György Ligeti (1923 - 2006): Quartetto per archi n. 1, Metamorphoses nocturnes (1953-54). Kodak String Quartet.

György Ligeti (1923 - 2006): Quartetto per archi n. 1, Metamorphoses nocturnes (1953-54). Kodak String Quartet.

Un’impresa editoriale di genere alquanto insolito è Torino – Il grande libro della città (Edizioni del Capricorno), una sorta di enciclopedia del capoluogo subalpino, curata da Bruno Gambarotta e altri, pubblicata giusto vent’anni fa, nel 2004.

In verità, ha avuto scarso successo; contiene però numerose notizie interessanti e curiose. Come, per esempio, quelle che seguono.
Non tutti sanno che Torino è il fulcro della cosiddetta “scuola” violinistica piemontese, un gruppo di musicisti che nel Settecento diedero un’impronta caratteristica alla musica europea. Primo di questi violinisti virtuosi e compositori fu Giovanni Battista Somis; fra i suoi allievi e epigoni si annoverano Felice Giardini, Gaetano Pugnani e Giovanni Battista Viotti. Di quest’ultimo (1755 - 1824) sono ancora nel repertorio dei violinisti d’oggi alcuni concerti per violino e orchestra, dei quali il più famoso è il numero 22.
Pugnani (1731-1798) compose fra l’altro un melologo per voce recitante e orchestra su testo tratto dal Werther di Goethe; il brano è stato pubblicato in edizione critica a cura di Ruggero Maghini e Alberto Basso.
Una famosa incisione di William Hogarth (lo straordinario artista inglese noto per la serie La carriera del libertino), intitolata The enraged musician, ritrae un violinista severamente disturbato da musicisti di strada: il poveretto ha le fattezze di Pugnani.
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Giardini (1716 - 1796) compose opere teatrali e molta musica da camera (in particolare trii per violino, viola e violoncello), molto apprezzata ai suoi tempi. Morì in miseria a Mosca.
Di Somis (1686-1763) oggi viene raramente eseguito qualcosa; compose circa 150 concerti e musica da camera, e inoltre il mottetto Mundi splendidae, l’unica sua opera vocale che ci sia pervenuta.
In compenso si ricorda la parentela di Somis con Désirée Clary, che fu per breve tempo fidanzata con il giovane Napoleone Bonaparte (l’episodio è liberamente raccontato in un film del 1954, famoso ma inconsistente, con Jean Simmons e Marlon Brando) e in seguito sposò uno dei suoi generali: quel Bernadotte che poi abbandonò la causa napoleonica e finì per diventare re di Svezia — e lei regina con il nome di Desideria.
I violinisti della scuola piemontese gravitarono prevalentemente in area francese e influenzarono fortemente lo stile musicale europeo di fine ‘700.
Gloria d’altri tempi – che non sono mai più tornati…
Ignaz Holzbauer (1711 - 7 aprile 1783): Quintetto in sol maggiore per flauto, violino, viola, violoncello e fortepiano. Neue Düsseldorfer Hofmusik.
Claude Debussy (1862 - 1918): Quartetto in sol minore per archi op. 10 (1893). Juilliard Quartet.
« Con queste giornate primaverili mentre siamo indolenti e insonnoliti come dei bevitori di birra è passato il concerto commemorativo di Claudio Debussy sul nostro assopimento, come una lenta ombra luttuosa.
« Noi l’abbiamo veduto pochi anni fa: la sua pallidissima fronte gonfia e quasi ondeggiante sotto gli urti di un fermento interno in levitazione, il suo sguardo sofferente e profondo di bizantino, e le sue povere mani fredde, passive, emaciate e gialle come due vecchi guanti ci impressionarono come se in quell’uomo ancora tanto vivo e celebre l’istinto fosse spento e incenerito per sempre.
« Lo si considera come un genio del nostro secolo, a noi apparve sempre come un modista della musica. Ricercatore di espressioni originali egli non trovava che qualche fortunata eleganza. Egli si rifiutava di toccare la terra con i piedi ed aveva dei brividi di repulsione al suono di musica altrui, e disse che Beethoven era volgare.
« Mal sostenuto da un temperamento che non era né ricco né generativo egli oltrepassò il segno dell’arte per naufragare in un intellettualismo disperato. Aveva in fondo più confidenza nella pittura e nella poesia che nella musica a sé. Procedendo criticamente per esclusione egli giunse a farsi un genere limitato, indeterminabile, e quasi scientifico. Egli eccelle dal punto di vista istrumentale pianistico.
« Maeterlinck è stato il suo ispiratore. Le principesse incorporee che non vedono il giorno e agonizzano contro le pareti dei bui sotterranei ostruiti; la vita senza occhi e senza orecchi; tutte le vaghe apprensioni dell’inintelligibile fanno parte del suo programma di perdizione musicale e ci costringono a far quarantena sulle minacciose latitudini dell’Inconcludente.
« Pure spesso, sotto i veli, traspare nelle sue pagine quel genere d’album indispensabile nel salotto francese, che Egli deforma orribilmente per repulsione e per necessità, ma il sentimento poco originale rimane.
« Nondimeno, se accostiamo bene l’orecchio a qualche fenditura ci accadrà di sorprendere, a traverso questo cumulo di pregiudiziali, il passaggio fortuito di certe squisitezze sincere, sonore, rare ed effimere.
« Non vogliamo intendercene troppo, ma probabilmente il programma di ieri non fu composto con quel senso di carità e di onoranza che la triste e solenne occasione richiedeva.
« Gli esecutori erano tutti valorosissimi artisti e ci parve di capire che alcuni d’essi non fossero preparati alla morte prematura del decantato riformatore francese.
« Il programma comprendeva: la Sonata per violino e pianoforte, le Trois Chansons de Bilitis, due liriche dalle Ariettes oubliées e il Noël des enfants qui n’ont plus de maisons, che la signora Montjovet cantò con profondo sentimento; i Reflets dans l’eau, l’Hommage à Rameau e il Children’s Corner per pianoforte solo, eseguiti egregiamente da Alfredo Casella. Per ultimo il Quartetto per archi, esecutori Mario Costa, Giacinto Spada, Gustavo Gatti e Tito Rosati.
« Il pubblico numerosissimo fece, qua e là, il respiro grosso, ma applaudi alla fine di ogni pezzo e acclamò la signora Montjovet che dovette bissare il Noël des enfants…
« Noi rimaniamo tutt’ora persuasi che Claudio Debussy oltre che un creatore di musiche che non dureranno molto nel tempo a venire, era, per certe sue attitudini teoriche, il propulsore di un movimento disastroso e in Italia ne conosciamo assai bene le conseguenze.
« Alfredo Casella che fu magna pars del concerto, Malipiero e tutti i fratellini minori erano presenti ieri alla commemorazione. Se piangiamo la morte di Claudio Debussy dovremmo strapparci le chiome al vedere la numerosa famiglia che Egli ha abbandonato sul lastrico di S. Cecilia.»
Bruno Barilli
(«Il Tempo», 6 aprile 1918)
Bruno Barilli
Samuel Barber (9 marzo 1910 - 1981): Quartetto per archi op. 11 (1936). Auner Quartett: Daniel Auner e Barbara de Menezes Galante Auner, violini; Nikita Gerkusov, viola; Konstantin Zelenin, violoncello.

