La band che non c’era

Geoff StephensOggi cambierò momentaneamente registro per ricordare un autore di musica pop, Geoff Stephens, nato il 1° ottobre 1934 e scomparso due anni fa. Nel 1966 Stephens compose la sua canzone più fortunata, Winchester Cathedral; essa costituisce un caso particolare nella storia della musica cosiddetta “leggera”: concepita nello stile proprio della musica da ballo in voga negli anni successivi alla fine della prima guerra mondiale, e dunque marcatamente fuori moda, ebbe ciononondimeno un successo travolgente, forse spro­positato rispetto alle sue oggettive qualità musicali; restò a lungo ai primi posti delle classifiche dei dischi più venduti, vinse il Grammy Award, fu reinterpretata da cantanti quali Petula Clark e Frank Sinatra. La prima incisione discografica di Winchester Cathedral risale alla seconda metà del 1966 e fu realizzata da un gruppo chiamato «The New Vaudeville Band»; un ensemble di sette elementi che aveva questo nome la portò poi in tournée in tutto il mondo, producendosi fra l’altro allo Hollywood Palace in una performance che fu trasmessa in televisione e registrata.

Questo video susciterà certamente varie perplessità negli spettatori più attenti. Assodato che si tratta di esecuzioni in playback, perché si ha l’impressione che i musicisti — specie durante il secondo brano, che è la famosa Winchester Cathedral — non riescano mai a simulare di suonare a tempo? Perché il tipo in guanti bianchi, oltre a gesticolare in modo comicamente esagerato, sembra sempre indeciso se fischiettare, soffiare nella cornetta o cantare nel megafono? Perché alcuni strumenti si vedono ma non si odono, e viceversa? (Per esempio: si vede un pianoforte, ma si ode un organo hammond; inoltre, la parte del basso è rinforzata da un sassofono: forse quello che è stato messo in bella evidenza al centro del gruppo, ma che nessuno sta suonando?)
E soprattutto, perché il giovanotto che ha cantato il primo brano si è poi seduto al tavolino e durante l’intera durata della seconda canzone non ha fatto che bere tè, fumare e leggere il «Times»?
Per rispondere a queste domande bisognerà innanzitutto conoscere alcuni particolari della genesi di Winchester Cathedral e della «New Vaudeville Band».


Winchester Cathedral

Geoff Stephens scrisse questo brano ispirandosi allo stile proprio delle canzoni da music hall degli anni 1920: un tipo di musica che in Inghilterra ha sempre conservato un certo numero di estimatori. La canzone è dunque di gusto decisamente rétro, mentre il testo è un nonsenso — altro genere assai amato dai britannici:

Winchester Cathedral,
you’re bringing me down:
you stood and you watched as
my baby left town.

You could have done something,
but you didn’t try:
you didn’t do nothing,
you let her walk by.

Now everyone knows
just how much
I needed that gal.
She wouldn’t have gone
far away,
if only you’d started ringing your bell.

Per realizzare l’incisione discografica di Winchester Cathedral, Stephens si avvalse della collaborazione del collega John Carter, il quale interpretò la parte vocale [1], e di un gruppo di anonimi musi­cisti “da studio” (che sono, di regola, seri profes­sionisti la cui attività si svolge pre­va­lente­mente negli studi di registrazione). Il disco fu commercializzato con il marchio Fontana Records, un’etichetta della Philips, come opera di una «New Vaudeville Band» che, di fatto, non esisteva.

Il successo giunse del tutto inatteso: richieste di partecipazioni a concerti e tournée iniziarono a arrivare da tutto il pianeta alla band che non c’era, cosicché infine Stephens pensò di crearla per davvero. Furono contattati diversi musicisti, fra i quali Henry Harrison, che aveva suonato la batteria nell’incisione originale, e Robert «Pops» Kerr, già cornettista e sassofonista in una formazione chiamata «The Bonzo Dog Doo-Dah Band». Quale cantante fu scelto Alan Klein, che nel 1964 aveva pubblicato un album intitolato Well, At Least It’s British e venne per l’occasione ribattezzato Tristram, 7° conte di Cricklewood. Ma Klein, dotato di un bel timbro baritonale, non poteva certo passare per l’interprete della famosissima versione originale di Winchester Cathedral: troppo diversa la sua voce da quella di Carter; fu perciò Kerr a… fare il mimo in sua vece.

Insomma, se si esclude il batterista, nessuno dei membri della NVB che vediamo fingere di suonare e cantare Winchester Cathedral allo Hollywood Palace aveva preso parte alla registrazione del brano. Questa è la verità che i sette giovanotti non possono rivelarci, ma alla quale alludono con humour tipicamente british offrendo al nostro intuito un certo numero di indizi non equivocabili.

