Folk songs: 18. She Moved through the Fair

Anonimo: She Moved through the Fair, canzone tradizionale irlandese. Alfred Deller, controtenore; Desmond Dupré, liuto.

My young love said to me: My mother won’t mind,
And my father won’t slight you for your lack of kine.
And she stepped away from me and this she did say:
It will not be long, love, ‘til our wedding day.

She stepped away from me and she moved through the fair,
And fondly I watched her move here and move there,
And then she went homeward with one star awake,
As the swan in the evening moves over the lake.

Last night she came to me, she came softly in.
So softly she came that her feet made no din,
And she laid her hand on me, and this she did say:
It will not be long, love, ‘til our wedding day.

La melodia, diffusa in Irlanda e in Scozia, risale probabilmente al basso Medioevo. Il testo è stato pubblicato per la prima volta nella raccolta Irish Country Songs (1909), curata da Herbert Hughes.

New England Concerto

Miklós Rózsa (1907 - 27 luglio 1995): New England Concerto per 2 pianoforti e orchestra (1984). Joshua Pierce e Dorothy Jonas, pianoforti; The Utah Symphony Orchestra, dir. Elmer Bernstein.

Il compositore statunitense di origine magiara Miklós Rózsa è celebre soprattutto per le sue tante colonne sonore cinematografiche di successo: Le quattro piume e Il libro della giungla di Zoltán Korda, La fiamma del peccato, Giorni perduti e Vita privata di Sherlock Holmes di Billy Wilder, Io ti salverò di Alfred Hitchcock, I gangsters e Doppio gioco di Robert Siodmak, La città nuda di Jules Dassin, La costola di Adamo e Sangue misto di George Cukor, Giungla d’asfalto di John Huston, Quo vadis? di Mervyn LeRoy, I cavalieri della tavola rotonda di Richard Thorpe, Brama di vivere di Vincente Minnelli, Ben-Hur di William Wyler, Il re dei re di Nicholas Ray, El Cid di Anthony Mann, Quella sporca dozzina di Robert Aldrich, e numerose altre.
Nel New England Concerto ricorrono temi tratti dalle partiture scritte per i film Lydia (1941) di Julien Duvivier e Prigionieri del destino (Time Out of Mind, 1947) di Robert Siodmak.

Goyescas

Enrique Granados (27 luglio 1867 - 1916): Goyescas – Los majos enamorados, suite per pianoforte op. 11 (1911). Alicia de Larrocha.

  1. Los requiebros
  2. Coloquio en la reja [8:15]
  3. El fandango de candil [18:32]
  4. Quejas, o La maja y el ruisenor [23:57]
  5. El Amor y la Muerte (Balada) [30:16]
  6. Epílogo: Serenata del espectro [42:32]
  7. El pelele [50:03]

Granados

Diario di Amrum

Philipp Jarnach (26 luglio 1892 - 1982): Das Amrumer Tagebuch, tre pezzi per pianoforte op. 30 (1940-42). Esegue l’autore.
A Amrum, una delle isole Frisone Settentrionali, Jarnach aveva sog­giornato nel 1939 insieme con la moglie Elisabeth (dedicataria della composizione) durante il viaggio di nozze.

  1. Hymnus: Allegro
  2. Elegie: Molto lento [3:38]
  3. Sturmreigen [10:49]

Folk songs: 17. Tre in una

 
Thomas Ravenscroft (c1582 - c1633): A round of three country dances in one, da Pammelia (1609), eseguito da Donna Stewart e i suoi Doppelgänger 🙂

Ecco un esempio significativo della maestria di Ravenscroft, che costruisce un round (canone) innestando sopra un ground di sua invenzione, con questo testo:

Sing after fellows as you hear me,
A toy that seldom is seen-a:
Three country dances in one to be,
A pretty conceit as I ween-a.

tre diverse country dances, e cioè Robin Hood, The Cramp e Tom boy Tom:

  1. Robin Hood, Robin Hood, said Little John,
    Come dance before the Queen-a
    In a red petticoat and a green jacket,
    a white hose and a green-a.

