L’amore fa ammalare i cuori


Richard Strauss (11 giugno 1864 - 1949): Zueignung (Dedizione), Lied op. 10 n. 1 (1885, orchestrato nel 1940) su testo di Hermann von Gilm (1812 - 1864). Doppia dame Kiri Te Kanawa: con sir Georg Solti al pianoforte, e con la London Symphony Orchestra diretta da sir Andrew Davis.

Ja, du weißt es, teure Seele,
Daß ich fern von dir mich quäle,
Liebe macht die Herzen krank,
  Habe Dank.

Einst hielt ich, der Freiheit Zecher,
Hoch den Amethysten-Becher,
Und du segnetest den Trank,
  Habe Dank.

Und beschworst darin die Bösen,
Bis ich, was ich nie gewesen,
Heilig, heilig an’s Herz dir sank,
  Habe Dank.

Sì, tu sai, anima cara,
che lontano da te sto in pena,
l’amore fa ammalare i cuori.
  Ti rendo grazie!

Una volta io, ebbro di libertà,
levai alto il calice d’ametista,
e tu benedicesti la bevanda.
  Ti rendo grazie!

E tenesti lontani i malvagi
finché io, come mai avevo fatto,
santo, santo, al tuo cuore mi sono votato.
  Ti rendo grazie!

Ecco un musicista che, ormai anziano, riprende in mano una composizione di oltre mezzo secolo prima, un’opera che gli aveva procurato fama e successo, per rielaborarla e trasformarla in qualcosa di uguale e allo stesso tempo di diverso, un altro capolavoro, unico, proprio come unico era il primo. Questo è un uomo di genio.



L’approfondimento
di Pierfrancesco Di Vanni

L’estasi della voce: Richard Strauss e il segreto di Zueignung

Se Richard Strauss è universalmente noto come il titano del poema sinfonico e il rivoluzionario dell’opera del Novecento con Salome ed Elektra, esiste un lato della sua produzione che pulsa di una luce più intima, calda e quasi diaristica: il Lied. Per lui, questo genere non era un esercizio marginale, ma un filo rosso che ha attraversato tutta la sua vita, dalla prima giovinezza fino al testamento spirituale dei Vier letzte Lieder. Al centro di questa produzione c’è un’ossessione d’amore: la voce di soprano, incarnata dalla moglie Pauline de Ahna, musa bisbetica e amatissima che ha plasmato il suo modo di scrivere per la voce umana. Tra le oltre duecento composizioni per voce e pianoforte, una brilla di una luce particolare: Zueignung. È il portale d’accesso al mondo straussiano, un inno che fonde l’ardore romantico con quella nobile eleganza che diventerà il marchio di fabbrica del compositore bavarese.

Il contesto: l’op. 10 e il risveglio di un genio
Nel 1885, Richard Strauss ha solo 21 anni. È un giovane direttore d’orchestra emergente, ancora sotto l’influenza del classicismo, protetto dal padre Franz (celebre cornista), ma già pronto a farsi travolgere dal “futurismo” di Wagner e Liszt. In quell’anno pubblica l’op. 10, una raccolta di otto Lieder su testi del poeta tirolese Hermann von Gilm. Nonostante la giovane età, il compositore già dimostra una maturità psicologica sbalorditiva. Non si limita a musicare delle parole, ma crea un’atmosfera sonora in cui il pianoforte non è un semplice accompagnatore, ma un partner psicologico che anticipa e commenta ogni emozione del testo.

