Engelbert Humperdinck (1º settembre 1854 - 1921): Ouverture per l’opera Hänsel und Gretel (1893). Wiener Philharmoniker, dir. sir Georg Solti.

Engelbert Humperdinck (1º settembre 1854 - 1921): Ouverture per l’opera Hänsel und Gretel (1893). Wiener Philharmoniker, dir. sir Georg Solti.

Claude Goudimel (1514 - 31 agosto 1572): Bonjour mon coeur, chanson a 4 voci (1559) su testo di Pierre de Ronsard. Collegium Vocale Bydgoszcz.
Bonjour mon coeur, bonjour ma douce vie
Bonjour mon oeil, bonjour ma chère amie!
Hé! Bonjour ma toute belle,
Ma mignardise, bonjour
Mes délices, mon amour,
Mon doux printemps, ma douce fleur nouvelle,
Mon doux plaisir, ma douce colombelle,
Mon passereau, ma gente tourterelle!
Bonjour ma douce rebelle.

Andrea Gabrieli (c1533 - 30 agosto 1585): 4 Ricercari. Ensemble Symposium Musicum.
– Ricercar per sonar a 8
– Ricercar del secondo tuono a 4
– Ricercar del settimo tuono a 4
– Ricercar del duodecimo tuono a 4

Félicien David (1810 - 29 agosto 1876): L’Absence, romanza senza parole per pianoforte (1842). Jean-Jacques Dünki.

Bohuslav Martinů (1890 - 28 agosto 1959): Paraboly per orchestra (1958). Orchestra filarmonica ceca, dir. Jiří Bělohlávek.

Tomás Luis de Victoria (1548 - 27 agosto 1611): Vidi speciosam, mottetto a 6 voci (pubblicato in Motecta, que partim quaternis, partim quinis, alia senis, alia octonis vocibus concinuntur, vol. I, 1572, n. 27). Ensemble Plus Ultra, dir. Michael Noone.
1a pars :
Vidi speciosam sicut columbam ascendentem desuper rivos aquarum:
Cuius inaestimabilis odor erat nimis in vestimentis eius.
Et sicut dies verni, flores rosarum circumdabant eam, et lilia convallium.
2a pars :
Quae est ista, quae ascendit per desertum sicut virgula fumi, ex aromatibus myrrhae et thuris?
Et sicut dies verni, flores rosarum circumdabant eam, et lilia convallium.

