Gioachino Rossini (1792 - 1868): «Non più mesta accanto al fuoco», rondò dal II atto del melodramma giocoso La Cenerentola, ossia La bontà in trionfo (1817). Cecilia Bartoli, mezzosoprano; Orchestra La Scintilla, dir. Ada Pesch.
Non più mesta accanto al fuoco
Starò sola a gorgheggiar, no.
Ah fu un lampo, un sogno, un gioco
Il mio lungo palpitar.
Henri Herz (6 gennaio 1803 - 5 gennaio 1888): Variazioni su «Non più mesta». Earl Wild, pianoforte.
Louis Abbiate (4 gennaio1866 - 1933): Concerto per pianoforte e orchestra op. 96, detto Concerto italien (1922). Marcelle Bousquet, pianoforte; Orchestre du Théâtre National de l’Opéra de Monte-Carlo, dir. Louis Frémaux.
Olivier Greif (3 gennaio 1950 - 2000): Sonate de Requiem per violoncello e pianoforte (2a versione, 1992). Anne-Elise Thouvenin, violoncello; Victoria Dmitrieva, pianoforte.
Johann Strauß figlio (1825 - 1899): Kaiser-Walzer op. 437 (1889), arrangiamento di Arnold Schoenberg (1874 - 1951) per flauto, clarinetto, quartetto d’archi e pianoforte (1925). Ensemble Virama (con un contrabbasso in più).
Johann Strauß figlio (1825 - 1899): Schatz-Walzer op. 418 su melodie tratte dall’operetta Der Zigeunerbaron (1885), arrangiamento di Anton Webern (1883 - 1945) per quartetto d’archi, armonio e pianoforte (1921). Riccardo Caramella Ensemble.
Adolf Andrzej Schulz-Evler (1852 o 1854 - 1905): Arabeski na temat walca „Nad pięknym modrym Dunajem” / Arabesken über Themen des Walzers „An der schönen blauen Donau” von Johann Strauß per pianoforte (c1904). Marc-André Hamelin.
Franz Waxman (pseudonimo di Franz Wachsmann; 1906 - 1967): Auld Lang Syne Variations per quartetto con pianoforte (1947). Gidon Kremer, violino; Ula Ulijona, viola; Marta Sudraba, violoncello; Louis Lortie, pianoforte.
Eine kleine Nichtmusik
Moonlight Concerto
Chaconne a son gout
Hommage to Shostakofiev
Secondo alcuni studiosi, la melodia di Auld Lang Syne potrebbe essere stata composta da Davide Rizzio, il musicista torinese che, giunto a Edimburgo al seguito di una missione diplomatica, divenne segretario, amico e confidente di Maria Stuarda, e fu perciò brutalmente assassinato (con cinquantasette pugnalate!) dagli sgherri di Enrico Stuart, Lord Darnley, consorte della regina.
(Nel loro romanzo più famoso, La donna della domenica, Fruttero & Lucentini scrivono che dietro ogni fatto inquietante della storia c’è sempre un torinese…)
Franz Waxman è autore di celebri colonne sonore: fra le più note, quella di Viale del Tramonto.
Fryderyk Chopin (1810 - 1849): Mazurka in fa minore op. 68 n. 4 (1849). Artur Rubinstein, pianoforte.
Fu concepita a Chaillot (dunque fra il 20 maggio e il 15 agosto 1849), quando la malattia aveva talmente prostrato il fisico di Chopin che il trentanovenne compositore non era ormai più in grado di suonare, né di scrivere la musica: l’abbozzo è infatti quasi illeggibile, e il curatore della prima edizione a stampa (1855), il violoncellista Auguste Franchomme, faticò non poco a decifrarlo.
Roman Vlad (29 dicembre 1919 - 2013): Variazioni intorno all’ultima Mazurka di Chopin (1954). Carlo Grante, pianoforte.
Wojciech Kilar (1932 - 29 dicembre 2013) e Franz Schubert (1797 - 1828): The Portrait of a Lady, suite dalla colona sonora del film omonimo (da Henry James, 1996) di Jane Campion. Gli Impromptus di Schubert sono interpretati da Jean-Yves Thibaudet, il Quartetto D 810 dal Brindisi Quartet.
Prologue: My Life before me
The Portrait of a Lady [4:07]
Flowers of Firenze [9:56]
Twilight Cellos [13:55]
A Certain Light [17:00]
Cypresses [23:49]
Schubert: Impromptu in sol bemolle maggiore op. 90 n. 3 D 899.3 [25:55]
Schubert: Impromptu in la bemolle minore-maggiore op. 90 n. 4 D 899.4 [32:42]
Schubert: Quartetto per archi n. 14 in re minore D 810, Der Tod und das Mädchen, II. Andante con moto [39:46]
Earle Brown (26 dicembre 1926 - 2002): Folio per esecutori non precisati (1952). Nils Vigeland, pianoforte; Eberhard Blum, flauto; Frances-Marie Uitti, violoncello.
