Quante grazie e dolcezze ha il Paradiso

Luca Marenzio (18 ottobre 1553 o 1554 - 1599): Spuntavan già per far il mondo adorno, madrigale a 5 voci (dal Primo Libro de madrigali a cinque voci, 1580, n. 3). La Compagnia del Madrigale.

Prima parte :

Spuntavan già per far il mondo adorno
Vaghi fioretti, erbette verdi e belle,
Di color mille e ’n queste parti e ’n quelle
Ralegravan la terra e i colli intorno.

Gian gli augelletti all’apparir del giorno
D’amor cantando sin sovra le stelle,
E correvan le fiere ardite e snelle
Tra lor scherzando, a le campagne intorno.

Seconda parte :

Quando ’l mio vivo sol perch’io non pera
Godi or, mi disse con un dolce riso,
Amante fido il premio del tuo ardore.

Indi con molti baci sparse fuore
Quante grazie e dolcezze ha ’l Paradiso
E quant’ha odor nei fior la Primavera.

Ambo siam sassi

Heinrich Schütz (8 ottobre 1585 - 1672): Di marmo siete voi SWV 17, madrigale a 5 voci (n. 17 del Primo libro de madrigali, 1611) su testo di Giambattista Marino. The Consort of Musicke, dir. Anthony Rooley.

Di marmo siete voi,
donna, a colpi d’amore,
al pianto mio,
e di marmo son io
alle vostr’ire e agli strali suoi
per natura,
per amor io costante
e voi dura.
Ambo siam sassi
e l’un e l’altro è scoglio,
io di fé e voi d’orgoglio.

Il longo pianto

Andrea Gabrieli (c1533 - 30 agosto 1585): O beltà rara, madrigale a 5 voci (pubblicato nel Primo Libro de madrigali a 5 voci, 1566, n. 11) su testo di Luigi Alamanni. I Fagiolini, dir. Robert Hollingworth.

O beltà rara, o santi modi adorni,
Luci beate piene
Di dolcezza e di spene:
Ah sì tosto in oblio me posto avete!
Ma, sia pur quel che può, voi non farete
Ch’io non sia quel che’l primo giorno volli;
Fin che questi occhi molli
Finiran per mai sempre il longo pianto.

O beltà rara

Fra vaghi risi, e cari

Jacopo Peri detto Zazzerino (20 agosto 1561 - 12 agosto 1633): Un dì soletto, madrigale a 1 voce e basso continuo (pubblicato nella raccolta Le varie musiche del Sig. Jacopo Peri, 1609, n. 17) su testo di Gabriello Chiabrera. Marc Mauillon, voce; Angélique Mauillon, arpa.

Un dì soletto
vidi il diletto,
ond’ho tanto martire;
e sospirando,
tutto tremando
così le presi a dire:

«O tu, che m’ardi
co’ dolci sguardi,
come sì bella appari!»
Ella veloce
sciolse la voce
fra vaghi risi, e cari:

«Sul volto rose
l’alba mi pose,
lume su’ crini il sole,
ne gli occhi Amore
il suo splendore,
suo mel ne le parole.»

Così disse ella;
poscia, più bella
che giamai m’apparisse,
piena il bel viso
di bel sorriso,
lieta soggiunse, e disse:

«O tu, che t’ardi
a’ dolci sguardi,
come sì tristo appari!»
ed io veloce
sciolsi la voce
fra caldi pianti amari:

«D’empio veneno
mi sparge il seno,
oimé, tua gran beltade;
e la mia vita
quasi è finita
per troppa feritade».

Ella per gioco
sorise un poco,
indi mi si nascose;
ed io dolente
pregava ardente,
ma più non mi rispose.

Corteccia

Francesco Corteccia (27 luglio 1502 - 1571): Vientene, almo riposo, madrigale a 5 voci (pubblicato nel Libro primo de madrigali a cinque & a sei voci, 1547). John Elwes, tenore; Les Sacque­boutiers de Toulouse.

