Mal Sims

Anonimo: Pavana M [ al ] S [ ims ], dal Fitzwilliam Virginal Book (n. XVI). Pieter-Jan Belder, clavicembalo.
Le lettere M. S. sono state erroneamente scambiate per le iniziali del nome del compositore dai primi editori del Fitzwilliam VB; si tratta invece dell’abbreviazione del titolo di questa pavana, come risulta evidente confrontandola con la composizione di Giles Farnaby intitolata appunto Mal Sims, consistente in una rielaborazione variata della medesima melodia tradizionale, assai in voga tra fine ’500 e inizio ’600 in terra britannica e non solo — ne esiste una versione, attribuita dubitativamente al grande compositore, organista e didatta olandese Jan Pieterszoon Sweelinck, intitolata Malle Sijmen.


Giles Farnaby (c1563 - 1640): Mal Sims, [pavana] dal Fitzwilliam Virginal Book (n. [CCLXXXI]). Jovanka Marville, clavicembalo.


Trascrizione per ensemble di ottoni del brano di Farnaby, eseguita dal Philip Jones Brass Ensemble.


Jan Pieterszoon Sweelinck (1562 - 1621): Malle Sijmen SwWV 323; l’attribuzione di questo brano a Sweelinck è discussa. David Clark Little, virginale.



L’approfondimento
di Pierfrancesco Di Vanni

Il labirinto di note dell’età elisabettiana: il Fitzwilliam Virginal Book e l’enigma di “Mal Sims”

Nel panorama della musica occidentale, pochi manoscritti possiedono il fascino, l’importanza storica e l’aura misteriosa del Fitzwilliam Virginal Book. Vera e propria enciclopedia della tastiera tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo, questa raccolta rappresenta il vertice della scuola dei cosiddetti “virginalisti inglesi”. Tra le sue centinaia di pagine, si dipana la storia di un’epoca di transizione, dove il rigore del contrappunto fiammingo si scioglie nell’esuberanza ornamentale e nella sensibilità melodica tipicamente britannica. Tra i 297 brani della silloge, la pavana Mal Sims di Giles Farnaby occupa un posto d’onore, non solo per la sua bellezza, ma perché rappresenta la punta dell’iceberg di un enigma musicologico che unisce Londra ad Amsterdam.

La genesi del manoscritto: tra fede e prigionia
Il Fitzwilliam Virginal Book è un manoscritto colossale conservato presso il Fitzwilliam Museum di Cambridge. Per secoli è stato conosciuto come Queen Elizabeth’s Virginal Book, un titolo errato poiché è ormai accertato che la regina non ne fu mai la proprietaria. La tesi storica più accreditata lega la compilazione del volume a Francis Tregian il Giovane, un nobile cattolico inglese. La storia di questo personaggio è emblematica delle tensioni religiose del periodo: perseguitato per la sua fede recusante (il rifiuto di partecipare alle funzioni della Chiesa d’Inghilterra), trascorse il periodo 1609-1619 nella prigione di Fleet a Londra. Si ritiene che, per sconfiggere l’isolamento, egli abbia copiato con pazienza certosina questa immensa mole di musica, attingendo a fonti oggi perdute. Il manoscritto non è quindi solo un libro di musica, ma un atto di resistenza culturale e spirituale.

L’enigma del titolo: chi era Mal Sims?
Per decenni, il titolo Mal Sims ha alimentato speculazioni. Sebbene Mal fosse un comune diminutivo di Mary e Sims un cognome diffuso, le ricerche più recenti suggeriscono che non ci troviamo di fronte a una dedica a una nobildonna, bensì a una hit popolare dell’epoca. La melodia in questione era un tema di ballata estremamente noto nel Nord Europa, utilizzato per danze e canti profani. Il mistero si infittisce guardando oltremanica: nei Paesi Bassi, lo stesso tema era conosciuto come Malle Sijmen. In olandese antico, Malle significa “pazzo” o “sciocco”, e Sijmen è una variante di Simon. Malle Sijmen era dunque, con ogni probabilità, il “Folle (o sciocco) Simone”, un personaggio tipico delle pantomime o delle ballate satiriche che popolavano le piazze tra Londra e Amsterdam. Questa melodia anonima, semplice e orecchiabile, divenne un terreno di sfida per i più grandi compositori del tempo, desiderosi di dimostrare come un tema “volgare” potesse essere nobilitato dall’arte della variazione.

