Palotás

Ferenc Erkel (7 novembre 1810 - 1893): «Palotás» dall’opera Hunyadi László (1887). Óbudai Danubia Zenekar, dir. Domonkos Héja.
Palotás è il nome di una danza tradizionale dell’aristocrazia magiara, le cui origini risalgono al Quattrocento; il termine letteralmente significa «palazzo», ma all’epoca aveva una valenza dif­fe­ren­te dall’attuale, in quanto indicava una sala da cerimonie o da ballo all’interno di un castello o di una villa nobiliare. La danza era alquanto diversa dalle altre danze di corte in voga all’epoca, rispetto alle quali aveva andamento più rapido. Pressoché dimenticata nel tardo XVII secolo, quando l’Ungheria divenne parte dell’impero asburgico (1686) e la moda privilegiò le danze in uso nell’Europa occi­den­tale, fiorì nuovamente a partire dalla fine del Settecento e in particolare nell’Ottocento, con il formarsi dell’identità nazionale e la conseguente rivalutazione delle tradizioni folkloriche.

Erkel Ferenc

Come uno sposo che esce dalla camera nuziale

Heinrich Schütz (1585 - 6 novembre 1672): Die Himmel erzählen die Ehre Gottes, mottetto a 6 voci SWV 386 (pubblicato in Geistliche Chor-Music op. 11, 1648, n. 18); testo: Salmo 19:1-6 e dossologia. Collegium Vocale Gent, dir. Philippe Herreweghe.

Die Himmel erzählen die Ehre Gottes,
und die Feste verkündiget seiner Hande Werk.
Ein Tage sagt’s dem andern,
und eine Nacht tut’s kund der andern.
Es ist keine Sprache noch Rede,
da man nicht ihre Stimme höre.
Ihre Schnur gehet aus in alle Lande,
und ihre Rede an der Welt Ende.
Er hat der Sonne eine Hütte in derselben gemacht;
und die selbige gehet heraus
wie ein Bräutigam aus seiner Kammer,
und freuet sich, wie ein Held
zu laufen den Weg.
Sie gehet auf an einem Ende des Himmels
und läuft um bis wieder an dasselbige Ende,
und bleibt nichts vor ihrer Hitz’ verborgen.
Ehre sei dem Vater und dem Sohn
und auch dem Heil’gen Geiste,
wie es war im Anfang, jetzt und immerdar,
und von Ewigkeit zu Ewigkeit.
Amen.

E Pietà dorme

Antoine Busnois (c1430 - 6 novembre 1492): Je ne puis vivre ainsy, bergerette a 3 voci (c1460). Ensemble Pomerium, dir. Alexander Blachly.
La bergerette è un virelai provvisto di un’unica strofe; la sua struttura è dunque refrain – strofe – refrain.
A Busnois piaceva molto giocare con le note e con le parole. Il testo di questa composizione è un acrostico che rivela il nome della persona cui è dedicata.

Je ne puis vivre ainsy toujours
Au main que j’aye en mes dolours
Quelque confort
Une seule heure ou mains ou fort
Et tou les jours
Leaument serviray amours
Jusqu’a la mort.
Noble femme de nom et d’armes,
Escript vous ay ce dittier-cy.

Des ieux plourant a chauldes larmes
Affin qu’ayes de moy merchy.
Quant a moi, je me meurs boncours
Velant les nuits, faisant cent tours
En criant fort
Vengence en a Dieu, car a grant tort
Je noye en plours
Lors qu’au besoin me fault secours
Et Pitie dort.

La gloria di Eliseo

Attilio Ariosti (5 novembre 1666 - 1729): sinfonia per l’oratorio La profezia d’Eliseo nell’assedio di Samaria (1705). Ensemble Odyssee, dir. Andrea Friggi.

«Poi Eliseo salì a Bethel. Mentre egli saliva per la strada, uscirono dalla città alcuni ragazzi e si misero a schernirlo, dicendo: “Sali, testa pelata! Sali, testa pelata!” Egli si voltò, li vide e li maledisse nel nome dell’Eterno; allora uscirono dalla foresta due orse, che fecero a pezzi quarantadue di quei fanciulli» (II Re 2:23-24).

Andante scherzando

Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809 - 4 novembre 1847): Quintetto n. 2 in si bemolle maggiore per 2 violini, 2 viole e violoncello op. 87 (1845) adattato per orchestra d’archi. Camerata Bern.

  1. Allegro vivace
  2. Andante scherzando [8:54]
  3. Adagio e lento [13:38]
  4. Allegro molto vivace [22:42]

L’immagine nel video è un ritratto della moglie di Mendelssohn, Cécile Jeanrenaud (1817 - 1853), eseguito da Eduard Magnus nel 1835.

Le Ebridi

Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809 - 4 novembre 1847): Die Hebriden (Fin­gals­höhle), ouverture per orchestra op. 26 (1830). Orchestre National de France, dir. Neeme Järvi.

Ispirata dalla visita di Mendelssohn alla grotta di Fingal sull’isola di Staffa, nell’arcipelago delle isole Ebridi, l’8 agosto 1829, l’ouverture è dedicata a Federico Guglielmo IV di Prussia (all’epoca principe ereditario).

Adagio di mezzanotte

Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809 - 4 novembre 1847): Sonata per vio­lon­cello e pianoforte n. 2 in re maggiore op. 58 (1843). Mischa Maisky, vio­loncello; Sergio Tiempo, pianoforte.

Particolarmente interessante il III movimento, Adagio, che testimonia l’am­mi­ra­zione di Mendels­sohn per Bach, con il suo svolgimento in forma di corale, affidato al pianoforte, sul quale il violoncello si produce in una sorta di recitativo che riporta alla mente diverse composizioni del Kantor di Lipsia: alcune arie con violoncello concertante incluse in oratori e cantate, ma anche la Fantasia cromatica BWV 903.
Nella parte finale del medesimo movimento, mentre il pianoforte riprende la melodia precedente­mente esposta dal violoncello, a quest’ultimo è affi­dato un effetto singolare: a un prolungato SOL grave eseguito con l’archetto si sovrappone lo stesso SOL ripetuto per dodici volte in pizzicato. Rite­nen­do, a torto o a ragione, che si trattasse di una rappresentazione dei dodici rintocchi della mezzanotte, analoga a quelle di molte musiche otto­cen­te­sche d’ambientazione notturna, all’inizio del XX secolo l’Adagio venne pubblicato come brano a sé stante, appunto con il titolo di Mezzanotte.

  1. Allegro assai vivace
  2. Allegretto scherzando [7:29]
  3. Adagio [13:07] – attacca:
  4. Molto allegro e vivace [18:27]

Macabre

 
Camille Saint-Saëns (1835-1921): Danse macabre op. 40, versione per violino e pianoforte. Rachel Barton, violino; Patrick Sinozich, pianoforte.
Fra i vari adattamenti e trascrizioni di questo famoso poema sinfonico, scelgo quello che mi sembra il più interessante in quanto opera dello stesso Saint-Saëns. 

Giocoso ma pesante

Vieri Tosatti (2 novembre 1920 - 1999): Quartetto per archi (1968). Quartetto Nuova Musica: Massimo Coen e Mario Buffa, violini; Fausto Anzelmo, viola; Luigi Lanzillotta, violoncello.

  1. Tranquillo – Con moto
  2. Giocoso ma pesante [6:09]
  3. Lento [9:19]

Concerto per arpa – III

Carl Ditters von Dittersdorf (2 novembre 1739 - 1799): Concerto in la maggiore per arpa e orchestra. Rosa Díaz Cotán, arpa; Neubrandenburger Philharmonie, dir. Daniel Stratievsky.

  1. Allegro molto
  2. Larghetto [7:20]
  3. Rondò: Allegretto [16:33]