Buxtehude per Prokof’ev

 
Dietrich Buxtehude (1637 - 9 maggio 1707): Preludio e fuga in re minore BuxWV 140. Ton Koopman all’organo Schnitger (1689-93) della Sankt-Jacobi-Kirche in Amburgo.
 


 
Lo stesso brano nella trascrizione per pianoforte di Prokof’ev (1923). Boris Berman.
 

Una tragedia greca – C’era una volta

 
Een griekse tragedie (Una tragedia greca, 1985) di Nicole van Goethem (1941 - 2000).
Nella parte conclusiva di questo adorabile cortometraggio (cui fu assegnato il Premio Oscar nel 1987), le cariatidi danzano al ritmo di una gioiosa volta (danza rinascimentale, lontana antenata del valzer) composta da William Brade.


 
William Brade (1560 - 1630): Robert Batemans Volta. Pražští žesťoví sólisté.


Nicole van Goethem

Monteverdi: il Quarto Libro dei madrigali a 5 voci

 
Claudio Monteverdi (9 maggio 1567 - 1643): Il quarto libro dei madrigali a 5 voci (1603). Concerto Italiano, dir. Rinaldo Alessandrini.


1. Ah, dolente partita (Battista Guarini)

Ah, dolente partita,
ah, fin de la mia vita!
Da te part’e non moro?
E pur i’ provo la pena de la morte,
e sento nel partire
un vivace morire
che dà vita al dolore,
per far che moia immortalment’il core.

2. Cor mio, mentre vi miro (Battista Guarini) [3:35]

Cor mio, mentre vi miro,
visibilmente mi trasform’in voi.
E, trasformato poi,
in un solo sospir l’anima spiro.
O bellezza mortale,
o bellezza vitale,
poi che sì tosto un core
per te rinasce e per te nato more.

3. Cor mio, non mori? [5:53]

Cor mio, non mori? e mori!
L’idolo tuo, ch’è tolto
a te, fia tosto in altrui braccia accolto.
Deh, spezzati mio core,
lascia, lascia con l’aura anco l’ardore,
ch’esser non può che ti riserbi in vita
senza speme ed aita.
Su, mio cor mori. Io moro, io vado a Dio,
dolcissimo ben mio.

4. Sfogava con le stelle (Ottavio Rinuccini) [8:41]

Sfogava con le stelle
un infermo d’amore
sotto notturno ciel il suo dolore.
E dicea fisso in loro:
«O imagini belle
de l’idol mio ch’adoro,
sì com’a me mostrate
mentre così splendete
la sua rara beltate,
così mostraste a lei
i vivi ardori miei:
la fareste col vostr’aureo sembiante
pietosa sì come me fate amante».

5. Volgea l’anima mia soavemente (Battista Guarini) [12:12]

Volgea l’anima mia soavemente
quel suo caro e lucente
sguardo, tutto beltà, tutto desire,
verso me scintillando e parea dire:
«Dam’il tuo cor, ché non altrond’i’ vivo».
E mentr’il cor sen vola ove l’invita
quella beltà infinita,
sospirando gridai: «Misero e privo
del cor, chi mi dà vita?»
Mi rispos’ella in un sospir d’amore:
«Io, che son il tuo core».

6. Anima mia, perdona (Battista Guarini)
1a parte [16:02]

Anima mia, perdona
a chi t’è cruda sol dove pietosa
esser non può, perdona a questa,
nei detti e nel sembiante
rigida tua nemica, ma nel core
pietosissima amante.
E se pur hai desio di vendicarti,
deh, qual vendetta aver puoi tu maggiore
del tuo proprio dolore?

2a parte [18:57]

Che se tu se’ il cor mio,
come se’ pur malgrado
del ciel e de la terra,
qualor piangi e sospiri,
quelle lagrime tue son il mio sangue,
quei sospir il mio spirto
e quelle pen’e quel dolor che senti
son miei, non tuoi tormenti.

7. Luci serene e chiare (Ridolfo Arlotti) [22:19]

Luci serene e chiare,
voi m’incendete, voi, ma prov’il core
nell’incendio diletto, non dolore.
Dolci parole e care,
voi mi ferite, voi, ma prova il petto
non dolor ne la piaga, ma diletto.
O miracol d’Amore,
alma ch’è tutta foco e tutta sangue
si strugg’e non si duol, muor e non langue.

8. La piaga c’ho nel core (Aurelio Gatti) [25:50]

La piaga c’ho nel core,
donna, onde lieta sei,
colpo è degli occhi tuoi, colpa dei miei:
gli occhi miei ti miraro,
gli occhi tuoi mi piagaro:
ma come avien che sia
comune il fallo e sol la pena mia?

9. Voi pur da me partite (Battista Guarini) [28:19]

Voi pur da me partite, anima dura,
né vi duol il partire:
ohimè, quest’è un morire
crudele, e voi gioite?
Quest’è vicino aver l’ora suprema,
e voi non la sentite?
Oh meraviglia di durezza estrema:
esser alma d’un core
e separarsi e non sentir dolore!

10. A un giro sol de’ belli occhi lucenti (Battista Guarini) [32:30]

A un giro sol de’ belli occhi lucenti
ride l’aria d’intorno,
e ’l mar s’acqueta e i venti,
e si fa il ciel d’un altro lume adorno.
Sol io le luci ho lagrimose e meste:
certo quando nasceste,
così crudel e ria,
nacque la morte mia.

11. Ohimè, se tanto amate (Battista Guarini) [34:47]

Ohimè, se tanto amate
di sentir dir ohimè, deh, perché fate
chi dice ohimè morire?
S’io moro, un sol potrete
languido e doloroso ohimè sentire,
ma se, cor mio, volete
che vita abbia da voi, e voi da me,
avrete mill’e mille dolci ohimè.

12. Io mi son giovinetta (Giovanni Boccaccio) [37:46]

«Io mi son giovinetta,
e rido e canto alla stagion novella»,
cantava la mia dolce pastorella,
quando subitamente
a quel canto il cor mio
cantò, quasi augellin vago e ridente:
«Son giovinetto anch’io,
e rido e canto alla gentil e bella
primavera d’Amore
che ne’ begli occhi tuoi fiorisce». Ed ella:
«Fuggi, se saggio sei (disse) l’ardore,
fuggi, ch’in questi rai
primavera per te non sarà mai».

13. Quell’augellin che canta (Battista Guarini, Il pastor fido I/1) [40:05]

Quell’augellin che canta
sì dolcemente e lascivetto vola
or da l’abete al faggio
ed or dal faggio al mirto,
s’avesse umano spirto,
direbb’ardo d’amor, ardo d’amore,
ma ben arde nel core
e chiam’il suo desio,
che li rispond’ardo d’amor anch’io.
Che sii tu benedetto,
amoroso, gentil, vago augelletto.

14. Non più guerra, pietate (Battista Guarini) [42:00]

Non più guerra, pietate,
pietate, occhi miei belli,
trionfanti, a che v’armate
contr’un cor ch’è già pres’e vi si rende?
Ancidete i rubelli,
ancidete chi s’arma e si difende,
non chi, vinto, v’adora.
Volete voi ch’io mora?
Morrò pur vostro e del morir l’affanno
sentirò sì, ma sarà vostr’il danno.

15. Sì, ch’io vorrei morire (Maurizio Moro) [44:40]

Sì, ch’io vorrei morire
ora ch’io bacio, Amore,
la bella bocca del mio amato core.
Ahi, cara e dolce lingua,
datemi tanto umore
che di dolcezza in questo sen m’estingua.
Ahi, vita mia, a questo bianco seno
deh, stringetemi fin ch’io venga meno.
Ahi bocca, ahi baci, ahi lingua, i’ torn’a dire
sì, ch’io vorrei morire.

16. Anima dolorosa, che vivendo [48:52]

Anima dolorosa, che vivendo
tanto peni e tormenti
quant’odi e parli e pensi e miri e senti,
ancor spiri? che speri? Ancor dimori
in questa viva morte? in quest’inferno
de le tue pene eterno?
mori, misera, mori,
ché tardi più, che fai?
Perché, mort’al piacer, vivi al martire?
perché vivi al morire?
Consuma il duol che ti consuma omai,
di questa morte che par vita uscendo:
mori, meschina, al tuo morir morendo.

17. Anima del cor mio [52:05]

Anima del cor mio,
poi che da me, misera me, ti parti,
s’ami confort’alcun a’ miei martiri,
non isdegnar ch’almen ti segu’anch’io
solo co’ miei sospiri
e sol per rimembrarti
ch’in tante pen’e in così fiero scempio
vivrò d’amor di vera fede esempio.

