Mal Sims

Anonimo: Pavana M [ al ] S [ ims ], dal Fitzwilliam Virginal Book (n. XVI). Pieter-Jan Belder, clavicembalo.
Le lettere M. S. sono state erroneamente scambiate per le iniziali del nome del compositore dai primi editori del Fitzwilliam VB; si tratta invece dell’abbreviazione del titolo di questa pavana, come risulta evidente confrontandola con la composizione di Giles Farnaby intitolata appunto Mal Sims, consistente in una rielaborazione variata della medesima melodia tradizionale, assai in voga tra fine ’500 e inizio ’600 in terra britannica e non solo — ne esiste una versione, attribuita dubitativamente al grande compositore, organista e didatta olandese Jan Pieterszoon Sweelinck, intitolata Malle Sijmen.


Giles Farnaby (c1563 - 1640): Mal Sims, [pavana] dal Fitzwilliam Virginal Book (n. [CCLXXXI]). Jovanka Marville, clavicembalo.


Trascrizione per ensemble di ottoni del brano di Farnaby, eseguita dal Philip Jones Brass Ensemble.


Jan Pieterszoon Sweelinck (1562 - 1621): Malle Sijmen SwWV 323; l’attribuzione di questo brano a Sweelinck è discussa. David Clark Little, virginale.



L’approfondimento
di Pierfrancesco Di Vanni

Il labirinto di note dell’età elisabettiana: il Fitzwilliam Virginal Book e l’enigma di “Mal Sims”

Nel panorama della musica occidentale, pochi manoscritti possiedono il fascino, l’importanza storica e l’aura misteriosa del Fitzwilliam Virginal Book. Vera e propria enciclopedia della tastiera tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo, questa raccolta rappresenta il vertice della scuola dei cosiddetti “virginalisti inglesi”. Tra le sue centinaia di pagine, si dipana la storia di un’epoca di transizione, dove il rigore del contrappunto fiammingo si scioglie nell’esuberanza ornamentale e nella sensibilità melodica tipicamente britannica. Tra i 297 brani della silloge, la pavana Mal Sims di Giles Farnaby occupa un posto d’onore, non solo per la sua bellezza, ma perché rappresenta la punta dell’iceberg di un enigma musicologico che unisce Londra ad Amsterdam.

La genesi del manoscritto: tra fede e prigionia
Il Fitzwilliam Virginal Book è un manoscritto colossale conservato presso il Fitzwilliam Museum di Cambridge. Per secoli è stato conosciuto come Queen Elizabeth’s Virginal Book, un titolo errato poiché è ormai accertato che la regina non ne fu mai la proprietaria. La tesi storica più accreditata lega la compilazione del volume a Francis Tregian il Giovane, un nobile cattolico inglese. La storia di questo personaggio è emblematica delle tensioni religiose del periodo: perseguitato per la sua fede recusante (il rifiuto di partecipare alle funzioni della Chiesa d’Inghilterra), trascorse il periodo 1609-1619 nella prigione di Fleet a Londra. Si ritiene che, per sconfiggere l’isolamento, egli abbia copiato con pazienza certosina questa immensa mole di musica, attingendo a fonti oggi perdute. Il manoscritto non è quindi solo un libro di musica, ma un atto di resistenza culturale e spirituale.

L’enigma del titolo: chi era Mal Sims?
Per decenni, il titolo Mal Sims ha alimentato speculazioni. Sebbene Mal fosse un comune diminutivo di Mary e Sims un cognome diffuso, le ricerche più recenti suggeriscono che non ci troviamo di fronte a una dedica a una nobildonna, bensì a una hit popolare dell’epoca. La melodia in questione era un tema di ballata estremamente noto nel Nord Europa, utilizzato per danze e canti profani. Il mistero si infittisce guardando oltremanica: nei Paesi Bassi, lo stesso tema era conosciuto come Malle Sijmen. In olandese antico, Malle significa “pazzo” o “sciocco”, e Sijmen è una variante di Simon. Malle Sijmen era dunque, con ogni probabilità, il “Folle (o sciocco) Simone”, un personaggio tipico delle pantomime o delle ballate satiriche che popolavano le piazze tra Londra e Amsterdam. Questa melodia anonima, semplice e orecchiabile, divenne un terreno di sfida per i più grandi compositori del tempo, desiderosi di dimostrare come un tema “volgare” potesse essere nobilitato dall’arte della variazione.

Un ponte sopra il Mare del Nord: il legame con Sweelinck
Qui entra in gioco la figura monumentale di Jan Pieterszoon Sweelinck, l’«Orfeo di Amsterdam». La sua Malle Sijmen è il corrispettivo continentale del brano di Farnaby. Il legame non è casuale, poiché, tra la fine del ’500 e l’inizio del ’600, esisteva un asse privilegiato tra i virginalisti inglesi e i Paesi Bassi. Molti musicisti cattolici inglesi, come John Bull e Peter Philips, fuggirono in esilio volontario nelle Fiandre e in Olanda per sfuggire alle persecuzioni religiose, portando con sé lo stile tastieristico britannico. Sweelinck, pur non avendo mai lasciato Amsterdam, divenne il centro gravitazionale di questo scambio, influenzando (e venendo influenzato da) questa scuola.
Confrontare i due pezzi rivela due approcci diversi allo stesso DNA melodico: Farnaby adotta una scrittura densa, quasi eccentrica, dove le variazioni (le divisions) saturano lo spazio sonoro con una vitalità tipicamente elisabettiana. Sweelinck si muove invece con una chiarezza più strutturata: le sue variazioni sono un modello di equilibrio formale, dove il tema viene smontato e rimontato con una logica quasi architettonica che preannuncia il Barocco maturo.

Il linguaggio armonico: tra passato e futuro
Sia in Farnaby che in Sweelinck, notiamo un momento magico: il passaggio dalla modalità medievale alla tonalità moderna. In Mal Sims, Farnaby gioca però con le false relazioni (l’accostamento di una nota naturale e la sua alterazione), creando quel sapore agrodolce, quella “malinconia inglese” che è il marchio di fabbrica dell’epoca. L’uso di terze e seste sposta la percezione uditiva verso un sistema maggiore/minore che troverà la sua codifica solo un secolo dopo con Bach.

L’eredità del manoscritto
Perché oggi, a più di quattrocento anni di distanza, dovremmo ancora ascoltare Mal Sims? In primo luogo, perché testimonia la prima vera internazionalizzazione della musica strumentale. Il fatto che una melodia anonima (forse una ballata su uno sciocco di nome Simone) sia stata elaborata da un costruttore di strumenti a Londra e dal più grande organista d’Europa ad Amsterdam dimostra che la musica non conosceva confini, nemmeno in un’epoca di sanguinose guerre di religione. La riscoperta moderna del Fitzwilliam Virginal Book, avvenuta alla fine dell’Ottocento, ha influenzato compositori come Vaughan Williams e William Walton, ma soprattutto ha restituito dignità a strumenti come il clavicembalo e il virginale.



forse di Sweelinck

Sette giorni con il granduca – mercoledì

Jan Pieterszoon Sweelinck (1562 - 1621): Ballo del granduca, variazioni SwWV 319 per strumento a tastiera, alcune delle quali sono forse di Samuel Scheidt (1587 - 1654), allievo di Sweelinck. Esegue Ton Koopman all’«organo Compenius» del Castello di Frederiks­borg.

Laetentur YouTubers. Buon Natale!

Jan Pieterszoon Sweelinck (1562 - 1621): Hodie Christus natus est, mottetto a 5 voci (dalla raccolta di Cantiones sacrae del 1619). L’esegue un ensemble virtuale formato da cinque cantanti, titolari di altrettanti canali di YouTube: Wei Jiang, soprano I; Julie Gaulke, soprano II; Simone Lo Castro, contralto; Stefan Wyatt, tenore; Patrick Williams, basso.

Hodie Christus natus est
hodie Salvator apparuit:
hodie in terra canunt Angeli,
laetantur Archangeli:
hodie exsultant justi, dicentes:
Gloria in excelsis Deo, alleluja.

Sweelinck - Hodie Christus natus est

È Marte?

Il francese Pierre Guédron (c1566 - c1620), cantante e compositore, scrisse pregevoli airs de cour; uno di questi, Est-ce Mars? (1613), ebbe una certa notorietà e ispirò brillanti variazioni a diversi musicisti dell’epoca: le più famose sono opera di Jan Pieterszoon Sweelinck (1562 - 1621).
Del testo di Est-ce Mars?, adespoto, sono noti soltanto i primi quattro versi; ma in tempi recenti il poliedrico artista svizzero Gaël Liardon (1973 - 2018) ne aggiunse altri trentadue, assai spiritosi:

Est-ce Mars, le grand dieu des alarmes,
Que je vois?
Si l’on doit en juger par ses armes,
Je le crois.
Son carquois semble rempli d’éclairs,
Fuyons, fuyons! Tous à couvert!

Rajustant mes lunettes, j’observe
Que ce n’est
Pas le frère ombrageux de Minerve
Qui m’effrai’.
C’est le fils de Vénus, quel beau jour!
C’est Cupidon, le dieu d’Amour!

Mais à peine ai-je pu reconnaître
Ce charmeur
Qu’une flèche enflammée pénètre
Dans mon cœur.
En hurlant, je m’écroule à ses pieds
Ainsi qu’un arbre foudroyé.

Puis survient un troisième prodige :
Quel émoi!
Il se change en Vénus callipyge
Devant moi!
Et la flèche en mon cœur se faufil’
Jusque dans mon talon d’Achill’.

Fou d’amour, je gémis, j’agonise,
Implorant.
Mais la belle est myope et méprise
Mon tourment.
Sans un mot, elle lève les yeux
Et s’en retourne dans les cieux.

La morale à la fin de la fable,
La voilà:
Lorsque Mars apparaît très affable
Et qu’il a
Les appas d’une nymphe, crois-moi,
C’est un nouveau cheval de Troi’!


Delle variazioni di Sweelinck si trovano in rete varie interpretazioni; ho scelto quelle di Ernst Stolz al virginale e Matteo Imbruno all’organo della Chiesa evangelica di Uttum, ma altre sono altrettanto belle e interessanti.



Sopra Est-ce Mars? il compositore nederlandese di origine piccarda Nicolas Vallet (c1583 - c1642) scrisse per un insieme di quattro liuti alcune variazioni, l’ultima delle quali in tempo di courante (danza in ritmo ternario); sono qui eseguite da Les Luths Consort.


La raccolta di musica tastieristica cinque-secentesca nota come Fitzwilliam Virginal Book contiene una breve serie di varazioni composte da Giles Farnaby sulla stessa melodia di Est-ce Mars? ma con il misterioso titolo di The New Sa-Hoo. Qui di seguito l’interpretazione di Stolz e un arrangiamento per 5 ottoni eseguito dal Leipziger Blechbläser Quintett.



La Fantasia della Vana Speranza

 
John Dowland (2 gennaio 1563 - 1626): Forlorn Hope Fancy. Julian Bream, chitarra.

Dowland, Forlorn Hope Fancy


 
Jan Pieterszoon Sweelinck (1562 - 1621): Fantasia cromatica SwWV 258. Glen Wilson, clavicembalo.


 
Il brano di Sweelinck nella trascrizione per quartetto d’archi di Bernhard van den Sigtenhorst Meyer (1888 - 1953). Utrecht String Quartet.

More palatino

Jan Pieterszoon Sweelinck (1562 - 1621): Almande Gratie, 4 variazioni sulla canzone studentesca More palatino SwWV 318. Gavin Black, clavicembalo.


Johann Staden (1581 - 15 novembre 1634): Allamanda varirt sul medesimo tema. Thilo Muster, organo.


Gisbert Steenwick (1642 - 1679): More palatino, 3 variazioni (dall’album per la sua allieva Anna Maria van Eyl, 1671). Ernst Stolz, organo.


Dietrich Buxtehude (1637 - 1707): Aria: More palatino, 12 variazioni BuxWV 247. Basilio Timpanaro, organo.

More palatino bibimus; ne gutta supersit
unde suam possit musca levare sitem.
Sic bibimus, sic vivimus
dum academici.

Qui gioventù finisce

 
Jan Pieterszoon Sweelinck (1562 - 1621): Mein junges Leben hat ein End, Lied spirituale a 4 voci. Nederlands Kamerkoor, dir. Paul van Nevel.

Mein junges leben hat ein end,
mein freud und auch mein leid,
Mein arme seele soll behend
Scheiden von meinem leib.
Mein leben kan nicht länger stehn,
Es ist sehr schwach, es muß vergehn,
Es fährt dahin mein freud.

Es fährt dahin ein weiten weg
Die seel, mit grossem leid,
Den leib man traurig ins grab legt,
Wie aschen er zerstäubt,
Als wenn er nie gewesen wär,
Auch nimmermehr wär kommen her,
Aus meine mutterleid.

Ich scheide, arme welt, von dir,
Verlassen muß ich dich!
Ich habe keine freude hier,
Von dir muß scheiden ich:
Es bleibet mir hier keine ruh,
Man drück mir dann die augen zu:
Das muß ich klagen dir.

Ich klag nicht, das ich scheiden soll
Von dir, du scnöde welt,
Allein mein herz ist traurens voll,
Daß mich mein sünd üb’rfällt,
Die ich mein tag begangen hab,
Die hilft mir von dem leben ab,
Und bringt den leib ins grab.

O Jesu Christ, du höchster Gott!
Was hab ich doch gethan!
All meine sünd und missethat
Klagen mich heftig an:
Dennoch will ich verzagen nicht
Vor dein’m göttlichen angesicht,
Um gnad ruf ich dich an.

Ach Herre Gott! mein creutz und noth
Ertrag ich mit geduld,
Und bitte dich, Herr Jesu Christ!
Wollst mir verzeihn mein schuld,
Hilf das ich dich recht fassen kan,
Ach nim dich eine gnädig an
Und ewiglich nicht laß.


Sweelinck: 6 Variazioni sul Lied Mein junges Leben hat ein End SwWV 324. Monica Czausz all’organo Hildebrandt (1723) della chiesa di Störmthal (Sassonia).


Exquisite variations he was now describing on an air Youth here has End by Jans Pieter Sweelinck, a Dutchman of Amsterdam where the frows come from.

Si diffondeva ora sulle deliziose variazioni sull’aria Qui gioventù finisce di Jans Pieter Sweelinck, un olandese di Amsterdam dove fanno le frau.

(James Joyce, Ulisse ; traduzione di Giulio de Angelis)


Chiel Meijering (15 giugno 1954): Mein junges Leben hat (k)ein End per quartetto d’archi (2007), rielaborazione delle variazioni di Sweelinck. Utrecht Stringquartet.

SwWV 324