Passacaglia-Konzert

Hans von Koessler (1853 - 23 maggio 1926): Passacaglia-Konzert in la minore per violino e orchestra (c1914). Fëdor Rudin, violino; Nürnberger Symphoniker, dir. Rudolf Piehlmayer.



L’approfondimento
di Pierfrancesco Di Vanni

Il maestro dei giganti: Hans von Koessler e l’anima tedesca nel cuore della musica ungherese

Le radici e la formazione: l’ascesa di un musicista bavarese
Hans von Koessler ha rappresentato una figura di cerniera fondamentale nella musica europea a cavallo tra il XIX e il XX secolo. La sua carriera iniziò come organista a Neumarkt, ma il suo vero apprendistato avvenne presso la prestigiosa Scuola di musica di Monaco, dove studiò organo con Joseph Rheinberger e direzione corale con Franz Wüllner. Prima di legare indissolubilmente il proprio nome all’Ungheria, Koessler consolidò la sua esperienza professionale in Germania, insegnando teoria a Dresda e lavorando come maestro di cappella presso il Teatro di Colonia.

L’epoca d’oro a Budapest: una cattedra per la storia
La svolta decisiva avvenne nel 1882, quando Koessler si trasferì a Budapest. Presso l’Accademia Nazionale di Musica ungherese, ricoprì inizialmente la cattedra di organo e canto corale, per poi essere nominato professore di composizione. In questo ruolo, Koessler divenne il mentore di quella che sarebbe diventata la “generazione d’oro” della musica ungherese. Tra i suoi banchi sedettero Béla Bartók, Zoltán Kodály, Ernst von Dohnányi, Emmerich Kálmán e Leó Weiner. Nonostante il pensionamento nel 1908 e il ritorno in Germania, il legame con i suoi allievi rimase così forte che, su pressione di Kálmán e Dohnányi, fu richiamato all’insegnamento per garantirgli una vecchiaia dignitosa. Un necrologio dell’epoca elenca ben 48 allievi illustri formati dal compositore in oltre quarant’anni di carriera.

Una produzione monumentale e dispersa
Come compositore, Koessler fu estremamente prolifico, lasciando oltre 130 opere. Il suo catalogo spaziava in ogni genere: dal teatro d’opera alla sinfonia (ne scrisse due), dai concerti per violino alla musica da camera e sacra (tra cui una messa per coro femminile e organo). Tuttavia, a causa di uno stile di vita “inquieto” e instabile, una parte considerevole della sua produzione è andata perduta o è rimasta sepolta in collezioni private. Curiosamente, nonostante la parentela con il celebre compositore Max Reger (suo cugino di secondo grado), non si riscontrano influenze musicali reciproche tra i due.

Il rapporto contrastato con Béla Bartók: tradizione contro avanguardia
Una sezione significativa della vita di Koessler riguarda il suo rapporto con Béla Bartók. Questi, allora animato da un forte spirito nazionalista, mal sopportava l’insistenza del maestro nel tenere le lezioni esclusivamente in tedesco. Il contrasto era anche artistico: Koessler incarnava il rigore didattico e il legame con la tradizione, arrivando a rimproverare al suo allievo che la sua musica mancasse di “traccia d’amore”. Dal canto suo, Bartók considerava il maestro troppo “pomposo e accademico”, preferendo l’ispirazione dirompente di Richard Strauss. Tuttavia, con il passare degli anni, questa tensione iniziale si trasformò in profondo rispetto: Bartók finì per condividere con orgoglio, insieme ai suoi colleghi ungheresi, l’onore di essere stato un allievo di Koessler.

Il Passacaglia-Konzert
Opera di rara densità formale e bellezza lirica, Koessler vi fonde la severità contrappuntistica della forma barocca (la passacaglia) con l’espansività emotiva e il virtuosismo del concerto romantico.