Vientene, almo riposo, ecco ch’io torno
e ne discaccio il giorno,
posate erbette e fronde,
e spogliatevi piagge e arboscelli,
entrate o pastorelli,
entrate o ninfe bionde,
entro al bel nido adorno
ognun s’adagi, e dorma al mio ritorno.



Corteccia: Ingredere, mottetto a 8 voci in 2 cori (pubblicato in Musiche fatte nelle nozze dello illustrissimo Duca di Firenze, il signor Cosimo de’ Medici, et della illustrissima consorte sua, madonna Leonora da Tolletto, 1539, n. 2). Nel primo video, il mottetto è eseguito dall’ensemble del Centre de Musique Ancienne di Ginevra, dallo Studio di Musica Rinascimentale di Palermo e dalla Schola «Jacopo da Bologna» diretti da Gabriel Garrido; nel secondo, Eduardo Antonello esegue tutte le parti con i suoi cromorni.

Ingredere felicissimis, auspiciis urbem tuam Helionora ac optime
prolis fecunda, ita domi similem patri foris avo sobolem producas
ut Mediceo nomini eiusque devotissimis civibus securitatem prestes eternam.

Il soverchio dolor non fa morire

Pomponio Nenna (1556 - 25 luglio 1608): Occhi miei che vedeste, madrigale a 5 voci (pubblicato nel Quarto Libro de madrigali a cinque voci, 1609, n. 20); testo di Battista Guarini. Concerto Italiano, dir. Rinaldo Alessandrini.

Occhi miei che vedeste
Il bell’idolo vostro in preda altrui
Perché non vi chiudeste?
E tu, Anima mia,
Perché al gran duolo
Non t’en fuggisti a volo?
Ah, che posso ben dire
Che il soverchio dolor
Non fa morire.

Nenna - IV Libro

Musica divina

Thomas Tomkins (1572 - 9 giugno 1656): Music divine, madrigale a 6 voci (pubblicato in Songs of 3, 4, 5, and 6 parts, 1622, n. 24). I Fagiolini, dir. Robert Hollingworth.

Music divine, proceeding from above,
whose sacred subject oftentimes is Love,
in this appears her heav’nly harmony,
where tuneful concords, sweetly do agree.
And yet in this her slander is unjust,
to call that Love which is indeed but lust.

«By the time I Fagiolini gave its first concert in 1986, the revival in interest and period playing styles of early music was well under way. At New College, Oxford (the group’s home), early music was known as ‘beany’ music because most of the musicians that seemed to be interested in it (both amateur and professional) seemed to have an alternative lifestyle of knitted yoghurt and wholefood pullovers, living on a diet of nothing but pulses and beans. Stuck for a name at short notice, countertenor Richard Wyn Roberts proposed ‘the beans’; Robert Hollingworth suggested translating this into Italian as the first concert involved Monteverdi and it sounded nicer like that. This worked well until I Fagiolini first went to Italy and discovered the various slang connotations it has there. We don’t go to Italy much.»

Francesco Rasi nobile aretino

Francesco Rasi (14 maggio 1574 - 1621): Filli mia, Filli dolce (pubblicato in Madrigali di diversi autori per una voce e basso continuo, 1610); testo di Giovanbattista Strozzi il Vecchio (1505 - 1571). Vincenzo Manno, tenore; Ensemble Concerto, dir. Roberto Gini.

Fillia mia, Filli dolce,
O’ sempre nov’è più chiaro concento,
Quanta dolcezza sento
In sol Filli dicendo.
Io mi pur provo,
Né qui tra noi ritrovo
Né tra cieli armonia
Che del bel nome tuo
Più dolce sia.

Monteverdi: il Quarto Libro dei madrigali a 5 voci

 
Claudio Monteverdi (9 maggio 1567 - 1643): Il quarto libro dei madrigali a 5 voci (1603). Concerto Italiano, dir. Rinaldo Alessandrini.


