Alphonse Duvernoy (1842 - 7 marzo 1907): Concertino per flauto e pianoforte op. 45 (1899). Laurel Zucker, flauto; Paul Switzler, pianoforte.

Alphonse Duvernoy (1842 - 7 marzo 1907): Concertino per flauto e pianoforte op. 45 (1899). Laurel Zucker, flauto; Paul Switzler, pianoforte.

Maurice Ravel (7 marzo 1875 - 1937): Tzigane per violino e pianoforte (1924). Chantal Juillet, violino; Pascal Rogé, pianoforte con luthéal.
Brevettato dal belga Georges Cloetens nel 1919, il luthéal è un dispositivo meccanico che, applicato a un pianoforte a coda, consente al pianista di modificarne il timbro, ottenendone sonorità affini a quelle del liuto, dell’arpa, del clavicembalo, della cetra. Non ebbe fortuna: la Tzigane di Ravel è una delle pochissime composizioni che ne prevedano l’impiego.
Lo stresso brano trascritto dall’autore per violino e orchestra. Olivier Charlier, violino; Orchestre National de Lorraine, dir. Jacques Mercier.

Tomaso Antonio Vitali (7 marzo 1663 - 1745): Ciaccona in sol minore per violino solo e basso figurato. Stéphanie De Failly e l’ensemble Clematis.
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František (Franz) Benda (1709 - 7 marzo 1786): Sinfonia in la maggiore L I:12 (c1740-55). Ars Rediviva, dir. Milan Munclinger.

Heino Eller (7 marzo 1887 - 1970): Kellad (Campane) per pianoforte (1929). Aleksandra Juozapénaité-Eesmaa.
A quanto si dice, il brano fu ispirato dal suono delle campane della Chiesa luterana di san Paolo (Pauluse kirik) in Tartu, un edificio in stile art nouveau progettato da Eliel Saarinen e inaugurato nel 1917.

Johann Georg Albrechtsberger (1736 - 7 marzo 1809): Concertino a 5 in mi bemolle maggiore (1771). Marcos-Fregnani Martins, flauto; Benjamin Braude, violino; Pierre-Henri Xuereb, viola; Damien Ventula, violoncello; Rachel Talitman, arpa.

Wolfgang Amadeus Mozart (1756 - 1791): «Là ci darem la mano», duettino di Don Giovanni e Zerlina, dal I atto, scena 9a, del dramma giocoso Don Giovanni K 527 (1787), libretto di Lorenzo Da Ponte. Bryn Terfel, baritono; Cecilia Bartoli, soprano; Orchestra dell’Accademia nazionale di santa Cecilia, dir. Myung-Whun Chung.
Friedrich Dotzauer (1783 - 6 marzo 1860): Andante con Variazioni über ein Thema aus der Oper «Don Giovanni» per 2 violoncelli. Marie Spaemann e Rebekka Markowski.
Fryderyk Chopin (1810 - 1849): Variazioni per pianoforte e orchestra op. 2 (1827) su «Là ci darem la mano» dal Don Giovanni di Mozart. Claudio Arrau, pianoforte; London Philharmonic Orchestra, dir. Eliahu Inbal.
Chopin elaborò questa sua prima partitura orchestrale durante il secondo anno di studio presso la Scuola superiore di musica di Varsavia; le Variazioni contribuirono in maniera determinante, forse anche più dei Concerti per pianoforte, a far conoscere il nome del giovane compositore in patria e nei principali centri musicali europei.
È noto l’entusiasmo che le Variazioni op. 2 suscitarono nel giovane Schumann, il quale le recensì in un lungo articolo per l’«Allgemeine Musikalische Zeitung» di Lipsia (n. XXXIII/49 del 7 dicembre 1831), articolo che s’inizia con una significativa esclamazione: «Giù il cappello, signori, un genio!». Chopin lesse la recensione e ne scrisse divertito a Tytus Woyciechowski, dedicatario delle Variazioni: «Costui le analizza misura per misura, affermando che non sono variazioni come le altre, ma una specie di quadro fantastico. Della seconda dice che vi si vedono correre Don Giovanni e Leporello; nella terza Don Giovanni stringe Zerlina fra le braccia, mentre a sinistra Masetto si rode di rabbia. Infine sostiene che nella quinta misura dell’Adagio Don Giovanni bacia Zerlina in re bemolle maggiore. […] È ben divertente la fantasia di questo tedesco» (12 dicembre 1831).
Chopin eseguì più volte in pubblico le Variazioni op. 2: fra l’altro, anche nel concerto con il quale si presentò al mondo musicale parigino, il 26 febbraio 1832.