Il concerto si apre senza preamboli con l’enunciazione orchestrale del tema della passacaglia. È un tema in la minore, solenne e rigoroso, affidato ai registri gravi. Questa melodia funge da fondamenta granitica su cui verrà costruito l’intero edificio musicale. Il carattere è severo, quasi funebre, tipico della tradizione tedesca che il compositore insegnava con tanto rigore.
Il violino solista entra con una fioritura virtuosistica che squarcia l’atmosfera austera dell’introduzione. Invece di limitarsi a ripetere il tema, il solista inizia a ricamarvi sopra, esplorando il registro acuto con agilità. In questa fase, la musica oscilla tra la rigidità della struttura ostinata (che continua a pulsare nell’orchestra) e la libertà espressiva del violino. La scrittura orchestrale si fa densa, rivelando l’influenza di Brahms nella gestione dei legni e degli archi.
Il pezzo vira poi verso una sezione di straordinaria intensità lirica. Qui il compositore sembra rispondere indirettamente ai rimproveri fatti al giovane Bartók: la musica si riempie di quella “traccia d’amore” e di calore umano che il maestro esigeva dai suoi allievi. Il violino canta melodie ampie, quasi operistiche, sostenute da un’orchestra che si fa vellutata. Tuttavia, la passacaglia non viene mai abbandonata: il tema di base è sempre presente, trasformato in un accompagnamento pulsante o frammentato tra le sezioni.
Proseguendo, la complessità tecnica aumenta sensibilmente e Koessler sfrutta appieno le potenzialità del violino: doppie corde, arpeggi rapidissimi e salti di registro mettono alla prova l’esecutore. L’orchestra interviene con brevi strappi drammatici, creando un dialogo serrato e quasi conflittuale. La tensione cresce costantemente, portando l’ascoltatore attraverso una serie di variazioni sempre più agitate, dove il la minore originario sembra tendersi verso orizzonti armonici più moderni e instabili, pur restando ancorato alla tradizione.
Il concerto raggiunge il suo culmine in un’apoteosi sinfonica dove gli ottoni assumono un ruolo predominante. Il tema della passacaglia viene ora gridato dall’intera orchestra con una potenza che ricorda le sinfonie di Bruckner o i poemi sinfonici di Richard Strauss (che il giovane Bartók tanto ammirava). Il violino solista deve “lottare” contro questa massa sonora, producendosi in una serie di passaggi di estrema bravura che servono a riaffermare l’individualità dell’eroe-solista rispetto alla collettività orchestrale.
Dopo il grande tumulto, la musica inizia a decantare. Le variazioni finali riportano il brano verso una dimensione più intima e meditativa. C’è un senso di rassegnazione e di compiutezza e, negli ultimi minuti, il tema della passacaglia riemerge nella sua forma più pura, quasi spoglia, mentre il violino solista si spegne gradualmente in un registro etereo. Il concerto si chiude con una nota di nobile malinconia, confermando il compositore non solo come un grande didatta, ma come un compositore capace di infondere vita nuova in forme antiche, creando un ponte tra il rigore del passato e il tormento del primo Novecento.

Sinfonia per doppia orchestra d’archi

Dame Elizabeth Violet Maconchy Le Fanu (1907 - 11 novembre 1994): Sinfonia per doppia orchestra d’archi (1953). London Symphony Orchestra, dir. Vernon Handley.

  1. Allegro molto
  2. Lento [4:50]
  3. Allegro scherzando [11:40]
  4. Passacaglia: Lento sostenuto – Allegro – Lento [15:10]

BWV 582 e trascrizioni

Johann Sebastian Bach (1685 - 28 luglio 1750): Passacaglia e Fuga in do minore BWV 582. Karl Richter, organo.


Trascrizione per pianoforte di Igor Žukov eseguita dal trascrittore.


Trascrizione per pianoforte di Krystian Zimerman eseguita dal trascrittore.


Trascrizione per orchestra di Ottorino Respighi. Royal Philharmonic Orchestra, dir. Andrew Litton.