Un ponte sopra il Mare del Nord: il legame con Sweelinck
Qui entra in gioco la figura monumentale di Jan Pieterszoon Sweelinck, l’«Orfeo di Amsterdam». La sua Malle Sijmen è il corrispettivo continentale del brano di Farnaby. Il legame non è casuale, poiché, tra la fine del ’500 e l’inizio del ’600, esisteva un asse privilegiato tra i virginalisti inglesi e i Paesi Bassi. Molti musicisti cattolici inglesi, come John Bull e Peter Philips, fuggirono in esilio volontario nelle Fiandre e in Olanda per sfuggire alle persecuzioni religiose, portando con sé lo stile tastieristico britannico. Sweelinck, pur non avendo mai lasciato Amsterdam, divenne il centro gravitazionale di questo scambio, influenzando (e venendo influenzato da) questa scuola.
Confrontare i due pezzi rivela due approcci diversi allo stesso DNA melodico: Farnaby adotta una scrittura densa, quasi eccentrica, dove le variazioni (le divisions) saturano lo spazio sonoro con una vitalità tipicamente elisabettiana. Sweelinck si muove invece con una chiarezza più strutturata: le sue variazioni sono un modello di equilibrio formale, dove il tema viene smontato e rimontato con una logica quasi architettonica che preannuncia il Barocco maturo.

Il linguaggio armonico: tra passato e futuro
Sia in Farnaby che in Sweelinck, notiamo un momento magico: il passaggio dalla modalità medievale alla tonalità moderna. In Mal Sims, Farnaby gioca però con le false relazioni (l’accostamento di una nota naturale e la sua alterazione), creando quel sapore agrodolce, quella “malinconia inglese” che è il marchio di fabbrica dell’epoca. L’uso di terze e seste sposta la percezione uditiva verso un sistema maggiore/minore che troverà la sua codifica solo un secolo dopo con Bach.

L’eredità del manoscritto
Perché oggi, a più di quattrocento anni di distanza, dovremmo ancora ascoltare Mal Sims? In primo luogo, perché testimonia la prima vera internazionalizzazione della musica strumentale. Il fatto che una melodia anonima (forse una ballata su uno sciocco di nome Simone) sia stata elaborata da un costruttore di strumenti a Londra e dal più grande organista d’Europa ad Amsterdam dimostra che la musica non conosceva confini, nemmeno in un’epoca di sanguinose guerre di religione. La riscoperta moderna del Fitzwilliam Virginal Book, avvenuta alla fine dell’Ottocento, ha influenzato compositori come Vaughan Williams e William Walton, ma soprattutto ha restituito dignità a strumenti come il clavicembalo e il virginale.



forse di Sweelinck

The woods so wild

John Dowland (1563 - 1626): Can she excuse my wrongs, ayre, dal First Booke of Songes or Ayres (1597). Emma Kirkby, soprano; Anthony Rooley, liuto.

Can she excuse my wrongs with Virtue’s cloak?
Shall I call her good when she proves unkind?
Are those clear fires which vanish into smoke?
Must I praise the leaves where no fruit I find?
 No, no; where shadows do for bodies stand,
 That may’st be abus’d if thy sight be dim.
 Cold love is like to words written on sand,
 Or to bubbles which on the water swim.
Wilt thou be thus abused still,
Seeing that she will right thee never?
If thou canst not o’ercome her will,
Thy love will be thus fruitless ever.

Was I so base, that I might not aspire
Unto those high joys which she holds from me?
As they are high, so high is my desire,
If she this deny, what can granted be?
 If she will yield to that which reason is,
 It is reason’s will that love should be just.
 Dear, make me happy still by granting this,
 Or cut off delays if that I die must.
Better a thousand times to die
Than for to live thus still tormented:
Dear, but remember it was I
Who for thy sake did die contented.

Il testo – adattato a un tema di gagliarda: in qualche fonte, la versione strumentale del brano (qui) reca il titolo The Earl of Essexhis ] Galliard – fa forse riferimento alle vicende di Robert Devereux, 2° conte di Essex (1566-1601), che potrebbe essere l’autore dei versi. È probabile che sia da collegarsi a Robert Devereux la citazione della melodia tradizionale The woods so wild, da Dowland inserita nel terzo periodo, affidata a una voce intermedia (tenore; testo: Wilt thou be thus abused still ecc.): farebbe riferimento al fatto che il conte di Essex soleva ritirarsi in una casa di sua proprietà, sita nei boschi a nord-est di Londra.
The woods so wild è un ballad assai diffuso in epoca Tudor: pare che fosse par­ti­co­lar­mente caro a Enrico VIII. Variazioni sulla melodia si devono a William Byrd (riportate dal Fitzwilliam Virginal Book e dal My Lady Nevell’s Book) e a Orlando Gibbons.