Winchester CathedralPerché potesse affrontare degnamente la tournée mondiale, la NVB fu dotata di un repertorio acconcio: oltre a Winchester Cathedral comprendeva canzoni di Stephens, di Klein e di altri autori appassionati di music hall; una parte considerevole era costituita da brani d’epoca, composti cioè nei primi decenni del Novecento, da Shine On, Harvest Moon a Whispering, da I wonder who’s kissing her now a Lili Marleen. Fra le canzoni di nuova composizione che furono aggiunte in seguito, alcune sono dedicate a località londinesi (Finchley Central, stazione dell’underground; Green Street Green, nel South East, a Bromley), proseguendo così una tradizione musicale che si è perpetuata nei secoli.
Ventiquattro di questi brani furono pubblicati in due lp usciti nel 1967; il primo prese il titolo da Winchester Cathedral, il secondo da Finchley Central.

Tratto caratteristico della NVB è dunque lo humour, il gusto per la parodia, per lo scherzo, per la presa in giro. Vediamo qualche altro caso significativo.


Peek-A-Boo

Il brano eseguito da TNVB allo Hollywood Palace prima di Winchester Cathedral è Peek-A-Boo, una creazione di Stephens e Carter che mette alla berlina certa produzione svenevole e mielosa. Da apprezzare il gioco delle rime:

Peek-A-Boo, I do love you.
You’re the one girl for me.
When I look into your eyes
I see my destiny.

Peek-A-Boo, what can I do?
You’re so fancy and free.
Though I try, I can’t disguise
the hold you have on me.

I would grow much weaker,
weather would bleaker
if I spent a week a-
way from Peek-A-
Boo.

Peek-A-Boo, I’m telling you
You’re the girl of my dreams.
Please don’t walk away,
I’d put an end to all my schemes.

In Italia Peek-A-Boo fu proposta da Bobby Solo; superfluo dire che, nella traduzione, gran parte dello humour originario andò perduto.


I was Lord Kitchener’s Valet

I was Lord Kitchener's ValetNel 1966 aprì a Londra, in Portobello Road, un negozio di abbigliamento che si proponeva di lanciare la moda dell’uniforme militare vintage: il nome del negozio era costituito da una frase, I was Lord Kitchener’s Valet, che faceva riferimento a un famoso generale britannico [2]. L’iniziativa ebbe particolare successo: alla nuova moda aderirono quasi tutti i più illustri esponenti del pop e del rock, facendone uno degli elementi caratteristici della «Swinging London» degli anni ’60.

I was Lord Kitchener’s Valet è anche il titolo di un ironico brano proposto dalla «New Vaudeville Band» (è l’ultimo dei dodici inclusi nel secondo lp): i sette buontemponi vi prendono amabilmente in giro il negozio, la moda, i suoi numerosi seguaci e anche lord Kitchener, il cui guardaroba «è rimasto vittima della stretta economica».

I was Lord Kitchener’s valet.
We were ever so pally.
I was always there
to press his suits
and clean his boots
and in return,
as everybody knows,
He gave me all his old clothes.

I was Lord Kitchener’s valet.
We used to share the same chalet.
He would often say
that when he died
that he’d provide
for me, and you can see
just what I got:
his winter woolies and the lot.

Oh, Lord Kitchener what ought to do?
Everyone is wearing clothes that once belonged to you.
If you were alive today, I’m sure you would explode
if you took a stroll down the Portobello Road.

I was Lord Kitchener’s valet.
Right from Kandahar to Calais
I was by his side
to wipe his shoes
and serve his booze.
I knew my loyalty
would be repaid:
I’m in the second-hand trade.

Oh, Lord Kitchener what ought to do?
Everyone is wearing clothes that once belonged to you.
I know that you’ve forgiven me if I tell you, on my knees,
Your wardrobe is a victim of the economic squeeze.


Sadie Moonshine

Jeff Arnold & LukePer concludere questa rapida rassegna di musica diffusa con il marchio «The New Vaudeville Band», ecco una vivace danza a ritmo di charleston composta da Peter Eden e David Elvin [3]. Nel suo genere Sadie Moonshine è un piccolo capolavoro nel quale tutto, compresa l’apparente semplicità e la povertà dei mezzi, è congegnato in modo da far risaltare la bravura del cantante (Klein) e degli strumentisti – in evidenza il lavoro del batterista nello strain soltanto strumentale e soprattutto il dialogo fra gli ottoni in quello finale. Il testo, come sempre colmo di humour e bizzarrie, contiene alcuni riferimenti a musiche degli anni 1920. The Laughing Policeman, per esempio, è una canzone di music hall incisa per la prima volta da Charles Penrose nel 1922 [4]. Musica e parole, dunque, di per sé farebbero pensare a un brano d’epoca, ma nell’ultimo verso del ritornello spunta un particolare rivelatore: Jeff Arnold e Luke sono i protagonisti di un fumetto western degli anni ’50.