1. Ah, dolente partita (Battista Guarini)

Ah, dolente partita,
ah, fin de la mia vita!
Da te part’e non moro?
E pur i’ provo la pena de la morte,
e sento nel partire
un vivace morire
che dà vita al dolore,
per far che moia immortalment’il core.

2. Cor mio, mentre vi miro (Battista Guarini) [3:35]

Cor mio, mentre vi miro,
visibilmente mi trasform’in voi.
E, trasformato poi,
in un solo sospir l’anima spiro.
O bellezza mortale,
o bellezza vitale,
poi che sì tosto un core
per te rinasce e per te nato more.

3. Cor mio, non mori? [5:53]

Cor mio, non mori? e mori!
L’idolo tuo, ch’è tolto
a te, fia tosto in altrui braccia accolto.
Deh, spezzati mio core,
lascia, lascia con l’aura anco l’ardore,
ch’esser non può che ti riserbi in vita
senza speme ed aita.
Su, mio cor mori. Io moro, io vado a Dio,
dolcissimo ben mio.

4. Sfogava con le stelle (Ottavio Rinuccini) [8:41]

Sfogava con le stelle
un infermo d’amore
sotto notturno ciel il suo dolore.
E dicea fisso in loro:
«O imagini belle
de l’idol mio ch’adoro,
sì com’a me mostrate
mentre così splendete
la sua rara beltate,
così mostraste a lei
i vivi ardori miei:
la fareste col vostr’aureo sembiante
pietosa sì come me fate amante».

5. Volgea l’anima mia soavemente (Battista Guarini) [12:12]

Volgea l’anima mia soavemente
quel suo caro e lucente
sguardo, tutto beltà, tutto desire,
verso me scintillando e parea dire:
«Dam’il tuo cor, ché non altrond’i’ vivo».
E mentr’il cor sen vola ove l’invita
quella beltà infinita,
sospirando gridai: «Misero e privo
del cor, chi mi dà vita?»
Mi rispos’ella in un sospir d’amore:
«Io, che son il tuo core».

6. Anima mia, perdona (Battista Guarini)
1a parte [16:02]

Anima mia, perdona
a chi t’è cruda sol dove pietosa
esser non può, perdona a questa,
nei detti e nel sembiante
rigida tua nemica, ma nel core
pietosissima amante.
E se pur hai desio di vendicarti,
deh, qual vendetta aver puoi tu maggiore
del tuo proprio dolore?

2a parte [18:57]

Che se tu se’ il cor mio,
come se’ pur malgrado
del ciel e de la terra,
qualor piangi e sospiri,
quelle lagrime tue son il mio sangue,
quei sospir il mio spirto
e quelle pen’e quel dolor che senti
son miei, non tuoi tormenti.

7. Luci serene e chiare (Ridolfo Arlotti) [22:19]

Luci serene e chiare,
voi m’incendete, voi, ma prov’il core
nell’incendio diletto, non dolore.
Dolci parole e care,
voi mi ferite, voi, ma prova il petto
non dolor ne la piaga, ma diletto.
O miracol d’Amore,
alma ch’è tutta foco e tutta sangue
si strugg’e non si duol, muor e non langue.

8. La piaga c’ho nel core (Aurelio Gatti) [25:50]

La piaga c’ho nel core,
donna, onde lieta sei,
colpo è degli occhi tuoi, colpa dei miei:
gli occhi miei ti miraro,
gli occhi tuoi mi piagaro:
ma come avien che sia
comune il fallo e sol la pena mia?

9. Voi pur da me partite (Battista Guarini) [28:19]

Voi pur da me partite, anima dura,
né vi duol il partire:
ohimè, quest’è un morire
crudele, e voi gioite?
Quest’è vicino aver l’ora suprema,
e voi non la sentite?
Oh meraviglia di durezza estrema:
esser alma d’un core
e separarsi e non sentir dolore!

