Luthéal

Maurice Ravel (7 marzo 1875 - 1937): Tzigane per violino e pianoforte (1924). Chantal Juillet, violino; Pascal Rogé, pianoforte con luthéal.
Brevettato dal belga Georges Cloetens nel 1919, il luthéal è un dispositivo meccanico che, applicato a un pianoforte a coda, consente al pianista di modificarne il timbro, ottenendone sonorità affini a quelle del liuto, dell’arpa, del clavicembalo, della cetra. Non ebbe fortuna: la Tzigane di Ravel è una delle pochissime composizioni che ne prevedano l’impiego.


Lo stresso brano trascritto dall’autore per violino e orchestra. Olivier Charlier, violino; Orchestre National de Lorraine, dir. Jacques Mercier.

Campane estoni

Heino Eller (7 marzo 1887 - 1970): Kellad (Campane) per pianoforte (1929). Aleksandra Juozapénaité-Eesmaa.
A quanto si dice, il brano fu ispirato dal suono delle campane della Chiesa luterana di san Paolo (Pauluse kirik) in Tartu, un edificio in stile art nouveau progettato da Eliel Saarinen e inaugurato nel 1917.

Pauluse kirik

Concertino – XV

Johann Georg Albrechtsberger (1736 - 7 marzo 1809): Concertino a 5 in mi bemolle maggiore (1771). Marcos-Fregnani Martins, flauto; Benjamin Braude, violino; Pierre-Henri Xuereb, viola; Damien Ventula, violoncello; Rachel Talitman, arpa.

  1. Moderato
  2. Menuett [5:33]
  3. Larghetto [8:29]
  4. Finale: Vivace [13:50]

Un innocente amor

Wolfgang Amadeus Mozart (1756 - 1791): «Là ci darem la mano», duettino di Don Giovanni e Zerlina, dal I atto, scena 9a, del dramma giocoso Don Giovanni K 527 (1787), libretto di Lorenzo Da Ponte. Bryn Terfel, baritono; Cecilia Bartoli, soprano; Orchestra dell’Accademia nazionale di santa Cecilia, dir. Myung-Whun Chung.


Friedrich Dotzauer (1783 - 6 marzo 1860): Andante con Variazioni über ein Thema aus der Oper «Don Giovanni» per 2 violoncelli. Marie Spaemann e Rebekka Markowski.


Fryderyk Chopin (1810 - 1849): Variazioni per pianoforte e orchestra op. 2 (1827) su «Là ci darem la mano» dal Don Giovanni di Mozart. Claudio Arrau, pianoforte; London Philharmonic Orchestra, dir. Eliahu Inbal.

Chopin elaborò questa sua prima partitura orchestrale durante il secondo anno di studio presso la Scuola superiore di musica di Varsavia; le Variazioni contribuirono in maniera determinante, forse anche più dei Concerti per pianoforte, a far conoscere il nome del giovane compositore in patria e nei principali centri musicali europei.
È noto l’entusiasmo che le Variazioni op. 2 suscitarono nel giovane Schumann, il quale le recensì in un lungo articolo per l’«Allgemeine Musikalische Zeitung» di Lipsia (n. XXXIII/49 del 7 dicembre 1831), articolo che s’inizia con una significativa esclamazione: «Giù il cappello, signori, un genio!». Chopin lesse la recensione e ne scrisse divertito a Tytus Woyciechowski, dedicatario delle Variazioni: «Costui le analizza misura per misura, affermando che non sono variazioni come le altre, ma una specie di quadro fantastico. Della seconda dice che vi si vedono correre Don Giovanni e Leporello; nella terza Don Giovanni stringe Zerlina fra le braccia, mentre a sinistra Masetto si rode di rabbia. Infine sostiene che nella quinta misura dell’Adagio Don Giovanni bacia Zerlina in re bemolle maggiore. […] È ben divertente la fantasia di questo tedesco» (12 dicembre 1831).
Chopin eseguì più volte in pubblico le Variazioni op. 2: fra l’altro, anche nel concerto con il quale si presentò al mondo musicale parigino, il 26 febbraio 1832.