Claude Arrieu (pseudonimo di Louise-Marie Simon; 1903 - 7 marzo 1990): Quintetto in do maggiore per flauto, oboe, clarinetto, corno e fagotto (1953). Quintette à Vent du Conservatoire du Luxembourg.

Antonín Reicha (26 febbraio 1770 - 1836): Quintetto in mi maggiore per corno e quartetto d’archi op. 106 (1807). Vladimira Klánská, corno; membri del České noneto.
Edward Elgar (1857 - 23 febbraio 1934): Quartetto in mi minore per 2 violini, viola e violoncello op. 83 (1918). Ruysdael Kwartet: Joris van Rijn e Emi Ohi Resnick, violini; Gijs Kramers, viola; Jeroen den Herder, violoncello.

Evgenij Kirillovič Golubev (16 febbraio 1910 - 1988): Quintetto in do minore per arpa, 2 violini, viola e violoncello op. 39 (1953). Vera Dulova, arpa; Quartetto Komitas.
Quincy Porter (1897 - 12 novembre 1966): Quartetto per archi n. 6 (1937). Potomac String Quartet.

Carl Gottlieb Reißiger (1798 - 7 novembre 1859): Trio n. 7 in mi maggiore per violino, violoncello e pianoforte op. 85 (c1833). Trio Art Nouveau: Orsolya Winkler, violino; György Déri, violoncello; Ervin Nagy, pianoforte.

Johannes Brahms (1833 - 1897): Trio in si maggiore per violino, violoncello e pianoforte op. 8 (1854, seconda versione 1889). Clara-Jumi Kang, violino; Jian Wang, violoncello; Alessandro Taverna, pianoforte.
Iniziammo a far musica verso le quattro ed eseguimmo due sonate per violino e pianoforte di Beethoven e un trio di Schubert. Dopo il tè venne finalmente il momento del Trio in si maggiore. Ho un debole per questo trio, soprattutto per l’attacco, di solenne esultanza.
[…]
Il secondo movimento del Trio in si maggiore, i cui ritmi mi hanno tante volte angosciato e scosso: mai sono riuscito a suonarlo fino all’ultima nota senza un profondo abbattimento, pur amandolo di vera passione.
Uno Scherzo, certo. Ma che genere di Scherzo! In esso lievita una terribile allegria, una gaiezza che raggela il sangue. Risa spettrali vorticano nello spazio, un folleggiare cupo, sfrenato e carnascialesco di creature dal piede caprino: questo è l’attacco, così inizia questo Scherzo bizzarro. E all’improvviso dal baccanale d’inferno si libra alta una voce solitaria, la voce di un’anima smarrita, la voce di un cuore straziato dal terrore che confida la sua pena.
Ma ecco nuovamente irrompere gli sghignazzi di Satana, travolgono fragorosi quegli accenti puri e lacerano in mille brani il canto. La voce riprende vigore, incerta e lieve, trova la sua melodia e la trasporta verso l’alto, quasi volesse fuggire in sua compagnia in un mondo diverso.
I diavoli dell’inferno tuttavia prevalgono, si è fatto giorno, l’estremo giorno, il giorno del Giudizio, Satana trionfa sull’anima peccatrice e la voce straziata dell’uomo precipita dalla sublime altezza giù giù nel disperato sghignazzo di Giuda.
Al termine del movimento, rimasi per lunghi minuti silenzioso fra spettatori silenziosi. Poi quell’universo desolato di larve cupe e incalzanti svanì. La visione del Giudizio si dissolse, l’incubo apocalittico si dileguò e mi rese la libertà.
da Leo Perutz, Il Maestro del Giudizio universale (Der Meister des Jüngsten Tages, 1923)
traduzione di Margherita Belardetti
© 2012 Adelphi Edizioni, Milano