18. Longe da te, cor mio [54:27]

Longe da te, cor mio,
struggomi di dolore,
di dolcezza e d’amore.
Ma torna omai, deh, torna: e se ’l destino
strugger vorammi ancor a te vicino,
sfavilli e splenda il tuo bel lume amato,
ch’io n’arda e mora, e morirò beato.

19. Piagn’ e sospira (Torquato Tasso, Gerusalemme conquistata VIII/6) [57:16]

Piagn’ e sospira: e quand’i caldi raggi
fuggon le greggi a la dolce ombr’assise,
ne la scorza de’ pini o pur de’ faggi
segnò l’amato nome in mille guise,
e de la sua fortuna i gravi oltraggi
E in rileggendo poi le proprie note
spargea di pianto le vermiglie gote.

 
MonteverdiClaudio Monteverdi

Sera

Hugo Alfvén (1º maggio 1872 - 8 maggio 1960): Aftonen (Sera) per coro (1942) su testo di Hermann Sätherberg. The Real Group.

Skogen står tyst, himlen är klar
Hör, huru tjusande vallhornet lullar
Kvällssolens bloss sig stilla sänker
Sänker sig ner uti den lugna, klara våg
Ibland dälder, gröna kullar
eko kring nejden far.

(Il bosco è slilenzioso, il cielo è sereno, ascolta l’incantevole ninnananna dal corno del pastore. Il bagliore rosso del sole scende silente nella sera, sprofonda fra le onde calme e luminose. Fra valli e verdi colline l’eco risuona qua e là.)

O magnum mysterium

Lucrezia Orsina Vizzana (1590 - 7 maggio 1662): O magnum mysterium, mottetto a voce sola e basso continuo. Cristina Radu, soprano; Steffen Schlandt, organo; Stefan Neagoe, violoncello.

O magnum mysterium,
O profundissima vulnera,
O passio acerbissima,
O dulcedo deitatis,
Adiuva me ad aeternam felicitatem consequendam.
Alleluia.

Nati il 7 maggio

Carl Heinrich Graun (7 maggio 1704 - 1759): Concerto in do minore per clavicembalo e orchestra. Waldemar Döling, clavicembalo; orchestra da camera Sofia Soloists, dir. Emil Tabakov.

  1. Allegro
  2. Larghetto [3:38]
  3. Allegro [7:45]

Karel Filip Stamic (Carl Philipp Stamitz; 7 maggio 1745 - 1801): Concerto in fa maggiore per pianoforte e orchestra. Felicja Blumental, pianoforte; Württembergisches Kammerorchester Heilbronn, dir. Jörg Faerber.

  1. Allegro
  2. Andante moderato [10:16]
  3. Rondò: Allegro [16:12]

Johannes Brahms (7 maggio 1833 - 1897): Secondo Concerto in si bemolle maggiore per pianoforte e orchestra op. 83 (1881). Emil Gilels, pianoforte; Chicago Symphony Orchestra, dir. Fritz Reiner.

  1. Allegro non troppo
  2. Allegro appassionato [16:04]
  3. Andante [24:17]
  4. Allegretto grazioso [36:21]

Pëtr Il’ič Čajkovskij (7 maggio 1840 - 1893): Secondo Concerto in sol maggiore per pianoforte e orchestra op. 44 (1880). Michail Pletnëv, pianoforte; Orchestra sinfonica della Radio di Mosca, dir. Vladimir Fedoseev.

  1. Allegro brillante e molto vivace
  2. Andante non troppo [20:00]
  3. Allegro con fuoco [33:33]

pianoforte e orchestra

…quia non sunt

Giaches de Wert (c1535 - 6 maggio 1596): Vox in Rama audita est, dal Secondo Libro de motetti a cinque voci (1581). Coro Currende, dir. Erik van Nevel.

Vox in Rama audita est,
ploratus et ululatus multus:
Rachel plorans filios suos,
noluit consolari, quia non sunt.

Un grido s’è udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli, non vuole essere consolata, perché non sono più (Matteo 2:18).

Amenissime mortelle

Giaches de Wert (c1535 - 6 maggio 1596): Vaghi boschetti di soavi allori, madrigale a 5 voci (dal Settimo libro de madrigali a cinque voci, 1581, n. 6) su testo di Ludovico Ariosto (Orlando furioso VI:21). La Compagnia del Madrigale.

