Sinfonia per doppia orchestra d’archi

Dame Elizabeth Violet Maconchy Le Fanu (1907 - 11 novembre 1994): Sinfonia per doppia orchestra d’archi (1953). London Symphony Orchestra, dir. Vernon Handley.

  1. Allegro molto
  2. Lento [4:50]
  3. Allegro scherzando [11:40]
  4. Passacaglia: Lento sostenuto – Allegro – Lento [15:10]

5 pensieri riguardo “Sinfonia per doppia orchestra d’archi

  1. Buongiorno e buon inizio di settimana, caro Claudio, grazie per aver portato questa meravigliosa sinfonia, davvero un’ottima interpretazione 😊

    Considerata una delle migliori compositrici anglo-irlandesi mai esistite, Maconchy compì i suoi studi musicali a Dublino, studiando privatamente con Edith Boxhill (pianoforte) e John Francis Larchet (armonia e contrappunto). Proseguì la sua formazione al Royal College of Music di Londra, dove ebbe come insegnanti Charles Wood e Ralph Vaughan Williams.

    Durante gli anni di studio, la giovane iniziò a scrivere le sue prime composizioni, tra le quali la Sonata per violino e il Concertino per pianoforte (1927), di evidente influenza europea, in particolare bartokiana.

    Nel 1930, Maconchy decise di continuare i suoi studi musicali a Praga, dove si formò sotto la tutela di Karel Jirak. Fu proprio in questa città che avvenne il suo primo riconoscimento pubblico, in occasione dell’esecuzione del suo Concerto per pianoforte e orchestra, diretto dal suo insegnante.

    Ritornata in patria, la compositrice vide il suo secondo debutto, in occasione dell’esecuzione della sua cantata The Land ai BBC Proms, ispirata all’omonimo poema della poetessa inglese Vita Sackville-West.

    Non avendo alcuna possibilità di affermarsi senza alcun appoggio, in quanto compositrice, Maconchy si aggregò a un gruppo di compositrici per organizzare concerti regolari presso il Ballet Club di Notting Hill, un piccolo teatro di provincia, presentando al pubblico le sue opere.

    Fu propio grazie a quest’iniziativa che la compositrice poté farsi conoscere dal pubblico londinese, il quale progressivamente fu sempre più esposto alle nuove tendenze musicali e alle nuove opere di stampo avanguardista.

    Nel 1932, Maconchy si ammalò di tubercolosi e, per affrontare meglio la sua patologia, decise di spostarsi dalla capitale inglese al Kent. Sette anni più tardi, invece, ritornò a Dublino, dove compose il suo Quartetto n° 5 per archi, considerato da una certa parte della critica il suo maggiore successo.

    Nonostante i suoi problemi di salute, la compositrice si prodigò molto per migliorare le condizioni dei compositori, assumendo la carica di presidente della Composers’ Guild of Great Britain e della Society for the Promotion of New Music.

    La sua produzione annovera più di 200 composizioni, influenzate dalla musica di Bartók, di Beethoven, di Mozart e di Britten.

    Il suo stile prediligeva l’utilizzo di brevi frammenti musicali piuttosto che di concetti o modelli di grandi dimensioni, mentre la sua scrittura si basava su materiale musicale non pianificato dettagliatamente in precedenza, in modo da esplorare le possibilità implicita nelle idee musicali man mano che venivano alla luce.

    Accanto a ciò, Maconchy preferiva comporre per intervalli e, profondamente influenzata dalle risonanze prodotte da certe combinazioni intervallari, tendeva a scrivere composizioni che ruotavano attorno a uno o più intervalli, diversi in base all’opera in questione. Spesso impiegava simultaneamente sonorità maggiori e minori, creando episodi fortemente emotivi, facendosi guidare anche dal ritmo, il quale conferiva alla sua produzione grande energia, dinamismo e immaginazione.

    I suoi tredici quartetti per archi, composti tra il 1932 e il 1983, sono considerati l’apice della sua produzione musicale. Ella dimostrò grande amore per la forma del quartetto perché rappresentava un dibattito, una dialettica equilibrata tra le quattro voci, individuali e appassionate, dichiarando che “per me la musica migliore è una discussione appassionata”.

    Accanto alla musica strumentale, Maconchy scrisse vari pezzi vocali, tra i quali numerose canzoni, la maggior parte delle quali rimasero inedite e poco conosciute. In quest’ambito, si ricorda il ciclo di canzoni My Dark Heart (1981), costituito da vari pezzi su sonetti petrarcheschi dello scrittore irlandese J. M. Synge.

    Si ricordano anche tre atti unici, tra i quali l’opera comica erotica The Sofa (1959), basata su un romanzo settecentesco e stilisticamente “in dialogo con Mozart”, ritenuta scandalosa dal pubblico per la sua grande esplicitezza.

    Notevole è, infine, il suo pezzo La voce della città (1943) per coro femminile, scritto in risposta alla battaglia di Stalingrado.

    Buona giornata e a presto!

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  2. Bella vigoroso, l’Allegro molto, prima parte di questa sinfonia: gli archetti danzano a tutta forza. Descrittivo e sognante il secondo movimento, il Lento. L’Allegro è vivace e scoppiettante. La Passacaglia è la mia preferita, con le sue diverse atmosfere. Grazie per averci proposto questo bel pezzo.

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