La sequenza Natus ante saecula di Notker I di San Gallo, detto Balbulus (il Balbuziente; c840 - 912), eseguita dall’ensemble Sequentia.
Natus ante saecula
Dei filius invisibilis
Interminus
Per quem fit machina
Caeli ac terrae maris
Et in his degentium
Per quem dies et horae labant
Et se iterum reciprocant
Quem angeli in arce poli
Voce consona semper canunt,
Hic corpus assumpserat
Fragile
Sine labe originalis criminis
De carne Mariae virginis
Quo primi parentis culpam
Evaeque lasciviam tergeret.
Hoc praesens diecula loquitur,
Praelucida adaucta
Longitudine quod sol verus
Radio sui luminis vetustas
Mundi depulerit
Genitus tenebras.
Nec nox vacat novi
Syderis luce quod magorum
Oculos terruit scios,
Nec gregum magistris
Defuit lumen quos praestrinxit
Claritas militum Dei.
Gaude Dei genitrix
Quam circumstant obstetricum vice concinentes
Angeli gloriam Deo.
Christe patris unice
Qui humanam nostri
Causa formam assumpsisti
Refove supplices tuos
Et quorum participem te fore
Dignatus es Jesu
Dignanter eorum
Suscipe preces
Ut ipsos divinitatis tuae
Participes Deus facere digneris unice Dei.
(Nato prima dei secoli, il figlio di Dio, invisibile e senza fine, per il cui tramite fu creato l’apparato del cielo, della terra, del mare e di tutti coloro che vi abitano; in grazia del quale trascorrono i giorni e le ore, e si alternano tra loro; Colui al quale gli angeli nella rocca celeste sempre inneggiano con armoniosa voce aveva preso un fragile corpo, senza la macchia del peccato originale, dalla carne di Maria vergine, per lavar via con esso la colpa del primo genitore e la lascivia di Eva. Questo ci dice la luminosa tregua attuale, accresciuta nella durata: che il vero sole, ora nato, con il suo raggio di luce ha scacciato le antiche tenebre dal mondo. La notte non è priva della luce della nuova stella che ha atterrito gli occhi saggi dei maghi, così come non manca la luce per coloro che conducono le greggi, i quali furono abbagliati dallo splendore dei soldati del Signore. Rallegrati, Madre di Dio: attorno a te non si adunano levatrici ma angeli che cantano la gloria di Dio. O Cristo, unigenito figlio di Dio, che per noi hai assunto forma umana, ristora i tuoi supplici e con benevolenza accogli le preghiere di coloro dei quali, o Gesù, ti sei degnato di essere partecipe, così che ti degnerai di rendere anch’essi partecipi della tua divinità, Dio unico figlio di Dio.)
Torniamo molto indietro nel tempo, valicando a ritroso il fatale anno 1000 per giungere nel pieno dell’età carolingia e ascoltare un capolavoro della musica di quel tempo.
Che cos’è una sequenza? La prima occorrenza del termine si trova nel Liber officialis di Amalario di Metz (c775 - 850); afferma l’insigne liturgista che il canto dell’alleluia tocca nel profondo l’animo del cantore, e « haec jubilatio, quam cantores sequentiam vocant », non necessita di testo (sant’Agostino aveva infatti asserito che « chi gioisce non può esprimersi con parole »).
Dunque, la sequenza era originariamente un vocalizzo, un melisma (ossia un canto privo di testo) articolato sull’ultima vocale della parola alleluia. Ma a un certo punto della sua storia, per l’appunto nel corso del IX secolo, la sequenza comincia a essere dotata di testo. Sulle ragioni di questa novità aiuta a far luce proprio la testimonianza di Notker Balbulus. Questi compose una quarantina di testi di sequenze (da lui chiamati hymni), che poi inviò come omaggio al vescovo di Vercelli Liutvardo, cancelliere di Carlo il Grosso: nella lettera dedicatoria Notker racconta che, in gioventù, faceva molta fatica a ricordare le « longissimae melodiae » del canto liturgico e si chiedeva se ci fosse un metodo per aiutare la memoria. « In quel periodo giunse fra noi un monaco sacerdote dell’abbazia di Jumièges, devastata dai normanni. Portava con sé un libro di musica (antiphonarium) nel quale alcuni testi (aliqui versus) erano adattati alla musica dei melismi alleluiatici (ad sequentias) ». Forte di questo esempio e incoraggiato dai propri superiori, Notker si dedicò alla composizione di testi analoghi affinché fossero cantati sulle note delle sequenze.
L’aggiunta di testi ai vocalizzi dell’alleluia, insomma, è in origine un espediente mnemonico: a volte la storia dell’arte, non solo musicale, riserva gustose sorprese.
Sul vastissimo repertorio di sequenze composte nei secoli successivi, oltre cinquemila, calò poi la scure del Concilio di Trento, che autorizzò l’uso liturgico di soli quattro componimenti:
– Victimae Paschali laudes, attribuita a Wipo di Soletta († dopo il 1046);
– Veni Sancte Spiritus, attribuita a Stephen Langton, arcivescovo di Canterbury (c1150 - 1228);
– Lauda Sion Salvatorem, composta da Tommaso d’Aquino (1225 - 1274) per la festività del Corpus Domini;
– Dies irae, che secondo tradizione sarebbe stata composta da Tommaso da Celano (c1190 - c1260).
A queste fu aggiunta poi Stabat Mater dolorosa, scritta probabilmente da Jacopone da Todi (c1230/36 - 1306).
Dal Manoscritto 381 di San Gallo (Biblioteca del Monastero, Codex Sangallensis 381, p. 333), l’inizio della sequenza Natus ante saecula di Notker Balbulus.
Da notare il particolare tipo di impaginazione, caratteristico della tradizione sangallese: il testo e la notazione musicale (neumi in campo aperto) sono riportati su due colonne affiancate.
Renato Brogi (1873 - 25 agosto 1924): Valse triste per pianoforte. Giuseppe Bruno.
Johann Rosenmüller (24 agosto 1619 - 1684): Sonata in sol minore per due violini e basso continuo (pubblicata in Sonatae à 2, 3, 4 e 5 stromenti da arco et altri, 1682, n. 1). Capella Lanensis: Josef Höhn, violino e direzione; Andrea Ferroni, violino; Francesco Maria Cataldo, viola da gamba; Alessandro Baldessarini, chitarrone; Simon Brandlechner, organo.

Nikolaj Andreevič Roslavec (1880 - 23 agosto 1944): Sinfonia da camera n. 1 (1926). Orchestra da camera del Teatro Bol’šoj, dir. Aleksandr Lazarev.

Dopo aver letto questo articolo di gaberricci ho pensato di sottoporre alla vostra attenzione questo video del bravissimo Francesco Di Fortunato. Buon ascolto 🙂
John Chowning (22 agosto 1934): Stria, computer music (1977).

Ank van Campen (1932 - 21 agosto 2010): Variations on a Welsh Carol in do minore per arpa. Silke Aichhorn.

Jan Křtitel Vaňhal (1739 - 20 agosto 1813): Concerto in fa maggiore per due fagotti e orchestra. Lumír Vaněk e Svatopluk Čech, fagotti; Virtuosi di Praga, dir. Oldřich Vlček.
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George Enescu (19 agosto 1881 - 1955): Sinfonia n. 2 in la maggiore op. 17 (1914). Tampere Filharmonia, dir. Hannu Lintu.

Antonio Salieri (18 agosto 1750 - 1825): Concerto in re maggiore per oboe, violino, violoncello e orchestra (1770). Heinz Holliger, oboe; Thomas Füri, violino e direzione; Thomas Demenga, violoncello; Camerata Bern.