William Byrd (c1540 - 1623): The Woods so Wilde, variazioni. Michael Maxwell Steer, clavicembalo.


Orlando Gibbons (1583 - 1625): The Woods so Wild, variazioni. Michael Maxwell Steer, clavicembalo.


Un’altra interpretazione del brano di Dowland, ove la parte che comprende la citazione della melodia tradizionale è eseguita con un flauto dolce. Karin Gyllenhammar, soprano; Mirjam-Luise Münzel, flauto; David Leeuwarden, liuto; Alina Rotaru, clavicembalo.

Dowland - Can she

An Elizabethan Suite

Compositori elisabettiani vari: An Elizabethan Suite, 5 brani per strumento a tastiera trascritti per orchestra da sir John Barbirolli (2 dicembre 1899 - 1970). The Hallé Orchestra, dir. John Barbirolli; registrata a Lugano nel 1961.

  1. William Byrd: The Earl of Salisbury’s Pavane
  2. Anonimo: The Irishe Ho-hoane [1:57]
  3. Giles Farnaby: A Toye [3:37]
  4. Giles Farnaby: Giles Farnaby’s Dreame [4:45]
  5. John Bull: The King’s Hunt [6:10]

Christopher Hogwood in memoriam

John Bull (c1562 - 1628): In nomine a 3, dal Fitzwilliam Virginal Book (n. XXXVII). Christopher Hogwood, organo.


Henry Purcell (1659 - 1695): Abdelazer or The Moor’s Revenge, musiche di scena composte nel 1695 per una rappresentazione del dramma omonimo (1676) di Aphra Behn. Joy Roberts, soprano; The Academy of Ancient Music, dir. Christopher Hogwood.

  1. Ouverture
  2. Suite:
    1. Rondeau [3:26]
    2. Air I [5:00]
    3. Air II [6:20]
    4. Minuet [7:46]
    5. Air III [8:41]
    6. Jig [9:54]
    7. Hornpipe [10:33]
    8. Air IV [11:19]
    9. Hornpipe [12:45]
  3. Song: Lucinda is bewitching fair [12:49]

Il tema del Rondeau è stato utilizzato da Benjamin Britten in The Young Person’s Guide to the Orchestra op. 34.


Christopher Hogwood
(1941 - 24 settembre 2014)

Woodycock

Anonimo (XVII secolo): Woodycock, tratto dalla raccolta The English Dancing Master (1651, n. 15) di John Playford. Folger Consort.


Anonimo (XVII secolo): Divisions (variazioni) on Woodycock. Latitude 37 (Julia Fre­ders­dorff, violino barocco; Laura Vaughan, viol; Donald Nicolson, clavicembalo) e Genevieve Lacey, flauto dolce.


Giles Farnaby (c1563 - 1640): Wooddy-Cock (variazioni), dal Fitzwilliam Virginal Book (n. [CXLI]). Zsuzsa Pertis, clavicembalo.

È Marte?

Il francese Pierre Guédron (c1566 - c1620), cantante e compositore, scrisse pregevoli airs de cour; uno di questi, Est-ce Mars? (1613), ebbe una certa notorietà e ispirò brillanti variazioni a diversi musicisti dell’epoca: le più famose sono opera di Jan Pieterszoon Sweelinck (1562 - 1621).
Del testo di Est-ce Mars?, adespoto, sono noti soltanto i primi quattro versi; ma in tempi recenti il poliedrico artista svizzero Gaël Liardon (1973 - 2018) ne aggiunse altri trentadue, assai spiritosi:

Est-ce Mars, le grand dieu des alarmes,
Que je vois?
Si l’on doit en juger par ses armes,
Je le crois.
Son carquois semble rempli d’éclairs,
Fuyons, fuyons! Tous à couvert!

Rajustant mes lunettes, j’observe
Que ce n’est
Pas le frère ombrageux de Minerve
Qui m’effrai’.
C’est le fils de Vénus, quel beau jour!
C’est Cupidon, le dieu d’Amour!

Mais à peine ai-je pu reconnaître
Ce charmeur
Qu’une flèche enflammée pénètre
Dans mon cœur.
En hurlant, je m’écroule à ses pieds
Ainsi qu’un arbre foudroyé.