10. A un giro sol de’ belli occhi lucenti (Battista Guarini) [32:30]

A un giro sol de’ belli occhi lucenti
ride l’aria d’intorno,
e ’l mar s’acqueta e i venti,
e si fa il ciel d’un altro lume adorno.
Sol io le luci ho lagrimose e meste:
certo quando nasceste,
così crudel e ria,
nacque la morte mia.

11. Ohimè, se tanto amate (Battista Guarini) [34:47]

Ohimè, se tanto amate
di sentir dir ohimè, deh, perché fate
chi dice ohimè morire?
S’io moro, un sol potrete
languido e doloroso ohimè sentire,
ma se, cor mio, volete
che vita abbia da voi, e voi da me,
avrete mill’e mille dolci ohimè.

12. Io mi son giovinetta (Giovanni Boccaccio) [37:46]

«Io mi son giovinetta,
e rido e canto alla stagion novella»,
cantava la mia dolce pastorella,
quando subitamente
a quel canto il cor mio
cantò, quasi augellin vago e ridente:
«Son giovinetto anch’io,
e rido e canto alla gentil e bella
primavera d’Amore
che ne’ begli occhi tuoi fiorisce». Ed ella:
«Fuggi, se saggio sei (disse) l’ardore,
fuggi, ch’in questi rai
primavera per te non sarà mai».

13. Quell’augellin che canta (Battista Guarini, Il pastor fido I/1) [40:05]

Quell’augellin che canta
sì dolcemente e lascivetto vola
or da l’abete al faggio
ed or dal faggio al mirto,
s’avesse umano spirto,
direbb’ardo d’amor, ardo d’amore,
ma ben arde nel core
e chiam’il suo desio,
che li rispond’ardo d’amor anch’io.
Che sii tu benedetto,
amoroso, gentil, vago augelletto.

14. Non più guerra, pietate (Battista Guarini) [42:00]

Non più guerra, pietate,
pietate, occhi miei belli,
trionfanti, a che v’armate
contr’un cor ch’è già pres’e vi si rende?
Ancidete i rubelli,
ancidete chi s’arma e si difende,
non chi, vinto, v’adora.
Volete voi ch’io mora?
Morrò pur vostro e del morir l’affanno
sentirò sì, ma sarà vostr’il danno.

15. Sì, ch’io vorrei morire (Maurizio Moro) [44:40]

Sì, ch’io vorrei morire
ora ch’io bacio, Amore,
la bella bocca del mio amato core.
Ahi, cara e dolce lingua,
datemi tanto umore
che di dolcezza in questo sen m’estingua.
Ahi, vita mia, a questo bianco seno
deh, stringetemi fin ch’io venga meno.
Ahi bocca, ahi baci, ahi lingua, i’ torn’a dire
sì, ch’io vorrei morire.

16. Anima dolorosa, che vivendo [48:52]

Anima dolorosa, che vivendo
tanto peni e tormenti
quant’odi e parli e pensi e miri e senti,
ancor spiri? che speri? Ancor dimori
in questa viva morte? in quest’inferno
de le tue pene eterno?
mori, misera, mori,
ché tardi più, che fai?
Perché, mort’al piacer, vivi al martire?
perché vivi al morire?
Consuma il duol che ti consuma omai,
di questa morte che par vita uscendo:
mori, meschina, al tuo morir morendo.

17. Anima del cor mio [52:05]

Anima del cor mio,
poi che da me, misera me, ti parti,
s’ami confort’alcun a’ miei martiri,
non isdegnar ch’almen ti segu’anch’io
solo co’ miei sospiri
e sol per rimembrarti
ch’in tante pen’e in così fiero scempio
vivrò d’amor di vera fede esempio.

18. Longe da te, cor mio [54:27]

Longe da te, cor mio,
struggomi di dolore,
di dolcezza e d’amore.
Ma torna omai, deh, torna: e se ’l destino
strugger vorammi ancor a te vicino,
sfavilli e splenda il tuo bel lume amato,
ch’io n’arda e mora, e morirò beato.

