Musica per un orologio

Georg Friedrich Händel (1685 - 14 aprile 1759): 6 Pezzi per l’orologio musicale di Charles Clay (c1740). Tibor Pinter all’organo Silbermann della Marienkirche di Rötha (Sassonia).

  1. Gigue
  2. Air [0:35]
  3. Voluntary or A Flight of Angels [1:31]
  4. Sonata [2:25]
  5. Air [3:48]
  6. Gigue [4:26]


L’approfondimento
di Pierfrancesco Di Vanni

L’ingegno e l’armonia: Händel e i pezzi per l’orologio musicale di Charles Clay

Il fascino dell’automa nel Settecento
Nel panorama della musica barocca, la figura di Georg Friederich Händel emerge solitamente per la monumentalità dei suoi oratori, la drammaticità delle sue opere italiane e la solennità della sua musica cerimoniale. Tuttavia, esiste un angolo meno esplorato, ma straordinariamente affascinante, della sua produzione: i brani composti per gli orologi musicali di Charles Clay. Händel collaborò infatti con uno dei più brillanti orologiai e inventori dell’epoca per dare voce a vere e proprie “macchine musicali” che rappresentavano il vertice della tecnologia e del lusso del XVIII secolo. Questi pezzi non sono semplici curiosità meccaniche, ma costituiscono una testimonianza preziosa della prassi esecutiva dell’epoca, della versatilità del compositore e della nascente estetica della riproduzione meccanica del suono, che avrebbe successivamente influenzato compositori come Haydn, Mozart e Beethoven.

Charles Clay e il trionfo della meccanica
Clay fu un inventore e orologiaio originario dello Yorkshire, stabilitosi poi a Londra. Egli non era un semplice artigiano, ma un visionario che cercava di fondere l’alta orologeria con le arti visive e la musica. Le sue creazioni – note come “orologi musicali” ovvero “orologi a rintocchi” – erano mobili monumentali che potevano superare i due metri di altezza. Essi non si limitavano a segnare l’ora, ma erano veri e propri piccoli organi a canne automatizzati: attraverso un complesso sistema di rulli chiodati, mantici e minuscole canne d’organo, tali macchine potevano eseguire composizioni polifoniche con una precisione sovrumana. Il capolavoro del famoso inventore, il Temple of the Four Great Monarchies of the World, attirò l’attenzione della famiglia reale britannica e dell’aristocrazia europea. Per rendere questi oggetti appetibili ai collezionisti più raffinati, il nostro comprese che non bastava la perfezione meccanica, ma occorreva che la musica fosse della massima qualità: fu così che si rivolse al “caro Sassone”, il compositore più celebre in Inghilterra, ossia Händel.

La collaborazione tra Händel e Clay
I due iniziarono a collaborare stabilmente intorno alla metà degli anni ’30 del Settecento. Per il celebre compositore, questa non era solo un’operazione commerciale redditizia, ma un’opportunità per sperimentare con un mezzo che garantiva una precisione ritmica e ornamentale assoluta, libera dalle debolezze umane dei musicisti di fila. Egli compose una serie di brani specificamente pensati per i limiti e le possibilità degli strumenti di Clay: questi avevano solitamente un’estensione limitata e una polifonia che non poteva superare un certo numero di voci simultanee a causa della pressione dell’aria e dello spazio sul rullo. I manoscritti originali di questi pezzi furono conservati nella celebre collezione di lord Aylesford, un amico e mecenate di Händel che acquisì molti dei suoi autografi. Grazie al suo lavoro di conservazione, oggi possiamo identificare con precisione i brani destinati all’orologio di Clay.

Il fenomeno dell’autoimprestito: dal Pastor fido all’orologio
Uno degli aspetti più interessanti dell’opera di Händel per Clay è la sua tendenza a riutilizzare materiali preesistenti. Molti dei temi presenti nei brani per l’orologio musicale si ritrovano nelle sue opere (come Il pastor fido) o nei suoi pezzi per tastiera. Viene spontanea una domanda: perché un compositore del calibro di Händel avrebbe dovuto riciclare la propria musica per un orologio? In primo luogo, per motivi di popolarità, in quanto i proprietari di questi costosi oggetti volevano ascoltare melodie che già conoscevano e amavano, le hit del momento. In secondo luogo, Händel considerava la musica meccanica come una forma di diffusione “discografica” ante litteram e avere le proprie arie che suonano nei salotti della nobiltà a ogni scoccare dell’ora era un formidabile strumento di marketing.