  2. The cramp is in my purse full sore,
    No money will bide therein-a,
    And if I had some salve therefore,
    O lightly then would I sing-a.
    Hey, ho, the cramp-a.

  3. Now foot it as I do Tom boy Tom,
    Now foot it as I do Swithen-a,
    And Hick, thou must trick it all alone,
    Till Robin come leaping in between-a.

Dir – In dir

Stefano Gervasoni (26 luglio 1962): Dir – In dir per sestetto vocale e sestetto d’archi (2004-2011); testi di Angelus Silesius (Johannes Scheffler, 1624-1677). Ensemble vocale Exaudi; ensemble strumentale L’Instant Donné; dir. James Weeks.

«Nel 2003 ho scritto In dir, per ensemble vocale a sei voci, un ciclo di undici brani con i testi del mistico del XVII secolo Angelus Silesius, poeta e pensatore, raccolti nei sei libri del Cherubinischer Wandersmann. La commissione di un sestetto per archi da parte di Harry Vogt mi ha dato l’idea di scrivere un commento a In dir che di questo pezzo utilizzasse lo stesso materiale musicale e si ponesse rispetto ad esso in rapporto di complementarietà. Di In dir, Dir conserva il numero delle voci e il loro materiale musicale, diventando così una specie di “sotto-testo”, un’esplicitazione in termini puramente musicali del particolare significato teologico o groviglio di nessi filosofico-religiosi dei distici di Silesius. A questo scopo il brano utilizza principi costruttivi direttamente derivati dai testi silesiani, sorta di madrigalismi di tipo evoluto con il testo in absentia. Se In dir è tensione del raggiungimento del divino o dell’essenza della verità in un altrove ignoto o dentro l’ignoto di noi stessi – tentativo che si attua attraverso la parola –, Dir è questo stato o luogo dove tale segreto, il mistero dell’essere, è conservato, e che la parola non sa dire. Per questo, nella mia intenzione i due sestetti dovrebbero costituire le due metà di un unicum, l’“uno” dell’antico mito platonico, l’essere androgino primordiale da Zeus diviso in due metà, ognuna delle quali perennemente sofferente della nostalgia della propria metà perduta e del continuo tentativo di ricongiungersi ad essa. Una complementarietà che si realizza attraverso l’alternanza, mai con la sovrapposizione. Il “Tu” divino, che la parola evoca, coincide nella sua essenza con la scoperta dell’“io” interiore”, ma l’uno e l’altro sono irraggiungibili. In dir e Dir sono complementari perché possono essere eseguiti di seguito (prima il sestetto vocale, poi il sestetto per archi) o alternati secondo l’ordine seguente, in cui i brani di Dir sono presentati in ordine inverso rispetto ai corrispettivi brani di In dir. Oppure potranno essere eseguiti separati, rimandandosi l’un l’altro a distanza.» (Stefano Gervasoni).


Buon compleanno 🙂

Folk songs: 16. Bushes and Briars

 
Anonimo: Bushes and Briars, canto tradizionale inglese. Alfred Deller, controtenore; Desmond Dupré, liuto.
La «scoperta» di questo brano si deve a Ralph Vaughan Williams, che l’udì cantare da un pastore nell’Essex e ne pubblicò un arrangiamento per coro maschile a 4 voci a cappella nel 1908.

Through bushes and through briars,
I lately took my way;
All for to hear the small birds sing,
And the lambs to skip and play.

I overheard my own true love,
Her voice it was so clear;
Long time I have been waiting
For the coming of my dear.

Sometimes I am uneasy
And troubled in my mind;
Sometimes I think I’ll go to my love
And tell to him my mind.

And if I should go to my love,
My love he will say «Nay»;
If I show to him my boldness,
He’ll ne’er love me again.