Francesca D’Adda (1794 - 23 settembre 1877): Trio in mi bemolle maggiore per violino, violoncello e pianoforte op. 18 (1842). La Gaia Scienza.
Madeleine Dring (7 settembre 1923 - 1977): Trio per flauto, oboe e pianoforte (1968). Madison Hardick, flauto; Sophia Maeda, oboe; Barbara Noyes, pianoforte.
Gustav Jenner (1865 - 29 agosto 1920): Trio in mi bemolle maggiore per clarinetto, corno e pianoforte (1900). James Campbell, clarinetto; Martin Hackleman, corno; Jane Coop, pianoforte.
Salomon Jadassohn (13 agosto 1831 - 1902): Sestetto in sol maggiore per pianoforte a 4 mani, 2 violini, viola e violoncello op. 100 (1888). Bracha Eden e Alexander Tamir, pianoforte; membri del quartetto d’archi non identificati.

Gianni Possio (3 agosto 1953): Serenata per 8 strumenti a fiato (1983). Ottetto Classico Italiano.
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Herman Severin Løvenskiold (30 luglio 1815 - 1870): Quartetto con pianoforte in fa minore op. 26 (c1862). Interpreti non identificati.

Endre Szervánszky (1911 - 25 giugno 1977): Trio per flauto, violino e viola (1953). Uri Shoham, flauto; Rafael Frankel, violino; Robert Mozes, viola.

Franz Joseph Haydn (1732 - 31 maggio 1809): Quartetto in re minore op. 76 n. 2 Hob. III:76, detto Quintenquartett (1796-97). Kuijken Quartet.

Hans Pfitzner (5 maggio 1869 - 22 maggio 1949): Quartetto per archi n. 3 in do diesis minore op. 36 (1925). »Franz Schubert« Quartett: Florian Zwiauer e Helge Rosenkranz, violini; Hartmut Pascher, viola; Vincent Stadlmair, violoncello.

Boris Porena (1927 - 3 maggio 2022): Musica per quartetto d’archi (1967). Quartetto della Società Cameristica Italiana.

Alessandro Scarlatti (2 maggio 1660 - 1725): Sonata IV a quattro in re minore. Quartetto Gagliano: Carlo Dumont e Carlo Coppola, violini; Paolo Di Lorenzo, viola; Raffaele Sorrentino, violoncello.

Ellen Taaffe Zwilich (30 aprile 1939): Pas de Trois, trio per violino, violoncello e pianoforte (1983). Trio Nobile: Pedro Maia, violino; Cheuk Yan Vincent Leung, violoncello; Christina Lai, pianoforte.

Louis-Théodore Gouvy (1819 - 21 aprile 1898): Quintetto in la maggiore per pianoforte e archi op. 24 (c1850). Quatuor Denis Clavier; Dimitris Saroglou, pianoforte.

Georg Abraham Schneider (19 aprile 1770 - 1839): Quartetto in sol minore per flauto, violino, viola e violoncello op. 69 n. 3 (c1810). András Adorján, flauto; Gabriel Adorján, violino; Walter Küssner viola; Dávid Adorján, violoncello.

Johann Paul von Westhoff (1656 - 17 aprile 1705): Sonata in re minore per violino e basso continuo (n. 3 delle 6 Sonate… consacrate al Grand’ Apolline di questi tempi; 1694). David Plantier, violino; ensemble Les Plaisirs du Parnasse.

Borys Ljatošyns’kyj (Boris Ljatošinskij; 1895 - 15 aprile 1968): Quintetto ucraino per pianoforte e archi op. 42 (1945). Lidija Futorska e Andrij Čajkovskij, violini; Marta Karapinka, viola; Viktor Rekalo, violoncello; Ivan Pahota, pianoforte.

Imogen Holst (12 aprile 1907 - 1984): Phantasy Quartet (1928). The London Conchord Ensemble.

Johann Georg Lickl (11 aprile 1769 - 1843): Trio in mi bemolle maggiore per clarinetto, fagotto e corno. Augsburger Bläserquintett.
