Ave Maria – a quattro voci

Jacob Handl (Jacobus Gallus Carniolus; 3 luglio 1550 - 18 luglio 1591): Ave Maria, mottetto a 4 voci. La Capella Reial de Catalunya, dir. Jordi Savall.
Questa composizione è stata erroneamente attribuita a Tomás Luis de Victoria (1548 - 1611).



L’approfondimento
di Pierfrancesco Di Vanni

Jacobus Gallus, un nome tra due mondi

Identità e origini
Jacobus Gallus (noto anche come Jacob Handl o Händl) è un compositore di rilievo del tardo Rinascimento. Di presunta etnia slovena, nacque nella regione della Carniola, all’epoca parte dei territori asburgici del Sacro romano impero. Il suo nome ha una storia curiosa: la sua famiglia veniva talvolta identificata come Petelin, termine che in sloveno significa “gallo” e che il musicista tradusse nella forma latina Gallus e in quella tedesca Handl per firmare le pubblicazioni delle proprie opere; non utilizzò mai la forma slovena, usando di preferenza la variante latina accompagnata dall’aggettivo Carniolus in omaggio alla sua terra d’origine.

Il percorso biografico: dalle abbazie alle corti
La vita di Gallus fu caratterizzata da una costante mobilità attraverso l’Europa centrale. Dopo una probabile formazione presso l’abbazia cisterciense di Stična in Carniola, lasciò la regione natale a metà degli anni ’60 del XVI secolo. Il suo percorso lo portò prima in Austria, dove risiedette nell’abbazia benedettina di Melk e fece parte della cappella di corte viennese, e successivamente in Moravia e Boemia. Dal 1579 al 1585 ricoprì il ruolo di Kapellmeister per il vescovo di Olomouc, per poi trasferirsi a Praga, dove operò come organista presso la Chiesa di san Giovanni sul Balustrade fino alla sua morte, nel 1591.

L’eredità artistica: un ponte stilistico tra Nord e Sud
Il compositore si distinse come figura centrale della Controriforma in Boemia, capace di sintetizzare la complessa polifonia della scuola franco-fiamminga con le sonorità brillanti e spaziali della scuola veneziana. La sua produzione è vasta e prolifica, con oltre 500 opere attribuite, che spaziano dal sacro al profano. Il suo capolavoro è indubbiamente l’Opus musicum (1586-90), una monumentale raccolta di 374 mottetti che coprono l’intero calendario liturgico. Quest’opera esemplifica l’uso magistrale della tecnica del coro spezzato di derivazione veneziana, ma Gallus fu anche capace di elaborare uno stile eclettico: se da un lato evitava spesso il cantus firmus tradizionale in favore di moderne sperimentazioni policorali, dall’altro non disdegnava l’uso di tecniche imitative classiche. Il suo stile, talvolta audace, includeva passaggi cromatici che prefiguravano il superamento della modalità tradizionale e l’uso dei madrigalismi. A testimonianza della sua varietà compositiva, scrisse anche circa 100 brani profani, inclusi madrigali in latino (una rarità per l’epoca), canzoni tedesche e composizioni puramente strumentali.

Memoria e celebrazione: il ricordo di un maestro
La figura di Gallus è profondamente radicata nell’identità culturale slovena. Il suo nome è stato dato alla prestigiosa sala da concerti del Cankar Centre di Lubiana (Gallusova dvorana) e a diversi argini dei fiumi Ljubljanica e Bistrica (nelle città di Lubiana e Ribnica, suo presunto luogo di nascita). La sua memoria è preservata anche attraverso monumenti e targhe commemorative, tra cui spicca l’opera del 1932 dello scultore Lojze Dolinar. Oltre ai riconoscimenti ufficiali, come le benemerenze annuali “Gallus” assegnate ai musicisti sloveni, il compositore ha goduto di una popolarità tale da apparire in passato sulle banconote nazionali della Repubblica di Slovenia, a simboleggiare il suo ruolo di pilastro della musica colta europea.

