Johann Valentin Rathgeber (1682 - 2 giugno 1750): Concerto in do maggiore, n. 21 della raccolta Chelys sonora op. VI (1728). Monteverdi Ensemble Würzburg, dir. Matthias Beckert.
- Allegro
- Adagio [2:16]
- Allegro [3:36]

Johann Valentin Rathgeber (1682 - 2 giugno 1750): Concerto in do maggiore, n. 21 della raccolta Chelys sonora op. VI (1728). Monteverdi Ensemble Würzburg, dir. Matthias Beckert.

Ecco un interessante cortometraggio, forse un po’ didascalico ma comunque molto ben fatto: scritto (prendendo spunto dalle memorie di Vittorio Bersezio) e diretto da Maurizio Benedetti, racconta come nacque il nostro inno nazionale. Il quale non è poi così brutto come sono soliti pensare gli italiani, anzi. Verdi ne era entusiasta, tanto che lo inserì nell’Inno delle nazioni, una cantata per tenore, coro e orchestra composta su testo di Arrigo Boito: commissionata per la cerimonia di apertura dell’Esposizione internazionale di Londra del 1862, venne eseguita per la prima volta allo Her Majesty’s Theatre il 24 maggio (giorno genetliaco della regina Vittoria) di quell’anno.
La storia della prima esecuzione è alquanto curiosa. Verdi aveva inizialmente concepito la cantata per il tenore Achille Tamberlick, ma alla partecipazione di questi si era opposto Michele Costa, musicista inglese di origine italiana cui sarebbe spettato il compito di concertare la partitura, insieme con quelle di altri lavori composti per l’occasione. Costa non volle concedere il permesso a Tamberlick in quanto il tenore era stato da lui scritturato per il Covent Garden. Verdi modificò dunque la parte del tenore («Bardo») riscrivendola per soprano («Una del Popolo») e l’affidò per l’esecuzione a Therese Tietjens.
Nell’Inno delle nazioni sono citati, oltre a Fratelli d’Italia, anche God save the Queen (cantato in lingua inglese) e La Marseillaise. A un certo punto, nella sezione conclusiva, i tre inni risuonano contemporaneamente.
Infine fu deciso di non eseguire la composizione di Verdi durante la cerimonia inaugurale dell’Esposizione, probabilmente per non indispettire Napoleone III con la citazione della Marseillaise, che all’epoca non era l’inno nazionale francese — così come, del resto, il Canto degli italiani non era l’inno nazionale italiano.
Giuseppe Verdi (1813-1901): Inno delle nazioni. Francesco Meli, tenore; Orchestra e coro del Teatro Regio di Torino, dir. Gianandrea Noseda.
CORO DI POPOLO
Gloria pei cieli altissimi,
Pei culminosi monti,
Pel limpidi orizzonti
Gemmati dí splendor.
In questo dí giocondo
Balzi di gioia il mondo,
Perché vicino agli uomini
È il regno dell’Amor,
Gloria! I venturi popoli
Ne cantin la memoria,
Gloria pei cieli! … Gloria!
BARDO
Spettacolo sublime! … ecco … dai lidi
Remoti della terra, ove rifulge
Cocentemente il sol, ove distende
Bianco manto la neve, una migrante
Schiera di navi remigar per l’acque
Degli ampli oceani, ed affollarsi tutte
Verso un magico Tempio, ed in quel Tempio
Spandere a mille a mille i portentosi
Miracoli del genio! … E fuvvi un giorno
Che passò furïando, quel bïeco
Fantasma della guerra; allora udissi
Un cozzar d’armi, un saettar di spade,
Un tempestar di carri e di corsieri,
Un grido di trionfo … e un uluante
Urlo… e colà ove fumò di sangue
Il campo di battaglia, un luttuoso
Campo santo levarsì, e un’elegia
Di preghiere, di pianti e di lamenti…
Ma in oggi un soffio di serena Dea
Spense quell’ire, e se vi furono in campo
Avversarii crudeli, oggi non v’ha
In quel Tempio che Umana Fratellanza,
E a Dio che ’l volle alziam di laudi un canto.
TUTTI
Signor, che sulla terra
Rugiade spargi e fior
E nembi di fulgori
E balsami d’amor;
Fa che la pace torni
Coi benedetti giorni,
E un mondo di fratelli
Sarà, la terra allor.
BARDO
Salve, Inghilterra, Regina dei mari,
Di libertà vessillo antico!
O Francia,
Tu, che spargesti il generoso sangue
Per una terra incatenata, salve, o Francia, salve!
O Italia, o Patria mia,
Che il cielo benigno ti sia propizio ancora,
Fino a quel dí che libera tu ancor risorga al sole!