Trascrizione per orchestra di Leopold Stokowski. International Festival Youth Orchestra diretta dal trascrittore.

BWV 582

Sonnerie

Marin Marais (1656 - 1728): Sonnerie de Sainte Geneviève du Mont-de-Paris, da La Gamme et autres morceaux de symphonie (1723). Le Concert des Nations; Jordi Savall, viola da gamba e direzione; Fabio Biondi, violino; Pierre Hantaï, clavicembalo e organo positivo.

Suite española – I

È nota come Suite española una selezione di composizioni chitarristiche di Gaspar Sanz (alias Francisco Bartolomé Sanz Celma; 4 aprile 1640 - 1710) adattate per la chitarra moderna da Narciso Yepes, che qui la esegue.

  1. Españoletas
  2. Gallarda y Villano
  3. Danza de las Hachas
  4. Rujero y Paradetas
  5. Zarabanda al ayre español
  6. Passacalle de la Cavalleria de Napoles
  7. Folias
  8. La Miñona de Cataluña
  9. Canarios

È un sogno la vita

Anonimo (erroneamente attribuita a Stefano Landi, 1587-1639): Homo fugit velut umbra – Passacalli della vita a 3 voci (pubblicata nella raccolta Canzonette spirituali e morali, che si cantano nell’Oratorio di Chiavenna, 1657). Marco Beasley, voce; ensemble L’Arpeggiata, dir. Christina Pluhar.

Oh, come t’inganni
se pensi che gli anni
non han da finire:
bisogna morire.

È un sogno la vita
che par sì gradita,
è breve gioire,
bisogna morire.
Non val medicina,
non giova la china,
non si può guarire,
bisogna morire.

Non vaglion sberate,
minarie, bravate
che caglia l’ardire,
bisogna morire.
Dottrina che giova,
parola non trova
che plachi l’ardire,
bisogna morire.

Non si trova modo
di scioglier ‘sto nodo,
non vale fuggire,
bisogna morire.
Commun’è statuto,
non vale l’astuto
‘sto colpo schermire,
bisogna morire.

La morte crudele
a tutti è infedele,
ogn’uno svergogna,
morire bisogna.
È pur o pazzia
o gran frenesia,
par dirsi menzogna,
morire bisogna.

Si more cantando,
si more sonando
la cetra, o sampogna,
morire bisogna.
Si muore danzando,
bevendo, mangiando;
con quella carogna
morire bisogna.

I giovani, i putti
e gl’huomini tutti
s’hann’a incenerire,
bisogna morire.
I sani, gl’infermi,
i bravi, gl’inermi
tutt’hann’a finire,
bisogna morire.

E quando che meno
ti pensi, nel seno
ti vien a finire,
bisogna morire.
Se tu non vi pensi
hai persi li sensi,
sei morto e puoi dire:
bisogna morire.

Passacaglia a 3

Andrea Falconiero o Falconieri (c1585 - 29 luglio 1656): Passacalle a 3, dal I Libro di canzone, sinfonie, fantasie… (1650). Hespèrion XXI, dir. Jordi Savall.

La passacaglia esercita da sempre un fascino particolare sull’ascoltatore, secondo me dovuto essenzialmente a due sue caratteristiche fondamentali: una è l’andamento lento e solenne, l’altra è l’iterazione ininterrotta della linea del basso — è quello che in termini tecnici si chiama basso ostinato. L’unione dei due elementi crea un sortilegio quasi ipnotico, che induce ad abbandonarsi alla musica danzando o comunque a muoversi seguendone il ritmo. A ben vedere, sono fatte in questo modo le nenie che accompagnano i riti incantatori degli sciamani, e del resto hanno natura simile molte musiche di tradizione popolare, europee e no, che spesso hanno ispirato i musicisti “colti”.
La musica ripetitiva piace, ha successo. Penso ai minimalisti, certo, ma credo poi che non sia un caso se alcune composizioni del repertorio classico, come il Canone di Pachelbel e «Nell’antro del re della montagna» dal Peer Gynt di Grieg, caratterizzate appunto dalla ripetizione di formule armoniche e melodiche, siano recentemente diventate icone pop.

