Arnold Schoenberg (13 settembre 1874 - 1951): Kammersymphonie n. 2 op. 38 (abbozzata nel 1906, completata nel 1939). Sinfonieorchester des Saarländischen Rundfunks, dir. Bruno Maderna (in concerto: Saarbrücken, 30 giugno 1969).
Arnold Schoenberg (13 settembre 1874 - 1951): Suite per pianoforte op. 25 (1921-23). Paul Jacobs.
Präludium: Rasch
Gavotte: Etwas langsam [0:55]
Musette: Rascher [2:12]
Intermezzo [4:52]
Menuett und Trio: Moderato [8:45]
Gigue: Rasch [13:04]
« I primi pezzi dodecafonici furono alcuni tempi della Suite per pianoforte [op. 25], composti nell’autunno del 1921. Il vero significato della mia ricerca mi si palesò attraverso questi pezzi. lo mi ero inoltrato inconsciamente per questa via, e l’avevo scoperta attratto da una meta: quella dell’ordine e della disciplina formale. Come potete osservare non si trattava di una via diritta, nè essa, come accade sovente nelle correnti artistiche, era stata sollecitata dal desiderio di originalità. Personalmente provo repulsione all’essere considerato un rivoluzionario, appunto perché non lo sono. Dai miei esordi ho posseduto una disposizione per la forma, basilare e sviluppata, e una forte ripugnanza verso le esagerazioni. Non si tratta di un ritorno all’ordine, giacché non vi fu mai disordine, ma, al contrario, di un’ascesa verso un ordine più alto e migliore » (Arnold Schoenberg, lettera a Nicolas Slonimsky del 3 giugno 1937).
La serie dodecafonica su cui si fonda la Suite op. 25 è MI–FA–SOL–RE♭–SOL♭–MI♭–LA♭–RE–SI–DO–LA–SI♭.
Arnold Schoenberg (13 settembre 1874 - 1951): Verklärte Nacht, versione originale per sestetto d’archi op. 4 (1899), ispirata dall’omonima poesia di Richard Dehmel (da Weib und Welt, 1896). Amaryllis Quartett (Gustav Frielinghaus e Lena Sandoz, violini; Mareike Hefti, viola; Yves Sandoz, violoncello) con Volker Jacobsen, viola, e Jens Peter Maintz, violoncello.
Zwei Menschen gehn durch kahlen, kalten Hain;
der Mond läuft mit, sie schaun hinein.
Der Mond läuft über hohe Eichen;
kein Wölkchen trübt das Himmelslicht,
in das die schwarzen Zacken reichen.
Die Stimme eines Weibes spricht:
« Ich trag ein Kind, und nit von Dir,
ich geh in Sünde neben Dir.
Ich hab mich schwer an mir vergangen.
Ich glaubte nicht mehr an ein Glück
und hatte doch ein schwer Verlangen
nach Lebensinhalt, nach Mutterglück
und Pflicht; da hab ich mich erfrecht,
da ließ ich schaudernd mein Geschlecht
von einem fremden Mann umfangen,
und hab mich noch dafür gesegnet.
Nun hat das Leben sich gerächt:
nun bin ich Dir, o Dir, begegnet. »
Sie geht mit ungelenkem Schritt.
Sie schaut empor; der Mond läuft mit.
Ihr dunkler Blick ertrinkt in Licht.
Die Stimme eines Mannes spricht:
« Das Kind, das Du empfangen hast,
sei Deiner Seele keine Last,
o sieh, wie klar das Weltall schimmert!
Es ist ein Glanz um alles her;
Du treibst mit mir auf kaltem Meer,
doch eine eigne Wärme flimmert
von Dir in mich, von mir in Dich.
Die wird das fremde Kind verklären,
Du wirst es mir, von mir gebären;
Du hast den Glanz in mich gebracht,
Du hast mich selbst zum Kind gemacht. »
Er faßt sie um die starken Hüften.
Ihr Atem küßt sich in den Lüften.
Zwei Menschen gehn durch hohe, helle Nacht.
Richard Dehmel
Due persone vanno per un boschetto spoglio, freddo;
la luna li segue, essi la guardano fissi.
La luna splende sopra le alte querce,
nessuna nube offusca la luce celeste,
fin dove arrivano le cime nere.
La voce di una donna parla:
« Io porto un figlio che non è tuo,
cammino nel peccato accanto a te.
Contro me stessa ho gravemente peccato.
Non credevo più alla felicità,
e tuttavia desideravo ardentemente
uno scopo nella vita, la gioia d’esser madre
e una mèta; così mi son fatta sfrontata,
e rabbrividendo ho lasciato che il mio sesso
fosse avvolto in un amplesso da un estraneo,
e me ne sono sentita benedetta.
Ora la vita si è vendicata:
ora ho incontrato te, ho incontrato te. »
Ella cammina con passo vacillante.
Guarda in alto; la luna la segue.
Il suo sguardo buio annega nella luce.
La voce di un uomo risponde:
« Il figlio che hai concepito
non sia di peso all’anima tua:
guarda com’è chiaro e lucente l’universo!
Ovunque intorno tutto è splendore,
tu avanzi con me su un mare freddo,
ma un calore singolare sfavilla
da te entro me, da me entro te.
Esso trasfigurerà il bambino estraneo,
ma tu lo partorirai a me, da me;
tu mi hai dato questo fulgore,
tu hai trasformato anche me in un bambino. »
Egli l’avvince intorno ai fianchi forti.
I loro respiri si congiungolo in un bacio.
Due persone vanno nella notte alta, chiara.
Marco Uccellini (c1603 - 11 settembre 1680): Primo brando alla francese per ballare (pubblicato in Sinfonici concerti brevi e facili op. 9, 1667, n. 2). Schola Cantorum Basiliensis.
Henry Purcell (10 settembre 1659 - 1695): Close thine eyes and sleep secure, devotional song per soprano, basso e continuo Z 184 (pubblicato in Harmonia Sacra, 1688) su testo di Francis Quarles. Hana Blažíková, soprano; Peter Kooij, basso; L’Armonia Sonora, dir. e viola da gamba Mieneke van der Velden.
Close thine eyes and sleep secure;
Thy soul is safe, thy body sure;
He that guards thee, He thee keeps,
Who never slumbers, never sleeps.
A quiet conscience in a quiet breast
Has only peace, has only rest:
The music and the mirth of kings
Are out of tune unless she sings;
Then close thine eyes in peace and rest secure,
No sleep so sweet as thine, no rest so sure.
Jan van Gilse (1881 - 8 settembre 1944): Variaties op een St-Nicolaasliedje (Variazioni sopra una canzoncina per san Nicola) per piccola orchestra (1908). Nederlands Symfonieorkest, dir. David Porcelijn.
Richard Strauss (1864 - 8 settembre 1949): Eine Alpensinfonie, poema sinfonico op. 64 (1915). Berliner Philharmoniker, dir. Herbert von Karajan (registrazione del 1980).
Nacht (Notte)
Sonnenaufgang (Il sorgere del sole) [2:57]
Der Anstieg (L’ascesa) [4:31]
Eintritt in den Wald (Ingresso nella foresta) [6:49]
Wanderung neben dem Bache (Passeggiata presso il ruscello) [11:38]
Am Wasserfall (Alla cascata) [12:23]
Erscheinung (Apparizione) [12:41]
Auf blumigen Wiesen (Nei prati in fiore) [13:32]
Auf der Alm (All’alpeggio) [14:29]
Durch Dickicht und Gestrüpp auf Irrwegen (Tra fogliame e rovi dopo aver sbagliato strada) [16:34]
Auf dem Gletscher (Sul ghiacciaio) [18:08]
Gefahrvolle Augenblicke (Momenti di pericolo) [19:33]
Auf dem Gipfel (Sulla vetta) [20:53]
Vision (Visione) [25:25]
Nebel steigen auf (Sale la nebbia) [29:05]
Die Sonne verdüstert sich allmählich (Il sole si oscura a poco a poco) [29:22]
Elegie (Elegia) [30:11]
Stille vor dem Sturm (Calma prima della tempesta) [32:49]
Gewitter und Sturm, Abstieg (Bufera e tempesta, discesa) [35:30]
Sonnenuntergang (Tramonto) [39:30]
Ausklang (Epilogo) [42:12]
Nacht (Notte) [48:14]
Sulle copertine dei dischi dell’Alpensinfonie è sovente raffigurato il Cervino, ma l’ascensione musicalmente descritta da Strauss si svolge sulle Alpi Bavaresi — probabilmente nel massiccio della Zugspitze (2962 m) che sovrasta Garmisch, dove il compositore trascorse gli ultimi anni.
Sergio Rendine (7 settembre 1954 - 2023): Et vidi coelum novum versione per sopranista, vibrafono e archi (1995). Radu Marian, sopranista; Maurizio Trippitelli, vibrafono; Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, dir. Vittorio Parisi.
Henry Hadley (1871 - 6 settembre 1937): Seconda Sinfonia in fa minore op. 30, The Four Seasons (1899). Royal Philharmonic Orchestra, dir. Karl Krueger.
Piotr Maria Lachert de Peslin (5 settembre 1938 - 18 settembre 2018): Concerto sereno per pianoforte a 4 mani e orchestra (2005). Estibaliz Gastesi e Márcio Bezerra, pianoforte; Palm Beach Atlantic University Symphony Orchestra, dir. Lloyd Mims.
Anton Bruckner (1824 - 1896): Sinfonia n. 4 in mi bemolle maggiore, Romantische (1874, varie revisioni 1878-88). Wiener Philharmoniker, dir. Claudio Abbado.
Bewegt, nicht zu schnell
Andante quasi Allegretto [19:40]
Scherzo: Bewegt – Trio: Nicht zu schnell, keinesfalls schleppend [36:10]
Edvard Grieg (1843 - 4 settembre 1907): Fra Holbergs tid (Dai tempi di Holberg), «suite in stile antico» per pianoforte op. 40 (1884); composta per celebrare il bicentenario della nascita dell’umanista danese Ludvig Holberg. Torhild Fimreite.
Praeludium
Sarabande [3:09]
Gavotte [7:40]
Air [11:13]
Rigaudon [17:15]
Grieg: Fra Holbergs tid, trascrizione per orchestra d’archi (1884-85). Berliner Philharmoniker, dir. Herbert von Karajan.
Adriano Banchieri (3 settembre 1568 - 1634): Canzon undecima : La Organistina bella, in echo (pubblicata in Canzoni alla francese a 4 voci per suonare… Libro Secondo, 1596, n. 11). Paolo Crivellaro, organo.
Harry Partch (1901 - 3 settembre 1974): Daphne of the Dunes, colonna sonora del film Windsong (1958) di Madeline Tourtelot, diretta da Danlee Mitchell sotto la supervisione del compositore.
Antonio Casimir Cartellieri (1772 - 2 settembre 1807): Ouverture per l’azione sacra Gioas, re di Giuda (1795). Detmolder Kammerorchester, dir. Gernot Schmalfuss.
Claude Goudimel (1514 - 31 agosto 1572): Bonjour mon coeur, chanson a 4 voci (1559) su testo di Pierre de Ronsard. Collegium Vocale Bydgoszcz.
Bonjour mon coeur, bonjour ma douce vie
Bonjour mon oeil, bonjour ma chère amie!
Hé! Bonjour ma toute belle,
Ma mignardise, bonjour
Mes délices, mon amour,
Mon doux printemps, ma douce fleur nouvelle,
Mon doux plaisir, ma douce colombelle,
Mon passereau, ma gente tourterelle!
Bonjour ma douce rebelle.
Tomás Luis de Victoria (1548 - 27 agosto 1611): Vidi speciosam, mottetto a 6 voci (pubblicato in Motecta, que partim quaternis, partim quinis, alia senis, alia octonis vocibus concinuntur, vol. I, 1572, n. 27). Ensemble Plus Ultra, dir. Michael Noone.
1a pars :
Vidi speciosam sicut columbam ascendentem desuper rivos aquarum:
Cuius inaestimabilis odor erat nimis in vestimentis eius.
Et sicut dies verni, flores rosarum circumdabant eam, et lilia convallium.
2a pars :
Quae est ista, quae ascendit per desertum sicut virgula fumi, ex aromatibus myrrhae et thuris?
Et sicut dies verni, flores rosarum circumdabant eam, et lilia convallium.
La sequenza Natus ante saecula di Notker I di San Gallo, detto Balbulus (il Balbuziente; c840 - 912), eseguita dall’ensemble Sequentia.
Natus ante saecula Dei filius invisibilis Interminus Per quem fit machina Caeli ac terrae maris Et in his degentium Per quem dies et horae labant Et se iterum reciprocant Quem angeli in arce poli Voce consona semper canunt, Hic corpus assumpserat Fragile Sine labe originalis criminis De carne Mariae virginis Quo primi parentis culpam Evaeque lasciviam tergeret. Hoc praesens diecula loquitur, Praelucida adaucta Longitudine quod sol verus Radio sui luminis vetustas Mundi depulerit Genitus tenebras. Nec nox vacat novi Syderis luce quod magorum Oculos terruit scios, Nec gregum magistris Defuit lumen quos praestrinxit Claritas militum Dei. Gaude Dei genitrix Quam circumstant obstetricum vice concinentes Angeli gloriam Deo. Christe patris unice Qui humanam nostri Causa formam assumpsisti Refove supplices tuos Et quorum participem te fore Dignatus es Jesu Dignanter eorum Suscipe preces Ut ipsos divinitatis tuae Participes Deus facere digneris unice Dei.
(Nato prima dei secoli, il figlio di Dio, invisibile e senza fine, per il cui tramite fu creato l’apparato del cielo, della terra, del mare e di tutti coloro che vi abitano; in grazia del quale trascorrono i giorni e le ore, e si alternano tra loro; Colui al quale gli angeli nella rocca celeste sempre inneggiano con armoniosa voce aveva preso un fragile corpo, senza la macchia del peccato originale, dalla carne di Maria vergine, per lavar via con esso la colpa del primo genitore e la lascivia di Eva. Questo ci dice la luminosa tregua attuale, accresciuta nella durata: che il vero sole, ora nato, con il suo raggio di luce ha scacciato le antiche tenebre dal mondo. La notte non è priva della luce della nuova stella che ha atterrito gli occhi saggi dei maghi, così come non manca la luce per coloro che conducono le greggi, i quali furono abbagliati dallo splendore dei soldati del Signore. Rallegrati, Madre di Dio: attorno a te non si adunano levatrici ma angeli che cantano la gloria di Dio. O Cristo, unigenito figlio di Dio, che per noi hai assunto forma umana, ristora i tuoi supplici e con benevolenza accogli le preghiere di coloro dei quali, o Gesù, ti sei degnato di essere partecipe, così che ti degnerai di rendere anch’essi partecipi della tua divinità, Dio unico figlio di Dio.)
Torniamo molto indietro nel tempo, valicando a ritroso il fatale anno 1000 per giungere nel pieno dell’età carolingia e ascoltare un capolavoro della musica di quel tempo.
Che cos’è una sequenza? La prima occorrenza del termine si trova nel Liber officialis di Amalario di Metz (c775 - 850); afferma l’insigne liturgista che il canto dell’alleluia tocca nel profondo l’animo del cantore, e « haec jubilatio, quam cantores sequentiam vocant », non necessita di testo (sant’Agostino aveva infatti asserito che « chi gioisce non può esprimersi con parole »).
Dunque, la sequenza era originariamente un vocalizzo, un melisma (ossia un canto privo di testo) articolato sull’ultima vocale della parola alleluia. Ma a un certo punto della sua storia, per l’appunto nel corso del IX secolo, la sequenza comincia a essere dotata di testo. Sulle ragioni di questa novità aiuta a far luce proprio la testimonianza di Notker Balbulus. Questi compose una quarantina di testi di sequenze (da lui chiamati hymni), che poi inviò come omaggio al vescovo di Vercelli Liutvardo, cancelliere di Carlo il Grosso: nella lettera dedicatoria Notker racconta che, in gioventù, faceva molta fatica a ricordare le « longissimae melodiae » del canto liturgico e si chiedeva se ci fosse un metodo per aiutare la memoria. « In quel periodo giunse fra noi un monaco sacerdote dell’abbazia di Jumièges, devastata dai normanni. Portava con sé un libro di musica (antiphonarium) nel quale alcuni testi (aliqui versus) erano adattati alla musica dei melismi alleluiatici (ad sequentias) ». Forte di questo esempio e incoraggiato dai propri superiori, Notker si dedicò alla composizione di testi analoghi affinché fossero cantati sulle note delle sequenze.
L’aggiunta di testi ai vocalizzi dell’alleluia, insomma, è in origine un espediente mnemonico: a volte la storia dell’arte, non solo musicale, riserva gustose sorprese.
Sul vastissimo repertorio di sequenze composte nei secoli successivi, oltre cinquemila, calò poi la scure del Concilio di Trento, che autorizzò l’uso liturgico di soli quattro componimenti:
– Victimae Paschali laudes, attribuita a Wipo di Soletta († dopo il 1046);
– Veni Sancte Spiritus, attribuita a Stephen Langton, arcivescovo di Canterbury (c1150 - 1228);
– Lauda Sion Salvatorem, composta da Tommaso d’Aquino (1225 - 1274) per la festività del Corpus Domini;
– Dies irae, che secondo tradizione sarebbe stata composta da Tommaso da Celano (c1190 - c1260).
A queste fu aggiunta poi Stabat Mater dolorosa, scritta probabilmente da Jacopone da Todi (c1230/36 - 1306).
Dal Manoscritto 381 di San Gallo (Biblioteca del Monastero, Codex Sangallensis 381, p. 333), l’inizio della sequenza Natus ante saecula di Notker Balbulus.
Da notare il particolare tipo di impaginazione, caratteristico della tradizione sangallese: il testo e la notazione musicale (neumi in campo aperto) sono riportati su due colonne affiancate.
Johann Rosenmüller (24 agosto 1619 - 1684): Sonata in sol minore per due violini e basso continuo (pubblicata in Sonatae à 2, 3, 4 e 5 stromenti da arco et altri, 1682, n. 1). Capella Lanensis: Josef Höhn, violino e direzione; Andrea Ferroni, violino; Francesco Maria Cataldo, viola da gamba; Alessandro Baldessarini, chitarrone; Simon Brandlechner, organo.