Sinfonia austera

Per Nørgård (1932 - 28 maggio 2025): Sinfonia n. 1, Sinfonia austera (1953–55). DR SymfoniOrkestret, dir. Leif Segerstam.

  1. Tempo moderato
  2. Calmo, molto affetuoso [13:56]
  3. Allegro impetuoso [22:06]


L’approfondimento
di Pierfrancesco Di Vanni

L’architetto dei suoni infiniti: vita e genio di Per Nørgård

Una formazione tra tradizione e avanguardia
Per Nørgård è stato una figura centrale della musica contemporanea danese. La sua formazione inizia presso il Reale Conservatorio di Copenaghen, dove studia fra gli altri con Vagn Holmboe. Dopo il diploma nel 1955 e il debutto ufficiale l’anno successivo, egli perfeziona il suo talento a Parigi sotto la guida di Nadia Boulanger, figura chiave che ha influenzato generazioni di compositori di ogni Paese.

Il maestro e l’innovazione didattica
Oltre alla composizione, Nørgård ha dedicato gran parte della sua vita all’in­se­gna­mento. Dopo una prima esperienza a Odense, tornò a insegnare a Copenaghen, ma a causa di divergenze con la direzione sulle politiche accademiche scelse di trasferirsi ad Aarhus nel 1965. Qui fondò una classe di composizione che divenne un punto di riferimento per un’istruzione musicale libera da dogmi ideologici. Durante i suoi trent’anni di carriera pedagogica, ha plasmato talenti come Hans Abrahamsen e Bent Sørensen, ritirandosi dall’insegnamento solo nel 1995.

La scoperta della “serie dell’infinito”
Il contributo teorico più celebre del compositore è la cosiddetta Uendelighedsrække (serie dell’infinito). Evolvendo le tecniche di metamorfosi del suo maestro Holmboe, il compositore cercò di tradurre in musica la connessione cosmica tra le cose e il «caos sensibile». Questa serie si basa su un principio di auto-generazione degli intervalli che crea linee melodiche potenzialmente infinite e strutture sonore di tipo frattale, dove la gerarchia scompare in favore di una crescita organica. L’opera Rejse ind i den gyldne skærm è l’esempio perfetto di questa applicazione quasi naturale delle leggi fisiche alla musica.

Dall’oggettività all’espressionismo di Adolf Wölfli
Se negli anni Settanta la sua musica era dominata da strutture matematiche legate alla sezione aurea e agli spettri armonici, gli anni Ottanta segnarono una svolta soggettiva ed espressionista. L’incontro con l’arte di Adolf Wölfli, pittore svizzero affetto da schizofrenia, influenzò profondamente la sua produzione. In lavori come la Quarta Sinfonia e l’opera Det guddommelige Tivoli, il compositore omaggia la visione tormentata di Wölfli, trasformando il delirio artistico in un monumento musicale protetto.

Gli ultimi decenni: mari di suoni e abissi timbrici
L’ultima fase creativa di Nørgård, in particolare negli anni Novanta, è caratterizzata da flussi sonori ondulatori definiti «mari di toni». La Quinta Sinfonia è un vortice di suoni orgiastici, mentre la Sesta esplora un inedito mondo sotterraneo dominato da strumenti gravi (come il controfagotto e il trombone contrabbasso). Queste opere presentano un carattere instabile e ambiguo, dove ritmi serrati e camuffamenti melodici si sovrappongono creando un’esperienza d’ascolto stratificata e complessa.

Un’eredità monumentale
Con un catalogo che vanta otto sinfonie, sei opere liriche, cinque balletti e numerose composizioni per film e musica da camera, Nørgård ha lasciato un segno indelebile nella cultura europea. La sua morte, avvenuta all’età di 92 anni, segna la fine di un’era per la musica nordica, ma la sua esplorazione dell’infinito continua a vivere attraverso le sue partiture.

La Prima Sinfonia
La Sinfonia austera costituisce un primo vertice creativo dell’opera di di Nørgård. Scritta durante gli anni di studio con Vagn Holmboe, quest’opera riflette profondamente l’influenza del suo maestro danese e l’eredità sinfonica di Jean Sibelius. Il titolo austera non è casuale: la musica è densa, rigorosa e priva di compiacimenti decorativi, costruita su un processo di trasformazione continua.

Il primo movimento si apre in un’atmosfera crepuscolare e misteriosa. Fin dall’inizio, i bassi e i violoncelli introducono un tappeto sonoro oscuro su cui si innestano frammenti melodici che sembrano emergere dalla nebbia. È qui che Nørgård applica la tecnica della “metamorfosi” appresa dal suo maestro: non c’è una vera esposizione di temi chiusi, ma una cellula germinale che cresce e si espande organicamente. L’orchestrazione si fa poi più fitta e gli ottoni intervengono con accordi solenni e drammatici, conferendo al brano una statura monumentale. La sezione centrale vede uno sviluppo polifonico complesso, dove diversi strati ritmici si sovrappongono. La tensione sale non attraverso facili crescendi, ma tramite l’accumulo di dissonanze controllate e l’ispessimento delle trame degli archi. Verso la fine del movimento, la musica sembra ripiegarsi su se stessa, tornando alle sonorità gravi dell’inizio, come se l’energia si fosse momentaneamente esaurita in una stasi meditativa.
Il secondo movimento sposta invece l’asse emotivo verso una dimensione più lirica, pur mantenendo quel rigore formale che caratterizza l’intera sinfonia. Il tema principale viene introdotto dagli archi con una melodia ampia e dolente, che ricorda i grandi adagi scandinavi. Il compositore utilizza i legni per creare dialoghi intimi, e l’oboe e il flauto si muovono come voci soliste sopra un accompagnamento orchestrale trasparente. Nonostante l’indicazione molto affettuoso, il clima resta pudico, quasi distaccato. La dinamica aumenta e l’armonia si fa più tesa, esplorando regioni sonore più aspre prima di risolversi in un finale di estrema fragilità. Questo movimento funge da ponte emotivo, preparando l’ascoltatore allo shock ritmico del finale.
L’ultimo movimento scoppia con una forza brutale e un’energia motoria implacabile. È qui che l’influenza di Sibelius (in particolare della Quinta e della Settima Sinfonia) si fa più evidente nella gestione del ritmo e delle masse sonore. Un ostinato ritmico potente guida l’orchestra, mentre le percussioni accentuano il carattere aggressivo del brano. Gli ottoni intonano fanfare dissonanti che tagliano lo spazio sonoro, creando un senso di urgenza quasi catastrofica. La struttura procede per ondate: momenti di accumulazione frenetica sono seguiti da brevi stasi cariche di elettricità. Uno dei momenti più impressionanti si raggiunge quando l’intera orchestra esplode in un climax di potenza tellurica. La sinfonia non si chiude con una liberazione gioiosa, ma con una serie di accordi secchi e perentori che riaffermano l’integrità granitica e, appunto, “austera” di tutta la composizione.

Nel complesso, l’opera è il prodotto di un giovane compositore (Nørgård aveva poco più di vent’anni) che possiede già una padronanza orchestrale straordinaria. Sebbene ancora legata a una concezione tardo-romantica e “metamorfica” della musica, essa lascia intravedere quella ricerca dell’infinito e della stratificazione complessa che porterà Nørgård, pochi anni dopo, a scoprire la “serie dell’infinito” e a rivoluzionare il linguaggio musicale del XX secolo.

Lo Strauss del Nord

Tre composizioni del musicista danese Hans Christian Lumbye (2 maggio 1810 - 1874), detto «lo Strauss del Nord»:

  • Britta Polka (1864). Odense Symfoniorkester, dir. Peter Guth.
  • Alhambra, romantisk vals (1847). Tivolis Orkester, dir. David Riddell.
  • Københavns Jernbane Damp Galop (Galop della stazione ferroviaria di Copenaghen, 1847). DR SymfoniOrkestret, dir. Lorenzo Viotti.


L’approfondimento
di Pierfrancesco Di Vanni

Hans Christian Lumbye: lo “Strauss danese”, pioniere della musica leggera in Danimarca

Nel panorama musicale danese dell’Ottocento, ha particolare risalto il nome di Hans Christian Lumbye (1810-1874), pioniere della musica leggera d’intrattenimento. La profonda affinità della sua musica con la congenere produzione viennese, in particolare con quella di Johann Strauss padre, gli valse presto gli appellativi di “Strauss danese” e “Strauss del Nord”.

Primi anni e formazione
Nato a Copenaghen nella famiglia del sergente Rasmus Hansen Lumbye, il giovane Hans trascorse l’infanzia tra Randers e Odense. Un evento sfortunato segnò i suoi primi anni: durante il trasferimento a Randers si ammalò, subendo danni permanenti a entrambe le orecchie. Questa condizione gli avrebbe causato una perdita quasi totale dell’udito in età avanzata.
Nonostante questa difficoltà, la musica entrò presto nella sua vita. A Randers, Lumbye imparò a suonare il violino, mentre a Odense si dedicò alla tromba. Già all’età di 14 anni divenne musicista militare e ricevette lezioni di teoria musicale da un musicista cittadino. Grazie a queste lezioni, Lumbye poté iniziare autonomamente a comporre le prime canzoni e marce.
Nel 1829 si trasferì nuovamente a Copenaghen, dove divenne trombettista della Guardia a Cavallo. Anche durante il servizio militare non trascurò la composizione, scrivendo varia musica da ballo. La sua abilità lo rese gradualmente molto richiesto come direttore d’orchestra per i balli dell’alta società copenaghense.

L’ascesa e il legame con Tivoli
Dopo l’introduzione in Danimarca della musica viennese, che influenzò profondamente i gusti del pubblico, Lumbye si dedicò con ancora maggiore entusiasmo alla musica da ballo. Formò una piccola orchestra, con la quale tenne serate musicali all’Hotel d’Angleterre che riscossero un grande successo.
Il punto di svolta nella sua carriera arrivò nel 1843 con l’inaugurazione dei celebri Giardini di Tivoli a Copenaghen. Lumbye fu subito associato a questo nuovo centro di divertimento, suonando regolarmente con la propria orchestra nella sala da concerto del giardino. A questi concerti sono legati alcuni dei suoi maggiori successi, brani che divennero popolarissimi come lo Champagne-Galop (1845) e Drømmebilleder (1846).
Negli anni successivi, Lumbye e la sua orchestra intrapresero diverse tournée all’estero, riscuotendo successo ovunque andassero. Fu recensito favorevolmente persino da Hector Berlioz, ricevette complimenti da Giacomo Meyerbeer e fu definito dalla critica internazionale “Lo Strauss del Nord” o “pari a Strauss”, confermando il proprio status al di fuori della Danimarca. Si racconta che lo stesso Johann Strauss padre assistette a un suo concerto a Vienna nel 1844 e, forse giunto per schernirlo, finì per complimentarsi sinceramente con lui per la sua bravura.

Ultimi anni e produzione musicale
Nel 1872 Lumbye fu costretto a lasciare la direzione dei concerti a Tivoli, a causa del peggioramento del suo udito e della diminuzione delle sue forze fisiche. Morì due anni più tardi nella capitale danese.
La sua vasta produzione annovera oltre 700 composizioni che abbracciano i generi più popolari dell’epoca: valzer, galop, mazurka, polka e marcia. Incluse anche divertimenti, fantasie, musica di scena e musica per balletto.
Come compositore, Lumbye era assai moderno per il suo tempo. Non si limitava a scrivere musica astratta, ma componeva spesso pezzi topicali, ispirati a eventi rilevanti dell’attualità o creati per omaggiare reali o altri personaggi importanti. La sua orchestra, molto diversa dalle formazioni sinfoniche moderne, dava grande importanza alla sezione dei fiati, riservando un ruolo minore agli archi. In più, Lumbye impiegava spesso strumenti insoliti per l’epoca e il genere, come campane, cetra, xilofono e strumenti meccanici, dimostrando una notevole creatività nell’orchestrazione.

Analisi di opere chiave
Per comprendere al meglio lo stile di Lumbye, analizziamo brevemente tre delle sue composizioni più rappresentative: la Britta-Polka, il valzer Alhambra e il Københavns Jernbane Damp Galop.

Britta-Polka
È un pezzo estremamente vivace, gioioso, energico, brillante e decisamente danzabile. Incarna perfettamente lo spirito leggero e festoso tipico della musica di Lumbye e del genere polka. Come molti brani di questo tipo, segue una struttura chiara, assimilabile a una forma ABA con introduzione e coda, o a una forma più estesa con un trio.
L’introduzione, brevissima e incisiva, è una fanfara orchestrale in forte, con ottoni e percussioni preminenti. Stabilisce immediatamente la tonalità di La maggiore e il tempo vivace (2/4), richiamando l’attenzione dell’ascoltatore e preparando l’ingresso del primo tema.
Il primo tema si caratterizza per la sua orecchiabilità e ritmicità, accompagnato dal caratteristico ritmo “oom-pah” della polka (basso sul primo movimento, accordo sul secondo), orchestrato in modo pieno e con dinamiche forti. Questo tema viene poi ripetuto. Un secondo tema, contrastante ed energico, mantiene le dinamiche forti e viene anch’esso ripetuto.
La sezione trio, solitamente in una tonalità vicina o relativa, mantiene la vivacità delle sezioni precedenti, ma presenta inizialmente dinamiche più moderate che poi diventano crescenti. Anche questa sezione viene ripetuta. Segue il ritorno dei primi due temi, dopodiché il pezzo si avvia verso una conclusione breve, energica e brillante.
Lumbye dimostra grandi abilità nell’orchestrazione, impiegando efficacemente l’intera orchestra per creare sonorità brillanti e piene. Gli archi portano spesso la melodia principale, mentre i legni aggiungono colore, talvolta raddoppiando o dialogando con gli archi. Gli ottoni, invece, forniscono supporto armonico e potenza ritmica. Le dinamiche sono ben definite, con chiari contrasti tra sezioni forti e più moderate, creando varietà espressiva.
Nel complesso, la Britta-Polka cattura perfettamente l’atmosfera festosa dei balli e dei concerti all’aperto del XIX secolo, configurandosi come un piccolo gioiello di musica d’intrattenimento scritto con maestria e destinato a portare allegria.

Alhambra
Questo valzer riflette il gusto romantico dell’epoca per l’esotismo e le località lontane, evocando (almeno nel titolo) il famoso complesso palaziale moresco di Granada, in Spagna. Il pezzo segue la forma tipica del valzer da concerto viennese, resa popolare dalla famiglia Strauss, che consiste in una introduzione, una serie di piccoli valzer contrastanti e una coda finale.
L’introduzione, suggestiva e leggermente misteriosa, è affidata prevalentemente agli archi gravi e ai legni, creando un’atmosfera quasi sognante e notturna, forse un accenno all’ambientazione “esotica” suggerita dal titolo. La musica si sviluppa con gradualità, con l’ingresso di archi più acuti e legni che presentano frammenti melodici, creando un senso di attesa. Segue un motivo più definito e mosso, quasi un preludio ritmico che preannuncia il valzer vero e proprio, caratterizzato da dinamiche crescenti.
Il primo valzer ha una melodia aggraziata, elegante e cantabile –- tipica dello stile del compositore -– affidata principalmente ai violini. L’armonia è chiara e funzionale e supporta la melodia. Archi gravi, ottoni leggeri e percussioni discrete forniscono supporto ritmico, mentre i legni aggiungono colore e realizzano contrappunti.
I valzer successivi introducono nuove melodie di carattere diverso, talvolta in tonalità correlate, rimanendo generalmente eleganti e cantabili, ma con variazioni nel contorno melodico e nel ritmo. Lumbye sfrutta l’orchestrazione per dare varietà a ogni sezione. Talvolta, i legni prendono il sopravvento melodico o dialogano con gli archi, mentre ottoni e percussioni sottolineano i climax e rafforzano il ritmo, specialmente nelle sezioni più energiche. La varietà non impedisce il collegamento fluido delle sezioni, mantenendo l’impulso della danza.
La coda richiama materiale melodico precedente, in particolare del primo valzer, e porta a un chiaro accumulo di energia, con un’orchestrazione piena e brillante e il raggiungimento di un culmine nella dinamica (fortissimo). Il ritmo accelera ancora verso la fine, portando ad accordi forti e decisi che concludono il pezzo con brillantezza e affermazione, come consuetudine nel valzer concertistico.

Københavns Jernbane Damp Galop
Il “Galop della stazione ferroviaria di Copenaghen” fu scritto per celebrare l’apertura della prima linea ferroviaria danese, la Copenaghen-Roskilde. Si tratta di uno dei pezzi più famosi di Lumbye, nonché eccellente esempio di musica a programma del XIX secolo.
Il pezzo è un galop, una danza veloce e vivace in metro 2/4 molto popolare all’epoca. Lumbye usa questo formato per dipingere un quadro sonoro vivido ed emozionante dell’esperienza di un viaggio in treno a vapore, dalla partenza all’arrivo. Il carattere è energico, gioioso e pieno di eccitazione, con evidenti elementi umoristico-descrittivi.
L’inizio è affidato a una sezione lenta e lirica, creando un’atmosfera di attesa, di nostalgia e di anticipazione. Entrano subito i violoncelli con una melodia semplice e cantabile, seguiti dall’oboe che espone una contro-melodia espressiva.
Il primo suono distintivo del treno arriva con il suono di una campana della stazione, seguito da un motivo leggermente più mosso affidato al clarinetto. Si sentono distintamente i fischi del treno e la musica si fa più frammentata, con accordi e pause che aumentano la tensione. L’uso del pizzicato negli archi aggiunge un senso di eccitazione nervosa.
Segue una sezione nella quale l’orchestra imita il suono del treno che inizia a muoversi lentamente e a guadagnare velocità. Gli archi introducono figure ritmiche sempre più veloci e continue (suonate arco). Vi è un rapido e potente crescendo che culmina in un fortissimo, e tutta l’orchestra si unisce con gradualità, costruendo una massa sonora imponente che evoca l’accelerazione.
Il pezzo esplode nel vero e proprio galop, con figure veloci che evocano il movimento incessante del treno. Emergono melodie brillanti, orecchiabili e gioiose nei legni acuti e nei violini, basate prevalentemente su scale e arpeggi. L’armonia è funzionale e diatonica, con progressioni chiare e dirette che supportano l’energia della musica.
Lumbye usa l’orchestra in modo brillante e colorato: gli ottoni forniscono accenti ritmici e fanfare squillanti, gli archi sono il motore ritmico-melodico e i legni aggiungono agilità e colore. Timpani e grancassa sottolineano il ritmo di base. Gli effetti speciali come i fischi del treno o l’imitazione del suono del vapore (ottenuta, ad esempio, con blocchi di carta vetrata o lo sfregamento sulla pelle del tamburo) sono integrati magistralmente nella tessitura musicale.
La sezione del galop è strutturata in modo episodico, con parti melodiche che si alternano e si ripetono, creando varietà e mantenendo l’energia costante. Vi sono sezioni contrastanti e ritorni dei temi principali.
Un rallentamento del tempo e un aumento della frequenza dei fischi del treno segnalano l’arrivo. Segue un annuncio in danese del “capostazione”, che aggiunge un tocco umoristico e programmatico unico. La grancassa imita lo stridio dei freni, mentre lo sfregamento sulla pelle del tamburo imita il suono del vapore rilasciato. Il pezzo si conclude con un accordo finale potente e deciso che segna l’arresto definitivo del treno.

Nelle belle pianure di Sjølund

Niels Gade (1817 - 21 dicembre 1890): Sinfonia n. 1 in do minore op. 5, På Sjølunds fagre Sletter (Nelle belle pianure di Sjølund, 1841-42). DR SymfoniOrkestret, dir. Christopher Hogwood.

  1. Moderato con moto – Allegro energico – Con più moto
  2. Scherzo: Allegro risoluto quasi presto [9:32]
  3. Andantino grazioso [15:09]
  4. Finale: Molto allegro ma con fuoco – Molto marcato [23:54]

La sinfonia prende il titolo da una poesia di Bernhard Severin Ingemann che Gade aveva musicato nel 1838, riutilizzandone poi la melodia nell’opus 5. Sjølund è variante di Sjælland, ossia Selandia, la maggiore isola danese.

Ricordando Ennio Morricone

Ennio Morricone (10 novembre 1928 - 2020): due brani dalla colonna sonora del film Il buono, il brutto, il cattivo (1966) di Sergio Leone. Christine Nonbo Andersen, soprano; Tuva Semmingsen, mezzosoprano; DR SymfoniOrkestret, dir. Sarah Hicks.

  1. Il buono, il brutto, il cattivo
  2. L’estasi dell’oro [2:39]

Il buono, il brutto, il cattivo

Pastorali di montagna

 
Rued Langgaard (28 luglio 1893 - 10 luglio 1952): Sinfonia n. 1, Klippepastoraler, BVN 32 (1908-11). DR SymfoniOrkestret, dir. Leif Segerstam.

  1. Brændinger og solglimt (Ondate e barbagli di sole): Maestoso
  2. Fjeldblomster (Fiori di montagna): Lento [23:09]
  3. Sagn (Leggenda): Lento misterioso [35:00]
  4. Opad Fjeldet (Ascensione): Marcato [40:45]
  5. Livsmod (Il coraggio di vivere): Maestoso allargando – Entusiastico maestoso [46:58]

Rued Langgaard