Il valore storico: un “fossile” della prassi esecutiva
Il valore di questi pezzi per i musicologi contemporanei è inestimabile: poiché i brani venivano incisi sui rulli meccanici durante la vita del compositore e sotto la sua supervisione (o quella di assistenti fidati come John Christopher Smith), essi rappresentano una registrazione “congelata” del tempo. I rulli ci forniscono infatti indicazioni precise sulla velocità (il tempo) a cui Händel immaginava che i suoi pezzi venissero eseguiti e questo contribuisce a risolvere dibattiti secolari su quanto veloce dovesse essere un Allegro händeliano. Ancora, nel XVIII secolo l’ornamentazione era spesso lasciata all’improvvisazione dell’esecutore, ma un orologio musicale non può improvvisare e, di conseguenza, ogni trillo, appoggiatura o mordente doveva essere programmato: i pezzi per Clay sono perciò una fonte primaria per capire come Händel volesse che le sue melodie fossero ornate. Da ultimo, la spaziatura tra i chiodi infissi sul cilindro fonotattico determina lo staccato e il legato: analizzando i cilindri che ci sono pervenuti, gli studiosi hanno potuto dedurre l’articolazione corretta per la musica tastieristica del tempo.

La tecnologia dell’orologio musicale
Per comprendere appieno la musica, bisogna dapprima comprendere la macchina. Gli orologi di Clay erano composti da tre parti principali: il movimento cronometrico (l’orologio vero e proprio), il sistema di alimentazione (un peso separato che azionava i mantici per fornire aria alle canne) e il cilindro fonotattico (un rullo di legno sulla cui superficie erano infissi piccoli chiodi che, durante un regolare movimento rotatorio del rullo, agivano sulle valvole delle canne, permettendo all’aria di passare e produrre il suono). Le sfide per il compositore erano quelle di evitare di sovraccaricare il mantice (troppe note contemporaneamente avrebbero esaurito l’aria troppo in fretta) e di rispettare la durata fissa del giro del cilindro.

Estetica e filosofia: l’uomo e la macchina
La produzione del compositore per lo strumento di Clay si inserisce in un dibattito filosofico profondo del XVIII secolo: la natura dell’automa. Numerosi pensatori, come il francese Julien Offray de La Mettrie (L’homme machine), esplorarono l’idea che gli esseri viventi fossero complessi meccanismi. All’epoca, si riteneva che la musica meccanica rappresentasse l’ordine perfetto, l’universo razionale di Newton tradotto in suono: quando un orologio di Clay suonava un brano di Händel, un ascoltatore del 1740 provava un senso di meraviglia quasi mistico; era l’armonia delle sfere celesti resa udibile attraverso l’ingegno umano. Händel, con il suo pragmatismo, fu abile nel cogliere questa fascinazione, nobilitandola tramite composizioni che superavano la mera funzione di segnale orario.

La fortuna dell’opera, la riscoperta moderna e le sfide per gli strumenti odierni
Dopo la morte dei due sodali, questi orologi caddero gradualmente in disuso, sostituiti da tecnologie più moderne o semplicemente distrutti dal tempo e dall’usura dei meccanismi in legno. Tuttavia, alcuni esemplari sono sopravvissuti, come quello conservato al Castello di Windsor o al Museum Speelklok di Utrecht. La riscoperta moderna di questi pezzi si deve in gran parte al lavoro di trascrittori e clavicembalisti e, sebbene nati per un organo meccanico, essi sono diventati parte del repertorio per clavicembalo e organo. Tuttavia, eseguirli sugli strumenti attuali pone diverse sfide. La prima è la natura “perpetua” di alcuni passaggi: la macchina non ha bisogno di respirare e non soffre di fatica muscolare. In più, alcuni abbellimenti sono così serrati che richiedono un’agilità estrema delle dita. Ancora, la registrazione originale per l’orologio prevedeva spesso canne di 4 piedi o addirittura di 2 piedi (quindi suoni molto acuti), il che conferiva alla musica un carattere brillante e quasi “celestiale”. Per ottenere gli stessi risultati sull’organo moderno, è consigliabile utilizzare registri chiari e brillanti che emulino quell’effetto originale.