Sadie Moonshine’s got no love,
she’s nobody’s turtledove.
No one cares, no one cries,
no one listens to her sighs.
The way she looks, it’s so bad,
the laughing policeman, he’s so sad.
Sadie Moonshine’s got no love,
sob sob, boo hoo hoo, ah!

Sadie Moonshine’s feeling glum,
she’s nobody’s special chum.
No one to squeeze and hold her tight,
no one to keep her warm at night.
Give her diamonds in a silver cup,
but even this won’t cheer her up,
for Sadie Moonshine’s got no love,
sob sob, boo hoo hoo, ah!

 Mona Lisa’s got her geezer,
 Queenie’s got her duke,
 Romeo, he had his Juliet,
 Jeff Arnold’s got Luke.


[1] Forse si deve a Carter l’idea di utilizzare un megafono allo scopo di alterare il timbro della voce, a imitazione di Rudy Vallee. →
[2] Lord Horatio Herbert Kitchener (1850-1916), il vincitore di Omdurman e della guerra anglo-boera. 
[3] Amici di lunga data e collaboratori di Stephens: il nome di Eden è probabilmente da aggiungere al novero di quanti misero mano alla composizione e alla prima, famosa registrazione di Winchester Cathedral­; Elvin cantava e suonava chitarra e banjo in una jug band londinese cui era stato dato il curioso nome di «Vernon Haddock’s Jubilee Lovelies». 
[4] Il disco ebbe un considerevole successo, vendendo milioni di copie; diede poi (1968) il titolo a un fortunato romanzo giallo degli svedesi Maj Sjöwall e Per Wahlöö, dal quale fu tratto il film omonimo con Walter Matthau (1973; in italiano L’ispettore Martin ha teso la trappola). 

Allegro con spirito – I

 
Giovanni Battista Cirri (1º ottobre 1724 - 1808): Concerto in re maggiore per violoncello e orchestra op. 14 n. 3. Balázs Máté, violoncello; Aura Musicale, dir. László Paulik.

    I. Allegro con spirito
   II. Adagio [6:00]
  III. Allegretto [12:10]

Concert de Simphonies – I

Jacques Aubert le Vieux (30 settembre 1689 - 1753): Deuxieme Concert de Simphonies op. 9 (1731). Ensemble Locatelli, dir. Thomas Chigioni.

  1. Ouverture
  2. Rondeau I-II [2:26]
  3. Air I-II [4:53]
  4. Sarabande [7:08]
  5. Rigaudon I-II [9:10]
  6. Fanfare [10:50]
  7. Gavotte I-II [11:58]
  8. Tambourin [14:10]
  9. Chaconne [15:00]

Non è di Mozart

Quirino Gasparini (1721 - 30 settembre 1778): Adoramus te, antifona a 4 voci a cappella, un tempo erroneamente attribuita a Mozart (K 327). St. Martin’s Chamber Choir, dir. Timothy J. Krueger.

Adoramus te, Domine Jesu Christe, et benedicimus tibi
Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.

Escatofonia (Syl’vestrov 85)

Valentyn Syl’vestrov (30 settembre 1937): Terza Sinfonia, Эсхатофония (Escatofonia, 1966). Dir. Bruno Maderna, Darmstadt 1968.

Con il termine escatofonia l’autore intende far riferimento al desiderio di unire la musica all’escatologia, cioè la riflessione sul destino ultimo dell’essere umano e dell’universo.

Suite barocca

Jacques-Martin Hotteterre detto le Romain (29 settembre 1674 - 1763): Suite in do minore, n. 2 del Deuxième livre de pièces pour la flûte traversière et autres instruments avec la basse op. 5 (1715). Les Musiciens de Saint-Julien, dir. François Lazarevitch.

  1. Prélude
  2. Allemande [3:31]
  3. Sarabande [6:57]
  4. Menuet [10:10]
  5. Gavotte [11:55]
  6. Rondeau [13:19]
  7. Gigue [15:51]

Una compositrice su Venere

Tekla Bądarzewska-Baranowska (1829/1834 - 29 settembre 1861): Modlitwa dziewicy / La prière d’une vierge (1856). Maria Romańczyk, pianoforte.

Dal 1991 un cratere del pianeta Venere — la nomenclatura delle cui strutture comprende, per decisione dell’Unione Astronomica Internazionale, esclusivamente nomi propri femminili e nomi di donne celebri — è intitolato all’autrice di questo famosissimo brano.

La Cascade de Saint-Cloud

Jacques-Martin Hotteterre detto le Romain (29 settembre 1674 - 1763): Suite in sol maggiore, n. 3 del Premier Livre de pièces pour la flûte traversière et autres instruments avec la basse op. 2 (1715). Wilbert Hazelzet, flauto; Jaap Ter Linden, viola da gamba; Konrad Junghänel, tiorba; Jacques Ogg, clavicembalo.

  1. Allemande la Cascade de Saint-Cloud: Piqué
  2. Sarabande la Guimon [2:50]
  3. Courante l’Indiferrente: Légèrement [6:09] – Double [7:25]
  4. Rondeau le Plaintif [8:45]
  5. Menuet le Mignon [12:54]
  6. Gigue l’Italienne [13:58]

Corrente con discrezione

Johann Mattheson (28 settembre 1681 - 1764): Sonata in sol maggiore per violino e basso continuo, n. 2 della rac­colta Der brauchbare Virtuoso (1717, pubblicata nel 1720). Trio Corelli: Elisabeth Schneider, violino; Viggo Mangor, arciliuto; Ulrik Spang-Hanssen, organo.

  1. A Tempo
  2. Allegro [1:58]
  3. Tempo di corrente con discrezione [4:54]
  4. Tempo di giga [6:27]

Corrente con discrezione

¡Ay que me río de Amor!

Juan Hidalgo de Polanco (28 settembre 1614 - 1685): ¡Ay que me río de Amor!, «solo humano» (canzone profana) per voce e basso continuo su testo di Agustín de Salazar y Torres. Marta Almajano, soprano; Dani Zapico, chitarra barocca; Dani Espasa, clavicembalo.

Ay, que me río de amor,
escuchen, atiendan
verán lo que importa
seguir mi opinión.

Dicen que al que quiere bien,
luego la razón quitó;
con que solo el que no quiere,
es el que tendrá razón:
ay, que me rio de amor.

Todos del amor se rían,
mas con una distinción,
que es bueno burlarse de él,
mas burlarse con él, no:
ay, que me rio de amor.

Inclinación natural
dicen que causa su ardor,
mas quien lo dice, no dice
como es mala inclinación:
ay, que me río de amor.

Ay que

Salmo 47

Florent Schmitt (28 settembre 1870 - 1958): Psaume XLVII per soprano, coro, organo e orchestra op. 38 (1904). Andréa Guiot, soprano; Gaston Litaize, organo; Choeur et Orchestre National de l’ORTF, dir. Jean Martinon.

Gloire au Seigneur!
Nations, frappez des mains toutes ensemble
Chantez la gloire de Dieu, mêlez vos voix!
Parce que le Seigneur est très élevé
Et très redoutable et qu’il est le roi supreme
Qui a l’empire en toute la terre!
Chantez la gloire de Dieu par des cris d’allégresse!
Parce que le Seigneur est très élevé et très puissant.
Il est très grand, puissant et très élevé.
Qu’une sainte allégresse parte des coeurs
pour monter vers lui.
Que de vos voix et de vos âmes
Les chants de joie clamant:
Gloire au Seigneur!
Exaltez-vous à sa gloire.
Il nous a assujetti les peuples
Il a mis les nations sous nos pieds!
Gloire au Seigneur, Gloire au Dieu suprême!
Il a choisi dans son héritage
La beauté de Jacob qu’il a aimée avec tendresse.
Dieu est monté au milieu des chants de joie
Et le Seigneur est monté à la voix de la
trompette éclatante!
Nations, frappez des mains toutes ensemble!
Mêlez vos voix
Parce que le Seigneur et très élevée et très redoutable
Et qu’il est le Roi suprême,
Qui a l’empire en toute la terre
Chantez la gloire de Dieu
Par des cris d’une saint allégresse,
Gloire au Seigneur!

Per due clarinetti

Antonio Casimir Cartellieri (27 settembre 1772 - 1807): Concerto in si bemolle maggiore per 2 clarinetti e orchestra (1793). Dieter Klöcker e Sandra Arnold, clarinetti; Komorní orchestr České filharmonie, dir. Pavel Prantl.

