Gaetano Valeri (1760 - 13 aprile 1822): Concerto in sol maggiore per organo e orchestra (c1800). Luca Scandali, organo; Hermans Consort, dir. Fabrizio Ammetto.
- Allegro
- Largo [6:17]
- Rondò: Allegro [9:53]

Gaetano Valeri (1760 - 13 aprile 1822): Concerto in sol maggiore per organo e orchestra (c1800). Luca Scandali, organo; Hermans Consort, dir. Fabrizio Ammetto.

Johann Sebastian Bach (1685 - 1750): « Erkenne mich, mein Hüter », corale (n. 21) dalla Matthäus-Passion BWV 244 (1729). Arnold Schoenberg Chor e Concentus Musicus Wien, dir. Nikolaus Harnoncourt.
Ancora una strofe, la 5a, dal testo di Paul Gerhardt del 1653, sempre con la melodia di Hans Leo Hassler del 1601.
Erkenne mich, mein Hüter,
Mein Hirte, nimm mich an,
Von dir, Quell aller Güter,
Ist mir viel Guts getan.
Dein Mund hat mich gelabet
Mit Milch und süsser Kost,
Dein Geist hat mich begabet
Mit mancher Himmelslust.

Cécile Chaminade (1857 - 13 aprile 1944): Concertino per flauto e orchestra op. 107 (1902). James Galway, flauto; Royal Philharmonic Orchestra, dir. Charles Dutoit.
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Sir William Sterndale Bennett (13 aprile 1816 - 1875): Concerto n. 5 in fa minore per pianoforte e orchestra (1836). Malcolm Binns, pianoforte; London Philharmonic Orchestra, dir. Nicholas Braithwaite.

William Sterndale Bennett ritratto da James Warren Childe, c1832
Johann Sebastian Bach (1685 - 1750): Befiehl du deine Wege, corali BWV 270 e 271 (c1725). Augsburger Domsingknaben, dir. Reinhard Kammler.
Il testo di Paul Gerhardt (1653) è adattato alla stessa melodia di Hans Leo Hassler utilizzata anche per O Haupt voll Blut und Wunden.
Befiehl du deine Wege
und was dein Herze kränkt
der allertreusten Pflege
des, der den Himmel lenkt.
Der Wolken, Luft und Winden
gibt Wege, Lauf und Bahn,
der wird auch Wege finden,
da dein Fuß gehen kann.


Felice Giardini (12 aprile 1716 - 1796): Trio in si bemolle maggiore per archi op. 17 n. 2 (1773). Budapest String Trio.
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Johann Sebastian Bach (1685 - 1750): « O Haupt voll Blut und Wunden », corale tratto dalla Matthäus-Passion (1729). Arnold Schoenberg Chor e Concentus Musicus Wien, dir. Nikolaus Harnoncourt.
Il corale, n. 54 della Matthäus-Passion, utilizza le prime due strofe di un testo di Paul Gerhardt (1653) che adatta in lingua tedesca il Salve caput cruentatum di Arnolfo di Lovanio (sec. XIII). La melodia è tratta da Mein Gmüth ist mir verwirret, una composizione profana di Hans Leo Hassler pubblicata in Lustgarten neuer teutscher Gesäng (1601): ne riparleremo in seguito.
O Haupt voll Blut und Wunden,
Voll Schmerz und voller Hohn!
O Haupt, zum Spott gebunden
Mit einer Dornenkron!
O Haupt, sonst schön gezieret
Mit höchster Ehr’ und Zier,
Jetzt aber höchst schimpfiret:
Gegrüsset sei’st du mir!
Du edles Angesichte,
Vor dem sonst schrickt und scheut
Das grosse Weltgerichte,
Wie bist du so bespeit!
Wie bist du so erbleichet,
Wer hat dein Augenlicht,
Dem sonst kein Licht niet gleichet,
So schändlich zugericht’t?

Alberto Ginastera (11 aprile 1916 - 1983): Concerti per pianoforte e orchestra n. 1 op. 28 (1961) e n. 2 op. 39 (1972). Dora de Marinis, pianoforte; Orchestra sinfonica della Radio slovacca di Bratislava, dir. Julio Malaval.
Fra gli ammiratori di Ginastera si annoverava Keith Emerson (1944 - 2016), che nel 1973 volle far visita al maestro argentino nella sua casa di Ginevra e gli fece ascoltare una propria rielaborazione del IV movimento del Primo Concerto per pianoforte: Ginastera ne fu favorevolmente impressionato. La rielaborazione, con il titolo di Toccata, fu poi inserita nell’album Brain Salad Surgery, inciso da Emerson insieme con Greg Lake e Carl Palmer in quello stesso 1973.