Carlos Salzedo (1885 - 17 agosto 1961): Variations sur un thème dans le style ancien per arpa op. 30 (1911). Maria Luisa Rayan-Forero.

Loyset Compère (c1445 - 16 agosto 1518): O bone Jesu, mottetto a 4 voci (pubblicato postumo nella raccolta Motetti de la corona, volume III, 1519, n. 14); testo: Salmo 12:4-5, Salmo 30:6, Salmo 38:5. Ensemble i buoni antichi.
O bone Jesu! Illumina oculos meos, ne unquam obdormiam in morte,
ne quando dicat inimicus meus praevalui adversus eum.
O Adonai! In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum;
redemisti me, Domine, Deus veritatis.

Marin Marais (1756 - 15 agosto 1728): La Rêveuse, rondeau, dal Quatrième Livre de pièces de viole (1717). Jordi Savall, viola da gamba; Rolf Lislevand, tiorba; Xavier Diaz-Latorre, chitarra barocca; Pierre Hantaï, clavicembalo.

Joseph-Ermend Bonnal (1880 - 14 agosto 1944): Paysages euskariens per organo (1930). Roger Sayer.

Jules Massenet (1842 - 13 agosto 1912): Ouverture per l’opera Roma (1912). Orchestra Internazionale d’Italia, dir. Marco Guidarini.

Alfonso Ferrabosco I (1543 - 12 agosto 1588): Dolci ire (2ª parte: Forse anchor), madrigale a 5 voci su testo del Petrarca (Canzoniere CCV). Huelgas Ensemble, dir. Paul Van Nevel.
Dolci ire, dolci sdegni et dolci paci,
dolce mal, dolce affanno et dolce peso,
dolce parlare, et dolcemente inteso,
or di dolce òra, or pien di dolci faci:
alma, non ti lagnar, ma soffra et taci,
et tempra il dolce amaro, che n’à offeso,
col dolce honor che d’amar quella ài preso
a cui io dissi: Tu sola mi piaci.
Forse anchor fia chi sospirando dica,
tinto di dolce invidia: Assai sostenne
per bellissimo amor quest’al suo tempo.
Altri: O fortuna agli occhi miei nemica,
perché non la vid’io? perché non venne
ella piú tardi, over io piú per tempo?
Nativo di Bologna, membro di un’articolata dinastia di musicisti, a partire dal 1562 Alfonso Ferrabosco il Vecchio fu attivo prevalentemente in Inghilterra, dove trovò impiego quale musicista presso la corte di Elisabetta I e contribuì a diffondere il gusto per il madrigale in stile italiano. Ebbe una vita intensa, ricca di episodi singolari – fu tra l’altro accusato di furto e di omicidio, e dopo il suo definitivo ritorno in Italia, nel 1578, si dice che abbia svolto attività di spionaggio per conto della regina inglese.

Aleksandr Vasil’evič Mosolov (11 agosto 1900 - 1973): Fonderia d’acciaio, poema sinfonico op. 19 (dal balletto Acciaio, 1926–27). Los Angeles Philharmonic Orchestra, dir. Esa-Pekka Salonen.

Hieronymus Praetorius (10 agosto 1560 - 1629): Nunc dimittis, mottetto a 8 voci (pubblicato in Cantiones sacrae de praecipuis festis totius anni, 1599, n. 9); testo: Luca 2:29-32 (Canticum Simeonis). Ensemble Alamire, dir. David Skinner.
Nunc dimittis servum tuum, Domine,
secundum verbum tuum in pace,
quia viderunt oculi mei salutare tuum.
Quod parasti ante faciem omnium populorum
lumen ad revelationem gentium,
et gloriam plebis tuae Israel.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto,
sicut erat in principio, et nunc et semper,
et in saecula saeculorum. Amen.

Reynaldo Hahn (9 agosto 1874 - 1947): Le Ruban dénoué, 12 valzer per 2 pianoforti (1915). Huseyin Sermet e Kun Woo Paik.
« Cette série de valses a occupé quelques-uns de mes mornes loisirs en ces derniers mois. Je ne m’en exagère pas la valeur musicale. Mais j’ai tenté d’y fixer des instants qui auront compté dans ma vie » (Reynaldo Hahn).

Mildred Couper (1887 - 9 agosto 1974): Dirge per 2 pianoforti a quarti di tono (1937). Carl Witt e Anatoly Larkin.

Laurent Bellissen (8 agosto 1693 - 1762): Magnificat en simphonie per soli, coro e orchestra. Les Festes d’Orphée, dir. Guy Laurent.

Joseph Kosma (1905 - 7 agosto 1969): La Grande illusion, suite dalla colonna sonora dell’omonimo film (1937) di Jean Renoir. Orchestre philharmonique de Radio France, dir. Bruno Fontaine.
La partitura originale è andata perduta durante l’occupazione nazista della Francia; Bruno Fontaine l’ha ricostruita a orecchio fra mille difficoltà.

Antonín Vranický ovvero Anton Wranitzky (1761 - 6 agosto 1820): Concerto in do maggiore per 2 viole e orchestra. Lubomír Malý, viole; Dvořákův komorní orchestr, dir. Miloš Konvalinka.