Analisi di Zueignung
Zueignung (Dedizione) è, nel profondo, un canto di gratitudine. Il testo di Gilm descrive un amore che ha attraversato il dolore, la coppa amara della vita e la liberazione spirituale, trovando la pace nella dedizione verso l’amato.
La prima strofa si apre con un accompagnamento in terzine di accordi ribattuti al pianoforte: è un battito cardiaco costante, un respiro profondo. Quando la voce entra con la frase «Ja, du weißt es, teure Seele», lo fa con una semplicità quasi colloquiale. Tuttavia, il tema è il dolore: il poeta ricorda come l’amore lo abbia fatto soffrire. Eppure, ogni strofa si chiude con il celebre ritornello: «Habe Dank».
Nella seconda strofa, l’atmosfera si fa più scura. Gilm parla di libertà perduta e del veleno della passione. Qui la scrittura di Strauss si fa più densa, i cromatismi aumentano, riflettendo la confusione interiore dell’amante. Ancora una volta, la tensione si scioglie però nel ringraziamento, un porto sicuro che riporta la calma.
È nella terza strofa che Strauss compie il miracolo, con la musica che inizia a salire e il ritmo che si fa più incalzante. Quando la voce intona «Heilig, heilig an’s Herz dir sank», Strauss spinge la cantante verso il registro acuto con una forza travolgente. Non è più un ringraziamento sussurrato: è un grido di estasi. L’ultimo «Habe Dank» è una delle vette più emozionanti della letteratura vocale: la melodia sale verso un climax luminoso, sostenuta da un pianoforte che ormai suona con lo spessore di un’intera orchestra.

Sebbene sia nato per pianoforte, Strauss orchestrò il brano molto più tardi, nel 1940, per il soprano Viorica Ursuleac. In questa versione, la magia del brano cambia pelle: gli archi fluttuanti e l’uso sapiente dei fiati trasformano il brano in una scena operistica in miniatura. Tuttavia, è nella versione originale per pianoforte che si coglie la purezza del gesto giovanile, quella vulnerabilità che rende la “dedizione” così universale.
Il successo del pezzo risiede nel suo equilibrio perfetto tra sentimento ed estetica. In un’epoca (la fine dell’Ottocento) in cui il Lied rischiava di diventare o troppo sentimentale o troppo complesso, Strauss trova una terza via: la nobiltà del canto. Eseguire questo brano richiede non solo una voce solida, ma una capacità di gestire il “fiato straussiano” – quelle lunghe frasi legate che sembrano non finire mai. Per gli ascoltatori, è un’esperienza quasi catartica: ci ricorda che la gratitudine è l’atto finale dell’amore vero.

I Lieder di Strauss sono giardini segreti pieni di fiori rari, ma Zueignung ne è senza dubbio il cancello d’oro. In pochi minuti, il compositore condensa l’intero arco dell’esperienza umana: la sofferenza, la ricerca e infine la pace profonda di chi può guardare l’altro negli occhi e dire, semplicemente, “grazie”. Ancora oggi, quando un soprano intona le ultime note di questo capolavoro, il tempo sembra fermarsi, lasciandoci sospesi in quel mondo di bellezza “sacra” che solo il genio di Monaco ha saputo dipingere così nitidamente.

Una Sinfonia delle Alpi

Richard Strauss (1864 - 8 settembre 1949): Eine Alpensinfonie, poema sinfonico op. 64 (1915). Berliner Phil­harmoniker, dir. Herbert von Karajan (registrazione del 1980).

  1. Nacht (Notte)
  2. Sonnenaufgang (Il sorgere del sole) [2:57]
  3. Der Anstieg (L’ascesa) [4:31]
  4. Eintritt in den Wald (Ingresso nella foresta) [6:49]
  5. Wanderung neben dem Bache (Passeggiata presso il ruscello) [11:38]
  6. Am Wasserfall (Alla cascata) [12:23]
  7. Erscheinung (Apparizione) [12:41]
  8. Auf blumigen Wiesen (Nei prati in fiore) [13:32]
  9. Auf der Alm (All’alpeggio) [14:29]
  10. Durch Dickicht und Gestrüpp auf Irrwegen (Tra fogliame e rovi dopo aver sbagliato strada) [16:34]
  11. Auf dem Gletscher (Sul ghiacciaio) [18:08]
  12. Gefahrvolle Augenblicke (Momenti di pericolo) [19:33]
  13. Auf dem Gipfel (Sulla vetta) [20:53]
  14. Vision (Visione) [25:25]
  15. Nebel steigen auf (Sale la nebbia) [29:05]
  16. Die Sonne verdüstert sich allmählich (Il sole si oscura a poco a poco) [29:22]
  17. Elegie (Elegia) [30:11]
  18. Stille vor dem Sturm (Calma prima della tempesta) [32:49]
  19. Gewitter und Sturm, Abstieg (Bufera e tempesta, discesa) [35:30]
  20. Sonnenuntergang (Tramonto) [39:30]
  21. Ausklang (Epilogo) [42:12]
  22. Nacht (Notte) [48:14]

Jakub Hrůša
Karajan 1
Karajan 2
Haitink

Sulle copertine dei dischi dell’Alpensinfonie è sovente raffigurato il Cervino, ma l’a­scen­sione musicalmente descritta da Strauss si svolge sulle Alpi Bavaresi — pro­ba­bil­men­te nel massiccio della Zugspitze (2962 m) che sovrasta Garmisch, dove il com­po­si­tore trascorse gli ultimi anni.