Mameli & Novaro

Georg Muffat (1º giugno 1653 - 1704): Concerto grosso in sol maggiore Propitia Sydera (da Exquisitioris harmoniae instrumentalis gravi-jucundae, 1701, n. 12). Budapesti Filharmóniai Társaság Zenekara (Orchestra della Società filarmonica di Budapest), dir. Tamás Sulyok.
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Guillaume Dufay (1397 - 1474): Ne je ne dors ne je ne veille. Duo Mignarda: Donna Stewart, mezzosoprano; Ron Andrico, liuto.
Ne je ne dors, ne je ne veille,
Tant ay fort la puce en l’oreille,
C’est du mains que de souspirer:
Car contraint suis de desirer
Que mort contre moy se resveille.
Desir ne veult que je sommeille,
L’oeil ouvert ennui me conseille,
Que je transisse de pleurer.
Ne je ne dors…
Je n’ay pas la coulleur vermeille,
C’est par vous, dont je m’esmerveille,
Comment vous povez endurer.
Que pour vous craindre et honnourer,
Je souffre doulleur nonpareille.
Ne je ne dors…

Michail Ivanovič Glinka (1° giugno 1804 - 1857): Разлука / La Séparation, notturno in fa minore per pianoforte (1839). Adriano Paolini.
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Georg Vierling (1820 - 1° giugno 1901): Die Hermansschlacht, ouverture op. 31 (1866) per l’omonima tragedia di Heinrich von Kleist. SWR Rundfunkorchester Kaiserslautern, dir. Klaus Arp.
Francis Poulenc (1899 - 1963): Suite française d’après Claude Gervaise (1935), versione per pianoforte eseguita in concerto da Alicia de Larrocha.
Poulenc, il più sottovalutato dei compositori francesi del ‘900, compose la Suite française nel 1935 affinché fosse eseguita durante la rappresentazione del II atto del dramma La reine Margot di Édouard Bourdet. La suite consiste in una rielaborazione di alcuni brani tratti dai Livres de danceries pubblicati intorno al 1550 da Claude Gervaise: si tratta dunque di una serie di danze rinascimentali (bran[s]le, pavane, sicilienne), cui si aggiungono una “piccola marcia militare”, un carillon e una complainte (n. 4) che è l’unico pezzo interamente composto da Poulenc.
La medesima Suite nella versione per piccola orchestra. New Music Studium, dir. Antonio Plotino.
Infine, la trascrizione per pianoforte e quintetto di fiati realizzata da Katsuhisa Ohtaki nel 1992. Ensemble Orphée.

Daniele Bertotto (1947 - 31 maggio 2007): O dulcissimum puerum per coro, flauto, 2 clarinetti, fagotto, arpa, organo e archi (1995, rev. 2006). Coro e Ensemble strumentale dell’Accademia musicale «Ruggero Maghini», dir. Claudio Chiavazza.

Franz Joseph Haydn (1732 - 31 maggio 1809): Concerto n. 1 in do maggiore per due lire organizzate e orchestra Hob. VIIh:1 (c1786). Matthias Loibner e Thierry Nouat, lire organizzate; Ensemble Baroque de Limoges e Quatuor Mosaïques, dir. Christophe Coin.

Thierry Nouat e Matthias Loibner con le lire organizzate
Louise Farrenc (31 maggio 1804 - 1875): Prima Sinfonia in do minore op. 32 (1842). Orchestre Symphonique de Bretagne, dir. Stefan Sanderling.

Carl Ludwig Junker (1748 - 30 maggio 1797): Concerto in si bemolle maggiore per strumento a tastiera e orchestra op. 2 (rev. di Mark Kroll). Mark Kroll, fortepiano; Capella Weilburgensis, dir. Doris Hagel.
Junker è un fautore del cosiddetto empfindsamer Stil, ossia “stile sensibile” o “sentimentale”, una corrente sviluppatasi nella Germania settentrionale intorno a metà Settecento propugnando l’espressione di sentimenti “veri e naturali” anche per il tramite di repentini cambi di umore. Si contrappone alla “teoria degli affetti” (Affektenlehre) elaborata durante il periodo precedente, cioè in epoca barocca, secondo la quale in una stessa composizione può essere espresso un solo sentimento.