 
L’arrangiamento di Vaughan Williams eseguito da The Gentlemen of St. John’s.
 

Il soverchio dolor non fa morire

Pomponio Nenna (1556 - 25 luglio 1608): Occhi miei che vedeste, madrigale a 5 voci (pubblicato nel Quarto Libro de madrigali a cinque voci, 1609, n. 20); testo di Battista Guarini. Concerto Italiano, dir. Rinaldo Alessandrini.

Occhi miei che vedeste
Il bell’idolo vostro in preda altrui
Perché non vi chiudeste?
E tu, Anima mia,
Perché al gran duolo
Non t’en fuggisti a volo?
Ah, che posso ben dire
Che il soverchio dolor
Non fa morire.

Nenna - IV Libro

Allegro energico – II

 
Max von Schillings (1868 - 24 luglio 1933): Primo Concerto in la maggiore per violino e orchestra op. 25 (1910). Ernő Rózsa, violino; Slovenská filharmónia, dir. Alfred Walter.

  1. Allegro energico
  2. Andante con espressione [23:17]
  3. Allegro con brio [35:04]

Night Song

Leith Stevens (1909 - 23 luglio 1970): Concerto in do minore per pianoforte e orchestra, dalla colonna sonora del film L’amore senza volto (Night Song), diretto nel 1947 da John Cromwell. Artur Rubinstein, pianoforte; New York Philharmonic Orchestra, dir. Eugene Ormandy.

Il film, incredibilmente melenso e del tutto inverosimile, racconta l’amore di una ricca ragazza di San Francisco (Merle Oberon) per un povero pianista di nightclub (Dana Andrews) diventato cieco in seguito a un incidente automobilistico. La donna organizza un concorso di composizione mettendo in palio 5000 dollari per il miglior concerto per pianoforte e orchestra, sicura che il suo amato trionferà. Così in effetti avviene: il brano premiato viene eseguito al Carnegie Hall da Rubinstein sotto la bacchetta di Ormandy, e il felice vincitore usa il denaro del premio per farsi operare e riacquistare la vista. L’amore trionfa.
Superfluo aggiungere che il film fu un fiasco. Il critico del «New York Times» Bosley Crowther scrisse fra l’altro che « è proprio il concerto-premio a rivelare impietosamente la sfacciata e totale falsità di Night Song. Perché la musica sciatta e insignificante di Leith Stevens serve solo come pretesto per infilare nelle inquadrature violini, timpani e quartetti di corni. E se il signor Rubinstein e il signor Ormandy possono ingoiare, insieme con il proprio orgoglio, una robaccia del genere, vuol dire che hanno stomaci alquanto robusti ».

Night Song poster

Andante con rubato

 
Ben Weber (23 luglio 1916 - 1979): Concerto per pianoforte e orchestra op. 52 (1961). William Masselos, pianoforte; Royal Philharmonic Orchestra, dir. Gerhard Samuel.

  1. Deciso, non tanto allegro
  2. Andante con rubato
  3. Allegro

La strana vita di Ben Weber, articolo di Roger Tréfousse.

Folk songs: 15. Dulcina

 
Anonimo (sec. XVII): As at noon Dulcina rested, ballad su testo attribuito erroneamente a sir Walter Raleigh (1554? - 1618). Ellen Hargis, soprano; Paul O’Dette, cittern; The King’s Noyse, dir. David Douglass.

As att noone Dulcina rested
  In her sweete & shadie bower;
Came a sheppard, & requested
  In her lap to sleepe an houre.
    But from her looke
    A wound hee tooke
  Soe deepe, that for a farther boone
    The Nimphe hee pray’d,
    Whereto she say’d,
  Forgoe mee nowe, come to mee soone.

But in vaine shee did conjure him
  For to leave her presence soe,
Havinge a Thousand meanes t’alure him,
  & but one to lett him goe.
    Where lipps delighte,
    & eyes invite,
  & cheeks as fresh as rose in June,
    Persuade to staie,
    What boots to saye
  Forgoe mee nowe, come to mee soone.