19. Piagn’ e sospira (Torquato Tasso, Gerusalemme conquistata VIII/6) [57:16]

Piagn’ e sospira: e quand’i caldi raggi
fuggon le greggi a la dolce ombr’assise,
ne la scorza de’ pini o pur de’ faggi
segnò l’amato nome in mille guise,
e de la sua fortuna i gravi oltraggi
E in rileggendo poi le proprie note
spargea di pianto le vermiglie gote.

 
MonteverdiClaudio Monteverdi

Amenissime mortelle

Giaches de Wert (c1535 - 6 maggio 1596): Vaghi boschetti di soavi allori, madrigale a 5 voci (dal Settimo libro de madrigali a cinque voci, 1581, n. 6) su testo di Ludovico Ariosto (Orlando furioso VI:21). La Compagnia del Madrigale.

Vaghi boschetti di soavi allori,
di palme e d’amenissime mortelle,
cedri et aranci ch’avean frutti e fiori
contesti in varie forme e tutte belle,
facean riparo ai fervidi calori
de’ giorni estivi con lor spesse ombrelle;
e tra quei rami con sicuri voli
cantando se ne giano i rosignuoli.

Fortunati amanti

Giaches de Wert (c1535 - 6 maggio 1596): Tirsi morir volea, madrigale a 7 voci (dal Settimo Libro de madrigali, 1581) su testo di Battista Guarini. Ensemble Voces Suaves.

Tirsi morir volea,
Gl’occhi mirando di colei ch’adora;
Quand’ella, che di lui non meno ardea,
Gli disse: «Ahimè, ben mio,
Deh, non morir ancora,
Che teco bramo di morir anch’io.»
Frenò Tirsi il desio,
Ch’ebbe di pur sua vit’allor finire;
E sentea morte,e non poter morire.
E mentr’il guardo suo fisso tenea
Ne’ begl’occhi divini
E’l nettare amoroso indi bevea,
La bella Ninfa sua, che già vicini
Sentea i messi d’Amore,
Disse, con occhi languidi e tremanti:
«Mori, cor mio, ch’io moro.»
Cui rispose il Pastore:
«Ed io, mia vita, moro.»

Così moriro i fortunati amanti
Di morte sì soave e sì gradita,
Che per anco morir tornaro in vita.

I giorni oscuri e le dogliose notti

Giaches de Wert (c1535 - 6 maggio 1596): Mia benigna fortuna, madrigale 5 voci (pubblicato nel Nono Libro de madrigali a cinque et sei voci, 1588, n. 7) su testo di Francesco Petrarca (Canzoniere CCCXXXII). Huelgas Ensemble, dir. Paul van Nevel.

Mia benigna fortuna e ‘l viver lieto,
i chiari giorni et le tranquille notti
e i soavi sospiri e ‘l dolce stile
che solea resonare in versi e ‘n rime,
vòlti subitamente in doglia e ‘n pianto,
odiar vita mi fanno, et bramar morte.

Crudel, acerba, inexorabil Morte,
cagion mi dài di mai non esser lieto,
ma di menar tutta mia vita in pianto,
e i giorni oscuri et le dogliose notti.
I mei gravi sospir’ non vanno in rime,
e ‘l mio duro martir vince ogni stile.

O primavera

Giaches de Wert (c1535 - 6 maggio 1596): O primavera, gioventù de l’anno, madrigale a 5 voci (dall’Undecimo libro de madrigali a cinque voci, 1595, n. 2) su testo di Battista Guarini (Il pastor fido, atto III), parte 1a. Francesca Benetti, tiorba e direzione; Tanja Vogrin, arpa; Giovanna Baviera, viola da gamba; Rui Staehelin, liuto; Ricardo Leitão Pedro, chitarra barocca.