Max Wolfinger: Zug-Spitz am Eib-See, 1864.

Panna montata

Richard Strauss (1864 - 1949): Walzer dal balletto Schlagobers op. 70 (composto negli anni 1921-22, rappresentato nel 1924). Staatskapelle Dresden, dir. Rudolf Kempe.

Schlagobers (Panna montata) fu rappresentato per la prima volta cent’anni fa, il 9 maggio 1924, all’Opera di Vienna. Se volete ascoltare la suite dal balletto e leggere uno stringato riassunto della trama cliccate qui.

Das flehende Lied

Richard Strauss (1864 - 8 settembre 1949): Notturno, Lied con orchestra op. 44 n. 1 (1899) su testo di Richard Dehmel (da Erscheinung, pubblicata nella raccolta Erlösungen, 1891). Linda Finnie, mezzosoprano; Royal Scottish National Orchestra, dir. Neeme Järvi.

Hoch hing der Mond; das Schneegefild
lag weit und öde um mich her,
wie meine Seele bleich und leer.
Und neben mir – so stumm und wild,
so stumm und kalt wie meine Not,
als wollt’ er weichen nimmermehr,
saß starr – und wartete – der Tod.

Da kam es her, wie einst so mild,
so bang und sacht,
aus ferner Nacht;
so kummerschwer
kam seiner Geige Hauch daher,
und vor mir stand sein stilles Bild.

Der mich umflochten wie ein Band,
daß meine Blüte nicht zerfiel
und daß mein Herz die Sehnsucht fand,
die große Sehnsucht ohne Ziel:
dar stand er nun in öden land,
und stand so trüb und feierlich,
und sah nicht auf, noch grüßte mich, –
nur seine Töne ließ er irr’n
und weinen durch die kühle Flur,
und mir entgegen schaute nur
auf seiner Stirn,
als wär’s ein Auge hohl und fahl,
der tiefen Wunde dunkles Mal.

Und trüber quoll das trübe Lied,
und quoll so heiß, und wuchs und schwoll,
so heiß und voll
wie Leben, das nach Liebe glüht, –
wie Liebe, die nach Leben schreit,
nach ungenoßner Seligkeit,

so wehevoll,
so wühlend quoll
das strömende Lied und flutete, –
und leise leise blutete
und strömte mit
ins bleiche schneefeld, rot und fahl,
der tiefen Wunde dunkles Mal.

Und müder glitt die müde Hand,
und vor mir stand
ein bleicher Tag,
ein ferner bleicher Jugendtag,
da Starr im Sand
zerfallen seine Blüte lag,
da seine Sehnsucht sich vergaß
in ihrer Schwermut Uebermaß
und seiner Traurigkeiten müd
zum Ziel Er schritt, –
und liet auf schrie das wienende Lied,
das wühlende, und flutete,
und seiner Saiten Klage schnitt
und seine Stirme blutete
und weinte mit
in meiner starre Seelennot,
als sollt’ ich hören ein Gebot,
als sollt’ ich fühlen, was ich litt,
und fühlen alles Leidens Schuld
und alles Lebens warme Huld, –
und also, blutend, wandt’ er sich
ins bleiche Dunkel – und verblich.

Und bebend hört’ ich mir entgehn,
entfliehn das Lied, und wie so zart
so zitternd ward
der langen Töne fernes Flehn, –
da fühlte ich kalt ein Rauschen wehn
und grauenschwer
die Luft sich rühren um mich her,
und wollte bebend doch ihn sehn,
sein Lauschen sehn,
Der wartend saß bei meiner Not,
und wandte mich, – da lag es kahl.
das bleiche Feld: und still und fahl
zog fern vondannen – auch der Tod.

