Ada Gentile (26 luglio 1947): Perflautoepianoforte (2009). Morena Mestieri, flauto; Anna Bellagamba, pianoforte.

Ada Gentile (26 luglio 1947): Perflautoepianoforte (2009). Morena Mestieri, flauto; Anna Bellagamba, pianoforte.

John Field (26 luglio 1782 - 1837): Notturno per pianoforte n. 9 in do minore H 30. John O’Conor.
Marco Betta (25 luglio 1964): Cadentia sidera, fantasia per pianoforte e archi (1990). Stefano Micheletti, pianoforte; Orchestra Sinfonica Abruzzese, dir. Flavio Emilio Scogna.
…et iam nox umida caelo praecipitat suadentque cadentia sidera somnos (Virgilio).

Leith Stevens (1909 - 23 luglio 1970): Concerto in do minore per pianoforte e orchestra, dalla colonna sonora del film L’amore senza volto (Night Song), diretto nel 1947 da John Cromwell. Artur Rubinstein, pianoforte; New York Philharmonic Orchestra, dir. Eugene Ormandy.
Il film, incredibilmente melenso e del tutto inverosimile, racconta l’amore di una ricca ragazza di San Francisco (Merle Oberon) per un povero pianista di nightclub (Dana Andrews) diventato cieco in seguito a un incidente automobilistico. La donna organizza un concorso di composizione mettendo in palio 5000 dollari per il miglior concerto per pianoforte e orchestra, sicura che il suo amato trionferà. Così in effetti avviene: il brano premiato viene eseguito al Carnegie Hall da Rubinstein sotto la bacchetta di Ormandy, e il felice vincitore usa il denaro del premio per farsi operare e riacquistare la vista. L’amore trionfa.
Superfluo aggiungere che il film fu un fiasco. Il critico del «New York Times» Bosley Crowther scrisse fra l’altro che « è proprio il concerto-premio a rivelare impietosamente la sfacciata e totale falsità di Night Song. Perché la musica sciatta e insignificante di Leith Stevens serve solo come pretesto per infilare nelle inquadrature violini, timpani e quartetti di corni. E se il signor Rubinstein e il signor Ormandy possono ingoiare, insieme con il proprio orgoglio, una robaccia del genere, vuol dire che hanno stomaci alquanto robusti ».

Ben Weber (23 luglio 1916 - 1979): Concerto per pianoforte e orchestra op. 52 (1961). William Masselos, pianoforte; Royal Philharmonic Orchestra, dir. Gerhard Samuel.
La strana vita di Ben Weber, articolo di Roger Tréfousse.

Antonio Vivaldi (1678 - 1741): Concerto in si minore per quattro violini, violoncello, archi e basso continuo op. 3 (L’estro armonico, 1711) n. 10, RV 580. Il Giardino Armonico, dir. Giovanni Antonini.
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Johann Sebastian Bach (1685 - 1750): Concerto in la minore per 4 clavicembali e archi BWV 1065 (c1730), trascrizione del Concerto RV 580 di Vivaldi, trasposto un tono sotto. Versione per 4 pianoforti e archi, con interpreti di grande rilievo: Martha Argerich, Evgenij Kisin, James Levine e Michail Pletnëv ai pianoforti; l’orchestra d’archi è costituita da Renaud Capuçon, Sarah Chang, Ilja Gringol’c, Gidon Kremer, Vadim Repin, Dmitrij Sitkoveckij, Christian Tetzlaff e Nikolaj Znaider, violini; Jurij Bašmet e Nobuko Imai, viole; Mischa Maisky e Boris Pergamenščikov, violoncelli; Patrick de Los Santos, contrabbasso. Registrato a Verbier, Canton Vallese, il 22 luglio 2002.

Mauro Cardi (22 luglio 1955): Es per flauto e pianoforte (2016). Tommaso Bisiak, flauto; Reana De Luca, pianoforte.

Una famosa ballata tradizionale scozzese nella non meno famosa versione tedesca di Johann Gottfried Herder (1744 - 1803):
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Dein Schwert, wie ist’s von Blut so rot? Ich hab geschlagen meinen Geier tot, Deines Geiers Blut ist nicht so rot, Ich hab geschlagen mein Rotroß tot, Dein Roß war alt und hast’s nicht not, Ich hab geschlagen meinen Vater tot! Und was wirst du nun an dir tun, Auf Erden soll mein Fuß nicht ruhn, Und was soll werden dein Hof und Hall, Ach immer steh’s und sink und fall! Und was soll werden aus Weib und Kind, Die Welt ist groß, laß sie betteln drin, Und was soll deine Mutter tun, Der Fluch der Hölle soll auf euch ruhn, |
Perché la tua spada è così rossa di sangue, Ho colpito il mio falco a morte, Il sangue del tuo falco non è così rosso, Ho ucciso il mio cavallo roano, Il tuo cavallo era vecchio e non ne avevi bisogno, Ho colpito a morte mio padre! E quale pena ne vuoi portare, I miei piedi mai riposeranno sulla terra, E che ne sarà della tua casa, Andrà in rovina e infine crollerà, E che sarà della tua donna e di tuo figlio, Il mondo è grande, che vaghino mendichi, E che sarà di tua madre, La maledizione dell’inferno cada su di te, |
Carl Loewe (1796 - 1869): Edward, ballata op. 1 n. 1 (1818). Dietrich Fischer-Dieskau, baritono; Jörg Demus, pianoforte.

Franz Schubert (1797 - 1828): Eine altschotthche Ballade, Lied, 2a versione, op. 165 n. 5 (posth.), D 923 (1827). Martha Guth, soprano; Penelope Crawford, pianoforte.

Johannes Brahms (1833 - 1897): Edward, duetto op. 75 n. 1 (1878). Brigitte Fassbaender, mezzosoprano; Peter Schreier, tenore; Karl Engel, pianoforte.

Déodat de Séverac (20 luglio 1872 - 1921): Stances à Madame de Pompadour (1907). Aldo Ciccolini, pianoforte

Pëtr Il’ič Čajkovskij (1840 - 1893): Времена года / Les Saisons op. 37a (1875-76), 7. Июль: Песня косаря / Juillet: Chant du faucheur. Versione originale: Valentyna Lysycja, pianoforte. Trascrizione per orchestra di Aleksandr Gauk (1893 - 1963): Orchestra da camera di Mosca, dir. Constantine Orbelian.
Sul periodico sanpietroburghese «Нувеллист» (Nuvellist), ove il brano fu originariamente pubblicato nel luglio 1876, questo Chant du faucheur venne associato a versi di Aleksej Vasil’evič Kol’cov (da Косарь, Il falciatore, 1836):
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Раззудись, плечо! Размахнись, рука! Ты пахни в лицо, Ветер с полудня! |
Distenditi, spalla! Slànciati, braccio! Soffiami in faccia, vento del Sud! |