O primavera, gioventù de l’anno,
Bella madre de’ fiori,
D’herbe novelle e di novelli amori,
Tu torni ben, ma teco
Non tornano i sereni
E fortunati dì de le mie gioie;
Tu torni ben, tu torni,
Ma teco altro non torna
Che del perduto mio caro tesoro
La rimembranza misera, e dolente.
Tu quella se’, tu quella
Ch’eri pur dianzi sì vezzosa e bella;
Ma non son io già quel ch’un tempo fui
Sì caro à gli occhi altrui.

Par che di me si pianga e si sospiri – I

Sigismondo d’India (c1582 - 19 aprile 1629): Piangono al pianger mio, dalle Musiche da cantar solo nel clavicordo, chitarrone, arpa doppia (Milano 1609), su testo di Ottavio Rinuccini. Gloria Banditelli, mezzosoprano; Tiziano Bagnati, tiorba; Massimo Lonardi, chitarra barocca.

Piangono al pianger mio le fere, e i sassi
A’ miei caldi sospir traggon sospiri.
L’aer d’intorno nubiloso fassi,
Mosso anch’egli a pietà de’ miei martiri.
Ovunque io poso, ovunque io volgo i passi,
Par che di me si pianga e si sospiri.
Par che dica ciascun, mosso al mio duolo:
Che fai tu qui meschin, doglioso e solo?

Piangono

Il desiderio

Maddalena Casulana (attiva nella 2ª metà del sec. XVI): Morir non può il mio cuore, madrigale a 4 voci (pubblicato nella raccolta Il Desiderio, 1566). The Hilliard Ensemble.

Morir non può il mio cuore:
ucciderlo vorrei, poi che vi piace.
Ma trar non si può fuore
del petto vostr’ove gran tempo giace.

Et uccidendol’io,
come desio,
so che morreste voi,
morend’anch’io.

Il desiderio che dà il titolo alla silloge di Maddalena Casulana (prima opera musicale pubblicata da una donna) è soprattutto quello di mostrare al mondo l’errore vanitoso degli uomini, i quali credono di essere i soli a possedere doti intellettuali e ritengono impossibile che ne siano dotate anche le donne.
Qui si trova un interessante studio (in inglese) sull’opera di Maddalena Casulana.

Maddalena Casulana: Morir non può il mio cuore

Damigella tutta bella

Claudio Monteverdi (1567 - 1643): Damigella tutta bella, madrigale a 3 voci e strumenti (pubblicato in Scherzi musicali a 3 voci, 1607, n. 6); testo di Gabriello Chiabrera. Philippe Jaroussky e Nuria Rial, voci; ensemble l’Arpeggiata, dir. Christina Pluhar.


Vincenzo Calestani (10 marzo 1589 - p1617): Damigella tutta bella, aria per 1 voce e basso continuo (pubblicata in Madrigali et arie per sonare et cantare nel chitarrone leuto o clavicembalo a una, e due voci, 1617). Zachary Wilder e Emiliano Gonzalez Toro, tenori; ensemble I Gemelli, dir. Emiliano Gonzalez Toro.

Damigella
tutta bella
versa, versa quel bel vino,
fa’ che cada
la rugiada
distillata di rubino.

Ho nel seno
rio veneno
che vi sparse Amor profondo,
ma gittarlo
e lasciarlo
vo’ sommerso in questo fondo.

Damigella
tutta bella
di quel vin tu non mi sazi,
fa’ che cada
la rugiada
distillata di topazi.

Ah, che, spento,
io non sento
il furor de gl’ardor miei,
men cocenti,
meno ardenti
sono, ohimè, gli incendi etnei.

Nova fiamma
più m’infiamma,
arde il cor foco novello,
se mia vita
non s’aita,
ah, ch’io vengo un Mongibello.

Ma più fresca
ogn’ hor cresca
dentro me sì fatta arsura,
consumarmi
e disfarmi
per tal modo ho per ventura.

Dolci rime leggiadre

Sebastiano Festa (c1490/95 - 1524): Se ‘l pensier che mi strugge, madrigale su testo di Francesco Petrarca (Canzoniere CXXV:1 e 3). Sabine Lutzenberger, soprano; Kirsty Whatley, arpa.

