Édouard Lalo (1823 - 22 aprile 1892): Trio n. 3 in la minore per violino, violoncello e pianoforte op. 26 (1880). Trio Parnassus.
Allegro appassionato
Presto [9:48]
Très lent [14:17]
Allegro molto [25:10]
Édouard Lalo: Scherzo in re minore per orchestra (1884); trascrizione del II movimento dell’op. 26. Orchestre de la Suisse Romande, dir. Ernest Ansermet.
Un’impresa editoriale di genere alquanto insolito è Torino – Il grande libro della città (Edizioni del Capricorno), una sorta di enciclopedia del capoluogo subalpino, curata da Bruno Gambarotta e altri, pubblicata giusto vent’anni fa, nel 2004.
In verità, ha avuto scarso successo; contiene però numerose notizie interessanti e curiose. Come, per esempio, quelle che seguono.
Non tutti sanno che Torino è il fulcro della cosiddetta “scuola” violinistica piemontese, un gruppo di musicisti che nel Settecento diedero un’impronta caratteristica alla musica europea. Primo di questi violinisti virtuosi e compositori fu Giovanni Battista Somis; fra i suoi allievi e epigoni si annoverano Felice Giardini, Gaetano Pugnani e Giovanni Battista Viotti. Di quest’ultimo (1755 - 1824) sono ancora nel repertorio dei violinisti d’oggi alcuni concerti per violino e orchestra, dei quali il più famoso è il numero 22.
Pugnani (1731-1798) compose fra l’altro un melologo per voce recitante e orchestra su testo tratto dal Werther di Goethe; il brano è stato pubblicato in edizione critica a cura di Ruggero Maghini e Alberto Basso.
Una famosa incisione di William Hogarth (lo straordinario artista inglese noto per la serie La carriera del libertino), intitolata The enraged musician, ritrae un violinista severamente disturbato da musicisti di strada: il poveretto ha le fattezze di Pugnani.
Giardini (1716 - 1796) compose opere teatrali e molta musica da camera (in particolare trii per violino, viola e violoncello), molto apprezzata ai suoi tempi. Morì in miseria a Mosca.
Di Somis (1686-1763) oggi viene raramente eseguito qualcosa; compose circa 150 concerti e musica da camera, e inoltre il mottetto Mundi splendidae, l’unica sua opera vocale che ci sia pervenuta.
In compenso si ricorda la parentela di Somis con Désirée Clary, che fu per breve tempo fidanzata con il giovane Napoleone Bonaparte (l’episodio è liberamente raccontato in un film del 1954, famoso ma inconsistente, con Jean Simmons e Marlon Brando) e in seguito sposò uno dei suoi generali: quel Bernadotte che poi abbandonò la causa napoleonica e finì per diventare re di Svezia — e lei regina con il nome di Desideria.
I violinisti della scuola piemontese gravitarono prevalentemente in area francese e influenzarono fortemente lo stile musicale europeo di fine ‘700.
Gloria d’altri tempi – che non sono mai più tornati…
Joseph Lanner (12 aprile 1801 - 14 aprile 1843): Steyrische Tänze op. 165 (1841). Wiener Biedermeier Solisten.
J. Lanner: Die Schönbrunner, valzer op. 200. Wiener Symphoniker, dir. Robert Stolz.
Temi tratti da queste due composizioni di Lanner sono stati utilizzati da Stravinskij nel balletto Petruška (1911), quadro III n. 3: « Valzer della Ballerina e del Moro ».
Bianca Maria Meda (c1665 - c1700): Cari musici, mottetto per soprano, 2 violini e basso continuo (da Mottetti a 1, 2, 3 e 4 voci con violini e senza, 1691, n. 1). Roberta Invernizzi, soprano; ensemble Bizzarrie Armoniche, dir. e violoncello Elena Russo.
Cari musici, cum grato silentio
Voces comprimite,
Suspendite sonos,
Cantare cessate,
Et contemplate dilecte
Jesu amores.
Non me turbate, no, amante,
Armonici chori
Cantare, cessate.
Quantae deliciae
Quantae fortunata beant me,
Rapit meum cor ad se
Jesus solus voce amante.
Quanta laetitia
Quanta me divina replet lux
In amore verus dux
Mihi donat gaudia tanta.
Ah! Quid dico! Anima ingrata,
in silentio taciturno
Amores sponsi audio sepelire,
Ah non tacete, no,
O voces canorae,
Non tacete.
Amare et silere, cor,
Tentas impossibile,
Plus tormentum sit terribile
Quando curat reticere.
Tacere et ardere, no,
Non potes tam firmissime,
Tuae pene sunt durissimae,
Si tacendo vis languere.
Claude Debussy (1862 - 1918): Quartetto in sol minore per archi op. 10 (1893). Juilliard Quartet.
Animé et très décidé
Assez vif et bien rythmé
Andantino, doucement expressif
Très modéré
« Con queste giornate primaverili mentre siamo indolenti e insonnoliti come dei bevitori di birra è passato il concerto commemorativo di Claudio Debussy sul nostro assopimento, come una lenta ombra luttuosa.