Puis survient un troisième prodige :
Quel émoi!
Il se change en Vénus callipyge
Devant moi!
Et la flèche en mon cœur se faufil’
Jusque dans mon talon d’Achill’.

Fou d’amour, je gémis, j’agonise,
Implorant.
Mais la belle est myope et méprise
Mon tourment.
Sans un mot, elle lève les yeux
Et s’en retourne dans les cieux.

La morale à la fin de la fable,
La voilà:
Lorsque Mars apparaît très affable
Et qu’il a
Les appas d’une nymphe, crois-moi,
C’est un nouveau cheval de Troi’!


Delle variazioni di Sweelinck si trovano in rete varie interpretazioni; ho scelto quelle di Ernst Stolz al virginale e Matteo Imbruno all’organo della Chiesa evangelica di Uttum, ma altre sono altrettanto belle e interessanti.



Sopra Est-ce Mars? il compositore nederlandese di origine piccarda Nicolas Vallet (c1583 - c1642) scrisse per un insieme di quattro liuti alcune variazioni, l’ultima delle quali in tempo di courante (danza in ritmo ternario); sono qui eseguite da Les Luths Consort.


La raccolta di musica tastieristica cinque-secentesca nota come Fitzwilliam Virginal Book contiene una breve serie di varazioni composte da Giles Farnaby sulla stessa melodia di Est-ce Mars? ma con il misterioso titolo di The New Sa-Hoo. Qui di seguito l’interpretazione di Stolz e un arrangiamento per 5 ottoni eseguito dal Leipziger Blechbläser Quintett.



La Spagnoletta

Anonimo (secolo XVI): La spagnoletta. Valéry Sauvage, liuto.


Anonimo: Spagnoletta, dalla raccolta di danze Il ballarino (1581) di Marco Fabritio Caroso (1526/31 - p1605). Micrologus & Cappella de’ Turchini.


Giulio Caccini, detto Giulio Romano (1546 - 1618): Non ha ’l ciel cotanti lumi, aria a 1 voce e basso continuo (dalle Nuove musiche e nuova maniera di scriverle, 1614); testo forse di Ottavio Rinuccini (1562 - 1621). Montserrat Figueras, soprano; Hopkinson Smith, tiorba; Jordi Savall, viola da gamba; Xenia Schindler, arpa doppia.

Non ha ’l ciel cotanti lumi,
Tante still’ e mari e fiumi,
Non l’April gigli e viole,
Tanti raggi non ha il Sole,
Quant’ha doglie e pen’ogni hora
Cor gentil che s’innamora.

Penar lungo e gioir corto,
Morir vivo e viver morto,
Spem’ incerta e van desire,
Mercé poca a gran languire,
Falsi risi e veri pianti
È la vita degli amanti.

Neve al sol e nebbia al vento,
E d’Amor gioia e contento,
Degli affanni e delle pene
Ahi che ’l fin già mai non viene,
Giel di morte estingue ardore
Ch’in un’alma accende amore.

Ben soll’io che ’l morir solo
Può dar fine al mio gran duolo,
Né di voi già mi dogl’io
Del mio stato acerbo e rio;
Sol Amor tiranno accuso,
Occhi belli, e voi ne scuso.


Giles Farnaby (c1563 - 1640): The Old Spagnoletta (dal Fitzwilliam Virginal Book, n. [CCLXXXIX]). Christopher Hogwood, clavicembalo.


Bernardo Storace (c1637 - c1707): Aria sopra la Spagnoletta (da Selva di varie compositioni d’intavolatura per cimbalo et organo, 1664). Matteo Imbruno all’organo della Oude Kerk di Amsterdam.

Paul’s Wharf

Anonimo (XVII secolo): Pauls Wharfe, contraddanza (da John Playford, The English Dancing Master, Londra 16511, n. 86); arrangiamento per liuto di Pascale Boquet. Valéry Sauvage.


Giles Farnaby (c1563 - 1640): Pawles Wharfe (dal Fitzwilliam Virginal Book, n. [CXIII]). Pieter-Jan Belder, clavicembalo.
Secondo alcuni studiosi, sarebbe proprio Farnaby l’autore della gradevole melodia.


William Brade (1560 - 1630): Ein Schottisch Tanz (da Newe ausserlesene liebliche Branden, Intraden, Mascharaden, Balletten, All’manden, Couranten, Volten, Aufzüge und frembde Tänze, Amburgo 1617). Hespèrion XXI, dir. Jordi Savall.