  1. Larghetto – Allegro
  2. Larghetto [13:12]
  3. Rondò: Allegro [18:54]

Echo notturna

Bellerofonte Castaldi (c1581 - 27 settembre 1649): Hor che la notte ombrosa, aria per voce e basso continuo (pub­blicata in Primo mazzetto di fiori musicalmente colti dal giardino bellerofonteo, 1623); testo del compositore. Allegoria Ensemble: Elisenda Pujals, soprano; Guzmán Ramos, arciliuto; Robert Cases, tiorba; Hen Goldsobel, violone.

Hor che la notte ombrosa
Con tacito silentio il mondo cuopre,
Tu sola mi rispondi, Echo amorosa.
Ma che? Se quell’empia e crudele,
Se sdegna d’ascoltar le mie querelle,
Dunque chi darà fine a tanti guai?
Tu con lamento mi rispondi
E par che vi nascondi
Che da lei pace non havro già mai.
Se tanto asprezza in lei s’aduna,
Altra dia fine a si crudel fortuna.
Pur troppo il so ch’altri che quella
Non parrà a gl’occhi miei donna più bella,
Onde’l pensier mi parla e dice:
Forse co’l tempo diverrai felice.
Ben lieta sorte ha l’amor mio
Se giunge al fin del suo dolce desio
Tu del mio ben presaga a Dio.

Allegoria Ensemble

Concerto per viola – III

Béla Bartók (1881 - 26 settembre 1945): Concerto per viola e orchestra BB 128 (1945, incompiuto; completato da Tibor Serly). Timothy Ridout, viola; Sinfonieorchester Aachen, dir. Christopher Ward.

  1. Moderato
  2. Adagio religioso – Allegretto [14:50]
  3. Allegro vivace [20:00]

Guatelli pascià

Callisto Guatelli (26 settembre 1819 - 1900): Aziziye marşı (Marcia di Abdul Aziz), inno imperiale ottomano dal 1861 al 1876. The London Academy of Ottoman Court Music, dir. Emre Aracı.

Dalla natia Parma, Guatelli si trasferì a İstanbul, dove nel 1856 succedette a Giuseppe Donizetti (fratello maggiore di Gaetano) nella carica di direttore della musica della corte imperiale. Il sultano Abdul Aziz gli conferì il grado di generale e il titolo di pascià.


Callisto Guatelli: Osmanlı sergi marşı (Marcia per una mostra ottomana). Stessi interpreti.

Composta in occasione di una esposizione, contiene due omaggi ai visitatori britannici: una citazione del loyal song God save the King [0:50] e una di Rule, Britannia! [2:11], seguite alla fine dalla Aziziye marşı [3:02].

Una Sinfonia di Cipriani Potter

 
Philip Cipriani Hambly Potter (1792 - 26 settembre 1871): Nona ovvero Settima oppure Quarta Sinfonia in re maggiore op. 29 (1834); è cronologicamente l’ultima delle dieci sinfonie di Potter, numerate dall’autore secondo criteri imperscrutabili. BBC Ulster Orchestra, dir. Hilary Davan Wetton.

    I. Moderato assai – Allegro
   II. Andante [7:34]
  III. Scherzo: Allegro [15:48]
  IV. Finale: Presto [20:01]

L’apu

Gabriela Lena Frank (26 settembre 1972): Apu, poema sinfonico (2017). Lavoro commissionato dal Carnegie Hall per la National Youth Orchestra of the United States of America (NYO-USA), che qui l’esegue sotto la direzione di Marin Alsop.

Gabriela Lena Frank è nata a Berkeley, California, da padre americano di origine ebraica lituana e madre peruviana di origine cinese.
Nelle tradizioni andine, risalenti ai tempi dell’impero incaico, l’apu è uno spirito benigno che protegge coloro che si avventurano sulle montagne.

GLF

Su melodie afroamericane

Henry F. Gilbert (26 settembre 1868 - 1928): Comedy Overture on Negro Tunes (1910). NBC Symphony Or­che­stra, dir. Arturo Toscanini (registrazione del 1943).

La biografia di Gilbert presenta diversi punti di contatto con quella di Charles Ives: anche Gilbert era un uomo d’affari (ma, a differenza di Ives, a un certo punto decise di dedicarsi interamente alla composizione), aveva problemi cardiaci (il suo medico scrisse addirittura un libro sul suo particolare caso clinico) e fu uno dei musicisti statunitensi che per primi scelsero di abbandonare i modelli della musica colta europea per cercare di esprimersi in un idioma più ca­rat­te­ri­sti­ca­mente americano.