« Noi l’abbiamo veduto pochi anni fa: la sua pallidissima fronte gonfia e quasi ondeggiante sotto gli urti di un fermento interno in levitazione, il suo sguardo sofferente e profondo di bizantino, e le sue povere mani fredde, passive, emaciate e gialle come due vecchi guanti ci impressionarono come se in quell’uomo ancora tanto vivo e celebre l’istinto fosse spento e incenerito per sempre.
« Lo si considera come un genio del nostro secolo, a noi apparve sempre come un modista della musica. Ricercatore di espressioni originali egli non trovava che qualche fortunata eleganza. Egli si rifiutava di toccare la terra con i piedi ed aveva dei brividi di repulsione al suono di musica altrui, e disse che Beethoven era volgare.
« Mal sostenuto da un temperamento che non era né ricco né generativo egli oltrepassò il segno dell’arte per naufragare in un intellettualismo disperato. Aveva in fondo più confidenza nella pittura e nella poesia che nella musica a sé. Procedendo criticamente per esclusione egli giunse a farsi un genere limitato, indeterminabile, e quasi scientifico. Egli eccelle dal punto di vista istrumentale pianistico.
« Maeterlinck è stato il suo ispiratore. Le principesse incorporee che non vedono il giorno e agonizzano contro le pareti dei bui sotterranei ostruiti; la vita senza occhi e senza orecchi; tutte le vaghe apprensioni dell’inintelligibile fanno parte del suo programma di perdizione musicale e ci costringono a far quarantena sulle minacciose latitudini dell’Inconcludente.
« Pure spesso, sotto i veli, traspare nelle sue pagine quel genere d’album indispensabile nel salotto francese, che Egli deforma orribilmente per repulsione e per necessità, ma il sentimento poco originale rimane.
« Nondimeno, se accostiamo bene l’orecchio a qualche fenditura ci accadrà di sorprendere, a traverso questo cumulo di pregiudiziali, il passaggio fortuito di certe squisitezze sincere, sonore, rare ed effimere.
« Non vogliamo intendercene troppo, ma probabilmente il programma di ieri non fu composto con quel senso di carità e di onoranza che la triste e solenne occasione richiedeva.
« Gli esecutori erano tutti valorosissimi artisti e ci parve di capire che alcuni d’essi non fossero preparati alla morte prematura del decantato riformatore francese.
« Il programma comprendeva: la Sonata per violino e pianoforte, le Trois Chansons de Bilitis, due liriche dalle Ariettes oubliées e il Noël des enfants qui n’ont plus de maisons, che la signora Montjovet cantò con profondo sentimento; i Reflets dans l’eau, l’Hommage à Rameau e il Children’s Corner per pianoforte solo, eseguiti egregiamente da Alfredo Casella. Per ultimo il Quartetto per archi, esecutori Mario Costa, Giacinto Spada, Gustavo Gatti e Tito Rosati.
« Il pubblico numerosissimo fece, qua e là, il respiro grosso, ma applaudi alla fine di ogni pezzo e acclamò la signora Montjovet che dovette bissare il Noël des enfants…
« Noi rimaniamo tutt’ora persuasi che Claudio Debussy oltre che un creatore di musiche che non dureranno molto nel tempo a venire, era, per certe sue attitudini teoriche, il propulsore di un movimento disastroso e in Italia ne conosciamo assai bene le conseguenze.
« Alfredo Casella che fu magna pars del concerto, Malipiero e tutti i fratellini minori erano presenti ieri alla commemorazione. Se piangiamo la morte di Claudio Debussy dovremmo strapparci le chiome al vedere la numerosa famiglia che Egli ha abbandonato sul lastrico di S. Cecilia.»
Un piccolo omaggio al più… musicale dei fotografi.
« Dans mon école idéale de photographie il y aurait un professeur de bouquet et un professeur de musique. On ne formerait pas des virtuoses du violon, mais on expliquerait le rôle de la musique qui donne une lumière sur les civilisations passées, formation complémentaire très nécessaire » (Robert Doisneau, 1912 - 1° aprile 1994).
Le fotografie nascono dalla collaborazione di Doisneau con l’amico Maurice Baquet (1911 - 2005), attore e violoncellista.
Max Richter (22 marzo 1966): On the Nature of Daylight (da The Blue Notebooks, 2004). Louisa Fuller e Natalia Bonner, violini; John Metcalfe, viola; Philip Sheppard e Chris Worsey, violoncelli.
Il brano è stato incluso nelle colonne sonore di vari programmi televisivi e film: fra questi ultimi, Shutter Island (2010) di Martin Scorsese e Arrival (2016) di Denis Villeneuve.
Samuel Barber (9 marzo 1910 - 1981): Quartetto per archi op. 11 (1936). Auner Quartett: Daniel Auner e Barbara de Menezes Galante Auner, violini; Nikita Gerkusov, viola; Konstantin Zelenin, violoncello.