Vaghi boschetti di soavi allori,
di palme e d’amenissime mortelle,
cedri et aranci ch’avean frutti e fiori
contesti in varie forme e tutte belle,
facean riparo ai fervidi calori
de’ giorni estivi con lor spesse ombrelle;
e tra quei rami con sicuri voli
cantando se ne giano i rosignuoli.

Fortunati amanti

Giaches de Wert (c1535 - 6 maggio 1596): Tirsi morir volea, madrigale a 7 voci (dal Settimo Libro de madrigali, 1581) su testo di Battista Guarini. Ensemble Voces Suaves.

Tirsi morir volea,
Gl’occhi mirando di colei ch’adora;
Quand’ella, che di lui non meno ardea,
Gli disse: «Ahimè, ben mio,
Deh, non morir ancora,
Che teco bramo di morir anch’io.»
Frenò Tirsi il desio,
Ch’ebbe di pur sua vit’allor finire;
E sentea morte,e non poter morire.
E mentr’il guardo suo fisso tenea
Ne’ begl’occhi divini
E’l nettare amoroso indi bevea,
La bella Ninfa sua, che già vicini
Sentea i messi d’Amore,
Disse, con occhi languidi e tremanti:
«Mori, cor mio, ch’io moro.»
Cui rispose il Pastore:
«Ed io, mia vita, moro.»

Così moriro i fortunati amanti
Di morte sì soave e sì gradita,
Che per anco morir tornaro in vita.

I giorni oscuri e le dogliose notti

Giaches de Wert (c1535 - 6 maggio 1596): Mia benigna fortuna, madrigale 5 voci (pubblicato nel Nono Libro de madrigali a cinque et sei voci, 1588, n. 7) su testo di Francesco Petrarca (Canzoniere CCCXXXII). Huelgas Ensemble, dir. Paul van Nevel.

Mia benigna fortuna e ‘l viver lieto,
i chiari giorni et le tranquille notti
e i soavi sospiri e ‘l dolce stile
che solea resonare in versi e ‘n rime,
vòlti subitamente in doglia e ‘n pianto,
odiar vita mi fanno, et bramar morte.

Crudel, acerba, inexorabil Morte,
cagion mi dài di mai non esser lieto,
ma di menar tutta mia vita in pianto,
e i giorni oscuri et le dogliose notti.
I mei gravi sospir’ non vanno in rime,
e ‘l mio duro martir vince ogni stile.

O primavera

Giaches de Wert (c1535 - 6 maggio 1596): O primavera, gioventù de l’anno, madrigale a 5 voci (dall’Undecimo libro de madrigali a cinque voci, 1595, n. 2) su testo di Battista Guarini (Il pastor fido, atto III), parte 1a. Francesca Benetti, tiorba e direzione; Tanja Vogrin, arpa; Giovanna Baviera, viola da gamba; Rui Staehelin, liuto; Ricardo Leitão Pedro, chitarra barocca.

O primavera, gioventù de l’anno,
Bella madre de’ fiori,
D’herbe novelle e di novelli amori,
Tu torni ben, ma teco
Non tornano i sereni
E fortunati dì de le mie gioie;
Tu torni ben, tu torni,
Ma teco altro non torna
Che del perduto mio caro tesoro
La rimembranza misera, e dolente.
Tu quella se’, tu quella
Ch’eri pur dianzi sì vezzosa e bella;
Ma non son io già quel ch’un tempo fui
Sì caro à gli occhi altrui.

Libera e gioconda

Pier Adolfo Tirindelli (5 maggio 1858 - 1937): O Primavera!, romanza per voce e pianoforte (1906) su testo di Olga Bonetti. Carlo Bergonzi, tenore; John Wustman, pianoforte.

O Primavera, libera e gioconda,
Primavera che ridi sulla Terra,
i germi schiudi, il cantico disserra,
d’amore e gioia l’anima m’inonda!

O Primavera, cantano i virgulti
le nozze ardenti della Terra e il Sole;
dammi i tuoi raggi, dammi le viole;
di nova vita l’anima sussulti!

Sotto la neve, inaridito, il core
gemeva afflitto in un’eterna sera,
O Primavera, fonde il tuo bacio il gel.
O Primavera, dammi l’amore!