Pauline Oliveros (30 maggio 1932 - 2016): Wind Horse per coro (1989). Holy Cross College Choir, dir. David Harris.
Nella tradizione tibetana, il «cavallo del vento» (lung-ta) rappresenta un principio vitale affine al qi cinese e al prana indiano; raffigurato al centro delle bandiere di preghiera, porta tre gioielli in fiamme (ratna): il cavallo è il simbolo della velocità e della trasformazione della sfortuna in buona fortuna, i tre gioielli simboleggiano il Buddha, il Dharma e il Sangha, ovvero i tre pilastri della filosofia buddhista.
Pauline Oliveros usa un mandala del cavallo del vento come una sorta di mappa sulla quale il brano viene preparato e eseguito.

Marco Tutino (30 maggio 1954): La Quinta Stagione per orchestra d’archi (1998). I Solisti di Pavia, dir. Enrico Dindo.

Marcel Dupré (1886 - 30 maggio 1971): Suite bretonne per organo op. 21 (1924). Thomas Trotter.

Iannis Xenakis (29 maggio 1922 - 2001): À l’Île de Gorée per clavicembalo e 12 strumenti (1986). Elisabeth Chojnacka, clavicembalo; Ensemble Xenakis.
Il brano nasce da una commissione dell’Ensemble Xenakis, il gruppo olandese specializzatosi nell’esecuzione della musica del compositore. Il clavicembalo, amplificato elettronicamente, ha funzione concertante.
Il titolo fa riferimento all’isola di Gorea, al largo del Senegal, un tempo centro del mercato degli schiavi, ed è così commentato da Xenakis: « Questo brano è un omaggio ai neri che, strappati a forza dalla loro terra e avviati all’atroce schiavitù, in certi Paesi “civilizzati” hanno saputo conquistare un posto di primo piano. In omaggio anche agli eroi e alle vittime nere dell’apartheid del Sud Africa, ultimo bastione del razzismo isterico ».

Clément Janequin (c1485 - 1558): Quand contremont verras retourner Loyre, chanson a 4 voci (pubblicata nell’antologia Livre 6: XXV chansons nouvelles, 1550, n. 1). Ensemble «Clément Janequin».
Quand contremont verras retourner Loyre
Et ses poissons en l’air prendre pasture,
Les corbeaux blancs laissant noire vesture,
Alors de toy n’aurai plus de mémoire.

Iannis Xenakis (29 maggio 1922 - 2001): Achorripsis per orchestra (1957). Orchestre philharmonique du Luxembourg, dir. Arturo Tamayo.
Esempio di musica stocastica, in cui le strutture compositive (strumentazione, modalità di emissione, altezze, durate) sono predeterminate in base al calcolo delle probabilità (legge di Poisson). Il brano, il cui titolo letteralmente significa “getto di suono”, si articola in ventotto episodi, caratterizzati ciascuno da combinazioni diverse in sette strati sonori caratterizzati da tre strumenti timbricamente affini.

Iannis Xenakis (29 maggio 1922 - 2001): Pléïades per percussioni (1979). Les Percussions de Strasbourg.
Il titolo è da intendersi nell’accezione di «pluralità». Commissionata dal Théâtre de l’Opéra du Rhin per le Percussions de Strasbourg, la composizione venne presentata in uno spettacolo intitolato Concile musical nell’ambito del quale le quattro parti di Pléïades vennero alternate a dodici brani antifonici di Giovanni Gabrieli.
Métaux è scritto per sei strumenti inventati dal compositore e battezzati complessivamente sixxen, da six = sei e Xen(akis): formati da pezzi di metalli diversi, comprendono diciannove altezze di suono distribuite secondo una scala non equalizzata che comprende intervalli di terzi e quarti di tono e loro multipli, il cui effetto timbrico è molto simile a quello del gamelan balinese.

Oggi, nel giorno del suo centesimo compleanno, ricordiamo Iannis Xenakis, compositore, ingegnere e architetto greco naturalizzato francese, uno dei musicisti più significativi del secondo Novecento.
Iannis Xenakis (29 maggio 1922 - 2001): Dmaathen per oboe e percussione (1976). Maxime Le Minter, oboe; Yves Popow, percussione.
Δμάαθεν δὲ κεραυνῷ τόξοισί τ’ Ἀπόλλωνος
Essi furono annientati dal fulmine e dalle frecce di Apollo
(Pindaro, Pitica VIII, vv. 17-18)
«L’artista gioca con le forme proprio come lo scienziato o il credente. Il musicista lo fa in modo ancor più sistematico, poiché vive simultaneamente nel microcosmo del suono e nel macrocosmo delle architetture più vaste, come se si trovasse in una millefoglie fatta di strati trasparenti in tutti i sensi» (Iannis Xenakis).

Uno spassoso pastiche realizzato da Igudesman & Joo con la collaborazione (e la complicità) del buon Gidon Kremer e la sua Kremerata Baltica 😀
Aleksej Igudesman ha fra l’altro preso parte alla realizzazione della colonna sonora (di Hans Zimmer) del film Sherlock Holmes con Robert Downey jr e Jude Law, diretto da Guy Ritchie nel 2009; v’è in circolazione un buffo video dedicato al tema principale del film, con Igudesman che suona il violino in groppa a un elefante:
Visto quant’è dolce il cagnetto seduto presso il suonatore di Zither?

Giovanni Sgambati (28 maggio 1841 - 1914): Sinfonia n. 1 in re maggiore op. 11 (1880-81). Orchestra sinfonica di Roma, dir. Francesco La Vecchia.

Giovanni Sgambati (28 maggio 1841 - 1914): Preludio e Fuga in mi bemolle minore-maggiore per pianoforte op. 6 (1876). Pietro Spada.
La Fuga ha inizio a 5:30. A 9:27 la fuga è interrotta da un corale elaborato sulla melodia dell’inno gregoriano a san Giovanni Battista, Ut queant laxis — inno dal quale, com’è noto, Guidone d’Arezzo ricavò i nomi delle note musicali.

Joachim Raff (27 maggio 1822 - 1882): Sonata n. 1 in mi minore per violino e pienoforte op. 73 (1874). Ingolf Turban, violino; Jaša Nemcov, pianoforte.

Joachim Raff (27 maggio 1822 - 1882): Sinfonia n. 7 in si bemolle maggiore op. 201, In den Alpen (1875). Štátna filharmónia Košice (Orchestra filarmonica di Stato slovacca di Košice), dir. Urs Schneider.
(*) Lo Schwingfest è la Festa della lotta svizzera (Schwingen), una variante della lotta praticata in varie località della Svizzera germanofona; il vincitore è proclamato re (Schwingerkönig) e riceve in premio un Muni, ossia un toro.

Joachim Raff (27 maggio 1822 - 1882): Italienische Suite per grande orchestra WoO 35 (1871). Štátna filharmónia Košice (Orchestra filarmonica di Stato slovacca di Košice), dir. Richard Edlinger.

Nell’occorrenza del secondo centenario della nascita di Joachim Raff, compositore tedesco nato in Svizzera, oggi non molto conosciuto, oggi il blog è interamente dedicato a lui.
Joachim Raff (27 maggio 1822 - 1882): Concerto n. 1 in re minore per violoncello e orchestra op. 193 (1874). Christoph Croisé, violoncello; Berner Symphonie-Orchester, dir. Mario Venzago.

William Bolcom (26 maggio 1938): Prima Sinfonia (1957). The Louisville Orchestra, dir. Lawrence Leighton Smith.

Alice Tegnér (1864 - 26 maggio 1943): Sonata in la minore per violino e pianoforte (1901). Bernt Lysell, violino; Lucia Negro, pianoforte.

Robert Valentine alias Roberto Valentino (c1671 - 26 maggio 1747): Concerto in si bemolle maggiore per flauto dolce, archi e basso continuo (c1725). Gudrun Heyens, flauto dolce; Musica Antiqua Köln, dir. Reinhard Goebel.

Gustav Holst (1874 - 25 maggio 1934): Japanese Suite per orchestra op. 33 (1915). Ulster Orchestra, dir. JoAnn Falletta.