NB: salvo diversa indicazione, i testi inseriti negli articoli dedicati a Chopin nel presente blog sono tratti dal volume Chopin: Signori il catalogo è questo di C. C. e Giorgio Dolza, Einaudi, Torino 2001.
Jean-Xavier Lefèvre (6 marzo 1763 - 1829): Sonata per clarinetto n. 6 in sol minore, dalla Méthode de clarinette (1802). Oliver Dartevelle, clarinetto; Rachel Talitman, arpa.

Josquin des Prez (c1450 - 1521): Bergerette savoyenne, chanson a 4 voci (pubblicata in Harmonice Musices Odhecaton, 1501, n. A10). The Clerks’ Group, dir. Edward Wickham.
Bergerette savoyenne,
Qui gardez moutons aux praz,
Dy moy si vieulx estre myenne:
Je te donray uns soulas,
Et ung petit chapperon;
Dy moy se tu m’aymeras,
Ou par la merande ou non.
Je suis la proche voisine
De monsieur le cura,
Et pour chose qu on me die,
Mon vouloir ne changera,
Pour François ne Bourgoignon.
Par le cor Dé, si fera,
Ou par la merande ou non.
La chanson di Josquin nell’adattamento per strumento a tastiera di Fridolin Sicher (6 marzo 1490 - 1546) eseguito al claviciterio da Vania Dal Maso.
Lo svizzero Fridolin Sicher fu organista della Chiesa collegiata di San Gallo; la raccolta di brani intavolati per organo da lui compilata fra il 1512 e il 1531 comprende 176 composizioni e testimonia l’importanza crescente della musica strumentale all’inizio del Cinquecento.
Del claviciterio (un clavicembalo con corde e cassa armonica disposte verticalmente) si hanno notizie a partire dalla seconda metà del Quattrocento, ma è probabile che le sue origini siano più remote.

Paul Juon (6 marzo 1872 - 1940): Divertimento in fa maggiore per pianoforte e strumenti a fiato op. 51 (1913). Hexagon Ensemble.

Henri Pousseur (1929 - 6 marzo 2009): Caractères per pianoforte (1961). Steffen Schleiermacher.

Knudåge Riisager (6 marzo 1897 - 1974): Concertino per tromba e archi op. 29 (1933). George Eskdale, tromba; DR SymfoniOrkestret, dir. Thomas Jensen.
Paweł Klecki (Paul Kletzki; 1900 - 5 marzo 1973): Tre Preludi per pianoforte op. 4 (1923). Joseph Banowetz.

Sergej Sergeevič Prokof’ev (1891 - 5 marzo 1953): Sonata per pianoforte n. 8 op. 84 (1939-44). Grigorij Sokolov.

Sergej Sergeevič Prokof’ev (1891 - 5 marzo 1953): Visions fugitives per pianoforte op. 22 (1915-17). Heinrich Neuhaus.
Si tratta di una serie di brani scritti separatamente e dedicati a diversi amici del musicista. Il titolo è tratto da un componimento del poeta simbolista Konstantin Dmitrievič Bal’mont, comprendente questo distico:
В каждой мимолетности вижу я миры
Полные изменчивой радужной игры.
In ciascuna visione fuggitiva vedo mondi
colmi di giochi mutevoli, iridescenti.
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Sergej Sergeevič Prokof’ev (1891 - 5 marzo 1953): Ouverture su temi ebraici op. 34, versione originale (1919) per clarinetto, quartetto d’archi e pianoforte. Ermanno Veglianti, clarinetto; Pierluigi Pietroniro e Antonio Cordici, violini; Massimiliano Carlini, viola; Francesco Storino, violoncello; Leandro Piccioni, pianoforte.
Lo stesso brano nella versione per orchestra realizzata da Prokof’ev nel 1934 e poi pubblicata come op. 34bis. The Chamber Orchestra of Europe, dir. Claudio Abbado.
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Sergej Sergeevič Prokof’ev (1891 - 5 marzo 1953): Marcia in si bemolle maggiore per banda militare op. 99 (1944). Banda del Ministero della Difesa dell’Urss, dir. Nikolaj Petrovič Sergeev.
Il medesimo brano nella trascrizione per orchestra sinfonica. Chamber Orchestra of Europe, dir. Claudio Abbado.