Luciano Chailly (1920 - 24 dicembre 2002): Sonate tritematiche n. 1 per pianoforte (1952) e n. 8 per violino e pianoforte (1958). Anna Tifu, violino; Alfonso Alberti, pianoforte.
Michele Novaro (23 dicembre 1818 - 1885): Venezia, ode per canto e pianoforte (1849) su testo di Arnaldo Fusinato. Leonardo De Lisi, tenore; Vito Maggiolino, pianoforte.
È fosco l’aere, è l’ora bruna,
è tutta in gemiti la mia laguna,
in solitaria malinconia
ti guardo e lagrimo,
Venezia mia!
Tra i rotti nugoli dell’occidente
i raggi perdonsi del sol morente,
è mesto sibilo per l’aria bruna
l’ultimo gemito della laguna.
Passa una gondola della città.
«Ehi, dalla gondola, qual novità?»
«Il morbo infuria, il pan ci manca,
sul ponte sventola bandiera bianca!»
Oh! no, non splendere su tanti guai,
Sole d’Italia, non splender mai;
e sulla veneta spenta fortuna
si eterni il gemito della laguna.
Venezia! l’ultima ora è venuta;
illustre martire, tu sei perduta…
Il morbo infuria, il pan ti manca,
sul ponte sventola bandiera bianca!
Ma non le ignivome palle roventi,
né i mille fulmini su te stridenti,
troncaro ai liberi tuoi dì lo stame…
Viva Venezia!
Muore di fame!
Sulle tue pagine scolpisci, o Storia,
l’altrui nequizie e la sua gloria,
e grida ai posteri tre volte infame
chi vuol Venezia morta di fame!
Viva Venezia!
L’ira nemica la sua risuscita
virtude antica;
ma il morbo infuria, ma il pan le manca…
Sul ponte sventola bandiera bianca!
Ed ora infrangasi qui sulla pietra,
finché è ancor libera,
questa mia cetra.
A te, Venezia,
l’ultimo canto,
l’ultimo bacio,
l’ultimo pianto!
Ramingo ed esule in suol straniero,
vivrai, Venezia, nel mio pensiero;
vivrai nel tempio qui del mio core,
come l’imagine del primo amore.
Ma il vento sibila,
ma l’onda è scura,
ma tutta in tenebre
è la natura:
le corde stridono,
la voce manca…
Sul ponte sventola
bandiera bianca!
Michele Novaro musicò anche l’attuale inno nazionale italiano: ne abbiamo parlato qui.
Giacomo Orefice (1865 - 22 dicembre 1922): Seconda Sonata in re maggiore per violino (o violoncello) e pianoforte (1908). Gianluca Turconi, violino; Marco Sala, pianoforte.
Calmo e sostenuto
Adagio assai [7:03]
Allegretto moderato [11:29]
Allegro energico – Largamente – I Tempo – Presto [14:56]
Louis Diémer (1843 - 21 dicembre 1919): Sérénade per voce, flauto o violino ad libitum e pianoforte (c1877) su testo di Gabriel Marc (da Soleils d’octobre, 1868). MeredìEnsemble: Ronja Weyhenmeyer, soprano; Andrea Salvi, flauto; Ani Ter-Martirosyan, pianoforte.
Si j’étais, ô mon amoureuse,
La brise au souffle parfumé,
Pour frôler ta bouche rieuse,
Je viendrais craintif et charmé.
Si j’étais l’abeille qui vole,
Ou le papillon séducteur,
Tu ne me verrais pas, frivole,
Te quitter pour une autre fleur.
Si j’étais la rose charmante
Que ta main place sur ton cœur
Si près de toi toute tremblante
Je me fanerais de bonheur.
Mais en vain je cherche à te plaire,
J’ai beau gémir et soupirer.
Pour être aimé que puis-je faire?
T’aimer, te le dire et pleurer!
Pëtr Il’ič Čajkovskij (1840 - 1893): Времена года / Les Saisons op. 37a (1875-76), 12. Декабрь: Святки / Décembre: Noël. Versione originale: Valentyna Lysycja, pianoforte. Trascrizione per orchestra di Aleksandr Gauk (1893 - 1963): Orchestra da camera di Mosca, dir. Constantine Orbelian.