Chopin op. 2

NB: salvo diversa indicazione, i testi inseriti negli articoli dedicati a Chopin nel presente blog sono tratti dal volume Chopin: Signori il catalogo è questo di C. C. e Giorgio Dolza, Einaudi, Torino 2001.

Dy moy se tu m’aymeras

Josquin des Prez (c1450 - 1521): Bergerette savoyenne, chanson a 4 voci (pubblicata in Harmonice Musices Odhecaton, 1501, n. A10). The Clerks’ Group, dir. Edward Wickham.

Bergerette savoyenne,
Qui gardez moutons aux praz,
Dy moy si vieulx estre myenne:
Je te donray uns soulas,
Et ung petit chapperon;
Dy moy se tu m’aymeras,
Ou par la merande ou non.

Je suis la proche voisine
De monsieur le cura,
Et pour chose qu on me die,
Mon vouloir ne changera,
Pour François ne Bourgoignon.
Par le cor Dé, si fera,
Ou par la merande ou non.


La chanson di Josquin nell’adattamento per strumento a tastiera di Fridolin Sicher (6 marzo 1490 - 1546) eseguito al claviciterio da Vania Dal Maso.
Lo svizzero Fridolin Sicher fu organista della Chiesa collegiata di San Gallo; la raccolta di brani intavolati per organo da lui compilata fra il 1512 e il 1531 comprende 176 composizioni e testimonia l’importanza crescente della musica strumentale all’inizio del Cinquecento.
Del claviciterio (un clavicembalo con corde e cassa armonica disposte verti­cal­mente) si hanno notizie a partire dalla seconda metà del Quattrocento, ma è pro­ba­bile che le sue origini siano più remote.

Prokof’ev 1953-2023 – V

Sergej Sergeevič Prokof’ev (1891 - 5 marzo 1953): Visions fugitives per pianoforte op. 22 (1915-17). Heinrich Neuhaus.

Si tratta di una serie di brani scritti separatamente e dedicati a diversi amici del musicista. Il titolo è tratto da un componimento del poeta simbolista Konstantin Dmitrievič Bal’mont, comprendente questo distico:

В каждой мимолетности вижу я миры
Полные изменчивой радужной игры.
In ciascuna visione fuggitiva vedo mondi
colmi di giochi mutevoli, iridescenti.

  1. Lentamente
  2. Andante [1:00]
  3. Allegretto [2:06]
  4. Animato [3:00]
  5. Molto giocoso [3:48]
  6. Con eleganza [4:09]
  7. Pittoresco (Arpa) [4:35]
  8. Comodo [6:02]
  9. Allegro tranquillo [7:06]
  10. Ridicolosamente [8:13]
  11. Con vivacità [9:05]
  12. Assai moderato [10:02]
  13. Allegretto [10:58]
  14. Feroce [11:43]
  15. Inquieto [12:40]
  16. Dolente [13:24]
  17. Poetico [14:41]
  18. Con una dolce lentezza [15:20]
  19. Presto agitatissimo e molto accentuato [16:35]
  20. Lento irrealmente [17:14]

Prokof’ev 1953-2023 – IV

Sergej Sergeevič Prokof’ev (1891 - 5 marzo 1953): Ouverture su temi ebraici op. 34, versione originale (1919) per clarinetto, quartetto d’archi e pianoforte. Ermanno Veglianti, clarinetto; Pierluigi Pietroniro e Antonio Cordici, violini; Massimiliano Carlini, viola; Francesco Storino, violoncello; Leandro Piccioni, pianoforte.


Lo stesso brano nella versione per orchestra realizzata da Prokof’ev nel 1934 e poi pubblicata come op. 34bis. The Chamber Orchestra of Europe, dir. Claudio Abbado.

op. 34

Prokof’ev 1953-2023 – III

Sergej Sergeevič Prokof’ev (1891 - 5 marzo 1953): Marcia in si bemolle maggiore per banda militare op. 99 (1944). Banda del Ministero della Difesa dell’Urss, dir. Nikolaj Petrovič Sergeev.