L’Ave Maria
Per molto tempo questa composizione è stata attribuita a Tomás Luis de Victoria, il grande maestro del Rinascimento musicale spagnolo, a causa della purezza espressiva e della apparente semplicità del brano, che ricordano lo stile mistico di Victoria. Tuttavia, l’analisi stilistica moderna conferma che la mano è di Handl.
Dopo la consueta citazione iniziale dell’antifona gregoriana, affidata alla voce di soprano, non appena le altre tre voci entrano nel tessuto musicale, l’ascoltatore viene accolto da una tessitura omofonica quasi perfetta. A differenza della polifonia densa e imitativa tipica del primo Rinascimento, Handl sceglie qui uno stile “verticale”: le voci si muovono insieme, pronunciando le sillabe del testo simultaneamente. Questo conferisce al brano una chiarezza testuale assoluta, fondamentale per la liturgia della Controriforma, permettendo alla preghiera di emergere con forza e trasparenza.
Handl utilizza l’armonia per sottolineare i momenti chiave del testo. Sulle parole “Benedicta tu in mulieribus”, la dinamica tende naturalmente a espandersi, con le voci che si aprono in accordi pieni e risonanti. Un dettaglio magistrale emerge nella sezione “et benedictus fructus ventris tui, Jesus Christus”. Qui la musica sembra quasi fermarsi in un atto di adorazione: il ritmo sillabico rallenta leggermente e l’armonia si stabilizza, mettendo in risalto il nome di Gesù. È una tecnica di pittura sonora sottile: non ci sono effetti drammatici, ma una solenne staticità che invita alla contemplazione del mistero dell’Incarnazione.
Nella sezione del “Sancta Maria, Mater Dei”, il clima cambia impercettibilmente. Se la prima parte era una lode angelica, la seconda è un’invocazione umana. La musica mantiene la sua struttura omofonica, ma Handl introduce delle micro-variazioni ritmiche e delle brevi sospensioni che suggeriscono un senso di supplica. Sulla frase “ora pro nobis peccatoribus”, le voci sembrano farsi più intime. La densità sonora si assottiglia per poi tornare a espandersi nell’accordo finale della frase. La bellezza di questa sezione risiede nella sua economia di mezzi: Handl non ha bisogno di contrappunti complessi per emozionare; gli basta la purezza degli intervalli di terza e di quinta per creare un’atmosfera di pace assoluta.
Il pezzo culmina con un Amen che è un vero gioiello di scrittura rinascimentale. Dopo la sezione dinamica della preghiera, il brano si chiude con una cadenza plagale (il classico passaggio dal quarto al primo grado, tipico della musica religiosa). Le voci si distendono in note lunghe e tenute, creando un effetto di risonanza che sembra voler occupare tutto lo spazio della cattedrale (o del luogo ideale in cui la musica viene eseguita). È un congedo dolcissimo, dove la tensione armonica si scioglie definitivamente in un ultimo accordo che lascia nell’ascoltatore un senso di profonda consolazione.

Du vin clairet – I

Anonimo (sec. XVI): Quand je bois du vin clairet, antico tourdion interpretato dall’en­semble tedesco Short Tailed Snails.

Il tourdion o tordion è una danza di coppia, rapida, moderatamente saltata, e costituisce uno degli elementi della bassadanza; affine sotto il profilo musicale alla gagliarda, fu in voga in Francia nel secolo XVI. Una descrizione del modo di danzare il tourdion si trova nel trattato Orchésographie (1589) di Thoinot Arbeau (pseudonimo di Jehan Tabourot):

« L’air du tourdion et l’air d’une gaillarde sont de mesmes, et n’y a différence sinon que le tourdion se danse bas et par terre d’une mesure légère et concise, et la gaillarde se danse haut d’une mesure plus lente et pesante. Tandis que vous faites bien de demander l’air d’un tourdion, car quand les airs sont connus par le danseur, et qu’il les chante en son cœur avec le joueur d’instrument, il ne peut faillir à les bien danser. »


Lo stesso brano interpretato dalla Capella Reial de Catalunya e Hespèrion XXI diretti da Jordi Savall.

Cantus :

Quand je bois du vin clairet,
Amis, tout tourne,
Aussi désormais je bois
Anjou ou Arbois.
   Chantons et buvons,
   à ce flacon faisons la guerre,
   chantons et buvons,
   mes amis, buvons donc.