Sergej Sergeevič Prokof’ev (1891 - 5 marzo 1953): Sonata in re maggiore per violino solo op. 115 (1947). Davide Alogna.

Sergej Sergeevič Prokof’ev (1891 - 5 marzo 1953): Toccata in re minore per pianoforte op. 11 (1912) eseguita dall’autore.
Prokof’ev morì il 5 marzo di settant’anni fa, lo stesso giorno in cui se ne andò anche Stalin: superfluo dire che della scomparsa del musicista non si accorse nessuno.

Dora Pejačević (propriamente 1885 - 5 marzo 1923): Concerto per pianoforte e orchestra in sol minore op. 33 (1913). Oliver Triendl, pianoforte; Brandenburgisches Staatsorchester Frankfurt, dir. Howard Griffiths.

Moritz Moszkowski (1854 - 4 marzo 1925): Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in si minore op. 3, MoszWV 160 (1874). Ludmil Angelov, pianoforte; Orchestra filarmonica di Rzeszów, dir. Vladimir Kiradžiev.

Carlos Surinach (o Carles Suriñach; 4 marzo 1915 - 1997): Concerto per pianoforte e orchestra (1953). Alicia de Larrocha, pianoforte; Royal Philharmonic Orchestra, dir. Rafael Frühbeck de Burgos.
Aribert Reimann (4 marzo 1936): Spektren per pianoforte (1967). Matthew Rubenstein.

Sándor Veress (1907 - 4 marzo 1992): Hommage à Paul Klee per 2 pianoforti e orchestra d’archi (1951). András Schiff e Dénes Várjon, pianoforti; Budapesti Fesztiválzenekar, dir. Heinz Holliger.

Sándor Veress

Paul Klee
Mario Davidovsky (4 marzo 1934 - 2019): Synchronisms No. 6 per pianoforte e suoni elettronici (1970); Premio Pulitzer per la musica nel 1971. Rosa Lynch-Northover, pianoforte.

Antonio Vivaldi (4 marzo 1678 - 1741): Concerto in si bemolle maggiore per violino, archi e basso continuo RV 367. Concerto Italiano, dir. Rinaldo Alessandrini.

Eugen d’Albert (1864 - 3 marzo 1932): Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in si minore op. 2 (1884). Joseph Banowetz, pianoforte; Orchestra sinfonica di Mosca, dir. Dmitrij Jablonskij.
Nicolas Siret (3 marzo 1663 - 1754): Passacaille, brano conclusivo della Suite II in re minore pubblicata nel I Libro delle Pièces de clavecin (1710). Fernando De Luca, clavicembalo.

Johann Pachelbel (1653 - 3 marzo 1706): Canone e Giga [al minuto 2:57] in re maggiore per 3 violini e basso continuo (1694). Hespèrion XXI, dir. Jordi Savall.
Ecco la composizione più tartassata dell’intera storia musicale: eseguita il più delle volte con lentezza abnorme; orbata della seconda parte, la Giga, come se questa non fosse una sua componente fondamentale; per tacer di quelli che ne eseguono il solo antecedente, ossia la parte del I violino, sopra un canapè di accordi banali, come se ignorassero il significato del termine “canone” – e probabilmente l’ignorano davvero (*).
Insomma, un gioiello del repertorio musicale barocco ridotto a insipida sciacquetta romantico-sentimentale. Fortuna che ci sono Jordi Savall e il suo ensemble a ricordarci come Pachelbel l’aveva concepito.
(*) In ambito musicale il canone è, nella sua forma più semplice, una composizione polifonica costituita da un’unica idea melodica che viene enunciata da due o più “voci” (per convenzione si usa questo termine anche se si tratta di parti strumentali) diverse, le quali non attaccano simultaneamente ma in successione:
Si tratta dunque di una forma di contrappunto “a imitazione” (imitazione è detta appunto la ripetizione di una frase melodica eseguita da una voce diversa da quella che l’ha enunciata per prima).
Quello di Pachelbel che si può ascoltare in questa pagina è un canone a 3 voci (i tre violini). Siccome v’è una quarta parte (il basso continuo) che non partecipa al gioco delle imitazioni, si parla in questo caso di “canone misto”.
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Federico Moreno Torroba (3 marzo 1891 - 1982): Sonata-fantasía per chitarra (c1950-53). Pablo Sáinz-Villegas.