Hee demaunds what time or leisure
  Can there be more fitt then nowe:
She saies, night gives love that pleasure,
  Which the day cannot alowe.
    The sunns clere light
    Shyneth more bright
  Quoth hee more fairer then the moone
    For her to praise
    Hee love, shee saies,
  Forgoe mee nowe, come to mee soone.

With greife of heart this shepheard hasted
  Up the mountaine to his flocks,
Then hee tooke a reed and piped
  Th’echo sounded through the rocks,
    Thus did hee plaie
    & wishe the day
  Were spent, & night were come ere noone,
    For silent night
    Is loves delight
  Ile goe to faire Dulcina soone.

Beauties Darling faire Dulcina
  Like to Venus for her love
Spent the day away in passion
  Mourninge like the Turtle Dove,
    Melodiouslie,
    Notes lowe & highe
  Shee farbled forth this dolefull tune,
    O come againe,
    Sweete sheppard swaine,
  Thou canst not be with mee to soone.

When as Thetis in her pallace
  Had receiv’d the prince of light
Came in Coridon the shepheard,
  To his love and hearts delight.
    The Pan did plaie
    The wood Nimphes they
  Did skip & daunce to heare the tune,
    Hymen did saie
    T’was holidaie,
  Forgoe mee nowe, come to mee soone.

Sweete, hee say’d, as I did promise
  I am nowe return’d againe,
Longe delaie you knowe breeds daunger
  & to lov’rs breedeth paine.
    The Nimph say’d then
    Above all men
  Still welcome shepheard morne & noone,
    The shepheard praies,
    Dulcina saies,
  Shepheard, I doubt y’are come to soone.

Come you nowe to overthrowe mee,
  Out alas I am betray’d,
Deare, is this the love you shewe mee
  To betraie a silly maide.
    Helpe, helpe, ay mee,
    I dare not speake
  I dare not crie, my heart will breake.
    What, all alone?
    Nay, then I finde
  Men are to stronge for woemen kinde.

O sillie foole, whie doubt I tellinge
  When I doubted not to truste.
If my bellie fall a swellinge
  There’s noe helpe but out it must.
    Ay mee, the greife,
    Ay mee, the shame,
  When I shall beare the common name.
    Yet att the worst
    Of my disgrace
  I am not first, nor shal be laste.

La prima menzione di As at noon Dulcina rested risale al 1690, mentre la prima pubblicazione nota è del 1707 e si deve a Thomas D’Urfey, che l’inserì nella sua monumentale silloge intitolata Wit and Mirth, or Pills to Purge Melancholy (1698-1720). La musica è caratterizzata da un brusco cambio di ritmo e andamento al 5° verso della strofe: a una prima parte fluente, in ritmo binario, fa seguito una seconda parte saltellante, in ritmo ternario. Questo particolare induce a pensare che la musica fosse in origine destinata alla danza e che il brano con molta probabilità facesse parte di un masque, un genere di rappresentazione teatrale che andava molto in voga in Inghilterra ai tempi di Giacomo I.
Ebbe vita propria come composizione soltanto strumentale, mantenendo perlopiù il titolo di Dulcina derivatole dal testo dello pseudo-Raleigh. Purtuttavia, in precedenza William Brade (un inglese attivo a Amburgo: l’abbiamo già incontrato, per esempio qui) l’aveva rielaborato a cinque parti strumentali e pubblicato con il titolo di Turkische Intrada; qui è interpretato dai Musicians of the Globe diretti da Philip Pickett:


RV 580 & BWV 1065

Antonio Vivaldi (1678 - 1741): Concerto in si minore per quattro violini, violoncello, archi e basso continuo op. 3 (L’estro armonico, 1711) n. 10, RV 580. Il Giardino Armonico, dir. Giovanni Antonini.

