze di un Trepak (danza russo-ucraina di origine cosacca, di andamento veloce e tempo binario), si contraddistingue per la sua brevità, tale da essere considerato un elemento di punteggiatura. Nonostante la sua “piccolezza”, il tema verrà ripreso più avanti.

    Lo sviluppo, molto originale e vario, viene seguito da una ripresa che dà ampio risalto al terzo tema. La conclusione è affidata a una coda, nella quale si ha una reminiscenza del secondo tema da parte del corno, prima del brillante finale.

    Il secondo movimento, invece, inizia con un tema lamentoso del corno inglese, accompagnato dall’arpa e dagli archi a mo’ di chitarra. Questo nuovo tema evoca un’atmosfera popolaresca e medievale, in opposizione al florido esotismo del secondo tema.

    L’arrivo del climax introduce uno stato d’animo generale di serenità e rassegnazione, probabilmente l’indicazione della riflessione del compositore sulla morte.

    Il terzo movimento si caratterizza per il suo ritmo oscillante in terzine, dal carattere allegro e marziale, una reminiscenza della bizetiana Sinfonia in Do, con i fiati che si agitano in maniera umoristica e beffarda. Con l’entrata del corno inglese, il movimento ritorna a un andamento più lento.

    L’ultimo movimento è, nel complesso, davvero festoso e vede una riproposizione intrecciata dei temi precedenti. La danza del primo movimento ricompare vistosamente, così come il grandioso tema iniziale.

    La ripresa si caratterizza per la presenza di sincopi, curiosamente premonitrici della musica di Gershwin. Con il richiamo del tema principale, inizia la coda, la quale porta alla conclusione su una nota gioiosa, un’affermazione sentita da parte di chi è certo della sua preziosità musicale.

    Buona serata e alla prossima!

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