Antonio Vivaldi (4 marzo 1678 - 1741): Concerto in mi bemolle maggiore per 2 violini, archi e basso continuo RV 515. Riccardo Minasi e Dmitrij Sinkovskij, violini; Il Pomo d’Oro.
Gioachino Rossini (29 febbraio 1792-1868): Sonata a quattro (2 violini, violoncello e contrabbasso) n. 1 in sol maggiore (1804). Membri dello Slovenský komorný orchester (Orchestra da camera slovacca), dir. Bohdan Warchal.
Moderato
Andantino [8:59]
Allegro [13:35]
Gioachino Rossini: Sonata a quattro n. 6 in re maggiore, La tempesta. Stessi interpreti.
Antonín Reicha (26 febbraio 1770 - 1836): Quintetto in mi maggiore per corno e quartetto d’archi op. 106 (1807). Vladimira Klánská, corno; membri del České noneto.
Edward Elgar (1857 - 23 febbraio 1934): Quartetto in mi minore per 2 violini, viola e violoncello op. 83 (1918). Ruysdael Kwartet: Joris van Rijn e Emi Ohi Resnick, violini; Gijs Kramers, viola; Jeroen den Herder, violoncello.
Charles-Marie Widor (21 febbraio 1844 - 1937): Sonata in la maggiore per violoncello e pianoforte op. 80 (1907). Peter Bruns, violoncello; Annegret Kuttner, pianoforte.
Allegro moderato – Lento e poco a poco accelerando
Evgenij Kirillovič Golubev (16 febbraio 1910 - 1988): Quintetto in do minore per arpa, 2 violini, viola e violoncello op. 39 (1953). Vera Dulova, arpa; Quartetto Komitas.
Fernando Sor (13 febbraio 1778 - 1839): La Romanesca per violino e chitarra (in questa versione con il basso rinforzato da un violoncello) opus posthumum. Trio Tayil: Alberto Poli, violino; Marco Corsi, chitarra; Paola Trapè, violoncello.
Emil Hartmann (1° febbraio 1836 - 1898): Concerto in re minore-maggiore per violoncello e orchestra op. 26 (1879). Kim Bak Dinitzen, violoncello; Sønderjyllands Symfoniorkester, dir. Jean-Pierre Wellez.
Martin Berteau (1691 - 22 gennaio 1771): Sonata in sol maggiore per violoncello e basso continuo op. 1 n. 3 (1748). Claudio Ronco e Emanuela Vozza, violoncelli.
François-Joseph Gossec (17 gennaio 1734 - 1829): Sinfonia concertante in re maggiore per violino, violoncello e orchestra op. 101. Patrick Cohën-Akenine, violino; François Poly, violoncello; orchestra Les Agrémens, dir. Guy van Waas.
Ludwig van Beethoven (1770 - 1827): Auld Lang Syne, n. 11 degli Zwölf Schottische Lieder mit obligater Begleitung von Pianoforte, Violine und Violoncell WoO 156 (1818); melodia tradizionale (da alcuni attribuita a Davide Rizzio), testo di Robert Burns. Felicity Lott, soprano; John Mark Ainsley, tenore; Thomas Allen, baritono; Elizabeth Layton, violino; Ursula Smith, violoncello; Malcolm Martineau, pianoforte.
Should auld acquaintance be forgot
And never brought to mind?
Should auld acquaintance be forgot
And auld lang syne!
For auld lang syne, my dear,
For auld lang syne
We’ll tak a cup o’ kindness yet,
For auld lang syne.
We twa hae run about the braes,
And pa’d the gowans fine;
But we’ve wander’d mony a weary foot,
Sin’ auld lang syne.
For auld lang syne, my dear…
And there’s a hand, my trusty fiere!
And gie’s a hand o’ thine!
And we’ll take a right gude-willie-waught,
For auld lang syne.
Francesco Antonio Bonporti (1672 - 19 dicembre 1749): Serenata IV in la minore (c1720). Luigi Mangiocavallo, violino; Claudio Ronco, violoncello; Marco Mencoboni, clavicembalo.
Michèle Reverdy (12 dicembre 1943): Dix musiques minutes per violino, viola e violoncello (1994). Guy Comentale, violino; Laurent Verney, viola; Dominique de Williencourt, violoncello.
Jean-Balthasar Tricklir (1750 - 29 novembre 1813): Sonata in do maggiore per violoncello e basso continuo op. 1 n. 1 (1783). Claudio Ronco e Emanuela Vozza, violoncelli.
Krzysztof Penderecki (23 novembre 1933 - 2020): Concerto grosso per tre violoncelli e orchestra (2000). Andrzej Bauer, Bartosz Koziak e Rafał Kwiatkowski, violoncelli; Orchestra sinfonica nazionale della Radio polacca a Katowice diretta dall’autore.
Carl Gottlieb Reißiger (1798 - 7 novembre 1859): Trio n. 7 in mi maggiore per violino, violoncello e pianoforte op. 85 (c1833). Trio Art Nouveau: Orsolya Winkler, violino; György Déri, violoncello; Ervin Nagy, pianoforte.