  1. Allegro
  2. Largo [3:35]
  3. Larghetto – Adagio – Largo – Allegro [4:32]

RV 580


Johann Sebastian Bach (1685 - 1750): Concerto in la minore per 4 clavicembali e archi BWV 1065 (c1730), trascrizione del Concerto RV 580 di Vivaldi, trasposto un tono sotto. Versione per 4 pianoforti e archi, con interpreti di grande rilievo: Martha Argerich, Evgenij Kisin, James Levine e Michail Pletnëv ai pianoforti; l’orchestra d’archi è costituita da Renaud Capuçon, Sarah Chang, Ilja Gringol’c, Gidon Kremer, Vadim Repin, Dmitrij Sitkoveckij, Christian Tetzlaff e Nikolaj Znaider, violini; Jurij Bašmet e Nobuko Imai, viole; Mischa Maisky e Boris Pergamenščikov, violoncelli; Patrick de Los Santos, contrabbasso. Registrato a Verbier, Canton Vallese, il 22 luglio 2002.

  1. (Allegro) [0:50]
  2. Adagio [4:56]
  3. Allegro [8:35]

Valzer delle sfere

Josef Strauß (1827 - 22 luglio 1870): Sphärenklänge, valzer op. 235 (1868). Wiener Philharmoniker, dir. Christian Thielemann.

Josef Strauß, chiamato Pepi da familiari e amici, fu un musicista particolarmente sensibile e raffinato: a mio parere, i suoi valzer sono i migliori fra i tanti composti dagli Strauß viennesi. Lo stesso Johann II, suo fratello maggiore, disse una volta: « Fra me e Pepi, è lui quello che ha più talento, io sono solo quello più famoso ».
Eppure Josef non era nato per fare il musicista. Il padre intendeva avviarlo alla carriera militare, che Josef aborriva; quando il genitore abbandonò la famiglia, nel 1844, il ragazzo si sentì libero di dedicarsi agli amati studi scientifici. Nel 1851 dirigeva la costruzione di un acquedotto, e due anni più tardi brevettò una macchina per la pulizia stradale che fu adottata dalla città di Vienna.
Alla musica si dedicò con riluttanza e solo per accontentare la madre, la quale lo aveva pregato con insistenza affinché prendesse il posto di Johann II, che si era ammalato, quale direttore dell’orchestra di famiglia. Esordì a fine agosto 1853; le sue composizioni furono accolte con favore crescente, e Josef fu presto soprannominato « lo Schubert del valzer ». Quando morì, per le conseguenze di una caduta dal podio, non aveva ancora compiuto 43 anni.

Folk songs: 14. The Tailor and the Mouse

Anonimo: The Tailor and the Mouse. Alfred Deller, controtenore; Desmond Dupré, liuto.

There was a tailor had a mouse,
  Hi diddle um come feed-al,
They lived together in one house,
  Hi diddle um come feed-al.

Chorus :
  Hi diddle um come tarum tantrum,
  Through the town of Ramsey,
  Hi diddle um come over the lea,
  Hi diddle um come feed-al.

The tailor thought his mouse was ill,
He gave him part of a blue pill.

The tailor thought the mouse would die,
He baked him in an apple pie.

The pie was cut, the mouse ran out,
The tailor followed him all about.

The tailor found his mouse was dead,
So he bought another one in his stead.

Edward

Una famosa ballata tradizionale scozzese nella non meno famosa versione tedesca di Johann Gottfried Herder (1744 - 1803):

Dein Schwert, wie ist’s von Blut so rot?
Edward, Edward!
Dein Schwert, wie ist’s von Blut so rot?
Und gehst so traurig da? O!

Ich hab geschlagen meinen Geier tot,
Mutter, Mutter!
Ich hab geschlagen meinen Geier tot,
Und das, das geht mir nah. O!

Deines Geiers Blut ist nicht so rot,
Edward, Edward!
Deines Geiers Blut ist nicht so rot,
Mein Sohn, bekenn mir frei. O!