Altus :

Le bon vin nous a rendus gais, chantons,
oublions nos peines, chantons.
   En mangeant d’un gras jambon,
   à ce flacon faisons la guerre.

Tenor :

Buvons bien, là buvons donc
à ce flacon faisons la guerre.
   En mangeant d’un gras jambon
   à ce flacon faisons la guerre.

Bassus :

Buvons bien, mes amis, trinquons,
buvons, vidons nos verres.
   En mangeant d’un gras jambon
   à ce flacon faisons la guerre.

Llibre vermell – IV

Anonimo (Spagna, sec. XIV): Ad mortem festinamus. La Capella Reial de Catalunya, Hespèrion XXI e Jordi Savall.
Anche questo brano, una delle più celebri danze macabre medievali, ha la forma di un virelai.

Ad mortem festinamus
peccare desistamus.

Scribere proposui
de contemptu mundano
ut degentes seculi
non mulcentur in vano;
iam est hora surgere
a sompno mortis pravo.

Ad mortem festinamus
peccare desistamus.

Vita brevis breviter
in brevi finietur,
mors venit velociter
quae neminem veretur.
Omnia mors perimit
et nulli miseretur.

Ad mortem festinamus
peccare desistamus.

Ni conversus fueris
et sicut puer factus
et vitam mutaveris
in meliores actus,
intrare non poteris
regnum Dei beatus.

Ad mortem festinamus
peccare desistamus.

Tuba cum sonuerit
dies erit extrema
et iudex advenerit
vocabit sempiterna
electos in patria
prescitos ad inferna.

Ad mortem festinamus
peccare desistamus.

Quam felices fuerint
qui cum Christo regnabunt
facie ad faciem
sic eum adspectabunt.
Sanctus, Sanctus, Dominus
Sabaoth conclamabunt.

Ad mortem festinamus
peccare desistamus.

Et quam tristes fuerint
qui eterne peribunt,
pene non deficient,
non propter has obibunt,
heu, heu, heu, miserrimi,
nunquam inde exibunt.

Ad mortem festinamus
peccare desistamus.

Cuncti reges seculi
et in mundo magnates
adventant et clerici
omnesque potestates,
fiant velut parvuli,
dimittant vanitates.

Ad mortem festinamus
peccare desistamus.

Heu, fratres karissimi,
si digne contemplemus
passionem Domini
amara et si flemus,
ut pupillam oculi
servabit, ne peccemus.

Ad mortem festinamus
peccare desistamus.

Alma Virgo virginum,
in celis coronata,
apud tuum filium
sis nobis advocata
et post hoc exilium
occurrens mediata.

Ad mortem festinamus
peccare desistamus.

Vile cadaver eris:
  cur non peccare vereris?
  cur intumescere queris?
  ut quid pecuniam queris?
  quid vestes pomposas geris?
  ut quid honores queris?
  cur non penitens confiteris?
  contra proximum non leteris?

Ad mortem festinamus
peccare desistamus.

Ad mortem festinamus

Le puntate precedenti (per accedervi, cliccare sul titolo):

Triste España

Juan del Encina (12 luglio 1468 - 1529): Triste España sin ventura, romance a 4 voci (1497), dal Cancionero de Palacio (n. 317). La Capella Reial de Catalunya e Hespèrion XXI, dir. Jordi Savall.

Triste España sin ventura,
todos te deven llorar.
Despoblada de alegría,
para nunca en ti tornar.

Tormentos, penas, dolores,
te vinieron a poblar.
Sembróte Dios de plazer
porque naciesse pesar.

Hízote la más dichosa
para más te lastimar.
Tus vitorias y triunfos
ya se hovieron de pagar.

Pues que tal pérdida pierdes,
dime en qué podrás ganar.
Pierdes la luz de tu gloria
y el gozo de tu gozar.

Pierdes toda tu esperança,
no te queda qué esperar.
Pierdes Príncipe tan alto,
hijo de reyes sin par.

Llora, llora, pues perdiste
quien te havía de ensalçar.
En su tierna juventud
te lo quiso Dios llevar.