È possibile far sì che in un breve articoletto siano menzionati Ludwig van Beethoven, grande compositore tedesco nato a Bonn nel 1770, e George Armstrong Custer, famoso militare statunitense caduto in battaglia oltre cent’anni più tardi? Sì, è possibile se l’articolo è dedicato a Garyone, una canzone tradizionale irlandese (in Italia è però diffusa l’erronea convinzione che sia scozzese) le cui origini risalgono alla seconda metà del XVIII secolo.
Esperti linguisti assicurano che il titolo Garyone (anche Garyowen, Garryowen, Garry Owen, Garry Owens) sia derivato dalla locuzione irlandese garrai Eóins, ossia «il giardino di Eóin» (variante gaelica di John).
Intorno al 1810, di Garyone Beethoven eseguì due diverse elaborazioni per canto, violino, violoncello e pianoforte, scritte su commissione di George Thomson (1757 – 1851), compositore e stampatore attivo a Edimburgo: questi aveva avviato un vasto progetto editoriale che prevedeva la pubblicazione di melodie tradizionali irlandesi, scozzesi e gallesi armonizzate e arrangiate da alcuni fra i più celebri musicisti dell’epoca: oltre a Beethoven, parteciparono all’impresa anche Franz Joseph Haydn e Johann Nepomuk Hummel.
Le due versioni beethoveniane di Garyone adottano un testo di tal Trevor Toms, From Garyone, my happy home ; edite a stampa nel 1814 e nel 1816, sono comprese nel catalogo delle opere di Beethoven fra le composizioni prive di numero d’opus (WoO = Werke ohne Opuszahl ) rispettivamente come WoO 152/22 e WoO 154/7.
WoO 152/22. Interpreti: Juliette Allen, soprano; Alessandro Fagiuoli, violino; Andrea Musto, violoncello; Jean-Pierre Armengaud, pianoforte.
WoO 154/7. Interpreti: Kerstin Wagner, contralto; Sachiko Kobayashi, violino; Chihiro Saito, violoncello; Michael Wagner, pianoforte.
From Garyone, my happy home,
Full many a weary mile I’ve come,
To sound of fife and beat of drum,
And more shall see it never.
‘Twas there I turn’d my wheel so gay,
Could laugh, and dance, and sing, and play,
And wear the circling hours away
In mirth or peace for ever.
But Harry came, a blithesome boy,
He told me I was all his joy,
That love was sweet, and ne’er could cloy,
And he would leave me never:
His coat was scarlet tipp’d with blue,
With gay cockade and feather too,
A comely lad he was to view;
And won my heart for ever.
My mother cried, dear Rosa, stay,
Ah! Do not from your parents stray;
My father sigh’d, and nought would say,
For he could chide me never:
Yet cruel, I farewell could take,
I left them for my sweetheart’s sake,
And came, ‘twas near my heart to break
From Garyone for ever.
Buit poverty is hard to bear,
And love is but a summer’s wear,
And men deceive us when they swear
They’ll love and leave us never:
Now sad I wander through the day,
No more I laugh, or dance, or play,
But mourn the hour I came away
From Garyone for ever.
Garyone ispirò anche Mauro Giuliani (1781 – 1829), che ne fece la prima delle sue 6 Arie nazionali irlandesi variate per chitarra op. 125 (c1827); qui è eseguita da William Carroll:
Diffusasi a Limerick nel tardo Settecento come canzone conviviale, Garyone ottenne rapidamente successo tra le file dell’esercito britannico, per il tramite del 5° Reggimento di lancieri (Royal Irish Lancers). Da allora fu adottata quale emblema musicale da numerose altre unità militari, suonata e cantata durante le guerre napoleoniche e poi in Crimea. Attraversò anche l’Oceano Atlantico e giunse negli Stati Uniti, dove nel 1851 fu scelta come canto di marcia dal 2° Reggimento di volontari irlandesi e più tardi dal 7° Reggimento di cavalleria, creato per affrontare le guerre indiane e affidato, fra gli altri, proprio a George Armstrong Custer. Una scena del film agiografico dedicato da Hollywood a questo discusso personaggio (They Died with Their Boots On, 1941, in Italia La storia del generale Custer ; la regia è di Raoul Walsh, protagonista Errol Flynn) racconta in modo romanzato l’episodio — come, del resto, tutta la storia:
We can dare or we can do
United men and brothers too
Their gallant footsteps to pursue
And change our country’s story.
Our hearts so stout have got us fame
For soon tis’ known from whence we came
Where’er we go they dread the name
Of Garryowen in glory.
And when the mighty day comes round
We still shall hear their voices sound
Our clans shall roar along the ground
For Garryowen in glory.
To emulate their high renown
To strike our false oppressor down
And stir the old triumphant sound
With Garryowen in glory.

Emil Hartmann (1836 - 18 luglio 1898): Serenata in la maggiore-minore per clarinetto, violoncello e pianoforte op. 24 (1877). Trio Aurora.

Jean-Frédéric Edelmann (1749 - ghigliottinato il 17 luglio 1794): Sonata in re minore-mi bemolle maggiore per pianoforte op. 5 n. 4 (1777). Sylvie Pecot-Douatte.

Niccolò Castiglioni (17 luglio 1932 - 1996): Gymel per flauto e pianoforte (1960). Severino Gazzelloni, flauto; Bruno Canino, pianoforte.

Luise Adolpha Le Beau (1850 - 17 luglio 1927): Concerto in re minore per pianoforte e orchestra op. 37 (1887). Katia Tchemberdji, pianoforte; Kammersymphonie Berlin, dir. Jürgen Bruns.
Antoine-François Marmontel (16 luglio 1816 - 1898): Nocturne élégant per pianoforte op. 22 (c1855). Gamma1734.

Goffredo Petrassi (16 luglio 1904 - 2003): Preludio, Aria e Finale per violoncello e pianoforte (1933). Massimo Macrì, violoncello; Sandro Fuga, pianoforte.

Sir James MacMillan (16 luglio 1959): Primo Concerto per pianoforte e orchestra, The Berserking (1989). Martin Roscoe, pianoforte; BBC Philharmonic Orchestra diretta dall’autore.
Originariamente ispirato da una partita di calcio fra le squadre del Celtic di Glasgow e del Partizan di Belgrado.