L’eredità di Händel e Clay
La collaborazione tra i due fu il preludio a una lunga tradizione: pochi decenni dopo, Haydn e Mozart avrebbero composto i loro celebri pezzi per orologio (od organo) meccanico. Tuttavia, senza l’esperimento pionieristico del “caro Sassone”, forse non avremmo avuto la stessa attenzione da parte dei grandi compositori verso le macchine musicali: Händel dimostrò infatti che la musica “industriale” non doveva necessariamente essere di basso livello ma, al contrario, la limitazione del mezzo meccanico servì a distillare la sua scrittura, rendendola pura, essenziale e perfetta.

Analisi dei brani proposti
Il primo pezzo, una vibrante giga, è un capolavoro di economia tematica: si basa su un tema a balzi, derivato parzialmente da un’aria del Pastor fido. La sua caratteristica principale è l’inarrestabile movimento di crome che crea un effetto di moto perpetuo. I trilli sono perfettamente integrati nel flusso ritmico, eseguiti con una rapidità che un clavicembalista umano troverebbe faticosa da mantenere con tale costanza. La struttura è binaria, con una modulazione alla dominante nella prima parte, tipica della danza barocca.
Il secondo pezzo è un’aria dal carattere nobile e lirico, una trascrizione (o riadattamento) della celebre melodia «Sì, tra i ceppi» dall’opera Berenice. La linea musicale si caratterizza per gli ampi intervalli e le appoggiature espressive, mentre il registro utilizzato è leggermente più grave rispetto alla giga precedente, conferendo al brano un calore quasi orchestrale.
Il pezzo successivo è invece il più complesso e affascinante: il suo titolo alternativo, A Flight of Angels, è perfettamente evocativo. La struttura del brano è più libera rispetto alle danze, richiamando la forma del voluntary inglese (un preludio o postludio organistico). Si caratterizza per le scale rapide e discendenti e gli arpeggi spezzati che attraversano l’intera estensione dello strumento: l’effetto è quello di un turbinio di note che sembrano scendere dall’alto (da qui il riferimento agli angeli). La scrittura è densa, con passaggi di grande virtuosismo sopra un basso solido e cadenzato.
La sonata ritorna invece a una struttura più formale e razionale: si tratta di un movimento in stile galante, dove la chiarezza della trama è predominante. Essa si caratterizza per un uso insistente di semicrome e un dialogo serrato tra le tessiture e, nonostante la brevità, il brano presenta uno sviluppo tematico in miniatura, con un tema principale energico che viene frammentato e riproposto in diverse altezze. È interessante notare come Händel sfrutti la tipica dinamica “a terrazze” barocca: sebbene l’orologio non possa produrre crescendo o diminuendo, la densità delle note (più note suonate contemporaneamente) crea una percezione di intensità maggiore, dando enfasi alle cadenze.
La seconda aria è più meditativa rispetto alla precedente: il tema è dolce, quasi una pastorale, e richiama alcune arie del compositore scritte per i suoi oratori più intimi. Il brano è semplice ed efficace, con frequenti pedali di tonica che stabilizzano la melodia. La bellezza qui risiede nella simmetria delle frasi, eseguite con una regolarità metronomica. Questa “perfezione del tempo” era ciò che affascinava i contemporanei di Händel: la capacità della macchina di non accelerare né rallentare, rendendo la musica un riflesso dell’ordine cosmico.
La seconda giga, infine, ha un carattere più rustico e saltellante. Tecnicamente, questo brano sfrutta molto gli intervalli di terza e sesta, tipici dello stile coreutico di Händel. Il ritmo è incisivo e l’uso del registro acuto è predominante, creando un finale brillante e gioioso. La chiusura del pezzo è netta, senza rallentando, sottolineando ancora una volta la natura meccanica dell’esecuzione: la musica finisce esattamente quando il rullo completa il suo giro, lasciando nell’ascoltatore un senso di compiutezza e meraviglia tecnica.

In tutti e sei i pezzi, il compositore dimostra una comprensione profonda dello strumento orologio e la sua scrittura evita la saturazione armonica che avrebbe potuto bloccare la meccanica, preferendo linee melodiche agili e trasparenti. Questa non è “musica minore”, ma un’esplorazione del limite: quanto può essere espressiva una macchina? Grazie al genio di Händel, questi brani trasformano un meccanismo di precisione in un interprete sensibile, capace di restituire la grazia e il vigore del Barocco inglese con una fedeltà che nessun interprete umano, condizionato dal tempo e dalla stanchezza, potrebbe mai eguagliare.

Qual farfalletta

Georg Friedrich Händel (1685 - 1759): «Qual farfalletta», aria dal II atto, scena 7a, dell’opera Partenope HWV 27 (1730), libretto di Silvio Stampiglia. Amanda Forsythe, soprano; Apollo’s Fire, dir. Jeannette Sorrell.

Qual farfalletta
Giro a quel lume
E ’l mio Cupido
Le belle piume
Ardendo va.

Quel brio m’alletta
Perché m’è fido,
La mia costanza
Ogn’altra avanza,
Cangiar non sa.



L’approfondimento
di Pierfrancesco Di Vanni

Il volo incantato della farfalla: analisi di «Qual farfalletta» di Händel

L’aria «Qual farfalletta» è tratta dal dramma per musica Partenope – la prima opera comica (o, piuttosto, non seria) di Händel – composta tra il 1726 e il 1730 su libretto di Silvio Stampiglia. In quest’aria, il personaggio di Rosmira (che è travestita da uomo, con il nome di Eurimene, per spiare il suo ex amante Arsace) paragona sé stessa a una farfalla attratta irresistibilmente da una fiamma, pur sapendo del pericolo. La fiamma è Arsace, verso cui prova ancora un’attrazione fatale. L’aria è un classico esempio di «aria col Da capo» (ABA′), tipica dell’opera barocca, che permette al cantante di esibire virtuosismo e capacità espressiva, specialmente nella ripresa ornata della prima sezione.
L’aria si apre con un vivace e brillante ritornello strumentale. L’orchestrazione, tipicamente händeliana, prevede archi e basso continuo. Il motivo principale, leggero e danzante, evoca immediatamente l’immagine del volo agile e un po’ incerto della farfalla. La tonalità maggiore conferisce luminosità e un senso di giocosa agitazione.
Il soprano entra con una linea vocale che riprende e sviluppa il materiale tematico del ritornello. La melodia è caratterizzata da agilità, con passaggi di coloratura e melismi che dipingono musicalmente il «girare» e il volo della farfalla. La parola «lume» (luce/fiamma) è spesso enfatizzata. Le «belle piume» e l’«ardendo va» sono rese con passaggi virtuosistici che esprimono sia la bellezza che il pericolo imminente. L’orchestra fornisce un supporto ritmico e armonico solido ma trasparente.
Segue una sezione contrastante, tipica delle forme tripartite. La tonalità cambia e il carattere musicale si fa leggermente più riflessivo e meno frenetico, sebbene mantenga una certa vivacità («quel brio»). Le linee melodiche diventano più cantabili e meno dominate dalla coloratura estrema della prima sezione, pur richiedendo sempre grande controllo e sensibilità espressiva. Le parole «costanza» e «cangiar non sa» sono trattate con una certa enfasi, suggerendo la (forse auto-imposta) determinazione del personaggio. L’accompagnamento orchestrale si adatta, divenendo più sostenuto, ma sempre partecipe.
Ritorna la musica della prima sezione ma, come da prassi barocca, la linea vocale è abbondantemente ornata dalla cantante. L’energia dell’orchestra sostiene magnificamente questa esplosione di virtuosismo.

Amanda Forsythe

Arrangiamenti della regina di Saba

Georg Friedrich Händel (1685 - 14 aprile 1759): «Arrival of the Queen of Sheba», sinfonia (preludio) al III atto dell’oratorio Solomon HWV 67 (1749). The Sixteen, dir. Harry Christophers.

Gli adattamenti di questo brano per organici diversi dall’originale sono numerosi. Ve ne propongo alcuni, scegliete voi quelli che vi piacciono di più 🙂

  • per organo: Gert van Hoef all’organo della Chiesa di San Martino in Dudelange (Lussemburgo)
  • per quartetto di sassofoni: Amethyst Quartet
  • per arpa: Ekaterina Afanasieva
  • per flauti dolci e orchestra: Lucie Horsch e Charlotte Barbour-Condini, flauti; The Academy of Ancient Music, dir. Bojan Čičić

  • per mandolini e chitarre, tutti suonati da Ben Bosco
  • per ensemble di ottoni: 10forBrass.

GFH

Cogli la rosa – II

Georg Friedrich Händel (1685 - 1759): Sarabanda, dal III atto dell’opera Almira HWV 1 (1705). Akademie für Alte Musik Berlin, dir. Bernhard Forck.


Franz Liszt (1811 - 31 luglio 1886): Sarabande und Chaconne aus dem Singspiel «Almira» von Georg Friedrich Händel per pianoforte S 181 (1879). Joel Hastings.

S 181

Cogli la rosa – I

Georg Friedrich Händel (1685 - 1759): «Lascia la spina», dall’oratorio Il trionfo del Tempo e del Disinganno HWV 46a (1707) su testo di Benedetto Pamphili. Mary Bevan, soprano; Academy of Ancient Music, dir. Christopher Bucknall.

Lascia la spina,
cogli la rosa;
tu vai cercando
il tuo dolor.

Canuta brina
per mano ascosa
giungerà quando
nol crede il cuor.


Georg Friedrich Händel: «Lascia ch’io pianga», dal II atto dell’opera Rinaldo HWV 7 (1711) su libretto di Giacomo Rossi. Patricia Petibon, soprano; Venice Baroque Orchestra.

Lascia ch’io pianga
mia cruda sorte
e che sospiri
la libertà.

Il duolo infranga
queste ritorte
de’ miei martiri
sol per pietà.


William Babell (1689/90 - 1723): «Lascia ch’io pianga» di Händel, trascrizione per clavicembalo eseguita da Erin Helyard.

Lascia ch'io pianga Händel: «Lascia ch’io pianga», manoscritto autografo (1711)

Date palmas nobiles

Georg Friedrich Händel (1685 - 14 aprile 1759): Silete, venti, mottetto per soprano e orchestra HWV 242 (c1724). Karina Gauvin, soprano; Les Violons du Roy, dir. Bernard Ladabie.

Symphonia: Largo – Allegro

Recitativo accompagnato: Larghetto [2:14]

Silete venti, nolite murmurare frondes,
quia anima mea dulcedine requiescit.

Aria: Andante ma larghetto [5:35]

Dulcis amor, Jesu care,
quis non cupit te amare?
Veni, transfige me!
Si tu feris, non sunt clades:
tuae plagae sunt suaves,
quia totus vivo in te.

Accompagnato [12:43]

O fortunata anima!
O jucundissimus triumphus!
O felicissima laetitia!

Aria: Andante – Allegro – Da capo: Andante [13:15]

Date serta, date flores;
me coronent vestri honores;
date palmas nobiles.
Surgant venti
Et beatae spirent almae fortunatae
Auras coeli fulgidas.

Presto [22:13]

Alleluja.


Concerto per organo e orchestra – XIV

 
Georg Friedrich Händel (1685 - 1759): Concerto in la maggiore per organo, archi e basso continuo HWV 296a. Lorenzo Ghielmi, organo e direzione; La Divina Armonia.

  1. Largo e staccato
  2. Organo ad libitum [4:21]
  3. Andante [6:35]
  4. Grave [10:26]
  5. Allegro [11:07]

Il 1° marzo 1979 iniziai a lavorare per la Utet: quel giorno divenni ufficialmente un membro della Redazione dell’enciclopedia della musica, la quale avrebbe poi assunto la denominazione di Dizionario enciclopedico universale della musica e dei musicisti (DEUMM) e con questo titolo sarebbe stata pubblicata dalla Casa editrice torinese fra il 1983 e il 2005.
L’enciclopedia era stata concepita nel 1975 dal professor Alberto Basso, consulente della Utet per le opere musicologiche. Basso aveva chiesto e ottenuto dall’Azienda che i redattori potessero lavorare sotto la sua guida diretta: l’attività redazionale si svolgeva dunque, all’epoca, nell’abitazione del professore, in una graziosa villa sita in un’amena località della collina torinese, famosa per le sue ciliegie.
Oggi voglio fare un piccolo omaggio a Loredana Montanaro, gentile consorte del professore, ospite squisita e infinitamente paziente, nonché appassionata cultrice dei concerti per organo di Händel.

🇬🇧 On March 1, 1979 I started working for Utet (Unione tipografico-editrice torinese, an esteemed Turin publishing house): on that day I officially became a member of the editorial team of the encyclopedia of music, which was later given the title Dizionario enciclopedico universale della musica e dei musicisti (Deumm) and was published between 1983 and 2005.
The encyclopedia was conceived in 1975 by Professor Alberto Basso, Utet consultant for musicological works. Basso had requested and obtained from the Company that the editors could work under his direct guidance: the editorial activity therefore took place, at the time, in the professor’s home, in a lovely villa located in a charming town on the Turin hills, renowned for the production of cherries.
Today I want to pay a tribute to Loredana Montanaro, the professor’s kind wife, an exquisite and infinitely patient host, as well as a passionate lover of Handel’s organ concertos.


Concerto per organo e orchestra – XIII

Georg Friedrich Händel (23 febbraio 1685 - 1759): Concerto in sol minore per organo e archi op. 7 n. 5, HWV 310. Lorenzo Ghielmi, organo e direzione; La Divina Armonia.

  1. Staccato ma non troppo allegro
  2. Adagio. Organo ad libitum [2:59]
  3. Andante larghetto e staccato [4:23]
  4. Adagio. Organo ad libitum [8:49]
  5. Menuet [9:27]
  6. Gavotte [11:17]

Nel III movimento, uno dei più famosi ostinati del repertorio barocco.

Dalla Suite al Concerto grosso

Friedrich Wilhelm Zachow o Zachau (14 novembre 1663 - 1712): Suite in si minore per clavicembalo. Carole Cerasi.

  1. Allemand
  2. Courant [3:48]
  3. Saraband [5:05]
  4. Fuga finalis [7:10]

Zachow, Suite h-moll, IV

Händel, allievo di Zachow, utilizzò il tema della «Fuga finalis» della Suite in si minore nell’ultimo movimento del Concerto grosso op. 6 n. 12.

Georg Friedrich Händel (1685 - 1759): Concerto grosso in si minore op. 6 n. 12, HWV 330 (1740). Orchestra da camera L’Arco Magico, dir. Antonio Puccio.

  1. Largo
  2. Allegro [2:11]
  3. Larghetto, e piano [5:14]
  4. Largo [8:57]
  5. Allegro [10:06]

HWV 330.5

See, the conqu’ring hero comes!

Georg Friedrich Händel (1685 - 14 aprile 1759): «See, the conqu’ring hero comes!», coro (n. 58) dall’oratorio Judas Maccabaeus HWV 63 (1747) su testo di Thomas Morell. Wands­worth School Boys Choir, English Chamber Orchestra, dir. sir Charles Mackerras.

Youths :

See, the conqu’ring hero comes!
Sound the trumpets! Beat the drums!
Sports prepare! The laurel bring !
Songs of triumph to him sing!

Virgins :

See the godlike youth advance!
Breathe the flutes and lead the dance!
Myrtle wreaths and roses twine
to deck the hero’s brow divine!

Israelites :

See, the conqu’ring hero comes!
Sound the trumpets! Beat the drums!
Sports prepare! The laurel bring!
Songs of triumph to him sing!
See, the conqu’ring hero comes!
Sound the trumpets! Beat the drums!


Ludwig van Beethoven (1770 - 1827): 12 Variationen über ein Thema aus dem Oratorium «Judas Maccabäus» von Händel per violoncello e pianoforte WoO 45 (1796). Yo-Yo Ma, violoncello; Emanuel Ax, pianoforte.

WoO 45

Eine kleine Nichtmusik

P.D.Q. Bach ovvero Peter Schickele (1935 - 2024): Eine kleine Nichtmusik (1977). The New York Pick-up Ensemble, dir. Peter Schickele.
Ecco un quodlibet alquanto irriverente. Se non riuscite a individuare tutte le compo­si­zioni citate, oltre ovviamente alla serenata quasi omonima (K 525) di Mozart, ne potete trovare qui di seguito i titoli, elencati in ordine di apparizione 😀

I movimento:

  – Anonimo: Turkey in the Straw [0:06]
  – Liszt: Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 [0:29]
  – Brahms: Sinfonia n. 3, IV movimento [0:32]
  – Mozart: duetto «Là ci darem del mano» dal Don Giovanni [0:39]
  – Mozart: Concerto per pianoforte n. 23, I movimento [0:46]
  – Mozart: «Voi che sapete» dalle Nozze di Figaro [0:53]
  – Anonimo: Canto dei battellieri del Volga [0:58]
  – Anonimo: D’ye ken John Peel? (canzone tradizionale inglese) [1:17]
  – Mozart: Sinfonia n. 1, I movimento [1:25]
  – Anonimo: El jarabe tapatio [1:33]
  – Mozart: «Voi che sapete» dalle Nozze di Figaro [1:40]
  – Rachmaninov: Concerto per pianoforte n. 2, I movimento [1:47]
  – Sousa: The Thunderer [2:11]
  – Beethoven: Sinfonia n. 7, IV movimento [2:14]
  – Mozart: Sinfonia n. 41 (Jupiter), IV movimento [2:32]
  – Dvořák: Sinfonia n. 9 (Dal Nuovo Mondo), I movimento [2:37]
  – Brahms: Sinfonia n. 3, IV movimento [2:40]
  – Brahms: Sinfonia n. 4, I movimento [2:50]
  – Händel: «For Unto Us a Child Is Born» dal Messiah [3:03]
  – Beethoven: Sinfonia n. 5, IV movimento [3:13]
  – Emmett: I wish I was in Dixie [3:23]
  – Šostakovič: Sinfonia n. 9, I movimento [3:35]
  – Čajkovskij: «Marcia» dallo Schiaccianoci [3:44]

II movimento:

  – Foster: Jeannie with the light brown hair [4:01]
  – Čajkovskij: Nur wer die Sehnsucht kennt [4:38]
  – Anonimo: Mary had a little lamb (canzoncina infantile) [4:52]
  – Čajkovskij: scena dal Lago dei cigni [5:07]
  – Beethoven: Concerto per pianoforte n. 3, I movimento [5:20]
  – Rimskij-Korsakov: Shahrazad, Leitmotiv del violino solista [5:20]
  – Franck: Sinfonia in re minore, I movimento [5:20]
  – Mendelssohn: Frühlingslied, n. 6 dei Lieder ohne Worte op. 62 [5:33]
  – Brahms: Sinfonia n. 4, I movimento [5:40]
  – Anonimo (forse Davide Rizzio): Auld Lang Syne [5:53]
  – Verdi: «Vedi, le fosche notturne spoglie» dal Trovatore [6:16]
  – Wagner: Preludio da Tristan und Isolde [6:31]
  – Anonimo: Alouette (canzoncina infantile) [6:48]
  – Tema B-A-C-H (SI♭-LA-DO-SI) [7:04]
  – Rachmaninov: Concerto per pianoforte n. 2, III movimento [7:12]

III movimento:

  – Anonimo: Here We Go Loopty Loo (canzoncina infantile) [7:53]
  – Beethoven: Sinfonia n. 5, I movimento [8:14]
  – Von Tilzer: Take Me Out to the Ball Game (inno ufficioso del baseball negli Stati Uniti) [8:36]
  – Musorgskij: tema dell’incoronazione da Boris Godunov [8:55]
  – Anonimo: Oh, Dear, What Can the Matter Be? (canzoncina infantile) [9:12]
  – Rimskij-Korsakov: Shahrazad, tema del giovane principe [9:23]

IV movimento:

  – Foster: Oh, Susanna [9:56]
  – Rossini: galop dalla sinfonia del Guillaume Tell [10:11]
  – Schubert: Marcia militare [10:15]
  – Franck: Sinfonia in re minore, III movimento [10:19]
  – Sullivan: «Miyasama» da The Mikado [10:19]
  – Grieg: «Nell’antro del re della montagna» da Peer Gynt [10:23]
  – Schubert: Erlkönig [10:26]
  – Musorgskij: tema dell’incoronazione da Boris Godunov [10:26]
  – Anonimo: Ah!, vous dirai-je, maman (canzoncina infantile) [10:32]
  – Franck: Sinfonia in re minore, III movimento [10:36]
  – Foster: Old Black Joe (canto tradizionale) [10:44]
  – Mozart: Sinfonia n. 29, IV movimento [10:50]
  – Stravinskij: dal finale di Pétrouchka [10:55]
  – Humperdinck: Hänsel und Gretel, atto I, scena 1a [11:03]
  – Offenbach: «Galop enfernal» da Orphée aux enfers [11:07]
  – Schumann: Sinfonia n. 1 (Frühlingssymphonie), I movimento [11:11]
  – Anonimo: Travadja La Moukère [11:15]
  – Musorgskij: «La Grande Porta di Kiev» dai Quadri di un’esposizione [11:19]
  – Autore incerto: Westminster Quarters [11:20]
  – Beethoven: Sinfonia n. 5, I movimento [11:20]
  – R. Strauss: Till Eulenspiegels lustige Streiche [11:30]


Peter Schickele

Lascia ch’io citi

Fortunato Chelleri (1690 - 11 dicembre 1757): Sinfonia in si bemolle maggiore (1742). Silvia Colli e Gian Andrea Guerra, violini; Valentina Soncini, viola; Gioele Gusberti, vio­loncello; Vanni Moretto, contrabbasso; Giovanni Paganelli, clavicembalo e concer­tazione.

  1. Allegro
  2. Affettuoso
  3. Allegro

Nel II movimento v’è la citazione di un famoso tema di Händel.

clavicembalo & violino

Platano ter – Donde si prende il Largo


Georg Friedrich Händel (1685 - 1759): «Ombra mai fu», aria dal I atto dell’opera Serse HWV 40 (1738). Andreas Scholl, controtenore; Akademie für Alte Musik Berlin.

Per comporre il Serse Händel si avvalse non solo del libretto di Nicolò Minato rimaneggiato da Silvio Stampiglia che era servito a Giovanni Bononcini 44 anni prima, ma anche di alcune delle musiche dello stesso Bononcini. L’opera non ebbe molta fortuna e fu cancellata dal cartellone dopo sei sole rappresentazioni. Nel corso dell’Ottocento, però, l’aria che apre il I atto fu riscoperta e, riarrangiata come brano strumentale per organici diversi, divenne una delle composizioni più famose del musicista sassone con il titolo Largo di Händel. Eccone una versione sinfonica (London Symphony Orchestra diretta da George Szell) e una organistica (Alexander Jörk):


A proposito della passacaglia

Questo articolo è stato ispirato da Antartica e perciò a lei dedicato.

Passacaglia è il nome generico di una danza secentesca di origine spagnola e della forma musicale tradizionalmente associata alla danza stessa, in ritmo ternario e di andamento lento. Fra Seicento e Settecento la passacaglia si affermò nella musica d’arte assumendo la forma di variazioni sopra un tema, sopra uno schema armonico o sopra un basso ostinato; sotto il profilo musicale, la passacaglia è di fatto simile alla ciaccona, tanto che a lungo i due termini furono considerati equivalenti.
Numerosi musicisti si sono dedicati alla composizione di passacaglie; uno dei primi è Girolamo Frescobaldi:


Nell’ambito della musica teatrale, una passacaglia assai nota si trova nel V atto dell’Armide di Lully:


La Passacaglia con Fuga BWV 582 di Bach è uno dei più grandi capolavori della musica organistica d’ogni tempo:


Fra le passacaglie più celebri va annoverata quella in sol minore di Georg Friedrich Händel; fa parte di una Suite per clavicembalo (la n. 7, HWV 432) ed è una passacaglia sui generis perché ha ritmo binario anziché ternario. La versione originale suona così:


Nel 1897, quasi centoquarant’anni dopo la morte di Händel, il compositore norvegese Johan Halvorsen elaborò un adattamento per violino e viola della Passacaglia in sol minore:


Tanto della versione originale di Händel quanto della rielaborazione di Halvorsen esi­stono vari arrangiamenti per strumenti diversi. Fino a qualche anno fa, un adat­tamento per arpa (eseguito da Anna Palomba Contadino) era ben noto agli abbonati Rai:


Un’altra famosa passacaglia si trova nel IV movimento del Quintettino op. 30 n. 6 di Luigi Boccherini, noto anche come Musica notturna delle strade di Madrid:


È una passacaglia il Finale della Quarta Sinfonia di Brahms, costituito da una serie di 32 variazioni sopra il tema del coro conclusivo («Meine Tage in dem Leide») della cantata Nach dir, Herr, verlanget mich BWV 150 di Bach.


La passacaglia che costituisce il III movimento del Trio per violino, violoncello e pianoforte di Ravel è un brano di straordinaria intensità:


Troviamo una passacaglia, poi, fra i capolavori della musica del Novecento: è l’opus 1 di Anton Webern:


Suite in re minore

Georg Friedrich Händel (5 marzo 1685 – 1759): Suite in re minore HWV 428 (n. 3 della raccolta Suites de Pieces pour le Clavecin, 1720). Daria van den Bercken, pianoforte.

  1. Präludium: Presto
  2. Allegro (Fugue) [1:23]
  3. Allemande [3:49]
  4. Courante [7:09]
  5. Air & 5 variations [8:28]
  6. Presto [16:00]

HWV 428