Llevóte todo tu bien,
dexóte su desear,
porque mueras, porque penes,
sin dar fin a tu penar.

De tan penosa tristura
no te esperes consolar.

Un bacio oppure mille

Thoinot Arbeau (pseudonimo di Jehan Tabourot, 1519 - 1595): Belle, qui tiens ma vie, chanson ovvero pavana. La Capella Reial de Catalunya e Hespèrion XXI, dir. Jordi Savall.

Belle, qui tiens ma vie
captive dans tes yeulx,
qui m’as l’âme ravie
d’un soubzris gracieux,
viens tost me secourir
ou me fauldra mourir.

Pourquoy fuis-tu mignarde
si je suis près de toy,
quand tes yeulx je regarde
je me perds dedans moy
car tes perfections
changent mes actions.

Approche donc, ma belle,
approche toy mon bien,
ne me sois plus rebelle
puis que mon coeur est tien,
pour mon mal appaiser,
donne-moy un baiser.



Clément Janequin (c1485 - 1558): Petite nymphe folastre, chanson a 4 voci (pubblicata negli Amours de Pierre de Ronsard, 1552). The Montreal Bach Choir Society, dir. George Little (sopra) e Promusica.

Petite nymphe folastre,
nymphette que j’idolatre,
ma mignonne dont les yeulx
logent mon pis et mon mieux;
ma doucette, ma sucrée,
ma grâce, ma cytherée,
tu me doibs pour m’appaiser
mille fois le jour baiser.

Era il 1970 o giù di lì, avevo 14 anni (o giù di lì) e mi capitò quasi per caso di ascoltare due chansons di Janequin (le Chant des oyseaulx e, appunto, Petite nymphe folastre) interpretate dal coro di Montreal: fu un colpo di fulmine.
Buona festa di san Valentino 🙂

Villancico a 8

Joan Cererols (1618 - 1680): Serafín, villancico per doppio coro a 8 voci e basso continuo. La Capella Reial de Catalunya e Hespèrion XXI, dir. Jordi Savall.

Serafín que con dulce harmonía
la vida que nace requebrando estás;
cántale glorias mirándole en penas
que, amante y quejoso, su alivio es un ‘ay’.

Tan fragrantes, lucientes y bellas
en cielo y en tierra distantes se ven
las estrellas vestir de colores,
las flores brillar y las selvas arder.

Hoy el hombre suspenso y absorto
ignora, cobarde, lo mismo que ve:
pues mirar tan divino lo humano
en cosa que apenas se puede entender.

Una noche de siglos tan largos
dobladas las luces habrá menester
y por eso amanecen dos soles
que bañan de luz el portal de Belén.

Vecchie letrose

Adrian Willaert (1490 - 7 dicembre 1562): Vecchie letrose, frottola (villanella) a 4 voci (pubblicata in Canzone villanesche alla napolitana, 1545, n. 5). La Capella Reial de Catalunya e Hespèrion XXI, dir. Jordi Savall.

Vecchie letrose, non valete niente
Se non a far l’aguaito per la chiazza.
Tira, tira, tir’alla mazza,
Vecchie letrose, scannaros’e pazze!

Secondo il GDLI (Grande Dizionario della Lingua Italiana, Utet, noto anche come il Battaglia, dal nome del suo fondatore), letroso è termine regionale antico per “ostinato”, “cocciuto” o “scontroso”. Il testo si riferisce abbastanza chiaramente a vecchie megere che non hanno niente da fare se non spettegolare ai danni di chi passa per la loro strada, dunque un’accettabile interpretazione del testo potrebbe essere: « vecchie scontrose (o cocciute), non sapete far altro che spiare chi passa per la piazza. Prendetele a bastonate, ’ste vecchie scontrose, scandalose e pazze »

Senza peccato originale

Francisco Correa de Arauxo (16 settembre 1584 - 1654): Tres glosas sobre el canto llano de la Inmaculada concepción de la Virgen María «Todo el mundo en general» (dal Libro de tientos y discursos de música práctica y theórica de órgano, intitulado Facultad orgánica, 1626). La Capella Reial de Catalunya e Hespèrion XX, dir. Jordi Savall.