Balli a quattro voci

Giorgio Mainerio (c1535 - 4 maggio 1582): cinque danze dal Primo Libro de balli a quatro voci accommodati per cantar et sonar d’ogni sorte de instromenti (1578). Early Music Consort of London, dir. David Munrow.

  1. Pass’e mezzo della paganina
  2. Ballo francese [1:38]
  3. La lavandara [2:32]
  4. L’arboscello, ballo furlano [3:49]
  5. La zanetta [5:15]

Mainerio: Schiarazula marazula, ballo a 4 voci (op. cit.). Ensemble Trictilla e Lucia Sciannimanico.
Si tratta di un ballo friulano le cui origini si perdono nel Medioevo. Era cantato sopra un testo di cui, a parte le due parole che ne costituiscono il titolo, si è persa ogni traccia, ma in documento del 1624 si attesta che il ballo e il canto erano eseguiti per evocare la pioggia.

La Daugava

Evgenij Svetlanov (1928 - 3 maggio 2002): La Daugava, poema sinfonico (1952). Orchestra sinfonica di Stato dell’URSS diretta dall’autore (in concerto, 1976).
La Daugava o Dvina occidentale è un fiume lungo 1020 km: nasce nel Rialto del Valdaj, attraversa Russia, Bielorussia e Lettonia, e infine sfocia nel golfo di Riga, nel Mar Baltico.

Apparve, e li rimproverò

Leonhard Paminger (1495 - 3 maggio 1567): Discumbentibus illis, mottetto a 4 voci (pubblicato in Novum et insigne opus musicum II, 1538, n. 41). Paminger-Ensemble.

Discumbentibus illis undecim apostolis,
apparuit Jesus, et exprobavit illis,
quod his qui ipsum vidissent resurrexisse non credidissent,
et dicebat illis:

Ite in universum mundum, et praedicate Evangelium omni creaturae.
Qui crediderit, et baptizatus fuerit, salvus erit. Alleluia.
Qui vero non crediderit, condemnabitur.

Signa eos qui in me credunt, haec sequentur:
Per nomen meum daemonia ejicient, linguis loquent novis, serpentes tollent.
Et si quid laetale biberint, non eis nocebit,
super aegros manus imponent, et bene habebunt.
Itaque Dominus quidem postquam locutus est, assumptus est in coelum,
et sedet ad dextris Dei. llli vero egressi praedicaverunt ubique Domino.

Il poema del Rodano

Maurice Emmanuel (2 maggio 1862 - 1938): Le Poème du Rhône, poema sinfonico op. 30 ispirato da Frédéric Mistral (1938); rimasta incompiuta alla morte del compositore, l’orchestrazione è stata ultimata da Marguerite Béclard d’Harcourt. Staatsorchester Rheinische Philharmonie, dir. Gilles Nopre.

  1. Trés que lent
  2. Allant [7:14]
  3. Sans trainer [11:18]

Su melodie popolari greche

Maurice Emmanuel (2 maggio 1862 - 1938): Suite sur des airs populaires grecs per violino e pianoforte op. 10 (1907). Camille Théveneau, violino; Florent Ling, pianoforte.

  1. Khasapikos: Allegro moderato
  2. Marmaro et Amades: Allegretto [3:24]
  3. Pyrghi: Allegro ma non troppo [5:52]
  4. Boulgarikos: Allegro energico [7:53]

Quasi valzer

 
Milij Alekseevič Balakirev (1837 - 1910): Quasi Valse, II movimento della Suite in si minore per orchestra (1901-08). Orchestra Sinfonica Accademica di Stato dell’URSS, dir. Evgenij Svetlanov.
 


 
Giulio Ricordi (1840 - 1912): Quasi valzer, n. 12 (Dicembre) dell’Almanacco musicale per pianoforte (1885). Roberto Piana.
 


 
Aleksandr Nikolaevič Skrjabin (1872 - 1915): Quasi-valse op. 47 (1905). Joseph Moog, pianoforte.
 


 
Nikolaj Metner (o Medtner; 1880 - 1951): Allegro con grazia (quasi valse), ultimo degli 8 Stimmungsbilder op. 1 (1896-97). Ekaterina Deržavina, pianoforte.
 


 
Iosif Jul’evič Achron (1º maggio 1886 - 1943): Quasi Valse, II movimento della Suite bizarre per violino e pianoforte op. 41 (c1917). Ingolf Turban, violino; Jaša Nemcov, pianoforte.