Se ’l pensier che mi strugge,
com’è pungente et saldo,
cosí vestisse d’un color conforme,
forse tal m’arde et fugge,
ch’avria parte del caldo,
et desteriasi Amor là dov’or dorme;
men solitarie l’orme
fôran de’ miei pie’ lassi
per campagne et per colli,
men gli occhi ad ognor molli,
ardendo lei che come un ghiaccio stassi,
et non lascia in me dramma
che non sia foco et fiamma.

Dolci rime leggiadre
che nel primiero assalto
d’Amor usai, quand’io non ebbi altr’arme,
chi verrà mai che squadre
questo mio cor di smalto
ch’almen com’io solea possa sfogarme?
Ch’aver dentro a lui parme
un che madonna sempre
depinge et de lei parla:
a voler poi ritrarla
per me non basto, et par ch’io me ne stempre.
Lasso, cosí m’è scorso
lo mio dolce soccorso.

Pietosissima amante

Luca Marenzio (1553 o 1554 - 1599): Deh Tirsi, anima mia, madrigale a 5 voci (dal Sesto libro de madrigali a cinque voci, 1594, no. 11) su testo di Giovanni Battista Strozzi. La Venexiana, dir. Claudio Cavina.

Deh Tirsi, anima mia, perdona
A chi t’è cruda sol dove pietosa
Esser non può; perdona a questa solo
Nei detti e nel sembiante
Rigida tua nemica ma nel core
Pietosissima amante.
E se pur hai desio di vendicarti,
Deh, qual vendetta haver puoi tu maggiore
Del tuo proprio dolore?

Ché se tu se’l cor mio,
Come se’ pur mal grado
Del cielo e de la terra,
Qual hor piagni e sospiri
Quelle lagrime tue sono il mio sangue,
Que’ sospiri il mio spirto; e quelle pene,
E quel dolor che senti
Son miei non tuoi tormenti.

Giulia è la più bella

Giaches de Wert (c1535 - 1596): Non tanto il bel palazzo, madrigale a 5 voci (dal Sesto libro de madrigali a cinque voci, 1577, n. 4) su testo di Ludovico Ariosto (Orlando furioso VII:10, con qualche variante). La Compagnia del Madrigale.

Non tanto il bel palazzo è sì eccellente,
perché vinca tant’altri di vaghezza,
quanto ch’egli ha la più piacevol gente
che sia nel mondo, e di più gentilezza.
Poco l’una dall’altra differente,
e di fiorita etade e di bellezza:
sola dell’altre Giulia è la più bella,
sì come è bello il sol più d’ogni stella.

Siate alla pugna accorti

Giovanni Giacomo Gastoldi (c1555 - 4 gennaio 1609): Amor vittorioso, «balletto» (madrigale) a 5 voci (1591). Ensemble Les Voix Animées.

Tutti venite armati
O forti miei soldati.
Fa la la.
Io son l’invitt’Amore
Giusto saettatore.
Non temete punto,
Ma in bella schiera uniti,
Me seguitate arditi.
Fa la la.

Sembrano forti heroi
Quei che son contra voi.
Ma da chi sa ferire,
Non si sapran schermire.
Non temete punto,
Ma coraggiosi e forti,
Siat’ a la pugna accorti.

[Lieti hor movete il piede,
Che vostre sian le prede.
Hor via feriam lo sdegno
Ch’ei de la vita è indegno.
Non temete punto,
Eterna sia la gloria
E certa è la vittoria.

Già morto giace in terra
Chi ci avea mosso guerra.
Or gli altri suoi seguaci
Tutti assaliamo, audaci.
Non temete punto:
Ecco ch’i non estinti
Fuggon già sparsi e vinti.]


Lo stesso brano in una reboante versione solo strumentale. Ensemble Tibicines, dir. Igino Conforzi.

GGG, Amor vittorioso