Ich hab geschlagen mein Rotroß tot,
Mutter, Mutter!
Ich hab geschlagen mein Rotroß tot,
Und’s war so stolz und treu. O!

Dein Roß war alt und hast’s nicht not,
Edward, Edward!
Dein Roß war alt und hast’s nicht not,
Dich drückt ein andrer Schmerz. O!

Ich hab geschlagen meinen Vater tot!
Mutter, Mutter!
Ich hab geschlagen meinen Vater tot,
Und das, das quält mein Herz! O!

Und was wirst du nun an dir tun,
Edward, Edward?
Und was wirst du nun an dir tun,
Mein Sohn, das sage mir! O!

Auf Erden soll mein Fuß nicht ruhn,
Mutter, Mutter!
Auf Erden soll mein Fuß nicht ruhn,
Will wandern übers Meer! O!

Und was soll werden dein Hof und Hall,
Edward, Edward?
Und was soll werden dein Hof und Hall,
So herrlich sonst, so schön? O!

Ach immer steh’s und sink und fall!
Mutter, Mutter!
Ach immer steh’s und sink und fall,
Ich werd es nimmer sehn! O!

Und was soll werden aus Weib und Kind,
Edward, Edward?
Und was soll werden aus Weib und Kind,
Wann du gehst übers Meer? O!

Die Welt ist groß, laß sie betteln drin,
Mutter, Mutter!
Die Welt ist groß, laß sie betteln drin,
Ich seh sie nimmermehr! O!

Und was soll deine Mutter tun,
Edward, Edward?
Und was soll deine Mutter tun,
Mein Sohn, das sage mir? O!

Der Fluch der Hölle soll auf euch ruhn,
Mutter, Mutter!
Der Fluch der Hölle soll auf euch ruhn,
Denn ihr, ihr rietet’s mir! O!

Perché la tua spada è così rossa di sangue,
Edward, Edward?
Perché la tua spada è così rossa di sangue
E perché te ne vai così triste? Oh!

Ho colpito il mio falco a morte,
Madre, madre!
Ho colpito il mio falco a morte,
E questo mi addolora. Oh!

Il sangue del tuo falco non è così rosso,
Edward, Edward!
Il sangue del tuo falco non è così rosso,
Dimmi la verità, figlio mio. Oh!

Ho ucciso il mio cavallo roano,
Madre, madre!
Ho ucciso il mio cavallo roano
Che era così fiero e fedele. Oh!

Il tuo cavallo era vecchio e non ne avevi bisogno,
Edward, Edward;
Il tuo cavallo era vecchio e non ne avevi bisogno,
Un’altra pena ti affligge. Oh!

Ho colpito a morte mio padre!
Madre, madre!
Ho colpito a morte mio padre,
Ed è questo che tormenta il mio cuore! Oh!

E quale pena ne vuoi portare,
Edward, Edward?
Quale pena ne vuoi portare,
Dimmi, figlio mio! Oh!

I miei piedi mai riposeranno sulla terra,
Madre, madre!
I miei piedi mai riposeranno sulla terra,
E me ne andrò sul mare. Oh!

E che ne sarà della tua casa,
Edward, Edward?
E che ne sarà della tua casa,
Così nobile e così bella? Oh!b

Andrà in rovina e infine crollerà,
Madre, madre!
Andrà in rovina e infine crollerà,
Non la rivedrò mai più. Oh!

E che sarà della tua donna e di tuo figlio,
Edward, Edward?
E che sarà della tua donna e di tuo figlio,
Quando tu te ne andrai per il mare? Oh!

Il mondo è grande, che vaghino mendichi,
Madre, madre!
Il mondo è grande, che vaghino mendichi,
Io non li rivedrò mai più. Oh!

E che sarà di tua madre,
Edward, Edward?
E che sarà di tua madre?
Dimmelo, figlio mio. Oh!