Johann Gottfried Müthel (1728 - 14 luglio 1788): Terzo Concerto in sol maggiore per clavicembalo e archi. Berliner Barock-Compagney, dir. e fortepiano Christine Schornsheim.

Pavle Merkù (12 luglio 1927 – 2014): Tri uspavanke za Jasno (Tre Ninne-nanne per Jasna) per clarinetto e pianoforte. Andrej Zupan, clarinetto; Jan Sever, pianoforte.

George Gershwin (1898 - 11 luglio 1937): I got rhythm, testo di Ira Gershwin, dal musical Girl Crazy (1930), cantato da Judy Garland.
George Gershwin: Variazioni su I got rhythm per pianoforte e orchestra (1933–34). Oscar Levant, pianoforte; Morton Gould and His Orchestra.

Giorgio Federico Ghedini (11 luglio 1892 - 1965): Concerto dell’Albatro per voce recitante, violino, violoncello, pianoforte e orchestra (1945) su testi tratti da Moby Dick di Herman Melville (traduzione di Salvatore Quasimodo). Gordon Stanley, voce recitante; Mela Tenenbaum, violino; Dorothy Lawson, violoncello; Cameron Grant, pianoforte; Philharmonia Virtuosi, dir. Richard Kapp.
« Ricordo il primo albatro che vidi.
« Fu durante un lungo colpo di vento in acque remote nei mari antartici.
« Dopo la mia guardia franca del mattino, ero salito sul ponte coperto di nubi e là vidi, gettato sulle boccaporte di maestro, un essere regale, pennuto, di immacolata bianchezza e dal sublime romano rostro adunco.
« A intervalli esso allargava le ali immense da arcangelo, come per abbracciare qualche arca santa. Stupefacenti palpitazioni e sussulti lo scuotevano.
« Attraverso i suoi inesprimibili, stranissimi occhi mi pareva di scorgere segreti che giungevano a Dio.
« A lungo contemplai quel prodigio di penne. Non posso dire, ma soltanto far sentire, le cose che mi guizzarono allora nella mente. »

George Antheil (8 luglio 1900 - 1959): Sonata sauvage per pianoforte (1922). Steffen Schleiermacher.

Riccardo Pick-Mangiagalli (10 luglio 1882 - 8 luglio 1949): Deux Lunaires per pianoforte op. 33 (1916). Aldo Ciccolini.
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Gian Carlo Menotti (7 luglio 1911 - 2007): Primo Concerto per pianoforte e orchestra (1945). Earl Wild, pianoforte; Symphony of the Air, dir. Jorge Mester.
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Władysław Szpilman (1911 - 6 luglio 2000): Concertino per pianoforte e orchestra, composto nel Ghetto di Varsavia nel 1940. L’esegue l’autore con l’Orchestra della Radio polacca (Polska orkiestra radiowa), dir. Stefan Rachon; registrazione del 1972.

Leoš Janáček (3 luglio 1854 - 1928): Concertino per pianoforte, due violini, viola, clarinetto, corno e fagotto (1925). Quintetto di fiati «Claude Debussy» e altri.
Composto durante una visita a Hukvaldy, in Moravia, luogo natale e ritiro campestre di Janáček, il Concertino è, secondo le indicazioni dell’autore, una descrizione dei giochi di vari animali nel bosco: in una lettera datata 23 aprile 1925 Janáček parla di “uno scoiattolo, alcuni moscerini, un capriolo”, mentre in un articolo scritto qualche tempo dopo aggiunge alla lista un riccio e dei gufi. Gli animaletti sono raffigurati prima individualmente, poi nel terzo movimento compaiono insieme, e nel Finale tutti giocano, saltano e corrono con crescente vivacità.

Wolfgang Amadeus Mozart (1756 - 1791): Concerto in do maggiore per pianoforte e orchestra K 467 (1785). Fazıl Say, pianoforte; hr-Sinfonieorchester, dir. Peter Oundjian.
Oggi, per cambiare un po’, ecco qualcosa di ben noto 🙂

Jean-Luc Darbellay (2 luglio 1946): Étoile per pianoforte (2014). Esegue Satoko Inoue, dedicataria della composizione.

Érik Satie (1866 - 1° luglio 1925): Trois Morceaux en forme de poire per pianoforte a 4 mani (1903). Alexandre Tharaud e Eric Le Sage.
Manière de Commencement
Prolongation du même [2:38]