Hoch hing der Mond; und mild und müd
hinschwand es in die leere Nacht,
das flehende Lied, –
und schwand und schied,
des toten Freundes flehendes Lied.

Dolcetti

Richard Strauss (11 giugno 1864 - 1949): Suite dal balletto Schlagobers (1921-22). Orkiestra filharmonii na­ro­do­wej w Warszawie (Orchestra filarmonica di Varsavia), dir. Jacek Kaspszyk.

  1. In der Konditorküche: Marsch
  2. Tanz der Teeblüte [4:23]
  3. Tanz des Kaffees – Träumerei [9:53]
  4. Schlagoberswalzer [18:07]
  5. Tanz der Prinzessin – Walzer [24:56]
  6. Tanz der kleinen Pralinees – Springtanz der Knallbonbons – Galopp [33:38]
  7. Menuett – Pas de deux [38:15]
  8. Finale: Allgemeiner Tanz [43:47]

Il balletto è ambientato a Vienna. Un gruppo di bambini dopo la cresima vengono accompagnati dalle rispettive madrine in una pasticceria del Prater, dove si abbuffano di ogni sorta di dolciumi: ne consegue inevitabile l’indigestione, sicché finiscono in ospedale. Durante la notte, i bambini sognano che tutti i dolcetti divorati il giorno prima prendono vita e danzano. La mattina successiva il medico constata la guarigione dei piccoli, che possono tornare ai loro giochi spensierati.

Eine kleine Nichtmusik

P.D.Q. Bach ovvero Peter Schickele (1935 - 2024): Eine kleine Nichtmusik (1977). The New York Pick-up Ensemble, dir. Peter Schickele.
Ecco un quodlibet alquanto irriverente. Se non riuscite a individuare tutte le compo­si­zioni citate, oltre ovviamente alla serenata quasi omonima (K 525) di Mozart, ne potete trovare qui di seguito i titoli, elencati in ordine di apparizione 😀

I movimento:

  – Anonimo: Turkey in the Straw [0:06]
  – Liszt: Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 [0:29]
  – Brahms: Sinfonia n. 3, IV movimento [0:32]
  – Mozart: duetto «Là ci darem del mano» dal Don Giovanni [0:39]
  – Mozart: Concerto per pianoforte n. 23, I movimento [0:46]
  – Mozart: «Voi che sapete» dalle Nozze di Figaro [0:53]
  – Anonimo: Canto dei battellieri del Volga [0:58]
  – Anonimo: D’ye ken John Peel? (canzone tradizionale inglese) [1:17]
  – Mozart: Sinfonia n. 1, I movimento [1:25]
  – Anonimo: El jarabe tapatio [1:33]
  – Mozart: «Voi che sapete» dalle Nozze di Figaro [1:40]
  – Rachmaninov: Concerto per pianoforte n. 2, I movimento [1:47]
  – Sousa: The Thunderer [2:11]
  – Beethoven: Sinfonia n. 7, IV movimento [2:14]
  – Mozart: Sinfonia n. 41 (Jupiter), IV movimento [2:32]
  – Dvořák: Sinfonia n. 9 (Dal Nuovo Mondo), I movimento [2:37]
  – Brahms: Sinfonia n. 3, IV movimento [2:40]
  – Brahms: Sinfonia n. 4, I movimento [2:50]
  – Händel: «For Unto Us a Child Is Born» dal Messiah [3:03]
  – Beethoven: Sinfonia n. 5, IV movimento [3:13]
  – Emmett: I wish I was in Dixie [3:23]
  – Šostakovič: Sinfonia n. 9, I movimento [3:35]
  – Čajkovskij: «Marcia» dallo Schiaccianoci [3:44]

II movimento:

  – Foster: Jeannie with the light brown hair [4:01]
  – Čajkovskij: Nur wer die Sehnsucht kennt [4:38]
  – Anonimo: Mary had a little lamb (canzoncina infantile) [4:52]
  – Čajkovskij: scena dal Lago dei cigni [5:07]
  – Beethoven: Concerto per pianoforte n. 3, I movimento [5:20]
  – Rimskij-Korsakov: Shahrazad, Leitmotiv del violino solista [5:20]
  – Franck: Sinfonia in re minore, I movimento [5:20]
  – Mendelssohn: Frühlingslied, n. 6 dei Lieder ohne Worte op. 62 [5:33]
  – Brahms: Sinfonia n. 4, I movimento [5:40]
  – Anonimo (forse Davide Rizzio): Auld Lang Syne [5:53]
  – Verdi: «Vedi, le fosche notturne spoglie» dal Trovatore [6:16]
  – Wagner: Preludio da Tristan und Isolde [6:31]
  – Anonimo: Alouette (canzoncina infantile) [6:48]
  – Tema B-A-C-H (SI♭-LA-DO-SI) [7:04]
  – Rachmaninov: Concerto per pianoforte n. 2, III movimento [7:12]

III movimento:

  – Anonimo: Here We Go Loopty Loo (canzoncina infantile) [7:53]
  – Beethoven: Sinfonia n. 5, I movimento [8:14]
  – Von Tilzer: Take Me Out to the Ball Game (inno ufficioso del baseball negli Stati Uniti) [8:36]
  – Musorgskij: tema dell’incoronazione da Boris Godunov [8:55]
  – Anonimo: Oh, Dear, What Can the Matter Be? (canzoncina infantile) [9:12]
  – Rimskij-Korsakov: Shahrazad, tema del giovane principe [9:23]

IV movimento:

  – Foster: Oh, Susanna [9:56]
  – Rossini: galop dalla sinfonia del Guillaume Tell [10:11]
  – Schubert: Marcia militare [10:15]
  – Franck: Sinfonia in re minore, III movimento [10:19]
  – Sullivan: «Miyasama» da The Mikado [10:19]
  – Grieg: «Nell’antro del re della montagna» da Peer Gynt [10:23]
  – Schubert: Erlkönig [10:26]
  – Musorgskij: tema dell’incoronazione da Boris Godunov [10:26]
  – Anonimo: Ah!, vous dirai-je, maman (canzoncina infantile) [10:32]
  – Franck: Sinfonia in re minore, III movimento [10:36]
  – Foster: Old Black Joe (canto tradizionale) [10:44]
  – Mozart: Sinfonia n. 29, IV movimento [10:50]
  – Stravinskij: dal finale di Pétrouchka [10:55]
  – Humperdinck: Hänsel und Gretel, atto I, scena 1a [11:03]
  – Offenbach: «Galop enfernal» da Orphée aux enfers [11:07]
  – Schumann: Sinfonia n. 1 (Frühlingssymphonie), I movimento [11:11]
  – Anonimo: Travadja La Moukère [11:15]
  – Musorgskij: «La Grande Porta di Kiev» dai Quadri di un’esposizione [11:19]
  – Autore incerto: Westminster Quarters [11:20]
  – Beethoven: Sinfonia n. 5, I movimento [11:20]
  – R. Strauss: Till Eulenspiegels lustige Streiche [11:30]


Peter Schickele

Settembre

Richard Strauss (1864 - 1949): September, Lied per voce e orchestra (Vier letzte Lieder, n. 2; 1948) su testo di Hermann Hesse. Lucia Popp, soprano; London Symphony Orchestra, dir. Michael Tilson Thomas.

Der Garten trauert,
kühl sinkt in die Blumen der Regen.
Der Sommer schauert
still seinem Ende entgegen.

Golden tropft Blatt um Blatt
nieder vom hohen Akazienbaum.
Sommer lächelt erstaunt und matt
in den sterbenden Gartentraum.

Lange noch bei den Rosen
bleibt er stehn, sehnt sich nach Ruh.
Langsam tut er die [großen]
müdgeword’nen Augen zu.

(Il giardino è in lutto, fredda scivola tra i fiori la pioggia. Rabbrividendo l’estate si avvia silente verso la fine.
A foglia a foglia l’oro cade a terra dall’alto albero d’acacia. L’estate sorride, stupita e languida, nel sogno del giardino morente.
A lungo ancora vicino alle rose sembra sopravvivere, ma anela al riposo. Lentamente chiude i [grandi] suoi occhi ormai stanchi.)