Vítězslava Kaprálová (1915 - 1940): Dubnová preludia (Preludi d’aprile) per pianoforte op. 13 (1937). Virginia Eskin.

Auguste Franchomme (10 aprile 1808 - 1884): Notturno in do minore per 2 violoncelli op. 15 n. 1 (1838). Lidewij Scheifes e Roel Dieltiens.
Matthias Georg Monn (9 aprile 1717 - 1750): Concerto in sol minore per violoncello e orchestra. Jaqueline Du Pré, violoncello; Valda Aveling, clavicembalo; London Symphony Orchestra, dir. sir John Barbirolli.

Gabriel Fauré (1845 - 1924): Sicilienne in sol minore per violoncello e pianoforte op. 78 (1893). David Louwerse, violoncello; François Daudet, pianoforte.
Mi è giunta voce che qualcuno, oggi, per l’ora si pranzo, avrebbe gradito un brano per violoncello: ne conoscete uno più bello? 🙂
La stessa composizione nella versione per orchestra con flauto solista (strumentazione di Charles Koechlin, 1898), inserita nelle musiche di scena per Pelléas et Mélisande di Maurice Maeterlinck. Philadelphia Orchestra, direttore Eugene Ormandy.

Jakub Jan Ryba (1765 - 8 aprile 1815): Quartetto per archi in re minore (1801). Quartetto Nostitz: Petr Bernásek e Václav Vacek, violini; Pavel Horejsi, viola; Petr Sporcl, violoncello.

Joseph Ryelandt (7 aprile 1870-1965): Terza Sinfonia in mi minore op. 47 (1908). Nieuw Vlaams Symfonieorkest, dir. Patrick Peire.

Ignaz Holzbauer (1711 - 7 aprile 1783): Concerto in re minore per oboe e orchestra (cadenza di Kurt Meier). Kurt Meier, oboe; Royal Northern Sinfonia, dir. Howard Griffiths.
Lino Liviabella (7 aprile 1902 - 1964): Sonata breve per pianoforte (1949). Paolo Vergari.

Carlos Salzedo (6 aprile 1885 - 1961): Variations sur un thème dans le style ancien per arpa op. 30 (1911). Maria Luisa Rayan-Forero.


Peanuts, tavola domenicale del 6 aprile 1975
Revol Samojlovič Bunin (6 aprile 1924 - 1976): Musica per archi op. 36 (1965). Orchestra da camera di Mosca, dir. Rudolf Baršaj.

Rudolf Baršaj e Revol Bunin
Robert Volkmann (6 aprile 1815 - 1883): Schlummerlied in la maggiore per viola, violoncello e pianoforte op. 76 (1876). Matthias Weise, viola; Henriette-Luise Neubert, violoncello; Stefan Burkhardt, pianoforte.

Claude Delvincourt (1888 - 5 aprile 1954): Croquembouches, 12 pezzi per pianoforte (1926). Diane Andersen.
Proprio come aveva fatto Debussy per i suoi Preludi, cui questi 12 Croquembouches fanno simpaticamente il verso, anche Delvincourt indica il titolo di ciascun brano non in testa alla partitura, bensì alla fine, sotto l’ultima battuta, fra parentesi e preceduti da tre punti di sospensione.

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Nicola Sabatino (c1705 - 4 aprile 1796): Vola turtur de nido, mottetto a voce sola e orchestra (1729). Roberta Invernizzi, soprano; Cappella della Pietà de’ Turchini, dir. Antonio Florio.
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Salvatore Sciarrino (4 aprile 1947): Shadow of Sound per orchestra (2005). Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, dir. Tito Ceccherini.
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Sergej Sergeevič Prokof’ev (1891 - 1953): Поручик Киже (Il tenente Kižé), suite op. 60 tratta dalla colonna sonora del film omonimo di Aleksandr Fajncimmer (1934). London Symphony Orchestra, dir. André Previn.
La sceneggiatura del film è ricavata da un racconto di Jurij Tynjanov (1894-1943) in cui si mette alla berlina l’assurda burocrazia militare dell’epoca di Paolo I, alla fine del XVIII secolo. In sostanza succede questo: copiando un ordine del giorno, un cancelliere del reggimento Preobraženskij incappa in un errore di trascrizione, invece di scrivere Подпоручики же…, «Per quanto riguarda i tenenti…», gli sfugge un Подпоручик Киже che letteralmente significa «Il sottotenente Kižé»: e così dà nome a un sottufficiale che non esiste. Prima che ci si accorga dell’errore, il documento finisce nelle mani dell’imperatore, il quale vuole sapere chi sia questo militare e che cosa abbia fatto di tanto rilevante da finire per essere citato in un ordine del giorno. Prova tu a dire a uno zar che si è sbagliato, se ne hai il coraggio… Superfluo dire che nessuno osa, anzi: si decide di inventare ipso facto il curriculum di Kižé. Favorevolmente colpito, il sovrano stabilisce che il valoroso soldato venga promosso e chiede di essere poi costantemente informato su di lui e sulle sue azioni. E così gli si racconta di volta in volta che Kižé, caduto in disgrazia, è stato esiliato in Siberia, ma poi ottiene il perdono, viene reintegrato nell’esercito, è promosso capitano, poi colonnello e infine generale. A questo punto lo zar vuole conoscerlo di persona: impossibile, si è ammalato, sta tanto male e non può muoversi. Allora l’imperatore si recherà di persona al suo capezzale: troppo tardi, maestà, Kižé è morto. Sinceramente addolorato, lo zar fa predisporre grandiosi funerali di stato.
Per chi volesse vederlo, il film è disponibile su YouTube. Il racconto di Tynjanov è stato pubblicato da Sellerio con il titolo Il sottotenente Summenzionato.
Questo post è dedicato a Luisella del blog Tra Italia e Finlandia, che ha pubblicato un articolo sulla composizione di Prokof’ev, sottolineando il fatto che fra la «Romanza», II movimento della suite, e la canzone di Sting Russians vi sia una singolare somiglianza 🙂

Manolis Kalomiris (1883 - 3 aprile 1962): Trittico per orchestra (1937-40). Orchestra di Stato di Atene, dir. Byron Fidetzis.

Hajime Okumura (1925 - 2 aprile 1991): Ondo no Funauta (1964), melodia tradizionale, una sorta di barcarola, del distretto di Hiroshima. Marie-Claude Montplaisir, pianoforte.

Hajime Okumura: Otemoyan (1964), melodia tradizionale della prefettura di Kumamoto. Shura Cherkassky, pianoforte.

Adolf Wiklund (1879 - 2 aprile 1950): Sommarnatt och soluppgång, poema sinfonico op. 19 (1919). Göteborgs Symfoniker, dir. Jorma Panula.
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Anne-Marie Ørbeck (1° aprile 1911 - 1996): Sinfonia in re maggiore (1944). Royal Philharmonic Orchestra, dir. Peer Dreijer.
Autore non identificato: Fuga a 4 voci in sol maggiore, Alla giga, già attribuita a Johann Sebastian Bach (BWV 577). Matthias Havinga all’organo van Vulpen (1966) dell’Augustanakerk in Amsterdam.
La giga (in francese gigue) è una forma di danza barocca, di andamento rapido e in ritmo doppio ternario, originatasi dalla jig irlandese. Per eseguire la Fuga alla giga gli organisti devono essere provetti ballerini: guardate infatti il nostro bravo e simpatico Matthias, qui sopra, come volteggia agile e leggero sulla pedaliera!
La Fuga BWV 577 — il cui manoscritto originale non è reperibile — non sarebbe opera di Bach: lo affermano, sulla base di considerazioni stilistiche, i più autorevoli studiosi del lascito bachiano. Ferruccio Rivoir, amico, collega e versatile organista, una volta mi confidò: «La Fuga alla giga non è di Bach. Te lo dicono le dita: quando suoni il vero Bach, le dita trasmettono sensazioni del tutto differenti.»
Troppo “facile”, dunque, per essere scaturita dal genio del Kantor di Lipsia, la Fuga in sol maggiore è tuttavia un brano assai gradevole, tant’è vero che è stata fatta oggetto di numerosi adattamenti: eccone alcuni, scelti fra i più interessanti:
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Johann Sebastian Bach (31 marzo 1685 - 1750): Toccata e fuga in re minore (detta Dorica) BWV 538. Ton Koopman all’organo Schnitger (1689-93) della Sankt-Jacobi-Kirche in Amburgo.
Se confrontate questa con altre registrazioni del medesimo brano riscontrerete la differenza di accordatura: per lo strumento di Amburgo è stato in effetti adottato un temperamento mesotonico modificato, con LA a 495,45 Hz.