Una piccola antologia di passacaglie celebri si trova nell’articoletto intitolato A proposito della passacaglia.

Passacalle

Tempo di passagalio

Johannes Schenck (o Johan Schenk; 3 giugno 1660 - p1712): Suite in la minore per viola da gamba e basso continuo op. 6 n. 6 (pubblicato nella raccolta Scherzi musicali, 1701). Bettina Hoffmann, viola da gamba; ensemble Modo Antiquo: Alfonso Fedi, clavicembalo; Luca Franco Ferrari, viola da gamba; Paolo Fanciullacci, violone; Gian Luca Lastraioli, tiorba.

  1. Preludium
  2. Allemande
  3. Courant
  4. Sarabande
  5. Gigue
  6. Gavotte
  7. Rondeau
  8. Boure
  9. Tempo di passagalio

Passacaglia sopra un’antica melodia inglese

 
Rebecca Clarke (1886 - 13 ottobre 1979): Passacaglia on an Old English Tune per viola e piano­forte (1941). Amber Archibald, viola; Jamie Namkung, pianoforte.

La melodia sopra cui è costruita la Passacaglia è tratta dall’inno 153 (Come, Holy Ghost, our souls inspire, ossia Veni, Creator Spiritus) dell’English Hymnal del 1906 ed è attribuita a Thomas Tallis.
 


Rebecca Clarke

A proposito della passacaglia

Questo articolo è stato ispirato da Antartica e perciò a lei dedicato.

Passacaglia è il nome generico di una danza secentesca di origine spagnola e della forma musicale tradizionalmente associata alla danza stessa, in ritmo ternario e di andamento lento. Fra Seicento e Settecento la passacaglia si affermò nella musica d’arte assumendo la forma di variazioni sopra un tema, sopra uno schema armonico o sopra un basso ostinato; sotto il profilo musicale, la passacaglia è di fatto simile alla ciaccona, tanto che a lungo i due termini furono considerati equivalenti.
Numerosi musicisti si sono dedicati alla composizione di passacaglie; uno dei primi è Girolamo Frescobaldi:


Nell’ambito della musica teatrale, una passacaglia assai nota si trova nel V atto dell’Armide di Lully:


La Passacaglia con Fuga BWV 582 di Bach è uno dei più grandi capolavori della musica organistica d’ogni tempo:


Fra le passacaglie più celebri va annoverata quella in sol minore di Georg Friedrich Händel; fa parte di una Suite per clavicembalo (la n. 7, HWV 432) ed è una passacaglia sui generis perché ha ritmo binario anziché ternario. La versione originale suona così:


Nel 1897, quasi centoquarant’anni dopo la morte di Händel, il compositore norvegese Johan Halvorsen elaborò un adattamento per violino e viola della Passacaglia in sol minore:


Tanto della versione originale di Händel quanto della rielaborazione di Halvorsen esi­stono vari arrangiamenti per strumenti diversi. Fino a qualche anno fa, un adat­tamento per arpa (eseguito da Anna Palomba Contadino) era ben noto agli abbonati Rai:


Un’altra famosa passacaglia si trova nel IV movimento del Quintettino op. 30 n. 6 di Luigi Boccherini, noto anche come Musica notturna delle strade di Madrid:


È una passacaglia il Finale della Quarta Sinfonia di Brahms, costituito da una serie di 32 variazioni sopra il tema del coro conclusivo («Meine Tage in dem Leide») della cantata Nach dir, Herr, verlanget mich BWV 150 di Bach.


La passacaglia che costituisce il III movimento del Trio per violino, violoncello e pianoforte di Ravel è un brano di straordinaria intensità:


Troviamo una passacaglia, poi, fra i capolavori della musica del Novecento: è l’opus 1 di Anton Webern: