Johann Friedrich Doles (23 aprile 1715 - 1797): Ich will mit Danken kommen, preludio-corale in sol maggiore per organo (pubblicato in Singbare und leichte Choralvorspiele, 1. Heft, 1795, n. 3). Thorsten Pirkl.

Johann Friedrich Doles (23 aprile 1715 - 1797): Ich will mit Danken kommen, preludio-corale in sol maggiore per organo (pubblicato in Singbare und leichte Choralvorspiele, 1. Heft, 1795, n. 3). Thorsten Pirkl.

Robert Fayrfax (23 aprile 1464 - 1521): Thatt was my woe a 2 voci a cappella. The Cardinall’s Musick.
Thatt was my woe is nowe my most gladness,
Thatt was my payne is nowe my joyus chaunce;
Thatt was my ffere is nowe my sykyrness;
Thatt was my greffe is nowe my allegeaunce.
Thus hath nowe grace enrychyd my plesaunce,
Wherfor I am and shal be tyll I dye
your trew servaunt with thought, hart and body.

Emilia Giuliani (23 aprile 1813 - 1850): Sei Preludi per chitarra «composti e dedicati all’Egregio Dilettante il Signor Conte Luigi Moretti, Commendatore dell’Ordine di S. Stefano di Toscana e del distinto Ordino di Carlo III». Maya Lončar.

Dame Ethel Smyth (23 aprile 1858 - 1944): Concerto in la maggiore per violino, corno e orchestra (1927). Saschko Grawiloff, violino; Marie Luise Neunecker, corno; NDR Radiophilharmonie, dir. Uri Mayer.

Lambert Chaumont (1630 - 23 apriie 1712): alcuni brani dalla Suite du deuxième ton (pubblicata in Pièces d’orgue, 1695). Olivier Dekeister all’organo Debierre della Chiesa di Saint-Lambert de Vaugirard in Parigi.

Giuseppe Torelli (22 aprile 1658 - 1709): Concerto in re maggiore per tromba e archi, Estienne Roger 188. Marco Toro, tromba; Cameristi della Scala, dir. Giulio Prandi.
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Armas Launis (22 aprile 1884 - 1959): Häiden vietto Karjalan runomailla (Matrimonio nella poetica terra di Carelia) per ensemble da camera (1921). Ensemble Avanti!, dir. Yrjö Hjelt.
La composizione consiste in una suite di musiche tratte dalle opere Seitsemän veljestä (I sette fratelli, 1903) e Kullervo (1917) riarrangiate da Launis per essere eseguite durante la proiezione del documentario omonimo, girato a Suojärvi nello stesso 1921 e diretto da Armas Otto Väisänen, illustre etnografo e etnomusicologo.
Armas Lauris raccoglie melodie popolari in Lapponia nel 1905
Tomás Luis de Victoria (1548 - 1611): O magnum mysterium, mottetto a 4 voci (pubblicato in Motecta, que partim quaternis, partim quinis, alia senis, alia octonis vocibus concinuntur, vol. I, 1572, n. 5). Fieri Consort.
O magnum mysterium,
et admirabile sacramentum,
ut animalia viderent Dominum natum,
jacentem in praesepio!
Beata Virgo, cujus viscera
meruerunt portare
Dominum Christum.
Alleluia.

Édouard Lalo (1823 - 22 aprile 1892): Guitare per violino con sordina e pianoforte op. 28 (1877). Luigi Alberto Bianchi, violino; Dubra Kovacevich, pianoforte.

Michael Colgrass (22 aprile 1932 - 2019): Winds of Nagual per fiati e percussione (1985) ispirato da scritti di Carlos Castaneda. University of Michigan Symphony Band, dir. Michael Haithcock.

Josef Starzer (1726 - 22 aprile 1787): Divertimento in do maggiore per archi. Camerata Bern, dir. e violino solista Thomas Füri.

Igudesman & Joo alle prese con una fastidiosa allergia del violinista per la musica di Chopin.
I brani del compositore polacco citati da Joo sono, nell’ordine:
– lo Studio in fa minore, n. 1 delle Trois nouvelles Études composte per la Méthode des Méthodes di Moscheles e Fétis (1840);
– il Valzer in mi minore del 1830, pubblicato postumo [1:02];
– lo Studio in fa minore op. 25 n. 2 [1:35];
– la Ballata (n. 4) in fa minore op. 52 [1:56].
Igudesman, afflitto dall’allergia, vi trova affinità con Oči čёrnye, la canzone pseudo-russa (*) resa celebre da Fëdor Šaljapin; e, a un certo punto, perfino con Happy Birthday to You.
(*) Il testo è di un ucraino, Evgen Pavlovič Hrebinka, la musica di un tedesco, Florian Hermann.

Randall Thompson (21 aprile 1899 - 1984): Prima Sinfonia (1931). New England England Conservatory Symphony Orchestra, dir. Gunther Schuller.
Leo Blech (21 aprile 1871 - 1958): Waldwanderung, «Stimmungsbild für Orchester» op. 8 (1901). Großes Rundfunkorchester Berlin, dir. Günter Blumhagen.

Bruno Maderna (21 aprile 1920 - 1973): Quadrivium per quattro gruppi orchestrali (1969). Orchestra della Fondazione Arena di Verona, dir. Carlo Miotto.

Easley Blackwood jr (21 aprile 1933 - 2023): 16-notes Andantino, n. 1 dei Twelve Microtonal Etudes for Electronic MusiMedia op. 28.
Easley Blackwood jr: 18-notes Allegro volando op. 28 n. 2.

Louis-Théodore Gouvy (1819 - 21 aprile 1898): Quintetto in la maggiore per pianoforte e archi op. 24 (c1850). Quatuor Denis Clavier; Dimitris Saroglou, pianoforte.

Carl Loewe (1796 - 20 aprile 1869): Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in la maggiore (c1830). Ewa Kupiec, pianoforte; Orchestre national de Lorraine, dir. Jacques Houtmann.

Sem Dresden (20 aprile 1881 – 1957): Sonata per flauto e arpa (1918). Mathias von Brenndorff, flauto; Maria Stange, arpa.

Carlo Gesualdo da Venosa (1566 - 1613): Astiterunt reges terrae, responsorio a 6 voci (pubblicato in Responsoria et alia ad Officium Hebdomadae Sanctae spectantia, 1611, n. 25). Cambridge Chorale.
Astiterunt reges terrae,
et principes convenerunt in unum,
adversus Dominum et adversus Christum eius.
Quare fremuerunt gentes, et populi meditati sunt inania?
Adversus Dominum et adversus Christum eius.

Nikolaj Jakovlevič Mjaskovskij (20 aprile 1881 - 1950): Sinfonia n. 17 in sol diesis minore op. 41 (1937). Orchestra sinfonica di Stato della Federazione russa, dir. Evgenij Svetlanov.

Giuseppe Sinopoli (1946 - 20 aprile 2001): Erfahrungen per 13 strumenti solisti (1968). Roma Sinfonietta, dir. Karl Martin.

Ferdinando Provesi (20 aprile 1770 - 1833): Sinfonia in do maggiore per organo. Federica Iannella.

Camille-Marie Stamaty (1811 - 19 aprile 1870): Les Farfadets, «air de ballet» in do maggiore per pianoforte (1857). Gamma1734.

Lord Berners (Gerald Hugh Tyrwhitt-Wilson, XIV barone Berners; 1883 - 19 aprile 1950): The Triumph of Neptune, suite dal balletto (1926). Royal Liverpool Philharmonic Orchestra, dir. Barry Wordsworth.

Sigismondo d’India (c1582 - 19 aprile 1629): Voi ch’ascoltate, madrigale a 2 voci (pubblicato nel volume Le Musiche… Libro III a una e due voci, 1618, n. 1), su testo di Francesco Petrarca (Canzoniere, Sonetto I). Gloria Banditelli, mezzosoprano; Fabio Bonizzoni, clavicembalo.
Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono
di quei sospiri ond’io nudriva ’l core
in sul mio primo giovenile errore
quand’era in parte altr’uom da quel ch’i’ sono,
del vario stile in ch’io piango et ragiono
fra le vane speranze e ’l van dolore,
ove sia chi per prova intenda amore,
spero trovar pietà, nonché perdono.
Ma ben veggio or sì come al popol tutto
favola fui gran tempo, onde sovente
di me medesmo meco mi vergogno;
et del mio vaneggiar vergogna è ’l frutto,
e ’l pentersi, e ’l conoscer chiaramente
che quanto piace al mondo è breve sogno.

Feliks Michajlovič Blumenfel’d (19 aprile 1863 - 1931): Sinfonia in do minore op. 39, À la mémoire des chers défunts (1909). Orchestra sinfonica di Mosca, dir. Igor’ Golovšin.

Germaine Tailleferre (19 aprile 1892 - 1983): Ballade per pianoforte e orchestra (1920). Rosario Marciano, pianoforte; Grand orchestre symphonique de Radio Luxembourg, dir. Louis de Froment.

Georg Abraham Schneider (19 aprile 1770 - 1839): Quartetto in sol minore per flauto, violino, viola e violoncello op. 69 n. 3 (c1810). András Adorján, flauto; Gabriel Adorján, violino; Walter Küssner viola; Dávid Adorján, violoncello.


Ripubblico questo breve articolo, dedicato a due piccoli gioielli della musica medievale, perché mi pare che abbia suscitato interesse. Alla prima delle due composizioni il presente blog deve il suo nome.
A l’entrada del temps clar è uno dei più celebri brani del repertorio musicale medievale. È una balada (canzone a ballo) su testo in lingua d’oc, risalente al XII o all’inizio del XIII secolo, tramandataci dal manoscritto detto Chansonnier de Saint-Germain-des-Prés, oggi alla Bibliothèque Nationale de France, reliquia di considerevole importanza in quanto si tratta di una delle più antiche fonti di musica profana che ci siano pervenute: databile intorno agli anni 1230, è all’incirca contemporaneo del codice dei Carmina Burana.
In quanto assai famosa, A l’entrada del temps clar è stata anche assai maltrattata. YouTube ne offre numerose interpretazioni, e molte sono quelle insensatamente… fracassone, ove con grida più o meno sguaiate e abbondanza di percussioni si vorrebbero rendere evidenti le presunte origini e i pretesi caratteri popolareschi della composizione. Ma tutto questo sembra poco attendibile. All’epoca, la musica “popolare” — cioè, alla lettera, la musica del popolo, che chiamiamo così per contrapporla a quella eseguita nelle chiese e nelle corti aristocratiche — non era reputata degna di nota: le probabilità che un brano del repertorio popolare potesse essere preso in considerazione dal compilatore dello Chansonnier de Saint-Germain-des-Prés sono pressoché nulle. Del resto, nel manoscritto parigino la nostra balada, quantunque anonima, è inclusa nel gruppo dei componimenti trobadorici, e sappiamo bene che l’arte dei trovatori è tutto fuorché popolaresca. L’analisi del brano rivela tratti compositivi alquanto raffinati, tanto nel testo quanto nella melodia.
Dopo aver ascoltato tutto quanto YouTube ha da proporre in merito, di A l’entrada del temps clar ho infine scelto due interpretazioni che mi paiono interessanti per motivi differenti. La prima si trova in uno dei dischi che la Casa editrice Fratelli Fabbri allegò alla Storia della musica pubblicata nel 1964; ha tutto il fascino della semplicità: è esclusivamente cantata (non sono in grado di risalire ai nomi degli interpreti) e l’unico tipo di elaborazione musicale consiste nel canto antifonale, ossia nel contrapporre la voce solista femminile al coro maschile, affidando alternativamente all’una e all’altro strofe e refrain, seguendo una prassi esecutiva molto antica, denominata appunto alternatim. La seconda interpretazione adotta il medesimo criterio ma aggiunge alle voci un cospicuo numero di strumenti: l’ensemble è lo Studio der frühen Musik diretto da Thomas Binkley, ove spicca il bel timbro tenorile di Nigel Rogers.
Il testo è stato variamente interpretato, sia in senso letterale sia come allegoria, in qualche caso facendo riferimento a antichi riti pagani che celebravano la fine dell’inverno. «All’entrata del tempo chiaro», ossia all’inizio della primavera, una bella regina fiorente (aurilhosa, cioè «aprilosa»: ecco un bel neologismo di ottocento anni fa; piacque molto a Ezra Pound) invita tutti i giovani a unirsi a lei in una danza gioiosa, incurante della gelosia dell’anziano re, il quale tenta di disturbare la danza perché es en cremetar, ovvero teme fortemente — e a ragione — che la regina voglia curarsi non di un vecchio, bensì di «un leggiadro giovincello che ben sappia sollazzare la donna savorosa». E chi la vede danzare potrà a buon diritto dire che al mondo non esiste alcuna che sia pari alla regina gioiosa.
A l’entrada del temps clar, eya,
Per joia recomençar, eya,
E per jelos irritar, eya,
Vol la regina mostrar
Qu’el’es si amorosa.
A la vi’, a la via, jelos!
Laissatz nos, laissatz nos
Balar entre nos, entre nos.
El’ a fait pertot mandar, eya,
Non sia jusqu’a la mar, eya,
Piucela ni bachalar, eya,
Que tuit non vengan dançar
En la dansa joiosa.
A la vi’…
Lo reis i ven d’autra part, eya,
Per la dança destorbar, eya,
Que el es en cremetar, eya,
Que om no li volh emblar
La regin’aurilhosa.
A la vi’…
Mais per nient lo vol far, eya,
Qu’ela n’a sonh de vielhart, eya,
Mais d’un leugier bachalar, eya,
Qui ben sapcha solaçar
La domna saborosa.
A la vi’…
Qui donc la vezes dançar, eya,
E son gent cors deportar, eya,
Ben pogra dir de vertat, eya,
Qu’el mont non aja sa par
La regina joiosa.
A la vi’, a la via, jelos,
Laissatz nos, laissatz nos
Balar entre nos, entre nos.
Se A l’entrada del temps clar è famosa, non altrettanto noto è che la sua melodia fu utilizzata da un anonimo esponente della cosiddetta Scuola di Notre-Dame come base per la composizione di un conductus a 3 voci. Il brano in questione s’intitola Veris ad imperia e ci è pervenuto tramite un altro importante manoscritto duecentesco, detto Antiphonarium mediceum in quanto conservato presso la Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, ma redatto a Parigi e interamente dedicato al repertorio della celebre scuola polifonica che fiorì nella capitale francese. Nell’ambito di tale repertorio, Veris ad imperia è uno dei non molti componimenti che adottano come tenor un canto non liturgico; si tratta anzi a tutti gli effetti di una composizione profana che parla di amori terreni e non spirituali, quelli che sbocciano in primavera e feriscono i cuori.
Fra le non molte interpretazioni di questo delizioso conductus proposte da YouTube ho scelto quella, agile e spigliata, del già citato Studio der frühen Musik diretto da Thomas Binkley.
Veris ad imperia, eya,
Renascuntur omnia, eya,
Amoris proemia, eya,
Corda premunt saucia
Querula melodia.
Gratia previa,
Corda marcentia
Media.
Vite vernat flos intra nos.
Suspirat Lucinia, eya,
Nostra sibi conscia, eya,
Impetrent suspiria, eya,
Quod sequatur venia,
Dirige vita via
Gratia previa
Vie dispendia
Gravia.
Vite vernat flos intra nos.
