Wind Horse

Pauline Oliveros (30 maggio 1932 - 2016): Wind Horse per coro (1989). Holy Cross College Choir, dir. David Harris.

Nella tradizione tibetana, il «cavallo del vento» (lung-ta) rappresenta un principio vitale affine al qi cinese e al prana indiano; raffigurato al centro delle bandiere di preghiera, porta tre gioielli in fiamme (ratna): il cavallo è il simbolo della velocità e della trasformazione della sfortuna in buona fortuna, i tre gioielli simboleggiano il Buddha, il Dharma e il Sangha, ovvero i tre pilastri della filosofia buddhista.
Pauline Oliveros usa un mandala del cavallo del vento come una sorta di mappa sulla quale il brano viene preparato e eseguito.

Iannis Xenakis: À l’Île de Gorée

Iannis Xenakis (29 maggio 1922 - 2001): À l’Île de Gorée per clavicembalo e 12 strumenti (1986). Elisabeth Chojnacka, clavicembalo; Ensemble Xenakis.

Il brano nasce da una commissione dell’Ensemble Xenakis, il gruppo olandese specializzatosi nell’esecuzione della musica del compositore. Il clavicembalo, amplificato elettronicamente, ha funzione concertante.
Il titolo fa riferimento all’isola di Gorea, al largo del Senegal, un tempo centro del mercato degli schiavi, ed è così commentato da Xenakis: « Questo brano è un omaggio ai neri che, strappati a forza dalla loro terra e avviati all’atroce schiavitù, in certi Paesi “civilizzati” hanno saputo conquistare un posto di primo piano. In omaggio anche agli eroi e alle vittime nere dell’apartheid del Sud Africa, ultimo bastione del razzismo isterico ».

Il ricordo di te

Clément Janequin (c1485 - 1558): Quand contremont verras retourner Loyre, chanson a 4 voci (pubblicata nell’antologia Livre 6: XXV chansons nouvelles, 1550, n. 1). Ensemble «Clément Janequin».

Quand contremont verras retourner Loyre
Et ses poissons en l’air prendre pasture,
Les corbeaux blancs laissant noire vesture,
Alors de toy n’aurai plus de mémoire.

Iannis Xenakis: Achorripsis

Iannis Xenakis (29 maggio 1922 - 2001): Achorripsis per orchestra (1957). Orchestre philharmonique du Luxembourg, dir. Arturo Tamayo.

Esempio di musica stocastica, in cui le strutture compositive (strumentazione, modalità di emissione, altezze, durate) sono predeterminate in base al calcolo delle probabilità (legge di Poisson). Il brano, il cui titolo letteralmente significa “getto di suono”, si articola in ventotto episodi, caratterizzati ciascuno da combinazioni diverse in sette strati sonori caratterizzati da tre strumenti timbricamente affini.

Iannis Xenakis: Pléïades

Iannis Xenakis (29 maggio 1922 - 2001): Pléïades per percussioni (1979). Les Percussions de Strasbourg.

  1. Mélanges
  2. Métaux [8:30]
  3. Claviers [21:58]
  4. Peaux [32:00]

Il titolo è da intendersi nell’accezione di «pluralità». Commissionata dal Théâtre de l’Opéra du Rhin per le Percussions de Strasbourg, la composizione venne presentata in uno spettacolo intitolato Concile musical nell’ambito del quale le quattro parti di Pléïades vennero alternate a dodici brani antifonici di Giovanni Gabrieli.
Métaux è scritto per sei strumenti inventati dal compositore e battezzati complessivamente sixxen, da six = sei e Xen(akis): formati da pezzi di metalli diversi, comprendono diciannove altezze di suono distribuite secondo una scala non equalizzata che comprende intervalli di terzi e quarti di tono e loro multipli, il cui effetto timbrico è molto simile a quello del gamelan balinese.

Iannis Xenakis: Dmaathen

Oggi, nel giorno del suo centesimo compleanno, ricordiamo Iannis Xenakis, compositore, ingegnere e architetto greco naturalizzato francese, uno dei musicisti più significativi del secondo Novecento.


Iannis Xenakis (29 maggio 1922 - 2001): Dmaathen per oboe e percussione (1976). Maxime Le Minter, oboe; Yves Popow, percussione.

Δμάαθεν δὲ κεραυνῷ τόξοισί τ’ Ἀπόλλωνος
Essi furono annientati dal fulmine e dalle frecce di Apollo
(Pindaro, Pitica VIII, vv. 17-18)

«L’artista gioca con le forme proprio come lo scienziato o il credente. Il musicista lo fa in modo ancor più sistematico, poiché vive simultaneamente nel microcosmo del suono e nel macrocosmo delle architetture più vaste, come se si trovasse in una millefoglie fatta di strati trasparenti in tutti i sensi» (Iannis Xenakis).

IX

We will survive!

Uno spassoso pastiche realizzato da Igudesman & Joo con la collaborazione (e la complicità) del buon Gidon Kremer e la sua Kremerata Baltica 😀

Aleksej Igudesman ha fra l’altro preso parte alla realizzazione della colonna sonora (di Hans Zimmer) del film Sherlock Holmes con Robert Downey jr e Jude Law, diretto da Guy Ritchie nel 2009; v’è in circolazione un buffo video dedicato al tema principale del film, con Igudesman che suona il violino in groppa a un elefante:

Visto quant’è dolce il cagnetto seduto presso il suonatore di Zither?

Sgambati: Prima Sinfonia

Giovanni Sgambati (28 maggio 1841 - 1914): Sinfonia n. 1 in re maggiore op. 11 (1880-81). Orchestra sinfonica di Roma, dir. Francesco La Vecchia.

  1. Allegro vivace, non troppo
  2. Andante mesto [10:23]
  3. Scherzo: Presto [21:36]
  4. Serenata: Andante [27:24]
  5. Finale: Allegro con fuoco [35:13]

Sgambati: Preludio e Fuga

Giovanni Sgambati (28 maggio 1841 - 1914): Preludio e Fuga in mi bemolle minore-maggiore per pianoforte op. 6 (1876). Pietro Spada.
La Fuga ha inizio a 5:30. A 9:27 la fuga è interrotta da un corale elaborato sulla melodia dell’inno gregoriano a san Giovanni Battista, Ut queant laxis — inno dal quale, com’è noto, Guidone d’Arezzo ricavò i nomi delle note musicali.

Raff 200 – III

Joachim Raff (27 maggio 1822 - 1882): Sinfonia n. 7 in si bemolle maggiore op. 201, In den Alpen (1875). Štátna filharmónia Košice (Orchestra filarmonica di Stato slovacca di Košice), dir. Urs Schneider.

  1. Wanderung im Hochgebirge (Escursione in alta montagna): Andante – Allegro
  2. In der Herberge (Nella locanda): Andante quasi allegro [18:06]
  3. Am See (Al lago): Larghetto [27:30]
  4. Beim Schwingfest (*) – Abschied (Allo Schwingfest – Commiato): Allegro [38:12]

(*) Lo Schwingfest è la Festa della lotta svizzera (Schwingen), una variante della lotta praticata in varie località della Svizzera germanofona; il vincitore è proclamato re (Schwingerkönig) e riceve in premio un Muni, ossia un toro.

Raff 200 – II

Joachim Raff (27 maggio 1822 - 1882): Italienische Suite per grande orchestra WoO 35 (1871). Štátna filharmónia Košice (Orchestra filarmonica di Stato slovacca di Košice), dir. Richard Edlinger.

  1. Ouverture: Allegro molto
  2. Barcarole: Andantino [7:10]
  3. Intermezzo (Pulcinella): Presto [14:31]
  4. Notturno: Andante, non troppo lento [20:00]
  5. Tarantelle: Molto vivace [26:22]

Raff 200 – I

Nell’occorrenza del secondo centenario della nascita di Joachim Raff, compositore tedesco nato in Svizzera, oggi non molto conosciuto, oggi il blog è interamente dedicato a lui.


Joachim Raff (27 maggio 1822 - 1882): Concerto n. 1 in re minore per violoncello e orchestra op. 193 (1874). Christoph Croisé, violoncello; Berner Symphonie-Orchester, dir. Mario Venzago.

  1. Allegro [0:28]
  2. Larghetto [11:09]
  3. Finale: Vivace [17:48]

Che pena è quest’amare

John Bedyngham (c1420 - c1460): O rosa bella, canzone su testo di Leonardo Giustinian. The Medieval Ensemble Of London, dir. Peter e Timothy Davies.

O rosa bella, o dolce anima mia,
non mi lassar morire in cortesia.

Ay lasso mi dolente, dezo finire
per ben servire e lialment’amare.

O dio d’amore, che pena è quest’amare,
vedi ch’io moro tutt’hora per ‘sta iudia.

Soccoremi ormai del mio languire,
cor del corpo mio, non mi lassar morire.

La Quinta Sinfonia di Johann Rufinatscha

Johann Rufinatscha (1812 - 25 maggio 1893): Quinta Sinfonia in re maggiore (1850). BBC Philharmonic Orchestra, dir. Gianandrea Noseda.

  1. Largo – Adagio – Andante – Allegro con fuoco
  2. Scherzo: Allegro ma non troppo – Trio [19:37]
  3. Largo [34:05]
  4. Allegro moderato – Allegro – Allegro moderato – Allegro vivace [47:08]

Ripensando Medea

Jacob Druckman (1928 - 24 maggio 1996): Prism per orchestra (1980). New York Philharmonic Orchestra, dir. Zubin Mehta.
I tre movimenti di Prism utilizzano temi tratti da lavori teatrali del passato incentrati sul mito di Medea: rispettivamente la tragédie-lyrique Médée (1693) di Marc-Antoine Charpentier, il dramma per musica Il Giasone (1649) di Francesco Cavalli e l’opéra-comique Médée (1797) di Luigi Cherubini.

  1. After Marc-Antoine Charpentier
  2. After Francesco Cavalli [4:41]
  3. After Luigi Cherubini [14:17]

JD

Pagine di guerra

Alfredo Casella (1883 - 1947): Pagine di guerra op. 25, «quattro films musicali per pianoforte a 4 mani» (1915). Sandro Ivo Bartoli e Marcello Guerrini.

  1. Nel Belgio: sfilata di artiglieria pesante tedesca. Allegro maestoso e pesante [0:58]
  2. In Francia: davanti alle rovine della Cattedrale di Reims. Lento, grave [3:14]
  3. In Russia: carica di cavalleria cosacca. Allegro molto vivace [5:39]
  4. In Alsazia: croci di legno… Tempo di berceuse (Andante molto moderato) [7:28]

Casella: Pagine di guerra op. 25b, versione per orchestra con l’aggiunta di un quinto brano (1917). Orchestra Sinfonica di Roma, dir. Francesco La Vecchia.

  1. Nel Belgio: sfilata di artiglieria pesante tedesca. Allegro maestoso e pesante
  2. In Francia: davanti alle rovine della Cattedrale di Reims. Lento, grave [1:58]
  3. In Russia: carica di cavalleria cosacca. Allegro molto vivace [4:22]
  4. In Alsazia: croci di legno… Tempo di berceuse (Andante molto moderato) [5:38]
  5. Nell’Adriatico: corazzate italiane in crociera. Allegro molto maestoso [8:29]

Corriere della sera, 24 maggio 1915

Vivace ma non troppo – I

Friedrich Ernst Fesca (1789 - 24 maggio 1826): Quartetto brillante in sol maggiore per flauto, violino, viola e violoncello op. 38 (c1825). Lions Ensemble: Kersten McCall, flauto; Winfried Rademacher, violino; Matthias Buchholz, viola; Mario Blaumer, violoncello.

  1. Allegro
  2. Poco adagio [6:44]
  3. Scherzo: Vivace ma non troppo [10:17]
  4. Finale: Allegro [15:44]

Fesca, op. 38

Pa-pa-pa-pa

Jean Françaix (23 maggio 1912 - 1997): Hommage à l’ami Papageno per pianoforte e 10 strumenti a fiato (1984). Con l’autore al pianoforte, il Bläser Ensemble Mainz diretto da Klaus Rainer Schöll.
Ennesima dichiarazione d’amore di Jean Françaix alla musica di Mozart.


Papageno secondo Emanuele Luzzati

Semitono fluttuante

Jean Françaix (23 maggio 1912 - 1997): Quasi improvvisando per ensemble di fiati (1978). Bläser Ensemble Mainz, dir. Klaus Rainer Schöll.

«Il direttore d’orchestra berlinese Heinz Zeebe mi aveva canticchiato Beliner Luft. Rientrato a Parigi, vorrei cantare il famoso refrain a mia moglie, ma non c’è verso di riportarlo alla mia mente! Ricordo solo che s’inizia con un semitono fluttuante. Nel corso della ricerca, approdo a una sinfonia di Beethoven, al Clavicembalo ben temperato di Bach (dopo una incursione in Per Elisa), all’Invitation à la valse di Weber, poi a una polacca di Chopin. Infine, in un trionfante crescendo, riesco a ritrovare la melodia di Paul Lincke, impreziosita da un ritmo di rumba cui si aggrappa in extremis il soggetto di una fuga bachiana, usato come controsoggetto. Ma questo interesserà solo agli iniziati…» (Jean Françaix)

Berliner Luft

Danze esotiche

Jean Françaix (23 maggio 1912 - 1997): Huit Danses exotiques, trascrizione per ensemble di fiati dall’originale per 2 pianoforti (1957, 1981). Bläser Ensemble Mainz, dir. Klaus Rainer Schöll.

  1. Pambiche
  2. Baiao [1:04]
  3. Nube gris [2:32]
  4. Merengue [3:47]
  5. Mambo [4:21]
  6. Samba lento [6:07]
  7. Malambeando [7:27]
  8. Rock’n’Roll [8:42]

«Delle mie Danses exotiques solo i ritmi sono autentici. Tutti i temi sono farina del mio sacco. Originariamente scritte per due pianoforti, le ho trascritte per fiati per l’ensemble di Klaus Rainer Schöll, su richiesta di quest’ultimo e nonostante le proteste di mia figlia Claude, insieme con la quale ho spesso eseguito le Danze in concerto. Mai trascrizione è stata tanto ardua: note e ritmi sgocciolano dappertutto, mettendo a dura prova i riflessi degli esecutori. Ma i componenti del Bläser Ensemble Mainz saranno sicuramente stati galvanizzati dai versi del grande Corneille:

À vaincre sans péril on triomphe sans gloire,

perché hanno trionfato su tutte le trappole. E ce n’erano! Così, aveva proprio ragione Molière quando diceva: “C’est une étrange enterprise de faire rire les honnêtes gens“» (Jean Françaix).