Anche questo brano fu originariamente pubblicato sul periodico sanpietroburghese «Нувеллист» (Nuvellist), nel dicembre 1876; in epigrafe, alcuni versi di Vasilij Žukovskij (dalla ballata Светлана, Svetlana, 1808-12):
Раз в крещенский вечерок
Девушки гадали:
За ворота башмачок,
Сняв с ноги, бросали.
Un tempo, la notte di Natale,
le fanciulle interrogavano il futuro:
si sfilavano una pantofola
gettandola oltre il cancello.
Il brano, il cui titolo significa «poema selvaggio», è dedicato a Artur Rubinstein (1887 - 20 dicembre 1982) ed è una sorta di ritratto musicale del celebre pianista polacco. Rubinstein interpretò Rudepoêma in prima esecuzione assoluta a Parigi, nella Salle Gaveau, il 24 ottobre 1927.
Ludwig van Beethoven (c16 dicembre 1770 - 1827): Der Kuß (Il bacio), arietta per voce e pianoforte op. 128 (1822) su testo di Christian Felix Weisse. Fritz Wunderlich, tenore; Hubert Giesen, pianoforte (in concerto, Festival di Salisburgo 1965).
Ich war bei Chloen ganz allein,
Und küssen wollt’ ich sie;
Jedoch sie sprach,
Sie würde schrein:
Es sei vergebne Müh’.
Ich wagt’ es doch und küßte sie,
Trotz ihrer Gegenwehr.
Und schrie sie nicht?
Jawohl, sie schrie,
Doch lange hinterher.
(Ero tutto solo con Cloe e volevo baciarla; ma lei disse che avrebbe gridato: fatica sprecata.
Osai ugualmente e la baciai, nonostante la sua riluttanza. E non gridò? Ma certo, gridò, però molto tempo dopo.)
Carl Philipp Emanuel Bach (1714 - 14 dicembre 1788): Concerto in la minore per violoncello e archi H 432, Wq 170 (c1750). Peter Bruns, violoncello; Akademie für Alte Musik Berlin.
Allegro assai
Andante [10:18]
Allegro assai [18:11]
C. Ph. E. Bach: Concerto in la minore per flauto e archi H 431, Wq 166 (trascrizione del Concerto per violoncello). Emmanuel Pahud, flauto; Kammerakadamie Potsdam, dir. Trevor Pinnock.
C. Ph. E. Bach: Concerto in la minore per strumento a tastiera e archi H 430, Wq 26 (trascrizione del Concerto per violoncello). Ana-Marija Markovina, pianoforte; Kammerphilharmonie Berlin-Brandenburg.
August Eberhard Müller (13 dicembre 1767 - 3 dicembre 1817): Gran Sonata in do maggiore per flauto e pianoforte op. 38. Francesca Pagnini, flauto; Paolo Bidoli, pianoforte.
Carl Friedrich Zelter (11 dicembre 1758 - 1832): Es war ein König in Thule, Lied (1812) su testo di Wolfgang Goethe. Bettina Pahn, soprano; Tini Mathot, Hammerklavier.
Es war ein König in Thule,
Gar treu bis an das Grab,
Dem sterbend seine Buhle
einen gold’nen Becher gab.
Es ging ihm nichts darüber,
Er leert’ ihn jeden Schmaus;
Die Augen gingen ihm über,
So oft er trank daraus.
Und als er kam zu sterben,
Zählt’ er seine Städt’ im Reich,
Ließ alles seinem Erben,
Den Becher nicht zugleich.
Er saß bei’m Königsmahle,
Die Ritter um ihn her,
In hoher Väter Saale,
Dort auf dem Schloß am Meer.
Dort stand der alte Zecher,
Trank letzte Lebensgluth,
Und warf den heil’gen Becher
Hinunter in die Flut.
Er sah ihn stürzen, trinken
Und sinken tief in das Meer,
die Augen täten ihm sinken,
Trank nie einen Tropfen mehr.
C’era un re, a Thule, fedele fino alla tomba; la sua bella, morendo, gli diede una coppa d’oro.
Niente gli era più caro: ne beveva in ogni banchetto, e alzava gli occhi quando beveva.
E quando fu sul punto di morire contò le città del regno: agli eredi lasciò ogni cosa, ma non la coppa.
Sedeva al banchetto regale, i cavalieri intorno a lui, nella sala degli avi, nel castello sul mare.
Là stava il vecchio bevitore: bevve l’ultimo ardore di vita e poi gettò la sacra coppa tra i flutti.
La vide cadere, riempirsi e affondare nel mare profondo. I suoi occhi si spensero, mai più bevve un sorso.