La maledizione dell’inferno cada su di te,
Madre, madre!
La maledizione dell’inferno cada su di te,
Perché sei stata tu a dirmi di farlo. Oh!

Carl Loewe (1796 - 1869): Edward, ballata op. 1 n. 1 (1818). Dietrich Fischer-Dieskau, baritono; Jörg Demus, pianoforte.

Loewe, Edward


Franz Schubert (1797 - 1828): Eine altschotthche Ballade, Lied, 2a versione, op. 165 n. 5 (posth.), D 923 (1827). Martha Guth, soprano; Penelope Crawford, pianoforte.

Schubert, D 923


Johannes Brahms (1833 - 1897): Edward, duetto op. 75 n. 1 (1878). Brigitte Fassbaender, mezzosoprano; Peter Schreier, tenore; Karl Engel, pianoforte.

Brahms, op. 75 n. 1

Folk songs: 13. A wooing song of a yeoman of Kent’s son

Thomas Ravenscroft (c1582 - c1633): A wooing song of a yeoman of Kent’s son, partsong a 1-4 voci (da Melismata, 1611, n. 22). Pro Cantione Antiqua.

I have house and land in Kent,
And if you’ll love me, love me now;
Twopence-halfpenny is my rent,
I cannot come every day to woo.
  Twopence-halfpenny is his rent,
  And he cannot come every day to woo.

Ich am my vather’s eldest zonne,
My mother eke doth love me well,
For ich can bravely clout my shoone,
And ich full well can ring a bell.
  For he can bravely clout his shoone,
  And he full well can ring a bell.

My vather he gave me a hog,
My mouther she gave me a zow;
I have a God-vather dwels thereby,
And he on me bestowed a plow.
  He has a God-vather dwells thereby,
  And he on him bestowed a plough.

One time I gave thee a paper of pins,
Another time a tawdry-lace;
And if thou wilt not grant me love,
In truth ich die bevore thy face.
  And if thou wilt not grant his love,
  In truth he’ll die bevore thy vace.

Ich have been twice our Whitson-lord,
Ich have had ladies many vair,
And eke thou hast my heart in hold
And in my mind zeems passing rare.
  And eke thou hast his heart in hold
  And in his mind seems passing rare.

Ich will put on my best white slops
And ich will wear my yellow hose,
And on my head a good grey hat,
And in’t ich stick a lovely rose.
  And on his head a good grey hat,
  And in’t he’ll stick a lovely rose.

Wherefore cease off, make no delay,
And if you’ll love me, love me now;
Or else ich zeek zome oderwhere,
For I cannot come every day to woo.
  Or else he’ll zeek zome oderwhere,
  For he cannot come every day to woo.

La melodia è, nella parte iniziale, molto simile a quella di The Three Ravens, i versi portano a tutt’altro contesto. Anche in questo caso Ravenscroft dimostra di essere un musicista di vaglia, la sua armonizzazione è elegante e moderna, e la bravura degli interpreti fa il resto.

Čajkovskij: Le Stagioni – 7


Pëtr Il’ič Čajkovskij (1840 - 1893): Времена года / Les Saisons op. 37a (1875-76), 7. Июль: Песня косаря / Juillet: Chant du faucheur. Versione originale: Valentyna Lysycja, pianoforte. Trascrizione per orchestra di Aleksandr Gauk (1893 - 1963): Orchestra da camera di Mosca, dir. Constantine Orbelian.
Sul periodico sanpietroburghese «Нувеллист» (Nuvellist), ove il brano fu originariamente pubblicato nel luglio 1876, questo Chant du faucheur venne associato a versi di Aleksej Vasil’evič Kol’cov (da Косарь, Il falciatore, 1836):

Раззудись, плечо!
Размахнись, рука!
Ты пахни в лицо,
Ветер с полудня!
Distenditi, spalla!
Slànciati, braccio!
Soffiami in faccia,
vento del Sud!