Todo el mundo en general
a voces reina escogida
diga que sois concebida
sin pecado original.
Si mandó Dios verdadero
al padre y la madre honrar,
lo que nos mandó guardar,
él lo quiso obrar primero
y assiesta ley celestial
en vos la dexo cumplida,
pues os hizo concevida
sin pecado original.


Una versione più… spigliata è quella dell’ensemble Unda Maris, con la voce di Guillemette Laurens.
 

Facultad orgánica

Un famoso caballero

 
Juan del Encina (12 luglio 1468 - 1529): Una sañosa porfía, romance a 4 voci (dal Cancionero de Palacio, 1465, n. 327). La Capella Reial de Catalunya e Hespèrion XX, dir. Jordi Savall.

Una sañosa porfía
sin ventura va pujando.
Ya nunca tuve alegría
ya mi mal se va ordenando.

Ya fortuna disponía
quitar mi próspero mando
Qu’el bravo León d’España
mal me viene amenazando.

Su espantosa artillería
Los adarves derribando
mis villas y mis castillos
mis ciudades va ganando.

La tierra y el mar gemían
que viene señoreando
sus pendones y estandartes
y banderas levantando.

La muy gran caballería
hela, viene relumbrando
sus huestes y peonaje
all aire viene turbando.

Correme la morería
los campos viene talando
mis compañas y caudillos
viene venciendo y matando.

Las mezquitas de Mahoma
en iglesias consagrando,
las moras lleva cativas
con alaridos llorando.

Al cielo dan apellido
Viva el gran Rey don Fernando
viva la muy gran leona
Alta Reina prosperando.

Una generosa Virgen
esfuerzo les viene dando
un famoso caballero
delante viene volando.

Con una cruz colorada
y una espada relumbrando
d’un rico manto vestido
toda la gente guiando.

Encina

Musica per il Magnifico

Heinrich Isaac (c1450 - 26 marzo 1517): Un dí lieto giamai, madrigale a 3 voci su testo di Lorenzo de’ Medici, detto il Magnifico. Insieme vocale e strumentale L’homme armé.

     Un dí lieto giamai
non ebbi, Amor, da poi
che dalli lacci tuoi mi dislegai.
     Cagion della nimica
mia donna, a cui servia;
cosí convien ch’i’ dica
la sua discortesia.
Amore a tal follia
m’indusse, allor ch’i’ ruppi
i tuoi amorosi gruppi e ti lassai.
     Fanne tu, Amor, vendetta,
ché mio poter non cura;
anzi talor m’alletta
con gli occhi e m’assicura;
e poi mi strazia e giura
che te e me disprezza:
cotanto male avvezza, signor, l’hai.
     Ma, lasso, or del mio errore
m’avveggio e me ne pento,
ché sanza te, Amore,
assai piú doglia sento.
Allor qualche contento
sentiva a mezzo il lutto:
or quello è perso tutto, e vivo in guai.



Heinrich Isaac: Palle, palle, canzone a 3 voci. Versione strumentale eseguita dall’ensemble Piffaro; versione per organo (intavolatura pubblicata nel 1507) eseguita da Gabriele Giacomelli.


Heinrich Isaac: Quis dabit capiti meo aquam?, mottetto a 4 voci su testo di Agnolo Poliziano, in morte di Lorenzo il Magnifico (1492). La Capella Reial de Catalunya e Hespèrion XXI, dir. Jordi Savall.

Prima pars :
     Quis dabit capiti meo aquam?
     Quis oculis meis fontem lachrimarum dabit,
     ut nocte fleam, ut luce fleam?
     Sic turtur viduus solet,
     sic cygnus moriens solet,
     sic luscinia conqueri.
     Heu miser, o dolor!

Secunda pars, altus & tenor I:
     Laurus impetu fulminis
     illa iacet subito,
     laurus omnium celebris
     musarum choris,
     nympharum choris.
Secunda pars, bassus:
     Et requiescamus in pace.

Tertia pars :
     Sub cuius patula coma
     et Phebi lira blandius insonat
     et vox blandius insonat.
     Nunc muta omnia,
     nunc surda omnia.

Palle