Shakespeariana – XXVI

Calleno custure me

Anonymous (16th century): Calleno custure me, song. Alfred Deller, countertenor; Desmond Dupré, lute.

When as I view your comely grace
  Calleno custure me,
Your golden hairs, your angel’s face,
  Calleno custure me.

Your azure veins much like the skies
Your silver teeth, your crystal eyes.

Your coral lips, your crimson cheeks
That gods and men both love and leeks.

My soul with silence moving sense
Doth wish of God with reverence.

Long life and virtue you possess
To match the gifts of worthiness.


The recurring line (chorus) which gives the song its title is probably an adaptation to the English pronunciation of the Irish Cailín ó chois tSiúre mé, i.e. « I am a girl from the Suir-side » (Suir is a river in Ireland that flows into the Atlantic Ocean near Waterford): a harp composition with this title is mentioned in a seventeenth-century Irish poetic text.
The earliest known source for the tune (no text) is William Ballet’s Lute Book, a composite volume containing lute tablature dating back to the late 16th century and owned by the Library of Trinity College, Dublin. Here the piece is performed by Dorothy Linell:


On this tune William Byrd (c1540 - 1623) composed a short but flavorful set of variations for keyboard instrument, preserved in the Fitzwilliam Virginal Book under the title Callino Casturame (n. [CLVIII]). YouTube offers various performances: I chose those of David Clark Little on the virginal and Lorenzo Cipriani on the organ.



Calleno custure me often appears in anthologies of Shakespearean music: it is in fact mentioned in Henry V (act 4, scene 4) within a pun that sounds a bit silly today, but which bears witness to the song’s popularity in Shakespeare’s time.
The scene takes place before the battle of Azincourt: Pistol, the king’s old party companion, surprises a French soldier, Le Fer, who has infiltrated the English lines. Fearing that Pistol wants to kill him, the Frenchman tries to cajole him, however speaking to him in his own language:
« Je pense que vous êtes gentilhomme de bonne qualité. »
Unable to understand even a syllable, Pistol replies by mimicking Le Fer’s speech, the sound of whose words evidently reminds him of our song:
« Qualtitie calmie custure me!  »
In short, he mimics it with a kind of “meh, meh, meh” but more elegant 🙂
Then Le Fer agrees with Pistol, who frees him for the price of two hundred crowns.

Shakespeariana – XXVI

English translation: please click here.

Calleno custure me

Anonimo del XVI secolo: Calleno custure me. Alfred Deller, controtenore; Desmond Dupré, liuto.

When as I view your comely grace
  Calleno custure me,
Your golden hairs, your angel’s face,
  Calleno custure me.

Your azure veins much like the skies
Your silver teeth, your crystal eyes.

Your coral lips, your crimson cheeks
That gods and men both love and leeks.

My soul with silence moving sense
Doth wish of God with reverence.

Long life and virtue you possess
To match the gifts of worthiness.


Il verso ricorrente che dà titolo alla composizione è probabilmente un adattamento alla pronuncia inglese della frase in gaelico irlandese Cailín ó chois tSiúre mé, ossia « Sono una ragazza delle rive del Suir » (fiume che sfocia nell’Atlantico in prossimità di Waterford): la frase compare quale titolo di una composizione per arpa in un testo poetico irlandese del XVII secolo.
La più antica fonte nota della melodia (priva di testo) è il William Ballet’s Lute Book, una raccolta manoscritta di composizioni intavolate per liuto, risalente al tardo Cinquecento e conservata nella Biblioteca del Trinity College di Dublino. Qui il brano è interpretato da Dorothy Linell:


La melodia è stata rielaborata da William Byrd (c1540 - 4 luglio 1623) in una breve ma saporita serie di variazioni per strumento a tastiera, tramandataci dal Fitzwilliam Virginal Book con il titolo Callino Casturame (n. [CLVIII]). YouTube ne offre numerose interpretazioni: ho scelto quelle di David Clark Little al virginale e Lorenzo Cipriani all’organo.