Il medesimo brano nella trascrizione per orchestra sinfonica. Chamber Orchestra of Europe, dir. Claudio Abbado.

Adagio con estro poetico

Dora Pejačević (propriamente 1885 - 5 marzo 1923): Concerto per pianoforte e orchestra in sol minore op. 33 (1913). Oliver Triendl, pianoforte; Brandenburgisches Staats­orchester Frankfurt, dir. Howard Griffiths.

  1. Allegro moderato
  2. Adagio con estro poetico [12:00]
  3. Allegro con fuoco [20:45]

Allegro con spirito – VI

Moritz Moszkowski (1854 - 4 marzo 1925): Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in si minore op. 3, MoszWV 160 (1874). Ludmil Angelov, pianoforte; Orchestra filarmonica di Rzeszów, dir. Vladimir Kiradžiev.

  1. Con spirito – Allegro
  2. Adagio [10:31]
  3. Scherzo: Molto vivace [23:59]
  4. L’istesso tempo – Allegro con spirito [31:38]

Moritz Moszkowski

Omaggio a Paul Klee

Sándor Veress (1907 - 4 marzo 1992): Hommage à Paul Klee per 2 pianoforti e orchestra d’archi (1951). András Schiff e Dénes Várjon, pianoforti; Budapesti Fesztiválzenekar, dir. Heinz Holliger.

  1. Zeichen in Gelb: Allegro
  2. Feuerwind: Allegro molto
  3. Alter Klang: Andante con moto
  4. Unten und oben: Allegretto piacevole
  5. Steinsammlung: Allegretto
  6. Grün in Grün: Andante
  7. Kleiner Blauteufel: Vivo

Sándor Veress
Sándor Veress

Paul Klee
Paul Klee

Adagio con sentimento

Eugen d’Albert (1864 - 3 marzo 1932): Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in si minore op. 2 (1884). Joseph Banowetz, pianoforte; Orchestra sinfonica di Mosca, dir. Dmitrij Jablonskij.

  1. Mäßig
  2. Langsam mit Empfindung [15:41]
  3. Erstes Zeitmaß [26:00]

Il modo giusto

Johann Pachelbel (1653 - 3 marzo 1706): Canone e Giga [al minuto 2:57] in re maggiore per 3 violini e basso continuo (1694). Hespèrion XXI, dir. Jordi Savall.

Ecco la composizione più tartassata dell’intera storia musicale: eseguita il più delle volte con lentezza abnorme; orbata della seconda parte, la Giga, come se questa non fosse una sua componente fondamentale; per tacer di quelli che ne eseguono il solo an­tecedente, ossia la parte del I violino, sopra un canapè di accordi banali, come se igno­rassero il significato del termine “canone” – e probabilmente l’ignorano davvero (*).
Insomma, un gioiello del repertorio musicale barocco ridotto a insipida sciacquetta romantico-sentimentale. Fortuna che ci sono Jordi Savall e il suo ensemble a ricordarci come Pachelbel l’aveva concepito.

(*) In ambito musicale il canone è, nella sua forma più semplice, una composizione polifonica costituita da un’unica idea melodica che viene enunciata da due o più “voci” (per convenzione si usa questo termine anche se si tratta di parti strumentali) diverse, le quali non attaccano simultaneamente ma in successione:

Si tratta dunque di una forma di contrappunto “a imitazione” (imitazione è detta appunto la ripe­ti­zione di una frase melodica eseguita da una voce diversa da quella che l’ha enunciata per prima).
Quello di Pachelbel che si può ascoltare in questa pagina è un canone a 3 voci (i tre violini). Siccome v’è una quarta parte (il basso continuo) che non partecipa al gioco delle imitazioni, si parla in questo caso di “canone misto”.

Canon