Georg Friedrich Händel (5 marzo 1685 – 1759): Suite in re minore HWV 428 (n. 3 della raccolta Suites de Pieces pour le Clavecin, 1720). Daria van den Bercken, pianoforte.
Charles-Hubert Gervais (1671 - 1744): Miserere (c1723-44). Gerlinde Sämann e Lisa Rothländer, soprani; Robert Morvai, tenore e contraltista; Nils Giebelhausen, tenore; Matthias Horn, basso; Capella Cathedralis Fulda e L’arpa festante, dir. Franz-Peter Huber.
Antonio Vivaldi (4 marzo 1678 – 1741): Nulla in mundo pax sincera, mottetto per soprano, due violini, viola e basso continuo RV 630. Emma Kirkby, soprano; Academy of Ancient Music, dir. Christopher Hogwood.
Aria
Nulla in mundo pax sincera
sine felle; pura et vera,
dulcis Jesu, est in te.
Inter poenas et tormenta
vivit anima contenta
casti amoris sola spe.
Recitativo
Blando colore oculos mundus decepit
at occulto vulnere corda conficit;
fugiamus ridentem, vitemus sequentem,
nam delicias ostentando arte secura
vellet ludendo superare.
Aria
Spirat anguis
inter flores et colores
explicando tegit fel.
Sed occulto factus ore
homo demens in amore
saepe lambit quasi mel.
Gregorio Allegri (c1582 – 1652): Miserere mei, Deus, mottetto per doppio coro a 5+4 voci (c1638) su testo del Salmo 50. Ensemble Tenebrae, dir. Nigel Short.
Miserere mei, Deus: secundum magnam misericordiam tuam.
Et secundum multitudinem miserationum tuarum, dele iniquitatem meam.
Amplius lava me ab iniquitate mea: et a peccato meo munda me.
Quoniam iniquitatem meam ego cognosco: et peccatum meum contra me est semper.
Tibi soli peccavi, et malum coram te feci: ut iustificeris in sermonibus tuis, et vincas cum iudicaris.
Ecce enim in iniquitatibus conceptus sum: et in peccatis concepit me mater mea.
Ecce enim veritatem dilexisti: incerta et occulta sapientiae tuae manifestasti mihi.
Asperges me, hyssopo, et mundabor: lavabis me, et super nivem dealbabor.
Auditui meo dabis gaudium et laetitiam: et exsultabunt ossa humiliata.
Averte faciem tuam a peccatis meis: et omnes iniquitates meas dele.
Cor mundum crea in me, Deus: et spiritum rectum innova in visceribus meis.
Ne proiicias me a facie tua: et spiritum sanctum tuum ne auferas a me.
Redde mihi laetitiam salutaris tui: et spiritu principali confirma me.
Docebo iniquos vias tuas: et impii ad te convertentur.
Libera me de sanguinibus, Deus, Deus salutis meae: et exsultabit lingua mea iustitiam tuam.
Domine, labia mea aperies: et os meum annuntiabit laudem tuam.
Quoniam si voluisses sacrificium, dedissem utique: holocaustis non delectaberis.
Sacrificium Deo spiritus contribulatus: cor contritum, et humiliatum, Deus, non despicies.
Benigne fac, Domine, in bona voluntate tua Sion: ut aedificentur muri Ierusalem.
Tunc acceptabis sacrificium iustitiae, oblationes, et holocausta: tunc imponent super altare tuum vitulos.
La storia del Miserere di Allegri è molto interessante, specie se a raccontarla è il nostro giovane amico Francesco Di Fortunato:
Johann Pachelbel (1653 - 3 marzo 1706): Ciaccona in fa minore P 43. Maurizio Mancino all’organo Nenninger della Chiesa prepositurale dei Santi Alessandro e Margherita in Melzo (Milano).
Considerata fra le più significative composizioni del musicista francone, la Ciaccona in fa minore consiste in una serie di ventidue variazioni sul tema iniziale; la complessità e la bellezza dell’insieme hanno indotto alcuni al paragone con l’arte di Bach, e in particolare con le Variazioni Goldberg.
William Byrd (c1540 - 1623): Miserere mei, Deus, mottetto a 5 voci (pubblicato in Cantiones Sacrae II, 1589, n. 20) su testo del Salmo 50, versetto 3. Rachel Garrepy, soprano; Christopher Garrepy, controtenore; Andrew Garrepy e Mark Garrepy, tenori; Michael Garrepy, basso.
Miserere mei, Deus, secundum magnam misericordiam tuam;
et secundum multitudinem miserationum tuarum, dele iniquitatem meam.
Girolamo Frescobaldi (1583 - 1º marzo 1643): Toccata IX (dal Secondo Libro di toccate, canzone, versi d’hinni, Magnificat, gagliarde, correnti et altre partite d’intavolatura di cimbalo et organo, 1627). Paolo Crivellaro all’organo della Cattedrale di Roskilde (Danimarca).
Jean-Philippe Rameau (1683 - 1764): « Contredanse en rondeau » dalla tragédie lyrique Abaris ou Les Boréades (1763, non rappresentata vivente l’autore). Les Ombres.
Giorgio Colombo Taccani (25 febbraio 1961): I muri bianchi di Endenich per pianoforte (2011). Adele D’Aronzo.
« Robert Schumann trascorre gli ultimi due anni di vita nel manicomio di Endenich, presso Bonn. Assistito amorevolmente dalla moglie Clara e da Brahms, vede divenire sempre più precari i rapporti con il mondo reale.
« I muri bianchi di Endenich trae il proprio spunto iniziale nella risonanza di questa situazione esistenziale dolorosamente frantumata: la tensione che accompagna quasi tutte le scelte figurali, sempre parossistiche ed eccessive, si disgrega in continui cambi di scena e in frenetiche rincorse di situazioni diverse, appena mitigate da brevi ripiegamenti più silenziosi.
« Con un’impostazione strutturale apertamente asimmetrica, questo convulso alternarsi di apparizioni repentine si blocca di colpo nell’ultima estesa sezione del lavoro, volutamente uniforme ed elementare: una lunga successione di accordi in fortissimo attraversa lentamente tutta la tessitura del pianoforte dall’acuto al grave.
« Come anche precedentemente, ma forse ora in modo più chiaro, emergono frammenti provenienti dalla Seconda Sonata per pianoforte di Schumann, a partire dai quali è costruito l’intero brano. »
Adriano Banchieri (1568 - 1634): tre brani dalla raccolta Canzoni alla francese a quattro voci per sonare… Libro II (1596):
– n. 7, La Guamina (di Gioseffo Guami)
– n. 6, L’Alcenagina sopra Vestiva i colli (madrigale di Palestrina) [2:11]
– n. 5, La Pomponazza [4:26]
Ensemble The King’s Noyse.
York Bowen (22 febbraio 1884 – 1961): Twenty-Four Preludes in All Major and Minor Keys per pianoforte op. 102 (1938). Joop Celis.
1. Moderato appassionato in do maggiore
2. Andante tranquillo in do minore [1:04]
3. Andante grazioso in re bemolle maggiore [3:21]
4. Allegro con fuoco in do diesis minore [5:16]
5. Allegro risoluto in re maggiore
6. Andante con moto in re minore [1:34]
7. Andantino amabile in mi bemolle maggiore [4:30]
8. Poco lento, serioso in mi bemolle minore [6:24]
9. Allegro risoluto e ritmico in mi maggiore
10. Moderato, a capriccio in mi minore [1:43]
11. Andante con moto e grazioso in fa maggiore [3:18]
12. Allegro con fuoco in fa minore [6:00]
13. Andante tranquillo in sol bemolle maggiore
14. Allegretto scherzando in fa diesis minore [2:15]
15. Allegretto grazioso in sol maggiore [3:36]
16. Moderato semplice in sol minore [5:20]
17. Andante molto espressivo in la bemolle maggore
18. Allegro con fuoco in sol diesis minore [1:55]
19. Andantino con moto in la maggiore [4:05]
20. Allegro con fuoco in la minore [6:05]
21. Andante piacevole in si bemolle maggiore
22. Allegro molto e con fuoco in si bemolle minore [2:33]
23. Andante con moto in si maggiore [3:54]
24. Moderato serioso e tragico in si minore [5:42]
Orlando di Lasso (1530/32 - 1594): Multarum hic resonat, mottetto profano a 5 voci (pubblicato in Moduli quinis vocibus nunquam hactenus editi, 1571, n. 1). Collegium Vocale e Knabenchor Hannover, dir. Philippe Herreweghe.
Multarum hic resonat concors discordia vocum,
In te virtutum vox mage grata sonat.
Religio, doctrina, genus, laus bellica, dulces
Efficiunt animi cum probitate modos.
Quarum quod numeros Princeps expleveris author,
Perfectum numeris hoc tibi sacrat opus.
Benedikt Anton Aufschnaiter (21 febbraio 1665 - 1742): Serenata in si bemolle maggiore, n. 6 della raccolta Concors discordia op. 2 (1695). L’Orfeo Barockorchester, dir. Michi Gaigg.
Pëtr Il’ič Čajkovskij (1840 - 1893): Времена года / Les Saisons op. 37a (1875-76), 2. Февраль: Масляница / Février: Carnaval. Versione originale: Valentyna Lysycja, pianoforte. Trascrizione per orchestra di Aleksandr Gauk (1893 - 1963): Orchestra da camera di Mosca, dir. Constantine Orbelian.
Brano originariamente pubblicato nel febbraio 1876 sul periodico sanpietroburghese «Нувеллист» (Nuvellist), associato a un distico di Pëtr Andreevič Vjazemskij:
Скоро масляницы бойкой
Закипит широкий пир.
Presto il vivace carnevale
eromperà in una grande festa.
L’articoletto che segue, piccolo omaggio a Umberto Eco (1932 - 19 febbraio 2016), prende in esame alcuni apocrifi di successo 🙂
Remo Giazotto (1910 - 1998): Adagio in sol minore per archi e basso continuo (1957) noto come Adagio di Albinoni. Berliner Philharmoniker, dir. Herbert von Karajan.
Compositore e musicologo, Giazotto compilò fra l’altro il catalogo sistematico delle opere di Tomaso Albinoni (1671-1751). Nel 1958 diede alle stampe l’Adagio attribuendone la paternità al maestro veneziano: si tratterebbe di una sonata a tre della quale sopravvivono soltanto il basso numerato e due frammenti della parte del I violino, dallo stesso Giazotto rinvenuti manoscritti nella Sächsische Landesbibliothek di Dresda. «L’elaboratore ha proceduto alla realizzazione del basso numerato superstite sul quale, avvalendosi di due episodi melodici (sei battute in tutto), ha creato e disposto un nesso narrativo che aderisse con assoluta fedeltà al tessuto armonico che il basso numerato originale suggeriva», spiegò lo studioso romano. Dopo la morte del quale, però, si è appurato che la Biblioteca di Dresda non conserva alcun frammento corrispondente alla descrizione, ragion per cui si ritiene che l’Adagio sia interamente opera di Remo Giazotto.
Ludwig van Beethoven (1770 - 1827) o Ludwig Nohl (1831 - 1885): Für Elise (1810?). Ivo Pogorelich, pianoforte.
La composizione oggi universalmente nota con il titolo Für Elise (Per Elisa) fu scoperta quarant’anni dopo la morte di Beethoven, nel 1867, a Monaco, presso una collezione privata, dallo studioso e scrittore tedesco Ludwig Nohl (nel ritrattino qui a sinistra). Il manoscritto, oggi perduto, secondo la testimonianza di Nohl era datato 27 aprile 1810. Ci si è a lungo interrogati sull’identità della dedicataria: poiché non risulta che Beethoven conoscesse di persona una Elise — si è parlato di Elisabeth Röckel (1793–1883), una cantante tedesca che all’epoca godeva di una certa notorietà, ma non v’è prova che i due si siano incontrati — l’opinione più diffusa è che il nome riportato sulla partitura fosse in realtà Therese (ossia Therese Malfatti von Rohrenbach zu Dezza, amata da Beethoven) e che Nohl abbia mal interpretato la grafia del compositore.
Il brano è incluso nel catalogo beethoveniano come n. 59 dei Werke ohne Opuszahl (WoO = composizioni senza numero d’opus). Va però detto che, dopo accurati studi, il musicologo italiano Luca Chiantore (vedere qui) è giunto alla conclusione che Per Elisa non sia di Beethoven: il vero autore sarebbe proprio Nohl.
Autore non identificato: Valzer in mi bemolle maggiore, attribuito a Fryderyk Chopin (1810 - 1849). Arturo Benedetti Michelangeli, pianoforte.
Di questa composizione — per la verità simile più a un Ländler che a un valzer — l’unica copia manoscritta di cui abbiamo notizia si trovava nell’album personale di Emilia Elsner (figlia di uno dei maestri di Chopin), ove però non era riportato il nome del suo autore; l’album, che conteneva alcuni brani certamente di Chopin, è andato perduto, ma era stato esaminato alla fine dell’Ottocento dal letterato e musicografo polacco Ferdynand Hoesick, il quale ne pubblicò il contenuto in un volume di supplemento all’edizione Breitkopf & Härtel delle opere complete chopiniane (Lipsia, 1902). Il Valzer in mi bemolle, a ben vedere, non ha assolutamente nulla dello stile di Chopin: opinione di diversi studiosi è che l’attribuzione al maestro polacco debba considerarsi una svista di Hoesick.
Johann Peter Kellner? (1705 - 1772): Toccata e Fuga in re minore per organo, attribuita a Johann Sebastian Bach (BWV 565). Michel Chapuis, organo.
Della questione si parlava già all’inizio degli anni 1980: «la composizione organistica nota come Toccata e fuga in re minore, n. 565 del Bach-Werke-Verzeichnis di Wolfgang Schmieder, è opera di Johann Sebastian Bach?» si chiedevano, fra gli altri, Peter Williams (BWV 565: A toccata in D minor for organ by J.S.Bach?, in «Early Music» 9/3, 1981) e David Humphreys (The D minor Toccata BWV 565, ibid. 10/2, 1982). La discussione è tuttora viva, ma è assai probabile che nelle prossime edizioni del catalogo bachiano dovremo andare a cercare il numero 565 fra le opere spurie.
Riassumendo:
Il più antico manoscritto noto della Toccata e fuga è una copia eseguita da Johann Ringk (1717-1778), allievo di J. P. Kellner, a sua volta allievo di Bach. Studiando il documento, Williams è giunto a questa conclusione: non si tratta di un’opera originale, bensì della trascrizione di un brano originariamente concepito per violino solo.
Humphreys ha attribuito il brano appunto a Johann Peter Kellner, allievo di Bach intorno al 1729 e maestro di Ringk.
Bernhard Billeter ritiene invece che si tratti di un adattamento di un brano clavicembalistico (Bachs Toccata und Fuge d-moll für Orgel BWV 565 – ein Cembalowerk?, in «Die Musikforschung» 50/1, 1997).
Nel 1995 Rolf Dietrich Claus ha pubblicato uno studio (Zur Echtheit von Toccata und Fuge d-moll BWV 565, Colonia, Verlag Dohr) nel quale sostiene che la composizione, di probabile origine violinistica, non può essere un’opera giovanile di Bach – come si era sempre pensato, ritenendo di poter così giustificare le sue molte incongruenze – e giunge alla conclusione che debba essere attribuita a un compositore della generazione dei figli di Bach. Nella 2ª edizione ampliata (1999) Claus risponde punto per punto a coloro che avevano criticato e confutato le sue tesi.
Nel 2000 Stephan Emele presenta una dissertazione dedicata a Kellner (Ein Beispiel der mitteldeutschen Orgelkunst des 18. Jahrhunderts: Johann Peter Kellner), considerato quale probabile autore della Toccata e fuga in re minore. L’analisi stilistica è dettagliata e abbastanza convincente (si veda il sito della Johann-Peter-Kellner-Gesellschaft).
Nel 2005 Eric Lewin Altschuler ipotizza che tanto la Toccata e Fuga BWV 565 quanto la Ciaccona della Seconda Partita per violino BWV 1004 potessero essere in origine brani per liuto (Were Bach’s Toccata and Fugue BWV565 and the Ciaccona from BWV1004 Lute Pieces?, in «The Musical Times» 146/1893).
Penso che chiunque abbia un po’ di dimestichezza con le composizioni del Kantor di Lipsia difficilmente potrà trovarsi in totale disaccordo con gli studiosi sopra menzionati: BWV 565 non sembra essere di Bach; la magniloquenza fine a sé stessa, l’elementare semplicità dell’armonia, l’inconsistenza del contrappunto sono rivelatrici. Il vero Bach è altrove.
Grace Williams (19 febbraio 1906 - 1977): Sinfonia concertante per pianoforte e orchestra (1941). Huw Watkins, pianoforte; BBC Symphony Orchestra, dir. Baldur Brönnimann.
Paul Fetler (17 febbraio 1920 - 2018): Secondo Concerto per violino e orchestra (1980). Aaron Berofsky, violino; Ann Arbor Symphony Orchestra, dir. Arie Lipsky.
Sebastiano Festa (c1490/95 - 1524): Se ‘l pensier che mi strugge, madrigale su testo di Francesco Petrarca (Canzoniere CXXV:1 e 3). Sabine Lutzenberger, soprano; Kirsty Whatley, arpa.
Se ’l pensier che mi strugge,
com’è pungente et saldo,
cosí vestisse d’un color conforme,
forse tal m’arde et fugge,
ch’avria parte del caldo,
et desteriasi Amor là dov’or dorme;
men solitarie l’orme
fôran de’ miei pie’ lassi
per campagne et per colli,
men gli occhi ad ognor molli,
ardendo lei che come un ghiaccio stassi,
et non lascia in me dramma
che non sia foco et fiamma.
Dolci rime leggiadre
che nel primiero assalto
d’Amor usai, quand’io non ebbi altr’arme,
chi verrà mai che squadre
questo mio cor di smalto
ch’almen com’io solea possa sfogarme?
Ch’aver dentro a lui parme
un che madonna sempre
depinge et de lei parla:
a voler poi ritrarla
per me non basto, et par ch’io me ne stempre.
Lasso, cosí m’è scorso
lo mio dolce soccorso.
Michael Praetorius (ovvero Schultheiß; 1571 - 15 febbraio 1621): La Canarie (da Terpsichore, Musarum Aoniarum, 1612, n. 31). Eduardo Antonello esegue tutte le parti.
Canaria o canario (anche canarie, canary) è una danza rinascimentale ispirata da una forma tradizionale propria delle isole Canarie, probabilmente quella nota come tajaraste. Era molto diffusa in Europa fra Cinque e Seicento, tanto che venne menzionata anche da Shakespeare (in Pene d’amor perdute, in Tutto è bene quel che finisce bene e nelle Allegre comari di Windsor). Di andamento rapido, in ritmo ternario o doppio ternario, soddisfaceva la tendenza esotizzante della società del tempo con la bizzarria dei suoi movimenti, che alternavano saltelli e passi martellati (tacco e punta).
Viene menzionata per la prima volta nel Libro de Música de vihuela (1552) di Diego Pisador, che però non la descrive come una danza bensì come un canto funebre (endecha de canario). I più antichi esempi musicali si trovano nei trattati di danza della fine del Cinquecento. Nel Ballarino (1588) Fabrizio Caroso la pone a conclusione della coppia gagliarda-saltarello (o rotta); ne dà inoltre una descrizione completa, come danza autonoma, articolata in sei mutanze (serie di figure). Tanto Thoinot Arbeau nell’Orchésographie (1588) quanto padre Marin Mersenne nell’Harmonie universelle (1636) ne sottolineano il carattere selvaggio. Compare anche nelle Nuove inventioni di balli (1604) di Cesare Negri.
Caduta in disuso, come danza, nella seconda metà del Seicento, entrò tuttavia a far parte della suite strumentale e fu accolta anche nell’opera: se ne possono trovare esempi in composizioni di Jacques Champion de Chambonnières e di François Couperin, nelle Pièces de clavessin op. II (1669) di Johann Caspar Ferdinand Fischer, nel Suavioris harmoniae instrumentalis hyporchematicae Florilegium (1ª parte, 1695) di Georg Muffat e ancora in lavori di Jean-Baptiste Lully, Johann Kusser, Georg Philipp Telemann e Jan Dismas Zelenka, e inoltre nella semi-opera tragicomica in cinque atti di Henry Purcell The Prophetess, or The History of Dioclesian (1695).
Occasionalmente, il ritmo e l’andamento propri di questa danza si trovano in composizioni più recenti, come per esempio la suite Ballet de cour (1901-04) di Gabriel Pierné.
(Testo tratto dal Dizionario di musica della Utet [DEUMM], riveduto e ampliato.)
Steven Stucky (1949 – 14 febbraio 2016): Silent Spring, poema sinfonico (2011). Pittsburgh Symphony Orchestra, dir. Manfred Honeck.
Il brano fu composto per celebrare il cinquantenario della pubblicazione del celebre saggio omonimo di Rachel Carson, saggio che diede origine al movimento ambientalista.
Johann Joseph Fux (1660 - 13 febbraio 1741): Ouverture (Suite) in sol minore K 355 (pubblicata in Concentus Musico-Instrumentalis op. 1, 1701). Armonico Tributo Austria, dir. Lorenz Duftschmid.
Luca Marenzio (1553 o 1554 - 1599): Deh Tirsi, anima mia, madrigale a 5 voci (dal Sesto libro de madrigali a cinque voci, 1594, no. 11) su testo di Giovanni Battista Strozzi. La Venexiana, dir. Claudio Cavina.
Deh Tirsi, anima mia, perdona
A chi t’è cruda sol dove pietosa
Esser non può; perdona a questa solo
Nei detti e nel sembiante
Rigida tua nemica ma nel core
Pietosissima amante.
E se pur hai desio di vendicarti,
Deh, qual vendetta haver puoi tu maggiore
Del tuo proprio dolore?
Ché se tu se’l cor mio,
Come se’ pur mal grado
Del cielo e de la terra,
Qual hor piagni e sospiri
Quelle lagrime tue sono il mio sangue,
Que’ sospiri il mio spirto; e quelle pene,
E quel dolor che senti
Son miei non tuoi tormenti.
Tomás Luis de Victoria (1548 - 1611): O quam gloriosum est regnum, mottetto a 4 voci (da Motecta, que partim quaternis, partim quinis, alia senis, alia octonis vocibus concinuntur, vol. I, 1572, n. 1). The Sixteen, dir. Harry Christophers
O quam gloriosum est regnum
in quo cum Christo gaudent omnes Sancti!
Amicti stolis albis,
sequuntur Agnum, quocumque ierit.
John Luther Adams (1953): Become Ocean per orchestra (2013). Seattle Symphony Orchestra, dir. Ludovic Morlot.
Questa composizione, cui è stato assegnato il Premio Pulitzer per la musica nel 2014, è stata definita dal critico statunitense Alex Ross « the loveliest apocalypse in musical history ».
Giaches de Wert (c1535 - 1596): Non tanto il bel palazzo, madrigale a 5 voci (dal Sesto libro de madrigali a cinque voci, 1577, n. 4) su testo di Ludovico Ariosto (Orlando furioso VII:10, con qualche variante). La Compagnia del Madrigale.
Non tanto il bel palazzo è sì eccellente,
perché vinca tant’altri di vaghezza,
quanto ch’egli ha la più piacevol gente
che sia nel mondo, e di più gentilezza.
Poco l’una dall’altra differente,
e di fiorita etade e di bellezza:
sola dell’altre Giulia è la più bella,
sì come è bello il sol più d’ogni stella.