Resta da segnalare che Caleno custure me figura spesso nelle antologie di musiche scespiriane: è infatti citata nell’Enrico V (atto IV, scena 4a) in un gioco di parole che oggi suona alquanto insulso, ma che testimonia la popolarità della canzone all’epoca del Bardo.
La scena si svolge prima della battaglia di Azincourt: Pistol, vecchio compagno di bagordi del re, sorprende un soldato francese, Le Fer, infiltratosi fra le linee inglesi. Temendo che l’altro voglia ammazzarlo, il francese tenta di blandirlo, parlandogli però nella propria lingua:
« Je pense que vous êtes gentilhomme de bonne qualité. »
Non riuscendo a comprendere nemmeno una sillaba, Pistol risponde scimmiottando la parlata di Le Fer, il suono delle cui parole evidentemente gli rammenta il titolo della nostra canzone:
« Qualtitie calmie custure me!  »
Gli fa insomma il verso, una specie di “gnegnegné” ma più raffinato 🙂
Le Fer poi si accorda con Pistol, che in cambio di duecento scudi lo lascia libero.

Il mio primo Byrd

William Byrd (c1540 - 4 luglio 1623): The Earl of Salisbury Pavan (1612 o prima). Simone Stella, spinetta.

Il titolo di questo post non fa riferimento a una raccolta di pezzi facili, bensì al mio primo incontro con la musica di Byrd, che avvenne, eoni fa, appunto per il tramite di questa bella pavana. Brano assai apprezzato da diversi musicisti, britannici e no, alcuni dei quali l’hanno elaborato per organici differenti: oltre alla trascrizione di sir Barbirolli (I movimento della sua Elizabethan Suite) ne segnalo una per quartetto d’archi di John Liberatore e un’altra, piena di pathos, concepita per un ampio complesso sinfonico da Leopold Stokowski:


Da sottolineare il fatto che Stokowski ha utilizzato come sezione centrale un’altra composizione di Byrd, una giga tratta dal Fitzwilliam Virginal Book (n. CLXXXI), e non una delle due gagliarde associate alla pavana nella prima edizione a stampa (il volume antologico Parthenia, del 1612).

Fernando De Luca, clavicembalo.

Per lord Lumley

John Bull (c1562 - 15 marzo 1628): Pavan & Galliard of My Lord Lumley, dal Fitzwilliam Virginal Book (nn. XLI e XI). Robert Hill, clavicembalo.

  1. Pavan
  2. Galliard [4:42]

John Lumley, barone di Lumley (1533 - 1609), fu un aristocratico e letterato inglese, noto come uno dei maggiori collezionisti di libri della sua epoca.

Dimmi, Daphne

Giles Farnaby (1563 - 25 novembre 1640): Daphne e Tell mee, Daphne per strumento a tastiera (dal Fitzwilliam Virginal Book, n. [CXII] e [CCLXXX]). Pieter-Jan Belder, clavicembalo.


Tell mee, Daphne nell’arrangiamento per ottoni di Elgar Howarth. Brass X.

Daphne

Folk songs: 6. The Oak and the Ash

 
Anonimo (secolo XVI): The oak and the ash, ovvero The Northern Lasse’s Lamentation. Alfred Deller, controtenore; Desmond Dupré, liuto.

A North Country maid up to London had strayed
Although with her nature it did not agree,
She wept, and she sighed, and she bitterly cried:
I wish once again in the North I could be.
Oh the oak and the ash and the bonnie ivy tree,
They flourish at home in my own country.

While sadly I roam, I regret my dear home
Where lads and young lasses are making the hay,
The merry bells ring and the birds sweetly sing,
And maidens and meadows are pleasant and gay.
Oh the oak and the ash and the bonnie ivy tree,
They flourish at home in my own country.

No doubt, did I please, I could marry with ease,
Where maidens are fair many lovers will come.
But he whom I wed must be North Country bred,
And carry me back to my North Country home.
Oh the oak and the ash and the bonny ivy tree,
They flourish at home in my own country.


Una serie di variazioni sulla melodia di The Oak and the Ash, opera di Giles Farnaby (c1563 - 1640), si trova con il titolo Quodlings Delight nel Fitzwilliam Virginal Book (n. [CXIV]). Qui la composizione di Farnaby è interpretata al clavicembalo da Pieter-Jan Belder:


La medesima melodia ha inoltre dato origine a diverse danze popolari, fra cui una contraddanza pubblicata con il numero 52 nella fortunata raccolta The English Dancing Master (16511) di John Playford: il brano reca il suggestivo titolo di Goddesses, probabilmente ispirato da quello di un masque, The Vision of the Twelve Goddesses, scritto da Samuel Daniel e rappresentato nel 1604. Ecco Goddesses in un arrangiamento di Bernard Thomas interpretato dal bravissimo Nicolas Fendt, che suona chitarra rinascimentale, liuto-chitarra, flauto dolce soprano, contralto, tenore e basso, e percussioni: